Fargo – 1×01 The Crocodile’s Dilemma

Fargo - 1x01 The Crocodile's DilemmaNel passaggio dal grande al piccolo schermo, il progetto “Fargo” si è portato dietro fin dall’inizio altissime aspettative ma anche inevitabili dubbi, frutto di una rischiosissima operazione di remake. Dopo mesi di attesa, l’ultima parola spetta a questo pilot.

Se c’è un pregio che questo episodio ha e che subito rassicura sulla buona riuscita (almeno nelle premesse) dell’intero progetto, è che, a tutti gli effetti, sembra di vedere Fargo senza, però, vedere Fargo.

It’s a red tide, Lester, this life of ours.

Fargo - 1x01 The Crocodile's DilemmaJoel e Ethan Coen sono presenti non solo in quanto produttori esecutivi, ma fuoriescono da ogni fotogramma, da ogni inquadratura e personaggio, nelle atmosfere e nelle tematiche che lo showrunner Noah Howley (romanziere con della gavetta trascorsa nel team creativo di Bones) ha portato sullo schermo. Riprendendo basi e struttura dell’originale, lo sceneggiatore se ne è però anche distanziato in maniera intelligente per creare qualcosa di totalmente nuovo, in grado di camminare sulle proprie gambe nonostante la pesante eredità sulle spalle, e di essere giudicato come prodotto a sé stante, senza ricorrere necessariamente a scomodi paragoni con la sua “fonte”.

Fargo - 1x01 The Crocodile's DilemmaL’uomo comune schiacciato da se stesso, dall’universo che lo circonda e, soprattutto, dal Fato nichilista, torna sul piccolo schermo non più nei panni di William H. Macy, ma in quelli di Martin Freeman, bravissimo nel percorrere tic e insicurezze nella gestualità del suo Lester Nygaard. Il male (ma sarebbe meglio dire il Caos) si insinua lentamente nelle vite mediocri di una tranquilla provincia del Minnesota: non viene cercato dal protagonista, come accadeva con la coppia di criminali nel film del 1996, ma piomba in città sotto le sembianze di Lorne Malvo, un Billy Bob Thornton altrettanto bravo nel saper caratterizzare il proprio personaggio, con un’espressività semi-seria che per certi versi lo allontana dal glaciale ritratto che Javier Bardem aveva offerto in un ruolo simile e altrettanto cult in Non è un paese per vecchi.

Your problem is you spent your whole life thinking there are rules. There aren’t. We used to be gorillas.

Fargo - 1x01 The Crocodile's DilemmaThe Crocodile’s Dilemma è un episodio che parte lento, molto lento, lasciandoci scivolare nella grigia quotidianità di questo paese, dipinto con volti al limite del caricaturale, in sospeso tra il surreale e l’assurdo, incentrato su piccole e patetiche situazioni che mettono in luce il vuoto di un mondo materiale che passa per lavatrici nuove, impianti audio all’ultima moda, tinteggiature per pareti e virili armi da combattimento nascoste nello scantinato. È un universo tipicamente coeniano, che però Howley riesce a sviluppare evitando il rischio “copia sbiadita”, nonostante la compassata regia e il montaggio dilatato ricalchino perfettamente lo stile dei due fratelli americani.

Fargo - 1x01 The Crocodile's DilemmaÈ un mondo ipocrita, fintamente governato da regole, morali e perbenismo, ma dove la violenza, la sopraffazione e la meschinità si insinuano silenziosamente nelle pieghe di ogni diverbio quotidiano. È un universo quasi distopico nella sua disumanizzata rappresentazione, una società soffocante di costrizione e sottomissione per chi non è in grado di cavalcarla; per chi, alla fine, non ha altre armi che sorprendere quelle stesse sovrastrutture abbattendole con una più umana e rabbiosa primitività. Ed ecco che il ritmo blando dell’inizio si fa via via più serrato, nonostante gli ultimi 20 minuti siano occupati per tre quarti dall’unico setting della casa di Lester, dove l’iniziazione del protagonista ha luogo in tutta la sua esplosiva efferatezza.

Because some roads you shouldn’t go down. Because maps used to say, “there be dragons here.” Now they don’t. But that don’t mean the dragons aren’t there.

Fargo - 1x01 The Crocodile's DilemmaIl Dilemma del Coccodrillo è una delle tante elaborazioni del cosiddetto Paradosso del Mentitore: un coccodrillo ghermisce un bambino e promette di restituirlo alla madre in caso lei riesca a indovinare se lui ha intenzione di mangiare l’infante oppure no. Qualsiasi cosa la madre risponda, si verrebbe a creare un paradosso irrisolvibile, senza soluzione. È anche questa una forma di caos che emerge nella logica, una macchia nel processo razionale e matematico che si annida sotto ogni rigida struttura. E nonostante sia attraverso una serie di razionali sillogismi che, nella sequenza in ospedale, Lorne arriva alla naturale conclusione del discorso su Sam Hess (“This is a man who doesn’t deserve to draw breath“), ciò non fa altro che mettere in scena, invece, il paradosso di Lester: voler vedere morto il suo ex-compagno di scuola senza però volerlo uccidere. Non c’è una risposta, non c’è un sì e un no, ma solo un magma indefinito che Billy Bob Thorton sa gestire alla perfezione e che invece in Lester esplode poco dopo in tutta la sua irrazionalità.

Lester, have you been a bad boy?

Fargo - 1x01 The Crocodile's DilemmaFargo si dimostra essere dunque un prodotto pensato con grande intelligenza, come ormai dimostra la sempre più ricca offerta di FX, che dopo Sons of Anarchy, American Horror Story (scivolone della terza stagione escluso), Archer, Justified e The Americans (passando per il mai dimenticato The Shield), mette a segno un altro grande colpo, con l’unico rischio che questo suo prodotto possa venire eclissato in quanto a popolarità dall’altra grande serie antologica dell’anno e dalla più potente (mediaticamente) HBO.
Per ora, l’unico pericolo è che Fargo ripercorra in maniera troppo marcata la tematica del loser che trova la sua rivalsa rispetto al resto del mondo in maniera anti-convenzionale (il poster del pesce rosso che rema contro il resto dei suoi simili è lì appeso come una dichiarazione d’intenti), percorso che ha un ancora troppo fresco ed illustre precedente nel Walter White di Breaking Bad (serie tra l’altro caratterizzata da un simile aspetto surreale).

A parte questo, non possiamo che annoverare questo episodio tra i migliori pilot dell’anno, che in poco più di un’ora scalza via subito i più critici pronti subito a dire: “Eh sì, ma il film era un’altra cosa“.
Sì, il film era un’altra cosa. Meglio di questo non potevamo chiedere.

Voto: 9

 

5 Risposte

  1. Attilio Palmieri scrive:

    Grandissimo pilot che, come per The Americans, si prende il rischio di espandere la durata oltre l’ora, senza per questo perdere in compattezza e ritmo.
    Il film era un altra cosa semplicemente perché era un film. Col senno di poi, a serie conclusa, ci sono serie possibilità di ritrovarci a rivedere il film e dire “sì, ma la serie è un’altra cosa”. Io spero possano diventare due oggetti altamente complementare, legati da un universo in gran parte comune, che partendo da alcune peculiarità iconica (la neve, i cappotti, il conflitto giorno vs notte, la morte banale) poi dà luogo a storie diverse, entrambe di grande interesse. Martin Freeman, sebbene non smetta di essere Watson (anche se io la prima volta che l’ho visto in Sherlock non potevo non pensare al suo personaggio in The Office), costruisce un ruolo difficilissimo, peno di tic e manie, ma anche di una debolezza e fragilità che colpisce in maniera diretta lo spettatore.

     
  2. Simona Maniello scrive:

    Sinceramente non pensavo che si sarebbero allontanati così tanto dal materiale di partenza, ma giudicando dal pilot è stata un’ottima scelta. Anche a me è sembrato di vedere una sorta di Breaking Bad ambientato più a nord :)

     
  3. Pietro Franchi scrive:

    Lo dico? Lo dico? Lo dico, dai: miglior pilot dell’anno. Onestamente, non ho trovato neanche un difetto, e alla fine l’unica cosa che sono riuscito a dire è stata “Questa sì che è una serie coi co****ni”; perdonatemi il francesismo, ma tutto quello che c’era da dire l’ha detto Diego nella sua splendida recensione/analisi. Ora vedremo se il livello si manterrà così alto e, se così fosse, non oso pensare ai risultati! 😀

     
  4. Francesca Anelli scrive:

    Io non ho ancora visto Fargo (il film) quindi non posso fare paragoni, ma è stato un bel pilot, forse a tratti un po’ lento, ma il personaggio di Thornthon è davvero magnetico e si prospettano grandi cose.

     
  5. Ste Porta scrive:

    Gran bell’inizio. Io avevo amato il film ed è principalmente per questo che ho visto il pilot (più la presenza di Freeman e Thorton, idoli).
    Sono d’accordo: il film è un’altra cosa e tale deve rimanere: le ambientazioni fantastiche restano ma la storia prende una sua direzione. Tutto perfetto.

     

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