Fargo – 1×03 A Muddy Road

Fargo – 1×03 A Muddy RoadIl progetto Fargo è stato, ed è tutt’ora, un’operazione pericolosa, così come sono pericolosi tutti quei prequel, sequel, reboot e serie “ispirate a”: di solito più importante è l’originale, più alta è la possibilità di sbagliare. 

Per portare a termine il compito in modo soddisfacente si devono seguire almeno due condizioni necessarie (ma non sufficienti): bisogna rispettare la storia e i personaggi originali. Il Fargo di FX (che per comodità chiamerò fargo, mentre sarà Fargo il film) lo fa? È riuscito a mantenere ordine nell’universo dei fratelli Coen?

È importante partire dal presupposto che se gli autori di fargo non avessero voluto un confronto tra le due opere, avrebbero almeno cambiato il titolo della serie, visto che la cittadina di Fargo non c’entra niente con la storia targata FX. Bisogna tenere ben in mente alcune cose: ricordatevi che non si sta parlando di un qualunque drama poliziesco, ma di un preciso progetto che si ispira al Premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale del ’97; ricordatevi dei personaggi di Fargo, dei loro tic, dei loro movimenti, delle loro parole, del modo in cui parlano, di ciò che li ha spinti ad agire, dei rapporti umani che hanno instaurato tra loro, della vita che hanno vissuto e di come hanno cercato di migliorarla. Ricordarselo è essenziale per poter analizzare fargo e per capire perché non può che essere uno show magari esteticamente interessante, ma mediocre nel contenuto.
Ciò che porta il debutto di questa serie ad essere deludente è divisibile in due gruppi distinti che potremmo chiamare  “rapporto con se stesso” e “rapporto con l’altro”.

Il rapporto con se stesso

Fargo – 1×03 A Muddy RoadProviamo a dimenticarci per un secondo delle origini di fargo, pensandola come una serie totalmente originale: perché non colpisce? Lo show mette in scena dei protagonisti mediocri, che compiono poche azioni di cui la maggior parte innaturali, forzate o comunque irreali. Partiamo da Lorne, killer di professione che, sebbene debba rispettare alcune regole almeno per la propria sicurezza, uccide un uomo per futili motivi senza che nessuno glielo chieda e senza essere pagato, facendosi vedere anche dai figli e da colleghi di lavoro della vittima. Nella terza puntata riesce anche nell’impresa di farsi filmare dalle telecamere degli uffici in cui trascina la sua prima vittima in ordine cronologico, in una sequenza che almeno ha il pregio di mostrarci un flashback in modo interessante senza i soliti contorni sfocati o da fumetto per farci capire che di un’analessi si sta parlando.

Fargo – 1×03 A Muddy RoadPiù avanti capiamo anche che l’uomo nel baule non è un MacGuffin, ma porta un vantaggio alla trama, che può finalmente andare avanti. In A Muddy Road, Lorne si toglie le vesti da killer e diventa un detective, scoprendo che il ricattatore che sta cercando non è altri che l’abbronzatissimo personal trainer della moglie del suo cliente che sporca di autoabbronzante la lettera anonima (in confronto i casi di Jessica Fletcher sono dei rompicapi irrisolvibili) e decide in seguito di stringerci un patto. Tutte queste azioni sono così innaturali, che non possono che essere pretesti narrativi per far avanzare una storia che non potrebbe muovere un passo con le proprie gambe.

Fargo – 1×03 A Muddy RoadPrendiamo anche il personaggio di Lester, introverso e modesto agente assicurativo, che viene sedotto da una ricca e vedova spogliarellista. Anche questo segmento di storia non ha senso: perché lei dovrebbe prenderlo tra le sue braccia, o per meglio dire gambe, se non per farsi vedere dai due uomini nascosti tra i pini che indagano sulla morte del marito? Anche in questo caso gli autori hanno avuto bisogno di una spintarella per far progredire la trama che da dopo la strage del pilot era rimasta immobile.

Gli unici punti forti dell’episodio, che lo rendono il migliore fino ad ora sono l’incipit e l’evoluzione nel finale, che apparentemente incastra Lester e lo rende vulnerabile all’indagine della zelante e pedante Molly, unico personaggio che forse ci ha capito qualcosa.
Però fargo qualcosa di totalmente originale non lo è e per questo non possiamo che analizzare la puntata anche rispetto a Fargo, nel suo rapporto con l’altro.

Il rapporto con l’altro

Fargo – 1×03 A Muddy RoadI grandi problemi di fargo li troviamo in questa categoria, in cui per “altro” mi riferisco al film omonimo da cui prende ispirazione. Ma cosa si intende con “ispirato a”? Il mood della serie riporta in modo chiaro alla mente quello del film, ma ne è solo una pallida imitazione, un tentativo fallimentare di ricreare le stesse atmosfere, così particolari e suggestive da aver contribuito per almeno il cinquanta per cento al successo di Fargo. Uno sforzo in più doveva essere fatto con la fotografia e le ambientazioni: la serie si sviluppa tutta dentro (nel grattacielo dove Molly interroga i colleghi dell’uomo morto assiderato, nel parcheggio al coperto dove l’uomo viene rapito, nell’uffici dell’assicurazione di Lester, nel salotto della vedova spogliarellista, nel commissariato di Bemidji e nel diner di Lou), mentre Fargo era immerso nella gelida neve del Minnesota, che era quasi diventata un personaggio, tanto era presente e piena di significato (la neve candida o sporca di sangue anche sulle locandine ufficiali).

Fargo – 1×03 A Muddy RoadOltre al mood, un grosso problema scaturisce dal non aver rispettato i personaggi di Fargo: passi che la storia sia qualcosa di totalmente altro rispetto a quella del film, ma i protagonisti non possono ricevere un trattamento simile. I personaggi della serie sono i personaggi del film, ma con un nome ed una storia diversa e questo è francamente inaccettabile. Il Jerry Lundegaard del film è il Lester Nygaard del telefilm: tralasciando tutta una serie di espressioni facciali, movimenti con le spalle, balbettii diffusi che non possono essere solo una citazione all’originale, i due uomini hanno lo stesso rapporto con le famiglie (sono sottovalutati in primis come uomini); hanno lo stesso tipo di lavoro (sono due venditori di poco successo); vengono trattati nello stesso modo dai clienti; hanno lo stesso rapporto con l’ufficiale di polizia donna che indaga sul loro conto; entrambi cercano di risolvere i propri problemi liberandosi della moglie; entrambi si rivolgono a dei fuorilegge specializzati per farlo e come Jerry e Lester, anche gli altri personaggi di fargo hanno la loro versione originale nel film. Perché quindi cambiare la storia, ma non inventarsi nuovi personaggi, con caratteristiche originali e proprie? O almeno avrebbero dovuto lasciare i nomi originali, riscrivendo gli eventi, come è abitudine fare nei reboot molto frequenti soprattutto al cinema.

Che si voglia fare un paragone o meno, fargo rimane un progetto deludente proprio per l’impostazione sbagliata che si è deciso di dare alla serie. Forse il film è qualcosa di troppo grande, o lo show qualcosa di troppo piccolo, fatto sta che il divario è troppo ampio per vedere Fargo 2014 senza un po’ di mal di stomaco.

Voto: 6

 

Davide Canti

Noioso provinciale milanese, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. Intanto studio, perché il pezzo di carta è importante, si sa! "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)

21 Risposte

  1. Pep scrive:

    Non sono molto d’accordo sul fatto che nell’analisi fatta si tenie conto di Fargo come se non ci fosse il film. Infatti è quasi impossibile non tenere conto dei riferimenti al capolavoro che è il film e si finisce per trovare delle critiche troppo severe alla serie che a mio parere sono esagerate. Le forzature ci sono, non lo nego, e servono a far andare avanti la storia che in un film invece ha i tempi giusti. A mio parere questa serie deve essere valutata da chi non ha mai visto il film che quindi non ha metri di paragone e forse scopriremmo che il giudizio sarebbe molto positivo.

     
    • Davide Canti scrive:

      Nella recensione ho provato a considerare la serie sia come opera individuale, sia come parte di un discorso più ampio, che comprende anche il film. L’ho voluto fare sia perché lo show, per essere considerato di qualità, deve soddisfare entrambi i requisiti, sia perché ho letto diversi pareri opposti, di chi voleva un confronto con il film e chi invece sosteneva l’assoluta indipendenza della serie. Secondo me in nessun caso la serie è degna di nota per i motivi che ho già espresso sopra. Comunque, pur avendo provato ad analizzare la serie senza pensare al film, è impossibile farlo e non è neanche giusto e in condizioni normali guadare lo show dopo aver visto il film dovrebbe portare un vantaggio allo spettatore, non uno svantaggio come in questo caso.

      Riguardo a quelle che tu chiami forzature necessarie, io le trovo forzature assolutamente da evitare. Non solo i film, ma anche le serie televisive in genere hanno un tempo da rispettare e di solito la trama è commisurata al tempo a disposizione. Se gli autori della serie hanno bisogno di forzare la mano vuol dire che la costruzione della trama non è abbastanza buona, i buchi vanno coperti per tempo e le storyline devono essere coerenti, non c’è problema di minutaggio che tenga.

       
  2. DLYuri scrive:

    Questa è una delle recensioni più “personali” che abbia mai letto (non è una critica al recensore, che reputo molto competente). Premetto che non ho visto il film e quindi già per questo forse non dovrei commentare, però sebbene si metta in chiaro fin da subito che la serie TV si ispiri all’omonimo film, in tutta la recensione si tratta della mancata identità con Fargo. Credo fosse già chiaro che la serie non ricalcasse la storia, i personaggi e quant’altro del film, essendo una serie antologica e quindi destinata a cambiare tutto ogni stagione. Piuttosto, quello che era importante, e cioè l’atmosfera coeniana, a me sembra sia più che presente, e tanto mi basta: non credo cercassero mica di fare un remake shot-for-shot. Il prodotto presenta diverse forzature, non lo si può negare, magari non vincerà l’Emmy, dal momento che nell’ultimo anno abbiamo assistito a dei completi capolavori come Breaking Bad e True Detective, ma per me è tra le migliori serie in onda.

     
    • Davide Canti scrive:

      Secondo me il problema non sta nel fatto che le due storie siano diverse (comunque fino ad un certo punto, perché moltissimi elementi sono in comune, alcuni sono presenti come semplici citazioni al film, altri son elementi strutturali, ma la cosa può anche passare), ma che i personaggi non lo siano. Tu che non hai visto il film alcuni dettagli non puoi coglierli, ma ti assicuro che sono fortissimi ed avere i Coen come produttori esecutivi nella serie non è una scusante. Quindi lo show televisivo ha deciso di cambiare la trama (cosa più semplice da fare) e tenere i personaggi (la cosa più difficile da creare. Inventarsi un personaggio completo, profondo, coerente, realistico, originale, interessante è la cosa più difficile in assoluto. Le storie sono sempre le stesse, gli autori non si possono inventare niente di nuovo, non perché non siano in grado, ma perché ormai tutto è già stato raccontato). Gli autori non sono stati in grado di fare un salto in avanti. Fargo aveva bisogno di più coraggio o più fedeltà all’originale.

       
  3. SerialFiller scrive:

    Sinceramente non comprendo affatto questa contrapposizione fra film e serie. Pur essendo l’uno la prosecuzione o meglio trasposizione dell’altro io credo che il film sia il film e la serie sia la serie punto.
    Valutare la serie in base al film è sbagliatissimo. Io ho guardato il film ma quando guardo la serie mi immergo nel’episodio totalmente e non penso al film neppure lontanamente valutando il prodotto per quel che è per qul che vale e per quel che mi trasmette.
    Da questo punto di vista io credo che Fargo sia la migliore novità degli ultimi 8 mesi dopo True detective ovviamente e poco mi importa se non ha proseguito le eccellenze del film sia dal lato trama che dal lato personaggi. Una trama del genere e personaggi del genere risultano ottimi nel panorama dele novità annuali e tanto mi basta per dare un 7,5 8 ai primi 3 episodi

     
    • Davide Canti scrive:

      Nella recensione ho analizzato Fargo in entrambi i modi (pensando al film e non pensandoci) e comunque guardando solo la serie ho trovato tantissimi difetti a livello di trama (tante forzature e scene senza senso) ed a livello dei personaggi (il killer fa il broncio e il poliziotto lo lascia andare WTF?! Oppure Lester che non ha detto una frase di senso compito in tutta la serie… quello sarebbe un personaggio scritto bene?). Credo che Fargo sia un’operazione furbetta che cerca di ricalcare tutti quegli elementi che sono piaciuti alla critica negli ultimi anni (grandi silenzi, un serial killer da trovare, personaggi con passati difficili che diventano underdog in cui riconoscersi, fotografia poco satura, puntate interminabili, “grandi” attori di cinema prestati alla tv, stagioni auto conclusive), così appena si trova qualcosa di simile si grida al miracolo. Ecco, anche no… Tornando a Fargo, posso capire che siamo solo all’inizio, ma io quello devo recensire, se la fine sarà fantastica sarò il primo a dirlo.

      Concludo ripetendo che se gli autori non avessero voluto un confronto, non avrebbero usato lo stesso titolo del film (visto che la cittadina di Fargo nella serie non cetra nulla) e non avrebbero copiato l’anima dei personaggi. Ovvio che lo spettatore è libero di non farlo, io non riesco a non pensarci.

       
  4. Simona Maniello scrive:

    Credo che lo strano rapporto di fedeltà/infedeltà della serie nei confronti del film sia molto simile e trovi una sua giustificazione in quello tra realtà e finzione che ha originato il film.
    Riporto da wikipedia:
    “Joel Coen ha detto: «Noi non eravamo interessati a questo tipo di fedeltà. Gli eventi di base sono gli stessi che sono realmente accaduti anche se le caratterizzazioni sono totalmente inventate». Tra le curiosità citate nell’edizione speciale di Fargo uscita in versione DVD, c’è la rivelazione che il caso da cui il film ha tratto maggiormente ispirazione è quello di una donna del Connecticut, Helle Crafts, che nel 1986 è stata uccisa dal marito Richard, il quale si è poi sbarazzato del cadavere utilizzando una cippatrice.”
    Da questo punto di vista quindi paradossalmente la serie sarebbe più fedele al fatto di cronaca che ha ispirato il film del film stesso. Gli autori si comportano nei confronti del film nello stesso modo in cui fecero i Coen con il materiale di partenza, ovvero rielaborandolo e manipolandolo ma senza snaturarne il senso. Questa operazione mi pare più sensata e in linea con le intenzioni dei Coen di quella del remake annacquato per aumentare il minutaggio.

     
    • Davide Canti scrive:

      Avevo letto che la serie era più aderente alla storia che aveva ispirato il film, ma questo non cambia nulla, mi spiego: io non accuso la serie di essere frutto di finzione o di essere troppo vicina alla cronaca vera. Dico solamente che i personaggi sono frutto di plagio e comunque non sufficientemente realistici in una serie che non parla di draghi e streghe, ma racconta una dimensione reale, o almeno che vorrebbe esserlo. Lorne, Lester e company sono uomini banali, spinti da motivazioni futili e comunque senza un senso (vedi il pilot dove Lorne uccide il tipo senza un vero motivo, senza farsi pagare, correndo rischi enormi per uno sconosciuto!).

       
  5. Pietro Franchi scrive:

    Sono d’accordo con Simona sulla sensatezza dell’operazione, e confermo il mio apprezzamento per questa serie che, anche se dopo il pilot ha giustamente rallentato il ritmo, è restata comunque coerente senza, a mio parere, perdere la sua qualità. C’è qualche forzatura nella trama, certo, ma niente di esagerato e niente di eclatante a mio avviso; inoltre, certe scene (come quella di Lorne che allontana il poliziotto intimidendolo, nel pilot) non le ho viste come poco realistiche ma piuttosto come surreali, appartenenti ad un universo volutamente diverso, strano, quasi comico, simile a quelli creati dai Coen nei loro film.
    Non so, tu nella recensione parli di personaggi copiati pari pari dal film o di comportamenti assolutamente inaccettabili o poco credibili, ma io non ho avuto questa sensazione e il prodotto mi è sembrato confermare le sue doti eccelse. Poi de gustibus, ci mancherebbe, ognuno ha le sue opinioni e la recensione argomenta il tutto in maniera eccellente, semplicemente non mi trovo d’accordo con i pareri esposti :) per me questo episodio è un 8 pieno!

     
    • Davide Canti scrive:

      È interessante la tesi sulle scene surreali ed effettivamente sarebbe l’unico modo di spiegarle, ma allora perché non rendere questa caratteristica molto più evidente? Perché non farla diventare l’elemento distintivo della serie? C’è differenza tra una caratteristica voluta e qualcosa di capitato per caso e secondo me in questo caso non si può parlare di scelta ragionata. In molti casi il surreale poteva dare un senso alla scena, ma ora mi sembra solo una giustificazione per un errore evidente.

       
      • Simona Maniello scrive:

        Io invece credo che questa tendenza al surreale e al grottesco (che chiaramente può piacere o non piacere) sia totalmente voluta e che sia una dei suoi tratti più peculiari. Forse questo spiega il nostro diverso giudizio nei confronti della serie!

         
  6. SerialFiller scrive:

    Io ho gia spiegato prima il mio disappunto totale verso la recensione ma ora voglio sottolineare una cosa, la cosa che al momento mi infastidice di più: il personaggio di Lester.
    So benissimo che è abbastanza caricaturale come personaggio e so benissimo che è il classico uomo medio che svolta verso un lato oscuro heisenbergizziano ma la sua goffaggine, la sua incapacità di mostrarsi innocente è disarmante. E’ vero che l’agente lo ha in pugno nonostante la diffidenza dei colleghi che reputano leseter insospettabile ma Dio santo come si fa a credere ad uno che parla pubblicamente in un ospedale con un serial killer, non denuncia il furto della propria auto, torna a lavoro dopo un paio di giorni, picchia il fratello, trema come una foglia alla vista di una divisa, non ha autocontrollo quando cade la foto del killer….e mamma mia davvero esagerato!!! Lo avessero beccato quelli di CSI già sarebbe sulla sedia elettrica!!! Esagerato.
    Questa è al momento la pecca più imperdonabile secondo me.

     
  7. bart scrive:

    Ma sbaglio o anche nel film non c’entra nulla Fargo? Lo vidi parecchi anni fa ma ricordo che i due sicari sono di Fargo e nessun altro. Come anche nella serie sono presenti i due criminali di Fargo

     
  8. william scrive:

    In effetti c’è una grossa differenza fra questa recensione e le precedenti (che condivido), il fatto di cambiare il recensore cambia il percorso narrativo e critico di chi segue le recensioni e spiazza un tantino, il fatto di avere punti di vista diversi è ok, ma a quanto pare al recensore della terza non piacciono nemmeno i primi due episodi (a giudicare dall’incipit).

     
    • Federica Barbera scrive:

      Io personalmente non condivido affatto il parere espresso nella recensione, ma credo fortemente che sia necessario avere più voci e più pareri all’interno del nostro sito. Leggere recensioni di persone che in blocco apprezzano o in blocco bocciano una serie sarebbe a mio avviso molto peggio. Mi occupo della linea editoriale di Seriangolo e l’unica regola obbligatoria è un’argomentazione valida alla propria tesi: per il resto, assoluta e totale libertà di critica.
      Può essere spiazzante, ma a mio avviso può esserlo in modo positivo: la molteplicità dei pareri e dei punti di vista è un valore aggiunto, mai un limite! :-)

       
      • william scrive:

        Ok, come ho scritto sopra sono d’accordo sulla pluralità dei punti di vista, io ho letto la prima, poi ho letto la terza e quando ho letto “Ciò che porta il debutto di questa serie ad essere deludente è..” ho pensato semplicemente, “Oh, che è successo da quell’inizio strepitoso in salsa Coen?” Tutto qui.

         
        • Davide Canti scrive:

          Anche secondo me la pluralità dei punti di vista è assolutamente positiva ed è uno dei punti di forza di Seriangolo. In questa recensione ho espresso la mia opinione, evidentemente diversa da quella degli altri autori del sito ed il fatto che tu ne rimanga spiazzato è comprensibile, però tutte le recensioni sono firmate proprio per evitare questo tipo di problemi.

          Io ti confermo che non ho apprezzato neanche i primi due episodi per gli stessi motivi che mi hanno portato a dare un voto basso (ma comunque sufficiente) al terzo.

           
        • william scrive:

          Sì, certo, capisco. Viceversa forse sarebbe efficace la pluralità di punti di vista anche sul medesimo episodio, questo tipo di pluralità credo sarebbe ottimale.

           
        • Federica Barbera scrive:

          Sarebbe sicuramente un esperimento interessante e al quale abbiamo pensato in più occasioni quando ci siamo trovati davanti ad episodi che avevano diviso il pubblico (ad esempio alcuni season finale).
          Il problema è in realtà di attuazione: mettere più pareri dentro la stessa recensione limita lo spazio e dunque le possibilità argomentative dell’autore; d’altra parte scrivere più recensioni per episodio diventa complicato per questioni di disponibilità dello staff e di copertura delle serie. Diciamo che abbiamo un calendario piuttosto fitto, ecco :-)
          Insomma, l’idea sarebbe la soluzione ottimale, ma fino a che non saremo un esercito di agguerriti scrittori per la gloria XD risulta di difficilissima attuazione! :-)

           
        • william scrive:

          Mi auguro succeda prima o poi 😉 Intanto buon proseguimento da un esercito di lettori!

           
        • Federica Barbera scrive:

          Ahah grazie mille! A presto :-)

           

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