House of Cards – Stagione 2

House of Cards – Stagione 2Dopo qualche settimana lasciata per vedere con tranquillità e per intero la seconda stagione di House of Cards, pubblichiamo la recensione degli episodi finali di quest’annata, sperando che gli appassionati abbiano ormai terminato la visione dello show.

Sin dall’inizio della stagione è stata chiara una cosa: un anno è passato ma la musica non cambia, la ricetta l’anno scorso ha dato ottimi frutti e la serie è stata apprezzata e venduta in tanti paesi del mondo, tra cui l’Italia che proprio in questi giorno trasmette su Sky Atlantic la prima stagione. A casa Netflix non hanno avuto dubbi, squadra che vince non si cambia, anche perché l’intero progetto era sin dall’inizio impostato su (almeno) due stagioni.

Lui e lei

House of Cards – Stagione 2Cambiare qualcosa per rimanere gli stessi, rincorrere la variazione sul tema che faccia percepire lo show ancora una volta come innovativo, accattivante, coinvolgente; come se fosse un altro esordio. Il ritorno dell’identico, del analogo, di ciò a cui ci si è affezionati, passa attraverso l’abbandono di alcune sue componenti, ovvero tramite il rimescolamento delle carte cercando di mantenere però quelle vincenti. Peter Russo ci aveva già lasciati alla fine della scorsa stagione e all’inizio di questa lo segue Zoe. Il cerchio si stringe, l’imbuto è inevitabile e il ventaglio di possibilità si fa sempre più scarno per Willimon. Rachel e Doug sono le pedine chiave, essenziali alla componente spionistica della stagione, specie nel fare da ponte con la precedente, ma forse ancora più insostituibili dal punto di vista della ricchezza narrativa. Tuttavia, è proprio su questo crinale che le certezze di House of Cards crollano inesorabilmente: Rachel e Doug dovrebbero sopperire alla dipartita di altri personaggi e riempirne il vuoto narrativo, ma la loro storia rimane purtroppo sempre monca, castrata, mai davvero sviluppata. I due apparivano perfetti per poter sviluppare una, seppur degenerativa (o proprio perché degenerativa) avvincente trama sentimentale, ma questa viene abortita a piccoli passi, perché dall’imbuto che porta a Frank è difficile trovare vie di fuga consistenti.

Dietro lo specchio

House of Cards – Stagione 2Nulla, dunque, può evitare il raggiungimento dell’obiettivo, nulla può condurre lo spettatore verso un finale meno prevedibile, indi per cui lo scontro, il processo, sono quelli sui quali gli autori cercando di concentrarsi maggiormente. Se però nella prima stagione risolvere anche un solo caso, anche una scocciatura in un altro stato del paese, dava l’idea di quanto Frank sapesse usare il potere nei palazzi e fuori, in quest’annata non c’è più sorpresa, non c’è più stupore che tenga. Frank va in difficoltà, Frank se la cava, poi c’è un ostacolo inaspettato, ma infine Frank tira fuori il coniglio dal cilindro e riesce a farla franca e a raggiungere i propri obiettivi. Se c’è una cosa che però rimane di alto livello è il contesto, o meglio, l’atmosfera che si respira, la percezione di un mondo in cui la Politica, sebbene ne sia il cuore, è completamente messa in secondo piano e la P che conta è quella di Potere, sacra divinità alla quale tutti sono disposti a vendere la propria anima.

I moralisti han chiuso i bar

House of Cards – Stagione 2Se tutti i personaggi minori vengono a poco a poco fatti fuori da quell’uragano di Frank Underwood, che li prende li attira li stritola e li spazza via come se fossero case di legno pre-guerra di Secessione, il pallino fisso, la stella polare, la donna dietro l’uomo è e rimane sempre Claire, magnificamente interpretata da Robin Wright. L’anno scorso il suo ruolo era forse ancora più preponderante, per via dei conflitti insorti con il marito, per il sogno di una maternità di cui sentiva il bisogno, ma che vedeva sempre più lontana e per l’affaire con il fotografo ed ex fiamma Adam. Quest’anno entrambi spazzano via tutti, da Adam all’ipotesi di un figlio; i due fanno squadra, si mettono a testuggine e dimostrano di essere una corazzata senza pari. Claire stavolta è braccio destro fondamentale, pontiere infingardo tra il marito e il Presidente attraverso Tricia, First Lady ingenua e pura, due caratteristiche che non pagano tanto nell’universo della serie. Jackie ne è la dimostrazione lampante: con la sua malleabilità e la sua tenacia senza compromessi è il miglior personaggio di questa stagione e sarebbe potuto essere ancora più significativa se sfruttata con più decisione, specie nel rapporto con Remy. I due hanno mostrato subito grande alchimia, ma il vortice della Casa Bianca non ha risparmiato nessuno e anche loro si sono ritrovati a interpretare poco più che la parte dei comprimari.

Dai diamanti non nasce niente

House of Cards – Stagione 2Che lo si voglia vedere come un racconto della politica americana, come una grande metafora del cinismo del capitalismo contemporaneo, come il racconto del potere che vince sul denaro o come qualsiasi altra cosa, si sta sbagliando se non si identifica il succo di questa stagione e di questo finale. Cosa succede? È questa la domanda in questo tipo di narrazioni. Dunque, succede che Frank dopo aver dimostrato di poter ottenere tutto, vuole conquistare la Casa Bianca, con i suoi modi e i suoi trucchi, e alla fine ci riesce. Nulla di più nulla di meno. Avrebbe potuto non farcela, stava per perdere, ma Claire lo stimola, lo scuote, anzi gli dà una vera e propria sferzata portandolo a tirare fuori l’ultimo asso nella manica. Sto parlando ovviamente dell’oggetto che simboleggia l’intero finale e che non a caso porta il suo nome: la macchina da scrivere Underwood. La lettera che scrive al Presidente è l’ultimo atto della sua scalata e vederla tra le fiamme del camino dell’uomo più potente del mondo libero, ormai dimissionario, restituisce la forza e la crudeltà di questo show. Tuttavia, sembra tutto troppo facile, non c’è mai un vero nemico, non c’è mai il minimo dubbio che questa stagione possa concludersi in una maniera imprevista. Aumentano così gli ammiccamenti che, se nella prima stagione erano funzionali al racconto e innovativi, in questo caso sembrano sterili giochini autoreferenziali, come il battere il pugno sulla scrivania che chiude la stagione, fastidiosa chiosa a un’annata che ha deluso le alte aspettative di partenza.

Voto: 6,5

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

17 Risposte

  1. Simona Maniello scrive:

    Sono d’accordo, anche io ho trovato questa seconda stagione abbastanza fiacca. Per quanto riguarda la sua prevedibilità invece credo sia insito nella premessa stessa dello show, nel senso che era chiaro fin dalle primissime puntate che Underwood sarebbe arrivato a ricoprire la carica di Presidente. Detto questo forse due stagioni dedicate all’ascesa di Frank sono state un po’ troppe, perchè come dici tu a lungo andare le minacce e i pericoli che ha dovuto affrontare non sono stati più percepiti come tali dallo spettatore. A questo punto spero in una terza stagione conclusiva dedicata al suo (inevitabile?) declino.

     
  2. Charlotte scrive:

    La grandiosità di Spacey e la bravura della Wright sono senza pari.
    Peccato che son due grandi protagonisti di una trama troppo prolungata. Avete presente il vino annacquato? Quella è stata, almeno la mia impressione. Si sente il sapore in lontananza di quel vino rosso fantastico, ma purtroppo vi è un elemento che lo disturba, l’acqua. Questa stagione a mio parere è stata così. Troppo allungata, troppi colpi di scena che si sarebbero comunque risolti; perché lì Frank vuole arrivare, allo studio ovale e noi sappiamo che niente e nessuno riuscirà a fermarlo.
    Il suo “crollo”, umano e bellissimo, è stato un toccasana. “allora non è infallibile” “non se la cava sempre liscia” questo ho pensato e continuo a pensare. Avrei voluto una fine diversa.
    Niente lettera strappalacrime, ma guerra tra lui e il Presidente. Fino al crollo, inesorabile ed inevitabile di un uomo apparentemente invincibile.
    Spero si concluda così la terza stagione di HoC.

    Voto stagione: 7.

     
  3. Frinfro scrive:

    Completamente in disaccordo. House of Cards è un’opera d’arte. Non capisco per quale motivo si tenda sempre a fare i criticoni, sempre, comunque e dovunque! Per sto rompimento di palle del Trono di Spade volano i 10 pure se il nano scoreggia, qua abbiamo un Spacey e una Wright m-a-g-i-s-t-r-a-l-i, con uno script, una regia e una fotografia da pelle d’oca e gli diamo 6,5 manco fosse un Balzaretti qualunque! Fate fare le recensioni a chi ci capisce la prossima volta, per cortesia, non a gente che si aspetta nani, elfi, cavalieri, insegnanti che spacciano meth e tossicodipendenti in ogni serie che vedono. Vi meritate i Cesaroni e Gabriel Garko.

     
  4. Francesca Anelli scrive:

    Immagino tu sia la stessa persona che ha commentato su facebook e ti rispondo qui come lì: dire che una serie ha deluso le aspettative non equivale a dire che ha fatto schifo. Mi sembra che la recensione non neghi il valore di House of Cards ma metta piuttosto in evidenza le sue criticità – che al di là di tutto, ci sono.
    Io, per esempio, ho trovato un po’ irritante il fatto che per giustificare certi sviluppi i personaggi di contorno si comportino costantemente come idioti. Non ho avuto la sensazione che mancasse un vero antagonista, perché tutto sommato Tusk mi è parso all’altezza, ma forse le storyline secondarie sono state, come ha scritto giustamente Attilio, un po’ trascurate e le loro potenzialità sprecate. Una su tutte: la questione hacker, Nsa e compagnia bella, francamente troppo buttata lì ( e con un personaggio un po’ macchiettistico, per dirla tutta). Insomma, i difetti c’erano. Ciò non toglie che HOC rimanga un prodotto di alto livello senza bisogno di scomodare i Cesaroni ( 0 GOT, che è una serie nettamente inferiore).

    P.s. Anche io ho trovato Jackie Sharp un personaggio ben riuscito. Credo sia il mio preferito dopo i due protagonisti.

     
  5. maria rita scrive:

    Questa serie, come sicuramente saprete tutti è stata tratta da un romanzo. Esiste la serie televisiva nella versione della BBC del 1990 e questa cui parliamo è la versione americana.

    Il protagonista di “House of Cards”è un uomo politico assetato di potere. I grandi ideali come i grandi principi sono la sua bandiera, ma li dimentica presto, perchè quello che conta è arrivare ai vertici e non importa se per farlo occorre usare anche la più sporca delle strategie.

    Non c’era una trama da inventare, ma piuttosto c’era una storia da raccontare e direi che l’operazione è riuscita benissimo, per quanto mi riguarda sono totalmente in disaccordo con la recensione.

    Ottimo triller politico, scritto sapientemente e messo in scena con un cast eccellente. Voto 10.

     
  6. Attilio Palmieri scrive:

    Quelle che hai esattamente elencato sono le caratteristiche del prodotto sulla carta, appunto la trama della sei, acquistata due anni fa a peso d’oro. Ora la palla passa al racconto e saper raccontare una storia è ben diverso esporre la sinossi o le caratteristiche della serie, i generi ecc. La versione UK era completamente diversa, soprattutto per il formato (stagioni da 3 episodi), per quella USA è stata decisa un’altra via, che prevede un’articolazione del racconto nuova. Nella prima stagione l’equilibrio tra le parti è stato originale e soddisfacente, la seconda, pur rimanendo su livelli assolutamente dignitosi, ha deluso le mie aspettative perché non ha aggiunto nulla a ciò che della serie già si sapeva, ma ha levato non poche delle qualità che hanno caratterizzato la prima stagione, sostituendole con trame e sottotrame un po’ raffazzonate, come la questione dei cinesi, quella dell’NSA ecc.

     
  7. crlnlc scrive:

    sono d’accordo con Attilio su alcune criticità e pecche delle serie, ma dare 6,5 mi sembra una provocazione più che un voto oggettivo. Il livello generale di questa seconda stagione si attesta su quello della prima, certo qualche ripetizione, qualche carta giocata una po’ cosi, alla bell e meglio però la tensione che ha caratterizzato alcuni momenti è stata epica, cosi come alcuni colpi di scena da far cadere la mascella. Mi dispiace per la rappresentazione della coppia presidenziale che è stata raffigurata come uno duo di sprovveduti e creduloni, il che ha minato un po’ la verosimiglianza; qualche sbavatura sulla gesione delle storyline c’è stata è innegabile, però dalle macchinazioni ai colpi bassi di Tusk l’ho trovata comunque sia una stagione avvincente. Lato tecnico perfetto, KS e RW esagerati cosi come l’atmosfera cupa e fredda che si è respirata. In definitiva voto 8.

     
  8. maria rita scrive:

    Secondo me la serie televisiva rende onore al romanzo al quale si ispira. Lo scopo è quello di mostrare quali effetti può avere la sete di denaro e soprattutto di potere, sull’anima e sul cuore degli uomini.

    Non ho visto un meccanismo noioso e ripetitivo, perchè tutto ruoto attorno a Franck Underwood che è un personaggio che non è mai banale.
    E’ colto, affascinante e ci mette tutta l’anima per arrivare dove si è prefissato e crea da subito un “patto” con lo spettatore.
    Lui ci chiama in causa, ammicca ci coinvolge e noi vediamo il suo lato oscuro, conosciamo le sue motivazioni che non sono affatto nobili. Vediamo le peggio cose e proprio quando Franck con la sua bellissima e cinica moglie, raggiunge l’apice sul successo, sappiamo come sia diverso da quello che appare.

    Franck è sempre pronto a “macchinare” è colpevole ma non si pente e non si sente MAI in colpa. Franck procede sempre dritto vero i suoi obiettivi è veloce (come è veloce il ritmo delle varie puntate) e per ora ha sempre vinto.
    io non vedo l’ora di vedere cosa succederà nella prossima stagione, è scontato dire che mi aspetto che i il “castello di carte” crolli, però considero questa una serie intelligente e non escludo che possa sorprenderci.

     
  9. Riccardo scrive:

    Totalmente in disaccordo. Trame, sottotrame etc, potranno anche essere riempitivi non eccellenti ma nulla tolgono al quadro generale, alla recitazione, alla regia etc. Da quello che ho capito, lei critica la sola sceneggiatura e mette 6,5 ad un prodotto che ad avviso di molti eccelle in tutti i campi. Non capisco la motivazione del suo scritto e non condivido la sua recensione. Per me la prima stagione valeva 10, questa direi 10-. Aggiungo che se mai il personaggio crollerà, come mi aspetto e spero nella terza stagione, sarà a causa di sua moglie.

     
  10. Luca scrive:

    Mi dispiace Attilio, ma da quello che scrivi risulta evidente che non hai capito niente. Ti consiglio di cambiare mestiere, non sei portato. Con una laurea al DAMS troverai di sicuro un posto in un call center 😀 In bocca al lupo con le tue recensioni! 😀

     
    • La Redazione scrive:

      Su Seriangolo l’offesa personale come metodo per manifestare il proprio disappunto non è gradita. Ci sono moltissimi modi per dire che non si è d’accordo, modi che possono e devono essere usati con il fine di scambiarsi opinioni (in quanto tali mai dotate di assoluta verità da nessuna delle parti).
      Quelli che noi esprimiamo sono i nostri pareri e vi invitiamo a fare altrettanto con la medesima educazione.
      Ulteriori offese non verranno tollerate e si procederà a ban immediato.

      La Redazione.

       
  11. Leo K. scrive:

    E invece, permettetemi, ha pienamente ragione Attilio.
    Ci sono vari e fondati motivi per cui rispetto ad una prima, intensissima stagione questa è oggettivamente calata. Come detto, le storyline “secondarie”.

    Un omicidio iniziale girato come una parodia à-la Mel Brooks: senza alcun senso narrativo. Se non quello di suscitare il sobbalzo (facile) sulla sedia e chiudere una sotto-trama; il vice-presidente USA che uccide una scafata giornalista in metro, vestito come Clouseau. Il vice-presidente USA. Va bene.

    Continuiamo con la storyline pressoché ridicola dell’hacker informatico? Una roba di un’ingenuità anni ’90, con personaggi al limite del fumettistico e azioni clamorosamente senza senso. Anche qui, esclusivamente per chiudere qualcosa.

    Possiamo passare poi alla favolosa uscita di scena di quello che era un gran personaggio, Freddy mr.ribs. Fatto fuori con una mezza firma di un contratto fasullo che poi in realtà era valido. E un figlio che va all’appuntamento armato di tutto punto. Mah.

    Inoltre, la regia appare sempre più specchiarsi alla ricerca di ammiccamenti del sempre grandioso Spacey. Su Claire Underwood concordo: miglior personaggio della 2. Perfetta e letale.

    Tutto questo non significa che la serie fa schifo o baggianate del genere. Significa farne una critica obiettiva da un punto di vista diegetico/narrativo, senza il trasporto cieco che il fan – in quanto tale – ha. Rimane un prodotto confenzionato bene, a tratti benissimo, ma che viene sviluppato in maniera zoppicante, a volte involontariamente ridicola, in alcune sue componenti.

    Vedremo nella 3, dove spero che cambino pure qualche regista. Joel Schumacher in primis: di una sciatteria da denuncia. Spero nel ritorno di Fincher.

     
    • Charlotte scrive:

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      edit: puntini aggiunti per evitare spoiler nella colonna commenti in homepage

      “Un omicidio iniziale girato come una parodia à-la Mel Brooks: senza alcun senso narrativo. Se non quello di suscitare il sobbalzo (facile) sulla sedia e chiudere una sotto-trama; il vice-presidente USA che uccide una scafata giornalista in metro, vestito come Clouseau. Il vice-presidente USA. Va bene.”
      Penso tu abbia sintetizzato in poche righe il mio pensiero sull’omicidio.
      xD

       
  12. Bof scrive:

    Voto 10 a trono di spade e 6 a questa serie?
    E’ ora di togliere dai bookmark questo sito.

     
    • Federica Barbera scrive:

      Ribadisco per l’ennesima volta i tre concetti base che andrebbero seguiti quando si leggono recensioni di un sito composto da molti autori (quindi non solo il nostro):
      1) le recensioni sono scritte da autori diversi, che la pensano in modo diverso e che esprimono il loro parere liberamente.
      2) i voti tra serie diverse non sono paragonabili per il semplice motivo che si usano scale diverse e non è davvero difficile capirne il motivo: mettere a paragone un fantasy con un thriller politico non ha semplicemente alcun senso.
      3) ultimo, ma non meno importante, una recensione è fatta di tante, tantissime parole: focalizzarsi su un numero senza considerare il resto vuol dire non dare il benché minimo valore a ciò che scriviamo, e a noi piace pensare che ci ha tra i bookmark ci legga per questo e non per delle semplici scale da 1 a 10.

      In quest’ottica, forse capirai un po’ meglio il modo in cui lavoriamo.

       
  13. mario scrive:

    dico solo una cosa:
    il trilogy frank-claire-mitchum
    :O WTF?

     
  14. matteo deb scrive:

    Sei emmezzo è un po poco, ma effettivamente la seconda serie è meno compatta della prima (fermo restando la qualità di regia e attori). Fra i punti deboli trovo che:
    Nello stesso episodio vengono introdotti due personaggi secondari (il figlio d Freddye la fidanzata d adam) fondamentali per far uscire di scena il nero e il fotografo, ma che scompaiono alla fine dell’episodio. Non si fa così.
    Inoltre è inutile uccidere Zoe, per trascinare lindagine con Lucas e compagnia per puntate e puntate, per poi chiudere tutto con un nulla d fatto.
    Non mi sembra infine che qualcuno abbia lodatola sigla, che mi ipnotizza ogni volta. Ciao!

     

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