Fargo – 1×04 Eating The Blame

Fargo – 1x04 Eating The BlameIl quarto episodio è, meritatamente quanto immediatamente, diventato l’episodio più famoso e più discusso tra quelli che sono andati in onda fino ad ora. Molte cose iniziano ad essere chiare, molte domande trovano risposta e, come spesso accade nei mystery, più si conosce più ci si sente spaesati.

 Prima ancora che andasse in onda l’episodio pilota, il Fargo targato FX è stato presentato come un nuovo adattamento, un’ulteriore rilettura, la trasposizione di un’idea di mondo in un altro formato mediale. Con i primi episodi Fargo si è contraddistinto come un una sorta di remake apocrifo, ovvero la possibilità di un nuovo autore (Noah Hawley), ispirato da quelli originari (Joel e Ethan Coen), di offrire la propria lettura di una storia di successo capace di diventare tipo. Il quarto episodio sembra smentire leggermente questo assetto, o meglio, lo arricchisce e lo integra: la serie si attacca al film come un tassello dei lego, diventando al contempo a tutti gli effetti un sequel.

Did you know the human eye can see more shades of green than any other color?

Fargo – 1x04 Eating The Blame

“God is real, God is real” dice un giovane Stravos Milos subito dopo aver realizzato di essere diventato milionario grazie a un rastrello arancione in mezzo al nulla. La sua esclamazione, pur essendo un’attestazione personale dell’esistenza divina, non ha nulla di religioso, anzi, vuole proprio celebrare il gesto divino dello sceneggiatore, totalmente umano, ma capace, in quanto Dio del racconto, di collegare due cose lontanissime e resuscitare il cadavere coeniano sepolto nella memoria cinefila di alcuni spettatori. Naturale e soprannaturale si incrociano perfettamente in un racconto del genere, che tra l’altro ha il grande merito di miscelarli alla perfezione: da una parte c’è la più banale quotidianità dell’essere umano, con personaggi di ogni tipologia morale e gerarchica accomunati dalla precarietà della loro esistenza; dall’altro l’inspiegabilità dei comportamenti di Lorne Malvo, quasi un demiurgo interno, vero e proprio Dio sceso in terra. Billy Bob Thornton è esattamente quello che è stato Javier Bardem in No Country for Old Men, o probabilmente ne è l’altra faccia della medaglia, forse più positiva, quasi un personaggio prometeico, liberatore e virus allo stesso tempo.

Guy like you, Lester, small town, small time, I think you won the lottery. But I think that you need to ask yourself: was it worth it?

Fargo – 1x04 Eating The Blame

Nonostante Martin Freeman faccia di tutto per mascherare il proprio marcatissimo accento britannico, un ascolto attento lascia intravedere una forte estraneità al contesto in cui si muove, quasi fosse uno straniero in casa propria. Tale percezione è perfetta per sottolineare la sua condizione di grande alienazione, l’essere un forestiero persino nella propria famiglia, oltre che completamente incompreso dalla società in cui si colloca e per cui lavora. Come reagisce Lester? Anche in questo caso è il corpo di Freeman a porsi come oggetto comunicativo, fonte di discorso: è infatti la mano, quell’arto destro ormai gonfissimo e in cancrena, a dare segnali d’allarme, una mano che, proprio come nell’omonimo film d’esordio di Oliver Stone, inizia a vivere di vita propria, diventando un oggetto-metafora, simbolo di una repressione che non può più rimanere inascoltata. La trasformazione della mano di Lester è per sineddoche la sua mutazione, il cambiamento di un uomo che, a seguito del trauma liberatorio dell’assassinio della moglie, inizia a guardarsi in modo completamente nuovo. Quando Lester è allo specchio riconosce un uomo dal quale è spaventato perché rivela dei lati comportamentali quasi orrorifici, inaspettati. Tuttavia, da quell’uomo è attratto, perché quell’uomo è lui e ha le potenzialità per combattere il prossimo, quell’altro da sé che da anni lo tiene con la testa sott’acqua. Lester avrebbe potuto farsi aiutare dal fratello, chiamare la polizia e forse salvarsi, ma una volta trovata l’arma capisce che può essere un uomo nuovo, capace di poter padroneggiare l’uso della violenza e operarla sui vendicatori di Hess. E ce la fa.

You’re making a mistake.

Fargo – 1x04 Eating The Blame

Stravos Milos è il testimone della Creazione, della messa in parentela tra film e serie; Lorne e Lester sono quei personaggi, o forse sarebbe ancora più indicato definirli star, che guidano la narrazione e a cui sono dedicate le scene madri, coloro capaci di metabolizzare il senso profondo della serie e trasformarlo in azione, in gesto estetico-espressivo; Gus e Molly (e in seconda battuta anche Bill) sono i rappresentanti del mondo di Fargoquelle sporgenze a forma di personaggi che non sono altro che prelievi dal reale, estrapolazioni di vita ordinaria, di quotidiano, messe di fronte allo straordinario della storia, della vita, della narrazione. Sia Gus sia Molly hanno a che fare con l’inspiegabile, con il soprannaturale, in poche parole con tutto ciò che fa parte della vita ma che non rientra negli schemi con i quali sono cresciuti; tutto ciò, insomma, che trascende i margini del loro ambiente, del loro ecosistema naturale che è al contempo quello dell’America, di Fargo e della finzione. Tutto ciò che non conoscono non è normale e quindi fa paura, è lo specchio della loro inadeguatezza e parimenti il presagio di una catastrofe ancora più grande. Cos’è la tempesta in arrivo che Billy annuncia se non quello scenario apocalittico esattamente identico al tornado posto sul finale di A Serious Man?

Episodio che porta avanti con decisione la trama orizzontale, non rinunciando a consolidare le marche stilistiche della serie e mantenendo altissima la qualità estetico-narrativa.

Voto: 8,5

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

2 Risposte

  1. Ste Porta scrive:

    Sempre meglio.
    Martin Freeman rende l’alienazione del suo personaggio perfetta – e quella mano fa quasi male fisicamente a noi, tanto lui è coinvolto nel dolore che prova.
    Che dire di Thortnon? Perfetto per il ruolo. Sto anche rivalutando un po’ il figlio di Hanks, dopo la disastrosa stagione di Dexter dov’era protagonista.

     
  2. bart scrive:

    Recensione davvero perfetta. L’unica cosa su cui non sono d’accordo (almeno sulle sue azioni in questo episodio) è che non trovo inspiegabile il comportamento di Malvo. Eccentrico forse, ma grazie a quello che ha fatto è stato dichiarato innocente e può scorrazzare liberatamente per la città.
    Secondo me comunque alla fine Lester muore per l’infezione :-)

     

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