Hannibal – 2×04 Takiawase

Hannibal – 2x04 TakiawaseLa strada verso la riscoperta della luce è lastricata dalla più cupa oscurità: il viaggio di Hannibal continua lungo questo percorso di intermittenza tra buio e luce, vita e morte, senno e follia; il puzzle a poco a poco si ricompone e il filo che segna il percorso dei ricordi di Will si fa sempre più completo e meno intricato. 

La via che ci porterà verso il cuore del labirinto si accorcia sempre di più, ma il pegno da pagare per giungere alla verità potrebbe essere troppo alto. L’articolazione tripartita dell’episodio risente del vecchio stilema che ha tarpato le ali allo show nel corso della prima stagione: eccesso di virtuosismo nella costruzione di un caso della settimana completamente slegato dalla trama orizzontale. La gestione del macabro Angelo della morte è piuttosto superficiale e sbrigativa: per quanto la psicosi possa risultare interessante e la messa in scena dei due delitti sia di una suggestione quasi pittoresca, la sua rappresentazione è assolutamente gratuita, se non per un breve e fulmineo legame con il colpo di genio che porta Beverly a trovare ciò che realmente mancava al cadavere dell’Affrescatore.
Rispetto agli altri orripilanti casi a cui il visionario genio di Fuller ci ha abituato, quest’angusta Ape Regina ci risulta ancora meno densa di significato per il suo essere completamente avulsa dalle analisi comportamentali di Hannibal – promosso a nuovo consulente dell’FBI – o dello stesso Will – che continua a mietere sensazioni anche dall’interno di un ospedale psichiatrico –, rimanendo così solo un tiepido riempitivo. In questa nuova annata, però, l’organicità della materia narrata rende queste sbavature quasi ininfluenti nella percezione dell’episodio che, nell’insieme, ci appare contraddistinto da attimi di lieve e continua tensione drammatica, per poi straripare nell’intenso e sconcertante cliffhanger finale.

Stay away from Hannibal Lecter

Hannibal – 2x04 TakiawaseBeverly ha bisogno dell’occhio di Will per giungere alla visione di ciò che le è impossibile osservare attraverso i ristretti parametri della scienza; allo stesso modo Will necessita di creare una visuale verso l’esterno che possa consentirgli di dare alle sue ritrovate percezioni una giustificazione scientifica – I’m not asking you to believe anything you can’t prove. I’m just asking you to prove it. Questo accordo tra i due ex-colleghi dà il “La” alla nuova sinfonia che il dott. Lecter si appresta a comporre. Scegliendo accuratamente le note, Hannibal suona i tasti giusti per accendere in Beverly un sospetto che non vede l’ora di spegnere del tutto. Lo spietato psichiatra è come posseduto dal demone dell’esperimento, il suo incontenibile ego ha bisogno di forzare la corda per vedere fino a che punto riesce a spingersi la capacità intellettuale delle persone con cui si confronta: semina indizi come se fossero esche e, poi, aspetta al varco il vincitore armato di coltello e grembiule. Beverly, per tenere fede alla religione della scienza – che esige prove concrete –, non esita ad introdursi in casa di Hannibal alla ricerca di qualcosa che riesca ad incriminarlo: ed è qui che la sua più grande forza – l’insaziabile bisogno di un concreto riscontro – si trasforma nel suo punto debole. Prendendo alla lettera le indicazioni che lo stesso Lecter le aveva fornito riguardo al cadavere di James Gray, comincia a scavare più a fondo, cercando al di là delle apparenze la conferma di un’orrenda verità che comincia a prendere quell’agognata forma concreta che, molto presumibilmente, le sarà fatale. L’inquietante inquadratura con cui si chiude l’episodio – mostrandoci l’angolatura verso l’alto dell’ultimo colpo di pistola che penetra da sotto il pavimento – lascia presagire il peggio.

You will be the first and last word in the mind of Will Graham. God, you could dine out on that for years.

Hannibal – 2x04 TakiawaseIl do ut des di Will non si ferma solo a Beverly, ma coinvolge abilmente anche il dottor Chilton, preso per la gola dalla proposta di un’allettante esclusività sulle cure dello psicopatico più famoso del momento. Il nocciolo della questione sta nell’escludere Hannibal da ogni tipo di informazione che lo riguarda, con lo scopo di indebolirne la sfera d’influenza. La lucida linea programmatica messa in atto da Will si accompagna ad una grande compattezza drammatica nella rappresentazione del personaggio, che diventa capace di catalizzare su di sé il gioco di forze dell’intera articolazione diegetica. Il progressivo riemergere dei ricordi sepolti viene illustrato attraverso una messa in scena che fa delle soluzioni formali un efficace strumento narrativo: nel riaffiorare dell’incontro con il presunto Chesapeake Ripper, per esempio, Will osserva la scena compenetrandola con la sua figura, fino ad attirare su di sé lo sguardo di Hannibal mentre pronuncia l’ambigua frase sull’essere derubati della propria identità – A terrible thing, to have your identity taken from you. In questo frame, nonostante si tratti di un ricordo, il particolare utilizzo dello spazio – che secondo le regole della prossemica potremmo anche definire intimo – diventa la più eloquente rappresentazione della nuova consapevolezza che porta Will ad identificare il Chesapeake Ripper con Hannibal. Da questa ritrovata cognizione degli eventi – intrecciando lo squartatore di Chesapeake con il copycat dell’Averla del Minnesota – prende avvio la fluida ondata di associazioni mentali e immagini simboliche – il corvo chino sul cadavere di Cassie Boyle – che, come veicoli di uno strato di conoscenza superiore, portano all’illuminazione più macabra, corredata da un’inquietante sequenza di flashback: i trofei sono nascosti tra le viscere dell’assassino, sintetizzati mediante la più semplice forma di occultamento: mangiandoli – «If Hannibal’s the ripper, what’s he doing with his trophies?» «He’s eating them».
Il prof. Graham scava dentro se stesso rigettando l’orrore della follia e riacquistando quella fiducia nella sua mente la cui perdita l’ha fatto vacillare per l’intera stagione d’esordio. Will è caduto nel baratro più nero della sua coscienza, ed è toccando il punto più basso della voragine che ha trovato la vera linfa che lo rende vitale. 

The war is over. The cancer is an occupying force. I want to surrender.

Hannibal – 2x04 TakiawaseNonostante la suggestiva rappresentazione del personaggio, l’introduzione dell’orribile calvario di Mrs. Crawford è stato uno dei numerosi frammenti che la scorsa stagione ha lasciato cadere con facilità. Il peso del dolore per la malattia della moglie non ha avuto nessun seguito nella caratterizzazione drammatica del personaggio di Jack: l’eco del suo inferno privato, mai arrivato ad intaccare la sua sfera d’azione professionale, si è disperso nel dimenticatoio. Paradossalmente, ritirare in ballo, adesso, questo immenso sconforto serve a rivitalizzare un personaggio tenuto un po’ in disparte dall’immenso straripare dei due protagonisti, tra i quali non è ancora riuscito a ritagliarsi un concreto spazio d’azione. Malgrado ciò, la parentesi del tentato suicidio di Bella ci regala frammenti di grande intensità emotiva: la parabola che, passando da Lazzaro a Socrate, narra la morte non come sconfitta ma come cura è di una squisita delicatezza narrativa, a cui fa da contrappunto il gelido lancio della moneta con cui Hannibal decide di salvare la donna. Il gallo canta a favore della vita e Lecter ne approfitta per segnare un punto a suo favore presso la roccaforte abbandonata che Jack rappresenta al momento.

In definitiva, Takiawase, nonostante la débâcle del caso della settimana, è un buon episodio, che tende a confermare l’arco di crescita dello show ribadendone la finezza narrativa ed espositiva, nonché la grande impronta interpretativa dei due protagonisti.

Voto: 7/8

 

2 Risposte

  1. Momi scrive:

    La recensione é raffinata e suggestiva, come la serie. Sto amando questa stagione piú della precedente. Mi ero chiesta come avrebbero fatto a gestire una stagione che vedeva una dei (due) protagonisti in prigione e devo dire che il risultato é ammirevole. É molto interessante vedere Wiil che, da vittima quasi inerme, riprende, puntata dopo puntata, il controllo della situazione e la fiducia in se stesso. E combatte a colpi di intelligenza, manipolazione e strategia, la sua guerra contro Hannibal. Il quale, se continua così, finirá per uccidere e cucinarsi l’intero dipartimento dell’FBI, comprese le comparse.

     
  2. Davide Canti scrive:

    Recupero Hannibal con ampio ritardo (mea culpa) e non posso esimermi dal commentare questo episodio che mi ha piacevolmente colpito (come tutta questa stagione ed a tratti la prima).

    Sinceramente, non credo di essere in grado di poter commentare a dovere Hannibal, che ritengo essere uno dei drama più profondi, ben scritti, recitati, girati (insomma meglio in tutto ) non cable ora in onda (ed ogni due per tre mi stupisco del coraggio che ha avuto NBC a trasmetterla).

    Detto questo voglio aggiungere solo due parole sul caso della puntata, la pazza delle api. Secondo me questo segmento non è così slegato dal resto dell’arco narrativo in cui è inserito: il rapporto che l’angelo della morte ha con i suoi pazienti/vittime è paragonabile a quello di Hannibal con Bella. Così come la prima uccide i pazienti nel tentativo di salvarli, anche Hannibal fa del male a Bella salvandola. Entrambi pensano di fare del bene, ma in realtà fanno del male (perché i due uomini non volevano morire e sono morti e Bella invece voleva morire, ma viene salvata). La loro figura in questo caso è speculare e l’utilizzo della puntura celata nel corpo delle vittime è solo un tassello in più, non l’unico.

    Sempre in tema Bella, devo dire che la sua sotto trama e il modo in cui gli autori hanno affrontato in questo episodio il tema cancro/morte è stato davvero degno di nota ed a tratti migliore della storyline principale. Puntata eccezionale, come la crescita di questo show. Io ho esagerato con nove stelline.

     

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