True Detective – 1×05 The Secret Fate Of All Life

True Detective - 1x05 The Secret Fate Of All LifeAlong the shore the cloud waves break/ The twin suns sink behind the lake/ The shadows lengthen/ In Carcosa.

Strange is the night where black stars rise/ And strange moons circle through the skies/ But stranger still is/ Lost Carcosa.

The King in Yellow, Act I, Scene II.

C’è un delicato confine che separa l’impiego di sapienti strategie metaletterarie dal semplice uso della letteratura come feticcio nobilitante, evocatrice di nomi esotici e altisonanti. Nella prima parte della dicotomia si inserisce True Detective che, se con l’episodio precedente ha accelerato il ritmo della narrazione, questa volta trattiene la velocità e si concentra sul racconto.

The King in Yellow è un ciclo di racconti firmato dallo scrittore statunitense Robert W. Chambers; le storie sono collegate dall’esistenza di una misteriosa e fittizia drammaturgia teatrale che, se vista o letta, condurrebbe irrimediabilmente alla pazzia. La pièce s’intitola, non a caso, The King in Yellow e i versi posti in esergo fanno parte de La canzone di Cassilda, inserita nella seconda scena del primo atto: sono gli stessi versi che Dora Lange aveva riportato sul suo diario (Seeing Things). Questo appena descritto è il baricentro letterario che, frammentato in vari punti di queste cinque puntate, può essere ricostruito con diligenti ricerche sul web. Ma la grandezza di Nic Pizzolatto non è solo nella capacità di intrigare e affascinare il pubblico. A rendere davvero diverso ed esemplare un prodotto come True Detective è l’aver trovato il proprio modo di parlare di tutto, di costruire una macchina conoscitiva sull’essere umano in grado di seguirlo nelle sue aspirazioni all’assoluto, all’infinito, cioè la necessità di sacro insita in ognuno di noi (Rust Cohle), mentre mostra la finitudine dell’essere terrestre, che abita la superficie del reale e rifiuta la verità, manipolandola (Martin Hart).

“I can see your soul at the edges of your eyes. It’s corrosive, like acid.”

True Detective - 1x05 The Secret Fate Of All Life

Sin dal suo esordio, True Detective si è distinto per le esplicite anacronie temporali del racconto, costruito su due livelli: il primo è occupato dai colloqui di Marty e Rust nel 2012, che si fanno narratori interni e parlano del loro passato; questo poi, a sua volta, entra sullo schermo ed eclissa “gli autori” diventando, per noi, il presente. Se fino alla scorsa puntata questa strana scelta formale non rivelava ancora le sue ragioni profonde, The Secret Fate of Life arriva a scoprire il secondo capo del filo rosso, lungo ben diciassette anni, e a mostrare che i tempi e i modi narrativi sono il riflesso architettonico degli argomenti interni della serie.

Marty e Rust sono ad un passo da Reggie Ledoux, stanno inseguendo il suo socio Dewall e il caso sta prendendo un’insperata piega risolutiva; lungo la strada per l’isolatissima e invisibile dimora dei cuochi di metanfetamina, il racconto si ferma di nuovo e siamo ancora nella stanzetta con il Cohle del nuovo millennio, ormai circondato da tanti omini di latta. Ed è qui, esattamente in questo frangente, che assistiamo al primo giro di vita dei due detective: il resoconto dell’ “operazione Ledoux” si sfilaccia, Marty e Cohle, senza vedersi, completano le parole e le situazioni a vicenda, sono complementari e, allo stesso tempo, distanti. Ma questa è la loro bugia, vecchia quasi due decenni, e rappresenta il momento esatto in cui la verità si è alienata dal loro mondo ed è diventata quella stoica della loro retorica: you know why the story is always the same 17 years gone? Because it only went down the one way. È infatti la prima volta che le loro voci rimangono fuori campo: le loro credibili onomatopee animano il silenzio della verità, rivelando senza mezzi termini quanto sia diverso il veramente accaduto dalla copertura che si sono costruiti addosso.

True Detective - 1x05 The Secret Fate Of All LifeReggie Ledoux è al centro della scena, in ginocchio, prigioniero ma visibilmente serafico: I know what happens next. I saw you in my dream. You’re in Carcosa now with me. He sees you. Cos’è Carcosa? Una città misteriosa, antica, forse maledetta, che si ricollega ai racconti di Chambers e, ancora prima, ad un racconto di Ambrose Bierce. Forse però, qui diventa qualcosa di più: Carcosa è una dimensione altra e non necessariamente materiale, tangibile, vivibile, magari è l’esatto opposto. È un luogo maledetto perché non è esattamente una città, ma è un sistema, un’idea perduta cui anelare attraversando il mondo terrestre. Ma è difficile seguirne le tracce, le orme, diventare un segugio che cerca sul suolo, quando i suoi simboli sono soprattutto sopra la propria testa (le gabbie di rami, la corona delle figlie di Marty), invisibili se non si guarda con attenzione. E’ lungo questo percorso di elevazione che si può smarrire il senno, secondo le convenzioni della terra; mentre lì, a Carcosa, non esiste andare indietro o avanti, ma significa essere, essere nella dimensione del Tempo, lì dove non esiste la Morte perché tutto (anche la ragione, la pazzia) si annulla, ogni cosa sfuma nella ripetizione del sempre identico – You’ll do this again. Time is a flat circle. E allora le parole di Dewall a Rust hanno davvero senso: la sua anima non abita il corpo, è in perenne tensione verso altro, magari la più lucida comprensione, e ciò che ne rimane, a contatto con gli umani, è la sua azione corrosiva, penetrante, ustionante. Eppure Rust e Marty riescono a vivere l’unica esperienza che li accomunerà per sempre, in nome di un desiderio tanto terrestre quanto intoccabile, la giustizia: esperienza ineffabile, irraccontabile agli altri e, per questo, appartenente per entrambi ad un’altra dimensione abitata solo da loro – verità e realtà si scoprono nemiche.

“My true failure was inattention.”

True Detective - 1x05 The Secret Fate Of All LifeSulla terra, in mezzo agli uomini, i due agenti convivono per sette anni, un tempo contratto e ridotto nel racconto a poco più di una manciata di minuti: è la vita lineare che inganna, con la sua presenza, giusto per qualche istante, che trasporta in superficie e lascia che dimentichi il punto di partenza, che ti convince di aver messo molti cieli tra te e il passato. La separazione di Marty e Rust è iniziata subito dopo la cattura di Ledoux, ma è solo con il ritorno del King in Yellow che comprenderanno, una volta per tutte, di abitare su due piani diversi: è quello che a noi spettatori viene mostrato attraverso la vita di Marty. Mentre parla della sua stabilità, vive, in realtà, l’adolescenza delle sue figlie, la loro ribellione, il suo progressivo invecchiare, la quotidianità casalinga, il tutto sintetizzato nella tipica immagine del tempo ormai scivolato via dalle proprie mani, ormai impossibile da afferrare – this feeling like life has slipped through your fingers. Se Marty rimane assorbito dall’inesorabilità del tempo che passa, Rust ci appare costantemente alienato, assente dalla sua stessa condizione: non gli viene data parola finché non torna in gioco il suo mestiere, il suo vero talento, gli interrogatori che lo hanno reso tanto famoso. E qui assistiamo al secondo giro di vita dei protagonisti: è il ritorno del Tempo, è la manifestazione della circolarità, simboleggiata dal groviglio di rami messo al posto del corpo di Dora Lange, sotto lo stesso albero, nello stesso identico punto. Death created time to grow the things that it would kill: nascere e rinascere sempre nella stessa vita, senza poter ricordare quella passata e impossibilitato quindi a cambiarla. È questo il cerchio segreto della vita, la quarta dimensione che convenzionalmente si può chiamare Carcosa: il vero detective, quello del titolo, non è colui che cerca l’assassino di un’unica vittima, ma è colui che traccia la Morte, che vorrebbe sospenderla eliminandone il boia, colui che è incaricato di spezzare il cerchio, ribaltando il destino e giocando d’anticipo sul King in Yellow: ridare un senso lineare alla Storia, smettere di svegliarsi e rivivere sempre lo stesso giorno, la stessa vita, lo stesso corpo.

True Detective - 1x05 The Secret Fate Of All LifeCredo che in questo stia la vera grandezza di True Detective: sintetizzare, anzi, travestire nelle figure canoniche di due ispettori della polizia statale che, sulle tracce di un omicida seriale, cercano e scoprono non solo il Male ma il destino, il fato, ieri, oggi, domani, amore, odio, legale, illegale, verità, menzogna: il vuoto delle categorie umane se non si scende (o si sale?) verso il particolare più misero e insondato. Il vero detective è Rust che, implacabile, si rimette sulle tracce del cerchio perché lo scopre ancora aperto: c’è molto altro al di sotto (al di sopra?) di Reggie Ledoux. Così le sue ricerche al computer, il ritorno nella scuola di Dora e sul luogo del suo omicidio, ne sono la parte visibile, cioè raccontabile e rappresentabile. Dall’altro lato, però, il vero detective è anche Marty, portatore della praticità, della seriosità del quotidiano, del reale spacciato per veridico: senza di lui e senza i poliziotti che cercano un modo per incastrare Rust, vedremmo solo una metà della ricerca, solo quella verso “l’ultraterreno”. E il colloquio di Rust con i due agenti, durato cinque puntate, cioè meno di un giorno, arriva alla fine e svela il nuovo buco temporale, gli otto anni rimanenti dei diciassette trascorsi dal caso Dora Lange. E’ l’ultimo pezzettino di cerchio che manca per chiuderlo: e cosa accadrà? Si chiuderà di nuovo o, ripercorrendolo oggi, si può rimediare a ieri e impedire che torni sempre identico a se stesso? Queste sono le domande a Carcosa. Sulla Hbo diventano: cosa fa, chi è, come vive l’ex detective Cohle dal 2002, quando torna il Re in giallo tramite le parole di un qualsiasi detenuto? Chi è Rianne Olivier?

Ecco perché l’uso dei piani temporali sfalsati: serve sempre l’umano per rappresentare l’Assoluto.

Conclusione totalmente personale, concedetemela: se qualche anno di università mi ha insegnato un paio di cose, è che se hai in mano una creazione artistica e questa la puoi leggere, ribaltare, smontare, ridurla in mille pezzetti per comprenderla con lo stomaco, vera sede delle emozioni (direbbe Nabokov), e anche a quel punto manca ancora qualcosa da dire a proposito, è in quel momento che sei di fronte ad un classico, inteso come un esempio, una pietra miliare che rimarrà ferma, per sempre, diventando termine di paragone imprescindibile.

E io credo che True Detective lo sia.

Voto episodio: 10 (again and again and again)

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

6 Risposte

  1. minstrel scrive:

    Grazie Sara per l’analisi
    Grazie Nic per l’anamnesi
    Grazie a rust per la nemesi
    Grazie a marty per la sinderesi tomista di senso comune.
    10 è il minimo per il massimo.

     
  2. SerialFiller scrive:

    Applausi alla recensione, standing ovation a questa creatura. Eh già dico creatura perchè true detective non è solo un semplice prodotto ormai ma un qualcosa che ha preso vita, cammina con le sue gambe, ragiona con la propria testa e soprattutto emoziona e fa riflettere.
    Mi sbilancio e dico che a mio avviso non sia mai esistita una serie in grado di essere cosi trasportante, devastante, autosufficiente e grandiosa nelle sue prime puntate come questa. Nic Pizzolato sta dirigendo 2 attori fenomenali e scrivendo una sceneggiatura fine che si mantiene in equilibrio su mille cordicelle sottili senza correre mai il rischio di cadere ma anzi dando l’impressione di volare. Che sia Rust o no il nuovo serial killer non ha davvero importanza perchè qualunque sia la risposta Pizzolato ci sta guidando verso la risoluzione della storia con maestria senza farci mai sentire soli o spaesati. Saremo tanto sorpresi quanto appagati da qualsiasi piega che prenderà la storia. Mai come in questo caso è il viaggio che conta e non la partenza e non l’arrivo. Un viaggio fatto di dialoghi esistenziali, dibattiti filosofici, alta tensione, contraddittorio, thriller, sospetto e chi più ne ha più ne metta. Come dice la recensione quest true detective sembra essere e sarà èper sempre un grande classico.
    Ancora 10? Beh ovvio!!
    La lode oramai è dietro l’angolo

     
  3. Mark May scrive:

    Quasi mi vergogno a dire la mia su questa puntata dopo un analisi del genere, ma la dirò lo stesso (ed entra un pochino di più nella storia, diciamo che farò il Woody Harrelson della situazione xD): dando per scontato il 10 a questo episodio e non avendo nulla da dibattere sulla recensione che è bellissima e perfetta, anche voi come me avete avuto la sensazione che il Re Giallo fosse proprio Woody Harrelson??? io guardando questa puntata ed analizzando vari atteggiamenti suoi in questo e nei precedenti episodi mi convinco sempre più che ci sia lui dietro a tutto questo.
    Ps:Chiedo ancora scusa per aver portato il dialogo su livelli così “bassi” e terreni, ma volevo sapere se era stata solo una mia impressione…

     
    • sara scrive:

      guarda, in realtà ho poco considerato la dimensione “trama” della puntata per concentrarmi su altri punti. detto questo, credo che qualsiasi chiave di lettura sia plausibile nei limiti della coerenza con il prodotto. le mie conclusioni si riferiscono proprio a questo: quando si è davanti a qualcosa di talmente complesso e stratificato diventa impossibile dar conto di ogni sfumatura, perché appaiono tutte rilevanti. per quanto mi riguarda, più che personificare il re giallo con uno dei protagonisti, direi che il tuo discorso si potrebbe ricollegare ad una battuta veloce di Rust quando è in macchina con Marty e dice di non essersi mai saputo spiegare il perché del grande interessamento della task force nel ’95 sul caso. Dubbio che gli fa venire il detenuto che parla di “alte sfere” coinvolte nella questione. Forse da qui costruiranno sicuramente qualcosa e forse si avrà anche una spiegazione “materiale” di questi pseudonimi come Carcosa o il re giallo. chissà! staremo a vedere dove ci porterà questa serie meravigliosa!

      e grazie per gli apprezzamenti a tutti. see ya per i prossimi episodi!

       
    • Ambrosia scrive:

      MarkMay, è un’ipotesi che è venuta in mente anche a me! Non so dirti quando di preciso, forse quando lui ha aggredito l’amante della sua amante….uno sfoggio di brutalità…ma devo essere sincera, qualcosa mi ha fatto scattare la molla!

       
  4. Son of the Bishop scrive:

    Recensione stupenda, episodio stupendo.
    Devo dire che avevo letto il voto prima di vedere l’ episodio, sinceramente a me la 4 non era piaciuta quindi dicevo bhà speriamo che sia bella davvero.
    Dopo la 4 che l’ avevo trovata fiacca, un ottimo episodio, il secondo migliore della stagione finora, per me inferiore solo al 3.
    La struttura è perfetta, la cronologia del racconto sbalzata affascina e poi quanta poesia e filosofia in un solo episodio, favorita da una scrittura e da due interpreti da brividi! Che dire, serie assolutamente da vedere, speriamo in una degna conclusione, ma abbiamo ancora 3 episodi prima di arrivarci.
    Per me il voto comunque è 9, 10 mi sembra troppo

     

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