The Americans – 2×03 The Walk In

The Americans - 2x03 The Walk InSeason 1 asked, “Can this fake marriage work?” and “Can a fake marriage become a real marriage?” Season 2 is asking, “Can this fake family work?” and “At what point can a fake family become a real family?”

E’ quanto afferma Joel Fields, uno dei creatori e produttori di The Americans. Quest’anno l’obiettivo è quindi quello di esplorare il matrimonio through the prism of parenting and family, ovvero l’estensione naturale dell’indagine portata avanti con la prima stagione. Un’indagine che, fino ad ora, sembrerebbe restituire una risposta negativa al quesito iniziale: no, questa famiglia di copertura non può assolutamente funzionare. Ma forse è proprio per questo che riuscirà a diventare, in un futuro ancora indefinito, a real family.

“When the flood calls
You have no home, you have no walls
In the thunder crash
You’re a thousand minds, within a flash”

The Americans - 2x03 The Walk InHere comes the Flood, la canzone di Peter Gabriel le cui note accompagnano il montaggio alternato con cui si chiude questo terzo episodio, descrive uno scenario apocalittico in cui gli uomini, in grado di leggere l’uno nella mente dell’altro, vengono investiti da un incontrollabile mental floodE quella che si sta abbattendo sulle teste di Elizabeth e Philip è davvero una piccola apocalisse, scatenata non soltanto da fattori esterni quali l’omicidio di Emmet e Leanne, ma soprattutto dalla paranoia dei due consorti che alimenta i sospetti dell’intraprendente primogenita. La disgregazione della famiglia Jennings dal suo interno è una realtà sempre più concreta, che non si può affrontare come se fosse l’ennesima missione di cui occuparsi. Philip, però, non sembra avere i mezzi più adatti per fronteggiare il problema: nel rimproverare Paige, non riesce a tener separati i due piani su cui è costruita la scenata, quello del padre la cui fiducia è stata tradita e quello della spia preoccupata dalle conseguenze, ben più gravi, del suo eventuale smascheramento. Watch it, young lady: dietro quelle parole che suonano così padre padrone, c’è una rabbia straripante e tutto il terrore di essere scoperti. Ma c’è anche la risolutezza del professionista, il pugno di ferro della spia. Ha tutta l’aria di una minaccia quella che rivolge alla figlia prima di lasciarla andare, come se si trovasse davanti l’ennesimo nemico.

The Americans - 2x03 The Walk InDall’altra parte, invece, c’è il modo in cui Elizabeth si rapporta al magazziniere che scopre la sua copertura. È con fare materno che lo guarda, lo ascolta e infine lo risparmia: una soluzione conveniente anche dal punto di vista strategico, ma che forse qualche tempo prima non avrebbe mai preso. The Americans continua così a giocare sulla sovrapposizione di piani forse non del tutto distinti: la famiglia, la patria, il dovere. I confini si fanno sempre più sfumati, come sfumati sono i contorni della Guerra Fredda. I saw the real enemy, dice Bruce Dameran qualche istante prima che Stan prema il grilletto. Ma chi è il vero nemico? Non sarà un domanda originale, ma originale ed efficace è il modo in cui The Americans sta cercando di darvi una risposta, mostrandoci questo mondo a cinque minuti dalla mezzanotte principalmente attraverso gli occhi dei suoi personaggi. Il nemico è l’America di Nixon e quella di Reagan, ma è anche la Grande Madre Russia, è Philip che uccide un cameriere innocente perché aveva visto troppo, è Nina con il suo doppio e triplo gioco.

È anche, e soprattutto, Paige.

The Americans - 2x03 The Walk InLa sua ricerca della verità è accostata, in questo episodio, alla vicenda tragica di Jared. Entrambi sono a un passo dallo scoprire la verità sui loro genitori,  ma il secondo ne verrebbe a conoscenza soltanto suo malgrado. Elizabeth sceglie per lui e lo tiene lontano da un mondo (e da una causa) che sicuramente non sarebbe stato in grado di capire (o condividere). Quando Leanne chiede all’amica di consegnare la lettera, i suoi occhi brillano di speranza ed orgoglio: crede che una volta scoperta la verità, il figlio sarà fiero di lei. Ma Elizabeth è perfettamente cosciente, anche nel 1966, della scarsa probabilità di una simile reazione; bruciare la lettera è secondo lei il modo più sicuro per garantire la serenità tanto di Jared quanto dei suoi cari. Ancora non sa che quel fragile nucleo familiare ha già perso (o forse non ha mai trovato) la propria stella polare.

The Americans - 2x03 The Walk InPriva di punti di riferimento è anche Nina, che non sa più per quale squadra sta effettivamente giocando. Quell’accenno di sorriso che spunta sul suo volto al pensiero di Stan fa il paio con il regalo di Oleg, ovvero i biglietti dei Capitals (nome profetico) su cui il collega la invita a “fare la cresta”. We cannot even choose a side canta Peter Gabriel: per Nina è forse più vero che per chiunque altro. Quando Arkady Ivanovich le dice you may be climbing out of the hole you dug for yourself la guardiamo sospirare e sappiamo che, in realtà, non ha mai smesso di scavare.

The Walk In è un episodio lento: pochi sono i momenti action, che vedono tra l’altro protagonista unicamente Stan. Non sappiamo ancora chi abbia ucciso Emmett e Leanne, né tantomeno perché. Ma uno dei motivi per cui The Americans figura tra i migliori drama attualmente in onda è che, in fin dei conti, poco importa.

Voto: 8

 

Francesca Anelli

Galeotto fu How I Met Your Mother (e il solito ritardo della distribuzione italiana): scoperto il mondo del fansubbing, il passo da fruitrice a traduttrice, e infine a malata seriale è stato fin troppo breve. Adesso guardo una quantità spropositata di serie tv, e nei momenti liberi studio comunicazione all'università. Ancora porto il lutto per la fine di Breaking Bad, ma nel mio cuore c'è sempre spazio per una serie nuova, specie se british. Non a caso sono una fan sfegatata del Dottore e considero i tempi di attesa tra una stagione di Sherlock e l'altra un grave crimine contro l'umanità. Ah, mettiamo subito le cose in chiaro: se non vi piace Community non abbiamo più niente da dirci.

3 Risposte

  1. Federica Barbera scrive:

    Ho trovato terribile il modo in cui Phillip ha rimproverato Paige, c’era una cattveria – dettata dalla paura, certo – che però stonava tantissimo con la situazione, sembrava davvero aver confuso i due piani, come giustamente dici. Ma dubito che la figlia si fermerà… la cosa più difficile sarà mettere in scena la sua coperta e la conseguente reazione; devono stare molto attenti perché, come diceva Francesca nella scorsa recensione, il pericolo Dana Brody è qualcosa da cui stare alla larga

     
    • Francesca Anelli scrive:

      Il fatto è che Philip e Paige, per forza di cose, non viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda, anzi, vivono in due mondi completamente diversi. Dal punto di vista di Philip, che conosce i retroscena, lei ha fatto una cosa terribile e pericolosa. Dal punto di vista di Paige, tutto ‘sto dramma non ha motivo di esistere: perché dovrebbe essere così grave? Un padre che rimprovera la figlia per aver detto una bugia non se ne esce con minacce degne di uno psicopatico e discorsi del tipo ” forse la nostra famiglia non ti basta, ma noi abbiamo lottato tanto per crearla”. Mette in bocca alla figlia parole che non solo non ha detto, ma che nemmeno pensa. La rimprovera come se lei sapesse esattamente come stanno le cose e si rifiutasse di accettarle da brava ragazzina ingrata, ma nulla di tutto ciò corrisponde alla realtà. In poche parole non sta parlando con Paige, ma con un’ipotetica Paige futura o quantomeno “alternativa” che è tutta nella sua testa. Allo stesso modo Paige parla con quello che crede essere “semplicemente” suo padre, ma in realtà si sta rivolgendo, senza saperlo, ad una persona ben diversa che non conosce per niente. E’ un effetto collaterale del “doppio gioco” di Elizabeth e Philip, che impedisce una vera comunicazione. Padre e figlia non possono capirsi, e finché non cadranno le maschere non potranno che continuare ad allontanarsi.

      Spero vivamente che la transizione sia gestita nel migliore dei modi, perché un’altra Dana non potrei sopportarla.

       
  2. Diego Scerrati scrive:

    Ma solo io penso che questo sia stato uno degli episodi più belli di The Americans? Mi ha messo tutto una tristezza immensa, dai flashback di una freddissima Elizabeth (“I’m ready. You’ll be a good father” fantastica la Russell), al terribile (concordo) modo in cui Phillip rimprovera Paige, fino al finale della lettera, forse un po’ telefonato, ma secondo me molto riuscito. Fatta eccezione per la storyline di Stan/Nina, che gira un po’ in tondo in questo momento, ho trovato il lavoro introspettivo veramente perfetto. Non so cosa vogliate dire con il “pericolo Dana Brody” (presumo si parli di Homeland, che non seguo), ma a me finora il personaggio di Paige piace molto, lo trovo molto ben gestito.

     

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