The Americans – 2×01 Comrades

The Americans - 2x01 ComradesDopo un season finale al cardiopalma come quello che ha chiuso la prima annata, potevamo aspettarci davvero di tutto da questo episodio: da una puntata di assestamento con l’individuazione di un nuovo focus per la stagione, ad una premiere che non perdesse neanche un minuto di quell’atmosfera spy-thriller che ha caratterizzato la prima incredibile annata. 

Weisberg e Fields, nella stesura di “Comrades”, non hanno voluto scegliere tra questa o quella opzione e hanno così deciso di mettere in scena tutto: il raccordo con “The Colonel”, il nuovo presunto status quo e il terremoto causato dallo spostamento del target dell’intera serie – non più i problemi di due persone costrette a vivere insieme sotto copertura, ma la ripercussione della Guerra Fredda sulla famiglia intesa in modo più esteso. Il risultato è stato probabilmente quello voluto dagli autori: Comrades riesce nell’intento di fungere da episodio di passaggio, ma è al contempo capace di proiettarci in una nuova annata facendoci sentire sulla pelle il brivido del cambiamento, della paura e dell’ignoto, e facendo leva su una coppia di attori – Keri Russell e Matthew Rhys – ormai perfettamente amalgamati.

And you and Philip?”
“We’re better.”

The Americans - 2x01 ComradesL’inizio della puntata vede la conferma di ciò che già nella seconda parte della scorsa stagione era diventato ormai sempre più evidente: il rafforzamento delle idee e del carattere di Philip che è andato di pari passo con un ammorbidimento di Elizabeth – non certo meno devota alla causa, ma più consapevole dei suoi sentimenti come persona e non solo come soldato della Grande Madre Russia. Il salto di due mesi ci presenta dunque una situazione ribaltata rispetto al pilot: la più “debole” tra i due risulta essere proprio la donna, che non a caso è stata in convalescenza e potremmo dire forse più per le ferite dell’anima che non per quelle fisiche, mentre il marito ha condotto la vita di sempre ma con l’aggravante di essere da solo – e la non perfetta riuscita della missione iniziale, oltre a inserirci nel contesto storico del conflitto russo-afghano, serve ad indicare proprio questo.

L’intero episodio è tuttavia pervaso non dal senso di coppia – che non a caso è tornata unita e senza apparenti conflitti – ma dalla ripercussione che questa vita ha e potrà avere sui figli. Sin dall’inizio, dall’immagine fin troppo simbolica di mamma cerva con due piccoli cerbiatti, l’intera puntata vede l’argomento figli inglobare e fagocitare tutta la dinamica precedente, andando a sostituirla: a partire dal ritorno di Elizabeth per il compleanno di Henry, fino all’unico momento di intimità dei coniugi Jennings interrotto dall’arrivo di Paige, tutto sta ad indicare per noi, ma soprattutto per loro, come la presenza dei figli e la loro incolumità siano il nuovo argomento portante a cui si dovrà prestare attenzione.
The Americans - 2x01 ComradesTornando all’imbarazzante scena della camera, il gioco attraverso il quale ci fanno pensare che Paige stia per scoprire qualcosa di losco nella vita dei genitori non rende per questo meno traumatica la visione di papà e mamma impegnati a fare cose che in genere nemmeno la tv via cavo mostra: il discorso del giorno dopo funziona nel suo duplice aspetto rassicurante (per Paige) e dubbioso (per loro) su quante volte la figlia possa effettivamente averli spiati. Eppure una scena come quella del bacon a ralenti, con in sottofondo il racconto disturbante del fratellino Henry, diventa un modo ridondante per sottolineare un concetto che era già ampiamente passato.

Nothing prepares you for them growing up… here.

The Americans - 2x01 ComradesBenché quello dei figli sia un monito sempre presente, non disturba la ripetizione del concetto all’interno di questa Comrades, e forse proprio perché l’alternanza con scene di “ordinaria amministrazione” (il caso Roy Oatway e gli Skunk Works) riesce alla perfezione. L’introduzione di Emmett e Leanne è funzionale ovviamente al tema filiale (la morte dei genitori e della figlia, il cui trucco sul viso sarà il medesimo di Paige, il trauma devastante dell’altro figlio quando entra in camera), ma anche alla Storia più ampiamente intesa: cosa accade a delle spie se altri colleghi, altri comrades, vengono scoperti? E cosa accade alle loro famiglie? La sensazione è che tutto, a partire dalla disturbante scena ambientata al Luna Park, sia come su un piano inclinato, sul quale al posto della pallina si trovano proprio i figli: ed è sicuramente indicativo come Emmett e Leanne appaiano quasi più integrati in America rispetto ai Jennings, ma non si creino grossi problemi nell’utilizzo dei loro figli all’interno di una missione, fosse anche solo per una questione di copertura – come capita infatti ad Henry, il cui uso viene non semplicemente suggerito, ma imposto a Philip.

La doppia vita condotta dai Jennings si evidenzia proprio sul finale: una madre amorevole che rimane a casa, ma che passa il tempo a chiudere qualunque accesso all’esterno e a supervisionare affinché nulla accada; un padre che vorrebbe stare a casa ma che non può, perché il matrimonio di facciata con Martha deve andare avanti. Ed è proprio con lei che si sfogherà sulle difficoltà della sua vita – I sometimes wonder if I’m cut out for this – parlando ovviamente di un altro tipo di lavoro, perché perfino le confessioni in The Americans non sono mai univoche e necessitano sempre di un doppio registro di lettura.

You’d think one in the head would have been enough.

Sul fronte investigativo, e in generale per quanto riguarda la doppia vita di Stan, l’episodio funziona in modo leggermente inferiore, ma forse per una questione di bilanciamento rispetto alla tematica filiale che necessitava di più spazio per essere introdotta.
L’incognita rappresentata da Sandford e dal suo legame con i Jennings viene rapidamente eliminata dal Colonello: il fatto che Stan si accorga dell’anomalia rappresentata da quel doppio colpo di pistola, unito alla sensazione che Sandford non avesse proprio tutti i torti con le sue informazioni, lascia intendere che la sua scomparsa rappresenterà un punto molto importante nelle indagini che seguiranno.
The Americans - 2x01 ComradesLa vera incognita è tuttavia rappresentata da ciò che Stan non potrebbe mai immaginare, e cioè il triplo gioco che Nina sta portando avanti tra lui e la Rezidentura: in un labirinto di informazioni, false oppure semplicemente spendibili per ottenere dati ancora più importanti, la donna gioca al ruolo della compagna che aspetta di sentire quel “ti amo” tanto atteso solo per non essere la prima a dichiararlo – e forse, chissà, perché la stessa Nina si sente coinvolta in una relazione che è stata prima vera, poi obbligatoriamente falsa.

The Americans - 2x01 ComradesLa doppia vita dell’agente Beeman, diviso tra la moglie e un’amante che pensa di conoscere, è accomunata dalla visione di un film – La donna del tenente francese – che non a caso suscita reazioni completamente diverse nelle due donne: la doppia lettura della vicenda – la relazione difficile tra due attori che mettono in scena un’altra storia d’amore contrastata in epoca vittoriana – suscita lo sdegno di Nina e la commozione di Sandra. La risposta della donna russa – Well, if she loves him, does it make her a whore? –, lungi dall’essere vera finzione, rappresenta forse la chiave di lettura per interpretare il suo ruolo all’interno della storia: costretta dai suoi ideali, ma soprattutto dalla mancata estrazione da parte dell’FBI, a rivelare di essere la talpa all’interno della Rezidentura e obbligata quindi a fare la doppiogiochista del precedente doppiogioco, non smette per questo di provare qualcosa per Stan. La doppiezza di tali sentimenti, devozione per la patria e amore personale, diventa quindi chiave di lettura dell’intera storia di The Americans: l’unica domanda da porsi è quindi fino a che punto si sia disposti a portare avanti tale ambiguità.

The Americans - 2x01 ComradesComrades, a parte qualche lieve sbavatura nei simbolismi e nelle immagini troppo didascaliche, rappresenta senza alcun dubbio l’unico vero modo con cui una premiere dovrebbe presentarsi: riallacciarsi al passato e introdurre nuove tematiche non deve per forza significare perdersi in chiacchiere, perché si può benissimo fare il punto della situazione anche se tutto continua ad essere in estenuante movimento – esattamente come due spie che organizzano un piano all’interno di un Luna Park. Per farlo bisogna avere una solida, solidissima scrittura e dei personaggi concreti e credibili alle spalle: la sensazione è che la stagione precedente di The Americans sia stato solo l’aperitivo, e che i veri giochi stiano per iniziare ora.

Voto: 8 ½

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

4 Risposte

  1. nic scrive:

    Io trovo tutto molto fatto perfettamente…dalla recitazione all’ambientazione. sono appassionato di film e di serie tv…devo dire che ultimamente non trovo film così realizzati bene!! Belli si ma senza un perché e dove non portano a discussioni, sarà che ormai sa tutto di visto e rivisto!!! Cmq questa serie mi mancava davvero troppo

     
  2. SerialFiller scrive:

    Inizio direi perfetto. Come ben descritto nella recensione questa premierè non fallisce e non tradisce su nulla. Confrontandola con tantissime altre premiere questa davvero spicca in linearità e suspance. Chiude alcune vicende e ne apre altre senza discontinuità, con grandi interpretazioni e ritmo fluido che non ti fa accorgere dello scorrere dei minuti. Inizio a pensare che The americans possa essere una versione molto meglio riuscita, elegante e raffinata del premiatissimo Homeland.

     
  3. sara scrive:

    d’accordissimo con la bella recensione. The Americans aveva già fatto vedere le sue potenzialità l’anno scorso e non ha perso tempo a riproporle tutte sul piatto, aggiungendo anche l’antipasto delle mosse che vedremo in questa seconda stagione.
    ora manca solo una persona all’appello: Margo Martindale, dove sei?

     
    • Federica Barbera scrive:

      Eheh, mi sa che ce lo siamo chiesti tutti! La citazione di Claudia nella puntata è stata fatta così di fretta che è parsa più una strizzata d’occhio allo spettatore – come a dire “non ci siamo dimenticati di lei!” – che un vero riferimento a lei come personaggio interno alla narrazione. Speriamo torni perché Margo Martindale è davvero incredibile

       

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