Vikings – 2×09 The Choice

Vikings - 2x09 The ChoiceDopo alcuni episodi di stampo più volutamente descrittivo, Vikings torna – ormai a pochissimo dalla fine di questa seconda stagione – a mettere in moto la narrazione e ad accelerare il ritmo degli eventi. Ed è proprio quando riesce ad incrociare le azioni e le riflessioni dei personaggi con la Storia che la serie sforna le sue puntate migliori.

Yes. He’s always thinking, always using the terrain.

The Choice è infatti costruito su più piani: la scelta, cui fa riferimento il titolo, è il tema che investe ogni singola storyline e che le fa incastrare agevolmente in un’unica morsa.
Vikings - 2x09 The ChoiceÈ esattamente quello che accadrà all’esercito norreno guidato da re Horik, Lagertha e Ragnar che, condotti in campo aperto, vengono colti di sorpresa dalle truppe dei due re alleati, Ecbert e Aelle. Sfruttando le tecniche che il ben più colto e machiavellico sovrano del Wessex apprende dai resoconti delle battaglie cesariane, lette per lui da Athelstan, i fieri combattenti vichinghi vengono chiusi su ogni fronte e costretti a ritirarsi. Le scene di guerra, sempre a fuoco e fortemente dettagliate, hanno anche il pregio di saper raccontare la battaglia, di saper narrare e ribadire, anche nei momenti più caotici, le posizioni dei suoi protagonisti: così l’avventato Horik, assieme all’ormai fedelissimo Floki, avanza cieco davanti al nemico, mentre Ragnar (e Lagertha) rimangono indietro a tamponare l’ormai irreversibile sconfitta. In questa seconda stagione, la serie di History Channel ha posto l’accento sulla diretta differenza tra i due popoli, costruendo innanzitutto il chiaro parallelismo tra Ecbert e Ragnar Lothbrok e facendo così avverare la grande similitudine che Athelstan aveva annunciato tra i due ad inizio stagione. Ciò che Ecbert scopre e mette in pratica “studiando”, Ragnar lo compensa con l’astuzia e l’intelligenza che lo avevano spinto in principio ad attraversare il lungo viaggio dalle terre scandinave ai nuovi territori dell’ovest europeo. Nel mezzo si staglia la figura di Athelstan che dichiara ormai chiaramente la sua immensa confusione mistica e religiosa – Who are these Gods who haunt my nights and wreck my peace? – a cui lega indissolubilmente anche la fede verso l’uomo, cioè verso un mondo, una dimensione, una cultura: chi scegliere? Ecbert o Ragnar? I’m sure you would prefer that Earl Ragnar and I made peace. Perhaps then you could be at peace with yourself. A conferma della sua scomoda posizione, Athelstan diventa ambasciatore e si muove pacato tra la corte e l’accampamento vichingo, dove riabbraccia finalmente lo jarl – che lo salva (ancora una volta) da morte certa.

I am thinking about what it is like to die.

Vikings - 2x09 The ChoiceAd uscire fiero ed indenne dalla battaglia è Bjorn, non a caso soprannominato per volontà del padre iron side. Il suo personaggio, cresciuto notevolmente in questi ultimi episodi, riesce a dare il suo meglio se lontano dalla dimensione “Porunn” e se avvicinato ai suoi modelli: Ragnar e Rollo. L’affetto e l’ammirazione verso lo zio, che non vorrebbe abbandonare ferito sul campo, sono secondi solo al suo rapporto con il padre, ormai consapevole del fulgido futuro che attende il suo primogenito – anche grazie alle chiare parole del veggente (che la principessa da sposare non sia proprio l’insaziabile Kwenthrith di Mercia?). La scelta per lui è forse rimandata, ma a tramare contro la sua vita sono ormai i veri e propri antagonisti della stagione, cioè questa strana e immotivata alleanza tra Floki e Horik. Il risentimento del primo nei confronti del suo jarl, lo stesso che ha da sempre creduto in lui e nelle sue abilità di artigiano, continua a non avere una solida base alle spalle, se non una mai ben esplicitata sete di ricchezza totalmente personale che crede di poter ottenere solo alleandosi con un re. La parabola di Horik e il suo progressivo allontanamento da Ragnar è invece molto più chiara e cristallina: lì dove nega lo speciale rapporto di quest’ultimo con gli dei ed inserisce invece la sua incrollabile fiducia nel “destino” deciso dalle stesse divinità, si annida anche il suo punto debole. La modernità di Ragnar è nel saper coniugare la provvidenza (o l’irruenza, in questo caso) divina al necessario intervento dell’uomo nei suoi stessi affari. Questa distanza tra i due, ormai ampiamente descritta, si evidenzia ancora una volta non solo durante la battaglia, ma anche nel paragone tra Bjorn e Balder, il figlio prediletto di Thor, intoccabile ed invincibile per volontà del padre: chissà se la domanda lasciata sospesa a fine puntata tra Floki e Horik (I have a proposition to put to you) riguarderà proprio un attentato alla vita di Bjorn.

I came back because you and Ragnar, all of you are my family.

Vikings - 2x09 The Choice

Solo verso la fine Athelstan scioglie i suoi dubbi, almeno geografici. Il priest decide infatti di tornare indietro, lì dove era stato accolto, dove era diventato fidato consigliere e confidente, in quella terra straniera prima diffidente e poi magicamente amata – come ricordano le belle parole di Bjorn: I wanted to kill you when I was a child… and then I loved you. Assieme a lui, fanno ritorno anche tutti gli altri con Rollo costretto alle sofferenze della (si spera) guarigione, lasciando nelle mani dei britanni coloro che hanno deciso di combattere come mercenari per la principessa di Mercia, cui si deve la parte più sensualmente volgare e divertente dell’episodio – grazie ai suoi personali metodi di reclutamento militare. Portato a compimento il patto con Ecbert, l’equità tra i due schieramenti è raggiunta: al centro ci sono i due protagonisti e le loro idee a lungo termine, mentre al fianco dell’uno e dell’altro crescono invece i malumori degli alleati. Se Ragnar ha dalla sua la lealtà di Lagertha e Bjorn, deve invece vigilare su Floki e Horik; Ecbert ha invece Aelle e Kwenthrith, ma gli squilibri sono appostati dietro l’angolo. Sembra ormai certo che i prossimi movimenti di dissesto arriveranno prima all’interno di ogni fazione per investire solo successivamente anche l’esterno, travolgendo così tutti nella stessa morsa che apriva questo episodio.
Ultima menzione da fare è circa il fugace fronte scandinavo. È vero che la parte virile la fa da padrona in questa serie, ma se la controparte femminile è data solo da Aslaug e Porunn, meglio sorvolare e non sprecare minuti preziosi: la scena che ne viene fuori, cioè la “liberazione” della ragazza in stile Daenerys Targaryen del Nord, appare solo sconnessa e facilmente dimenticabile. E poi Aslaug si chiede perché tutte vogliono essere come Lagertha – chissà.

Che Vikings sia uno show di ottimo livello è stato detto e ribadito più volte, ma quando riesce a far collaborare ogni singolo frammento sintetizzando anche le svolte più repentine in una narrazione naturale, non forzata o improbabile, è allora che trasforma in energia tutte le sue grandi potenzialità.

Voto: 8,5

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

1 Risposta

  1. Ambrosia scrive:

    Diciamo che a parte essere una sfornatice di figli e fare qualche profezia a casaccio Aslaug non serve a niente. Speriamo che la tolgano di mezzo a breve!

     

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