The Americans – 2×09 Martial Eagle

The Americans – 2x09 Martial EagleStili di vita differenti, costumi e credenze spesso antitetiche, modelli culturali in conflitto. La Guerra Fredda, l’emblema di ogni manicheismo novecentesco, è qui sintetizzata in una famiglia dove si incontrano Est e Ovest senza soluzione di continuità.

Se nella prima stagione la coppia e il matrimonio sono stati i “casi” maggiormente affrontati, in questa seconda è chiara l’estensione alla famiglia, in particolare sotto due aspetti: che responsabilità hanno i due protagonisti nei confronti della loro prole?; cosa vuol dire essere figli di due spie sovietiche trapiantate negli Stati Uniti e mascherate da americane? Lo scorso episodio ha affrontato quest’ultima questione dal punto di vista di Henry, quello di questa settimana si pone invece nella prospettiva di Paige.

You respect Jesus but not us

The Americans – 2x09 Martial EagleLa Chiesa come scuola di rigidi precetti, ma anche la Chiesa come luogo di rifugio e riparo dalla solitudine. Arriva come un treno in corsa la religione, soprattutto nelle sue forme più clericalizzate, a investire la famiglia protagonista di The Americans. Il finale della scorsa stagione è stato la semina iniziale, il germe della solitudine di Paige, la quale, ormai troppo grande per essere messa a tacere dalle menzogne dei genitori, ha bisogno di trovare la propria strada, con i mezzi di cui dispone e che pesca sul suo cammino. Sulla sua strada si pianta la religione, che immediatamente si identifica come variabile ingestibile per i genitori, figli di un’educazione completamente estranea ai concetti di peccato, martirio e solidarietà di matrice cristiana. L’aspetto manipolatorio della religione è quello che spaventa maggiormente Philip ed Elizabeth, terrorizzati dalla perdita del controllo, prima di tutto sulla loro figlia. La Bibbia diventa ben presto l’oggetto che meglio simboleggia il conflitto generazionale tra Paige e i genitori, testo destabilizzante persino nella sua materialità, tanto che in un momento di rabbia incandescente Philip ne strappa furiosamente le pagine. L’atmosfera al contempo austera e cupa della chiesa è protagonista di una delle sequenze più belle della puntata, per via di un fortissimo contrasto tra l’espressione serena e soddisfatta di Paige e la tensione dei volti dei genitori, sottolineata dal solito e precisissimo commento musicale.

What happened last night… you didn’t have a choice, Philip. This is a war.

The Americans – 2x09 Martial EagleNonostante questo fortissimo scossone, la religione non è la scintilla di queste fratture, come non lo era il piccolo crimine di Henry: queste due vicende non sono altro che la naturale esplosione all’interno del focolare domestico di un disagio enorme che investe Philip ed Elizabeth, per via di un lavoro al quale non sono più devoti come un tempo. Le loro priorità sono ampiamente mutate e contemporaneamente sono esplose contraddizioni di carattere etico che fanno mettere a loro in dubbio l’inevitabilità della propria missione. La morte non è una cosa semplice con cui avere a che fare, anche in un mondo completamente assoggettato alle ideologie come il loro. La soglia di resistenza dei due è ormai sottilissima: sopravvivere alle morti di persone a cui si è affezionati è sempre più difficile, tanto più se si è, più o meno direttamente, gli artefici di tali decessi. Il senso di colpa non è un sentimento esclusivamente religioso, ma investe tutta la sfera dell’umano e i due protagonisti ne sono talmente vittime da non riuscire più ad avere il controllo su nulla. Le incomprensioni matrimoniali sono ormai all’ordine del giorno ed Elizabeth non sa cosa fare per placare il tormento del suo amato: sa di essere manchevole nei suoi confronti e teme di non riuscire a essergli vicino come lo è stato lui nei suoi momenti di debolezza. Da qui derivano gli sfoghi verso i figli, non ultimo quello nei confronti di Paige, quando la sveglia nel cuore della notte imponendole di pulire casa, convinta che in questo modo capisca la fatica di essere adulti.

You’re telling me you’re going to have an affaire.

The Americans – 2x09 Martial EagleL’altra faccia della Guerra Fredda è quella delle battaglie quotidiane che si combattono giorno per giorno, fuori dai mass media e dai comizi dei leader politici. È il mondo dei mascheramenti, delle false identità, dello spionaggio e del controspionaggio, dove indossare una maschera impone una totale impassibilità verso il resto del mondo, atteggiamento che Philip (o Clark) non riesce più ad avere come prima. La Politica è solo una parte di questa medaglia, quella più appariscente senza dubbio, ma anche quella meno indagata dalla serie, che preferisce concentrarsi su personaggi apparentemente meno rilevanti, che però in realtà tengono in piedi l’intero scontro. Stan è uno dei volti più complessi di questa narrazione, tanto quanto lo possono essere i due protagonisti, e come loro è travolto da una serie di turbamenti che ne compromettono sia la sfera lavorativa che quella familiare. Tuttavia, se sul piano del lavoro questi ha capito (anche a proprie spese) quanto possa essere invasiva e traumatica una vita del genere, tanto da riflettere persino sulla facilità di tradire il proprio Paese, è dal versante familiare che arrivano i colpi più dolorosi. Sandra ha da tempo perso la pazienza, mettendo la parola fine alla continua umiliazione della propria dignità, ma è solo ora che trova la forza un per decisivo faccia a faccia col marito e lasciarlo una volta per tutte. Ha capito che le sue distrazioni non sono soltanto professionali, ma gli hanno portato via anche attenzione e desiderio sessuale e si è comportata di conseguenza. La confessione del tradimento, contemporanea allo smascheramento del marito, è forse il tanto atteso momento di gloria del suo personaggio, per troppo tempo poco sfruttato.

The Americans sfodera un’altra puntata ottima e, se possibile, ancora più cupa delle precedenti.

Voto: 8+

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

3 Risposte

  1. Pietro Franchi scrive:

    Per me questa è la puntata più bella della stagione, se non della serie. Tutto quello che chiedo da The Americans (e da una serie drammatica in generale) l’ho avuto: azione, introspezione, crisi, rottura, profondità. Sarà che amo particolarmente Philip, sarà che quest’episodio segna un punto di non ritorno annunciato fin dal pilot, ma ho amato tutto di questi 47 minuti e personalmente il 9 l’avrei dato senza problemi! Bellissimo come l’uomo non riesca ad accettare il fatto che qualcuno è capace di avere fede totale e assoluta mentre in lui tutto sta crollando, bellissimo il contrasto tra l’omicidio effettuato da Elizabeth (pulito, veloce) e quello portato a termine dal marito, commesso con esitazione e contro voglia. Ah, e Matthew Rhys è sempre stato bravissimo, ma in questo episodio I BRIVIDI: sono davvero senza parole, nella scena dello sfogo con Paige stavo tremando.

    P.S.: Bellissima recensione, come al solito! Anche se ripeto, io un 9 l’avrei osato :)

     
  2. Attilio Palmieri scrive:

    Sì è vero, un episodio davvero notevole. Però non so, credo ci sia ancora tanto margine, credo faccia ancora parte della semina, seppur meno larga di prima e più “di scopo”. Diciamo che se i frutti dovessero essere all’altezza allora anche io potrei ricredermi sul voto, però per ora la vedo in questa maniere e credo che tante sequenze, ma anche gli sviluppi dei personaggi principali (a parte Stan, sul quale si sta facendo un lavoro eccezionale) sono prese volutamente alla larga, più volte a creare un contesto, delle condizioni, quasi preparatorie per un finale dove si affonda nel concreto, rispetto al quale ho brutti presentimenti.

     
  3. Io sono d’accordo con Pietro. Per me è stato un episodio magistrale, forse proprio perché anche io amo Philip. In genere si tende a considerare i personaggi femminili di The Americans come dei piccoli gioiellini, dimenticandosi quanto anche dietro la caratterizzazione di Stan e Philip, per l’appunto, ci sia un lavoro magnifico. In questo episodio l’operazione è stata sottilissima: Clark che si ubriaca e agisce con cattiveria nei confronti di Martha proprio quando lei gli dice di amarlo “per quello che è”, la scenata in chiesa con quel ” farei di tutto per mia figlia” che suona in un modo così falso, e tragico, e alla fine vero. Matthew Rhys spettacolare.

     

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