The Americans – 2×05 The Deal

The Americans - 2x05 The Deal The Americans è una serie che ha ormai dimostrato di possedere un meccanismo narrativo impeccabile: un appassionante gioco di specchi in cui si sopravvive tramite identità fittizie, famiglie costruite a tavolino e una forte tendenza naturale al sacrificio.


L’intero dispositivo narrativo è un’elaborata spy-story che usufruisce costantemente di alcuni cliché di genere, rendendoli funzionali all’approfondimento psicologico dei personaggi principali e ad una rappresentazione storico-culturale estremamente minuziosa e curata nei minimi dettagli.
The Americans - 2x05 The Deal L’artificiosità del prodotto permette di far emergere character impegnati costantemente a mascherare una parte di se stessi; la famiglia Jennings è un’entità nata per permettere a due spie russe di potersi stabilire pazientemente negli Stati Uniti così da passare inosservati, costringendoli allo stesso tempo a rinunciare interamente alla possibilità di autodeterminare il proprio futuro. L’ottimo inizio di seconda stagione è stato parzialmente impiegato dagli autori dello show per interrogarsi sulle possibilità di sopravvivenza della famiglia Jennings, di fronte alla paura che una forza invisibile e incontrollabile possa in mettere in pericolo l’incolumità dei suoi membri: Elizabeth e Philip, nel momento in cui hanno preso coscienza della sincerità del loro rapporto, sono così stati costretti a preoccuparsi di poter conservare il loro nucleo familiare.

The Americans - 2x05 The Deal Quando gli autori dello show riescono a far emergere la complessità dell’intrigo narrativo riuscendolo a renderla funzionale al minuzioso lavoro svolto sull’evoluzione dei personaggi protagonisti, The Americans riesce a toccare vette qualitative impensabili per una qualsiasi spy fiction: The Deal è infatti uno di quegli episodi costruito con una cura maniacale, tale da rendere preziosa ogni piccola sequenza narrativa. Angelina Burnett, sceneggiatrice della puntata, è stata capace di mantenere alta la tensione narrativa in tutti i segmenti di cui è composto l’episodio; il cliffhanger che chiudeva la puntata precedente ha inoltre la capacità di garantire allo spettatore un livello di suspense elevato, così da permettergli di immergersi in medias res, direttamente nel cuore degli eventi narrati.

The Americans - 2x05 The Deal L’intero episodio è quasi interamente dedicato alla risoluzione del caso del tentativo di esfiltrazione di Anton Baklanov: la Rezidentura e l’FBI si sfidano per mantenere il controllo di una delle tante pedine dello scacchiere che regola gli equilibri di potere tra Stati Uniti e Unione Sovietica, mentre i protagonisti della vicenda si muovono come marionette costrette a subire le conseguenze della guerra strategica giocata da invisibili burattinai.
L’abnegazione alla causa di Philip è messa duramente alla prova per l’intera durata dell’episodio: prima da un logorante confronto dialettico con un provocatorio agente del Mossad e successivamente dal disperato e umano richiamo dello stesso Anton Baklanov. Attraverso l’espediente di mettere Philip a confronto con due personaggi a lui speculari, l’autrice dell’episodio riesce a porre l’attenzione su alcune delle questioni che rendono più fragili le convinzioni del personaggio interpretato da Matthew Rhys, in particolar modo sulla grande malinconia che continua a provare per essere stato costretto a lasciare la sua terra d’origine. Emerge così l’enorme portata dell’estremo atto di sacrificio che ha compromesso parte della sua vita in favore delle necessità della madre patria sovietica: Philip è stato infatti costretto a rinunciare quasi completamente alla propria identità e condannato a recitare perennemente un personaggio che gli è stato cucito “su misura”.

The Americans - 2x05 The Deal Elizabeth, allo stesso tempo, è costretta a correre ai ripari cercando di evitare che Martha scopra l’identità di suo marito Clark, facendo così saltare la copertura di Philip. L’intera sequenza del confronto è in grado di mettere in mostra le doti manipolatorie di Elizabeth e allo stesso tempo di riuscire a rendere concreta la vita coniugale alternativa di suo marito Philip, non suscitando però la sua gelosia ma comprensione e solidarietà. Durante l’episodio Elizabeth prende inoltre coscienza dello spazio che dovrà necessariamente lasciare a sua figlia, sforzandosi di prendere le distanze dalle sue convinzioni ideologiche.
The Americans - 2x05 The Deal Un’intera e sorprendente “partita” si gioca sul piano diplomatico con protagonisti Stan e l’agente Gaad per l’FBI e Oleg, Nina e Arkady per il KGB: il “patto” che permette a 1500 ebrei russi di poter tornare ad Israele sottolinea l’importanza di possedere una “merce di scambio” per riuscire ad ottenere i risultati politici desiderati. I due universi vengono prevedibilmente a collidere e con uno sconvolgente coup de théatre il finale dell’episodio si caratterizza per lo sconvolgimento narrativo che causerà più conseguenze negli equilibri  futuri della vicenda: Oleg si rivela un’abile stratega e riesce a far leva sulla paura di Stan nei confronti dell’incolumità di Nina, per poterne così controllare le “mosse” future. Quello tra Nina e Stan rischia di diventare un rapporto ancora più complesso e stratificato, dove i due dovranno necessariamente recitare diversi ruoli e dove l’unico aspetto unificatore nel rapporto sarà probabilmente rappresentato dal loro profondo sentimento reciproco.

The Deal è un piccolo ma fondamentale tassello che arricchisce l’affresco di questo sorprendente inizio di seconda stagione e che permette a The Americans – aspettando il ritorno di Mad Men – di diventare il prodotto con più potenziale drammaturgico dell’intero panorama televisivo americano.

Voto: 7,5

 

 

Davide Cinfrignini

Nato a Roma nel 1991, a 5 anni impara a leggere da solo rubando i quotidiani sportivi del padre.  Dopo essersi diplomato nel 2010 con una tesi su Woody Allen, decide di iscriversi a Studi Italiani alla Sapienza e per coerenza intellettuale si appassiona alla letteratura americana: McCarthy, De Lillo e David Foster Wallace. Amante delle arti visive trascorre la maggior parte del tempo a bombardarsi di immagini e parole tra cinema, videoclip e serie tv. Seppur non credente ha avuto Roger Federer come esperienza religiosa. Per due anni scrive recensioni cinematografiche finché si rende conto di quanto sia più affascinato dall’analisi delle serie tv, data la complessità della struttura narrativa.  Et voilà, nel 2013 approda finalmente a Seriangolo. Il resto seguitelo voi.

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