The Americans – 2×08 New Car

The Americans - 2x08 New CarPer sopravvivere, la prima regola di una buona spia del KGB deve essere innanzitutto la lucidità, avere sempre le idee ben chiare. Addestrati per “apparire” e contemporaneamente “essere” tutt’altra persona, devono conoscere e abituarsi ai limiti tra questi due versanti. I problemi nascono quando i confini tendono a scolorire e diventa concreta la possibilità di scegliere.

Phillip ed Elizabeth hanno votato le loro esistenze alla causa e alla loro Madrepatria, e la prima stagione ha raccontato principalmente le ambiguità che inevitabilmente si creano anche in nome della fedeltà più irreprensibile. New Car affronta esplicitamente il secondo livello della loro vita: il delicato sistema di finzioni, coperture, maschere – in una sola parola, la loro “americanizzazione”.

You can’t put me in a position where I have to choose between my responsibilities to our country and you.

The Americans - 2x08 New Car

Nei panni della sua nemesi (Clarke) e nei panni di padre di famiglia, Phillip incarna l’americano medio, borghese, perfettamente integrato e al di sopra di ogni sospetto. L’integrazione però è sempre stata vita di secondo grado, una necessità, una contingenza inevitabile per nascondersi mostrandosi, confondendosi tra la folla dei consumatori/cittadini americani. Ma cosa succede se gli oggetti frivoli e superficiali che affollano e riempiono le case diventano irresistibilmente attraenti anche per chi li ha sempre visti ed usati come mezzi? Buying a car is about feel: l’acquisto della Camaro Z-28 di casa Chevrolet, oggetto di tanti e tanti discorsi tra Phillip ed Henry, è il momento in cui prende consistenza tra le mani della spia il processo di americanizzazione come resa, come tentativo di adagiarsi per qualche minuto tra le comodità di un paese che ha fatto (e farà) del marketing il suo punto di forza: far apparire utile e necessario soprattutto ciò che non lo è. Phillip diventa quindi a tutti gli effetti un cliente e torna a casa trionfante sulle note di Rock This Town, inno perfetto dell’America frivola, disponibile, facile. L’auto rappresenta un pezzo di nuova tecnologia assemblato per attirare ed ammaliare, la foglia di fico che copre distraendo: è la facilità e l’arrendevolezza alle comodità del mercato che Elizabeth rimprovera al marito; anche se lontana anni luce dall’intransigenza della scorsa stagione, rimane lei il punto fermo, l’àncora ben impressa nel terreno della causa, dell’amore per la terra natale – It’s easier. It’s not better.

Had to wait in line for hours just for one game.

The Americans - 2x08 New CarAllo stesso modo, anche il triangolo Nina/Oleg/Beeman fa eco alla situazione di Phillip ed Elizabeth; ma al posto dell’auto, Nina ed Oleg hanno l’intero stile di vita americano ad attirarli. I due incarnano la giovinezza russa trapiantata negli USA mentre guardano accadere ed esplodere mode e musica, lontani e probabilmente impensabili in Russia. Persino un privilegiato come Oleg, parte di una potente famiglia moscovita, non ha conosciuto gli agi così quotidiani e scontati nel nuovo continente e mentre si trova in quella terra straniera, contenitore di divertimenti e sogni, ne vorrebbe sfruttare e conoscere ogni angolo disponibile. Ma anche per loro si palesa inevitabile il grande scarto tra ciò che sono e non smetteranno mai di essere, spie russe su suolo straniero e soprattutto nemico, e ciò che per età, per voglia, per desiderio incosciente ed immaturo potrebbero essere, ma rinnegando così implicitamente la loro stessa missione.

Oleg incontra l’agente Beeman in una grande sala giochi, piena di qualsiasi divertimento un ragazzino potrebbe desiderare, mentre lo inganna due volte: sfruttando il suo amore per Nina e raggirandolo per ottenere la sua collaborazione. In un’altra scena Nina ed Oleg si divertono a giocare sui loro computer, sotto lo sguardo severo ma ammirato di Arkady Ivanovich: l’intero episodio è attraversato da questa filigrana simbolica del videogame, una piattaforma dove è possibile simulare una situazione e diventarne l’artefice, essere il solo a comandare ciò che accade al suo interno. È, in fondo, l’espressione miniaturizzata dell’onnipotenza americana, convinta di poter fare del mondo il suo stesso videogioco, la sua stessa piattaforma mediale. I due piani, come sempre in The Americans, si intrecciano: la Storia e la storia dei protagonisti si intersecano in mille modi e su mille piani diversi. Henry, trovato ai casa dei vicini mentre dorme davanti al loro televisore e al loro videogioco, è l’espressione più nitida di quanto anche il più semplice e naturale dei desideri, il divertimento, riesca a tramutarsi e diventare il suo opposto, arrivando a ledere chi, da principio, aveva iniziato solo per sentirsi uguale agli altri, solo per divertirsi come tutti gli altri. Così Nina e Oleg progettano di confondersi in mezzo alla folla, di essere giovani americani a tutto tondo almeno per una sera – You can do whatever you want. – So can you.

The center feels Martial Eagle comes at a perfect time.

The Americans - 2x08 New Car

A controbilanciare la situazione, in casa Jennings arrivano gli scossoni che rimettono in riga e in discussione lo sfiorato mutamento di prospettiva iniziale. Da un lato c’è Henry, appunto, e il suo accorato pianto finale che fa eco al dialogo tra Phillip ed Elizabeth ad inizio episodio: chi è una butta persona? Cosa lo rende tale? Chi vorrebbe essere come tutti gli altri o chi lo rifugge costantemente? Ma soprattutto, qual è il confine tra giusto e sbagliato? La causa, l’idea, valgono la vita e la morte di chiunque ne venga coinvolto? A peggiorare e convalidare gli interrogativi, arriva la morte di Lucia, che Elizabeth non ha cercato di impedire e che ha giustificato sempre in nome della loro missione: eppure non riesce a perdonarsi del tutto. La vera risposta sarà la notizia del sottomarino sovietico abbattuto e i 160 innocenti ragazzi morti per doppio errore del KGB ma, ancora prima, per sottigliezza e implacabilità americana.

Elizabeth e Phillip vengono colpiti direttamente e ad ogni livello della propria esistenza: come genitori di un adolescente medio americano, sono costretti a dover guardare in Henry e a capire che ciò che per loro è solo copertura, è per il figlio l’unica vita che conosce e che vuole per sé; come spie, sono colpevoli di aver rubato, senza saperlo, uno dei tanti progetti aerei falsi che il governo americano ha gentilmente sparpagliato in giro per lo stato, in attesa che a rubarli fossero proprio i nemici sovietici. Sempre come spia, Elizabeth ha guardato inerme la morte di una collaboratrice, troppo coinvolta personalmente nel suo incarico per riuscire a portarlo a termine; infine, la terribile notizia del sottomarino, che li colpisce come agenti del KGB (è l’aereo costruito con il progetto rubato da loro ad aver abbattuto il sottomarino), come cittadini russi, ma anche e soprattutto per il loro essere pubblicamente cittadini americani, costretti quindi ad accettare le ipocrisie incarnate dal presidente Reagan, pur sapendo che la verità è molto diversa dai discorsi da campagna elettorale portati avanti dal presidente degli Stati Uniti. È la scossa tellurica che rimette tutto in discussione e che porta Phillip a rivolgere alla stessa auto che apriva l’episodio un nuovo e ben diverso sguardo, come chi si desta da un bel sogno e comprende che non è mai stato altro che quello, una proiezione di un desiderio – nulla di reale, insomma.

New Car fa attraversare brillantemente la prima metà di stagione alla serie rivelazione dello scorso anno, continuando a confermarsi come uno dei migliori prodotti in circolazione: stratificato, complesso, ma sempre magistralmente scritto e diretto. Forse manca un po’ di azione pura, ma ci sono tutte le premesse per un inarrestabile crescendo verso il finale.

Voto episodio: 8

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

3 Risposte

  1. Splendido episodio, a mio avviso il migliore insieme a Behind the Red Door. Bellissimo gioco di contrapposizioni: Reagan è un mostro, ma voi potete davvero dirvi migliori? na puntata costruita alla perfezione, nient’altro da dire. Che serie!

     
  2. Pietro Franchi scrive:

    Bella recensione e bella puntata, questa seconda stagione di The Americans è di una profondità incredibile: è un po’ carente di azione, come dici tu, ma per il resto non sbaglia neanche un colpo. Dagli ultimi episodi mi aspetto grandi cose! 😀

     
  3. Sara De Santis scrive:

    Anch’io credo che questo sia uno dei migliori episodi della stagione! Come in generale credo che The Americans sia una delle migliori serie in circolazione.
    Il lato “azione” è stato anche lamentato l’anno scorso e poi l’ultimo episodio ha zittito tutti! perciò direi che possiamo rivendicarne un po’ anche come mossa apotropaica!
    Tanto: la terza stagione è confermata e possiamo dormire sonni tranquilli per il prossimo anno; non rimane che dedicarsi a queste piccole carenze avendo già il cuore in pace :)

     

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