Game of Thrones – 4×07 Mockingbird

Game of Thrones – 4x07 MockingbirdDopo l’armonica concentrazione spaziale del precedente The Laws of Gods and Men, la sconfinata dilatazione territoriale, su cui si muove quest’episodio, sortisce un apparente effetto disorientante che viene, però, colmato da una riuscita alternanza di momenti introspettivi, di alta levatura drammatica e sapienti progressioni tematiche.

Ambientato in un contesto atemporale, che coniuga armonicamente i classici stilemi del genere fantasy con quelli d’impianto tragico di derivazione greco-romana, Game of Thrones ha sempre tratto la sua cruenta forza narrativa dalla rapida e imprevedibile concatenazioni di eventi extra-ordinari che mettono costantemente in dubbio il potere di chi siede nell’ambìto trono di spade. Mancante di un vero e proprio eroe, così come di un unico antagonista da sopprimere, lo show ha fatto della coralità non solo il suo marchio di fabbrica, ma anche il perno della propria modalità espositiva, riuscendo – a volte bene, altre meno – a far emergere da quest’immenso magma di caratteri le singolarità dei vari personaggi. Nell’ultima fase di questa quarta stagione, la scelta di rifugiarsi nell’indagine psicologica è resa vincente dalla straripante potenza drammatica di Tyrion Lannister e dall’eccelsa interpretazione di Peter Dinklage.

Of course it’s a joke, just not a very funny one.

Game of Thrones – 4x07 MockingbirdDopo lo splendido monologo con cui, nello scorso episodio, ribadisce “se stesso” e la sua innocenza davanti ad un auditorio che l’ha già dichiarato colpevole, Tyrion deve fare i conti con una situazione, se possibile, ancora più ostile della precedente: Jamie non può difenderlo, a Bronn non conviene farlo e la “Montagna” da scalare assume un aspetto ancora più spaventoso rispetto a quello che, effettivamente, già le appartiene. L’articolazione diegetica che, nel corso dell’episodio, analizza la lenta e dolorosa presa di coscienza della morte da parte di un Tyrion disilluso e stremato dalla solitudine, è sorretta da una efficace tripartizione scenica che vede il folletto arrampicarsi all’interno di una curva emozionale che lo porta sempre più in basso. Durante il dialogo con Jamie ha avvio quel klimax discendente con cui Tyrion comincia a rendersi conto che l’impulsiva esplosione d’orgoglio, con cui ha richiesto la singolar tenzone, potrebbe costargli la testa.

Game of Thrones – 4x07 MockingbirdIl punto più basso arriva con il secondo dialogo, quello con Bronn – sua unica ed ultima speranza. La sottile veemenza con cui cerca di riportare l’amico sulla sua sponda – arrivando persino a promettere una fetta di Grande Inverno – tradisce l’immensa paura di un Tyrion che mai come adesso sente il vero sapore della sua vita: se colei che ama lo accusa pubblicamente e colui che credeva “amico” si lascia comprare da una moglie ritardata e dal suo “possibile” castello, cosa gli resta? Nonostante la svolta inconcludente del confronto con Bronn, la scena si eleva per una potente carica emotiva, in cui l’affetto di fondo che lega entrambi è un sottile e denso sottotesto che impregna ogni singola parola – We had some good days together; in particolare durante il commiato, quando Tyrion stringe la mano di Bronn così forte che sembra non volerlo lasciare andare: e lì che lo spettro della disperazione porta il folletto dritto nella più cupa rassegnazione.

Game of Thrones – 4x07 MockingbirdEd è proprio così che lo trova Oberyn: gonfio di lacrime fino a scoppiare, di quelle lacrime che non si versano, ma che restano chiuse nell’anima a rigare il cuore di un dolore che pare non avere nessuna via di sbocco. Il dialogo con la Vipera Rossa segue un lento percorso ascensionale, in cui inizialmente, all’eco dei richiami al passato, Tyrion non può che sentire ancora più forte il peso di una maledizione che, così come ha sorretto la sua vita, adesso potrebbe decretarne la morte. L’affascinante principe di Dorne, però, costruisce il racconto su un piano di senso inverso rispetto a quello che Tyrion avrebbe facilmente immaginato: mettendo l’accento su quell’umanità negata al piccolo e mostruoso Lannister – “That’s not a monster, that’s just a baby.” –, trova l’assist perfetto per introdurre il suo desiderio di giustizia – And what about what I want? Justice, for my sister and her children. Gregor Clegane è una Montagna su cui Oberyn Martell desidera arrampicarsi da molto tempoI will be your champion.

No balance anymore.

Game of Thrones – 4x07 MockingbirdL’eco della Montagna si espande anche oltre i confini di Approdo del Re e, attraverso i racconti del fratello Sandor, la sua brutalità ci appare ancora più atroce. Il richiamo tematico, anche lieve, è un ottimo espediente per creare una sorta di armonia tra frammenti spazialmente e narrativamente sconnessi tra loro. In questa puntata una sorta di filo rosso, per quanto flebile, cerca di tenere unite la maggior parte delle storyline prese in esame. Il viaggio di Arya e del Mastino continua con le stesse modalità d’interazione che ha avuto sin dal suo esordio, ma qui c’è un piccolo passo avanti dell’uno verso l’altra, proprio attraverso il ricordo della crudeltà di Gregor. Sandor nel raccontare l’angheria ricevuta dal fratello assume una postura che ne annulla la maestosità: è come “rimpicciolito” dalla paura e dal dolore che ancora gli incute il ricordo dell’abuso subito. In una fase dell’episodio in cui le sorti di Tyrion sono ancora incerte, l’accoratezza del racconto del Mastino serve ad amplificare il già ampio sconforto per le sorti del folletto.

Anche il peregrinare di Brienne e Pod, stavolta, assume un valore di richiamo tematico: l’improvviso incontro con Frittella lega la ricerca di Sansa a quella di Arya e, ipotizzando un cambio di rotta verso Nido dell’Aquila, collega l’espletamento della promessa a Catelyn con l’esito della tragedia che sta per avvenire nella Valle. Lo stesso non si può dire del frammento riguardante Melisandre e Selyse, in cui – tra l’alternarsi di timore e riverenza della regina verso la sacerdotessa e l’articolato disquisire sulla menzogna e i suoi frutti – l’unica nota rilevante è che Melisandre ha ordito un altro dei suoi piani diabolici, che questa volta pare coinvolgere l’eretica figlia di Stannis.

Game of Thrones – 4x07 MockingbirdUn discorso a parte va fatto per Daenerys e Jon Snow. Le due storyline vivono quasi di vita propria e, in potenza, hanno la forza – come è spesso accaduto in passato – di reggere l’impianto tematico di un intero episodio. Però, in questa fase del racconto, sono ancora stagnate nell’attesa dell’evento che possa travolgerle: lo scontro con i Bruti da una parte e quello possibile con Yunkai dall’altra. Se Jon Snow, con l’appellativo di “codardo”, è stato deriso dai confratelli per la proposta di chiudere il ponte in vista di un’invasione di circa centomila uomini, Daenerys accetta i consigli del fedele Mormont e decide di non rispondere alla brutalità con il terroreThey can live in my new world or they can die in their old one. Daario sarà pure entrato nel letto della bella Khaleesi, ma non è riuscito ad offuscare del tutto la saggezza di un Jorah che resta sempre determinante all’interno del percorso di crescita – da “conquistatrice a regnante” – compiuto dalla Madre dei Draghi.

A lot can happen between now and never.

Game of Thrones – 4x07 MockingbirdIl canto del tordo beffeggiatore del titolo, come monito di un’imminente catastrofe, arriva chiaro e forte sul finire dell’episodio. Lord Baelish, silenzioso e nascosto tra le alte montagne di Nido dell’Aquila, continua ad essere il più scaltro burattinaio degli eventi, senza destare sospetti e incutere timori tra gli alti ranghi di Approdo del Re, troppo impegnati a condannare il più “comodo” colpevole piuttosto che a scovare il reale responsabile della morte di Re Joffrey. La neve che cade leggera risveglia in Sansa il dolce ricordo di una casa che può solo riprodurre a memoria con la neve. Quando Grande Inverno viene distrutto anche nella sua forma di scultura di neve, la piccola Stark, questa volta, non riesce a trattenersi e tira uno schiaffo a quell’insolente Robin, signore “fantasma” della Valle. Sansa, a poco a poco, sta andando oltre se stessa, e, per quanto a questo improvviso scatto d’ira segua un puntuale disorientamento, il peso dato alla cosa – così come al bacio di Petyr – le scivola di mano, molto più fluidamente di come sarebbe accaduto in passato. Anche nel momento di più atroce terrore, il suo atteggiamento conserva la parvenza di un cauto contegno: la piega inaspettata presa dagli eventi – passare dal sentire sulla pelle il forte odore del vuoto, proveniente dalla Porta della Luna, al vedervi precipitare la zia – la lascia in una contenuta inerzia che può svilupparsi in ogni direzione. Ipotecata la chiave per il Nord, tutto lascia credere che le mire espansionistiche di Littlefinger siano solo agli inizi.

In definitiva, Mockingbird è un buon episodio, lento nei raccordi di approfondimento tematico ma ricco di momenti densi di pathos. Alea iacta est (il dado è tratto): le vele del racconto volano spiegate, e la rotta segnata pone le basi per un incandescente finale.

Voto: 8

 

 

6 Risposte

  1. Gabriele scrive:

    Come sempre, bella recensione, ma “klimax” si scrive “climax”!

     
  2. SerialFiller scrive:

    Bando alle ciance e ciancio alle bande a me questa stagione di GOT attizza da morire.
    Sorprendente, più compatta, ritmo alto e buoni dialoghi.
    Decisamente in ripresa.

     
    • Federica Barbera scrive:

      sono d’accordo. io non sono una super-mega-fan di GoT e dopo la prima ottima stagione sono rimasta fortemente delusa dalla seconda e dalla terza, ma questa quarta – a parte qualche lieve pecca – la trovo davvero buona.

       

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