Gomorra – 1×03/04

Gomorra – 1x03/04Dopo un esordio sbalorditivo sotto ogni punto di vista, Gomorra – La serie ritorna con un’altra coppia di episodi, se possibile ancora più attesi perché in gioco c’è la prova del nove, la conferma degli altissimi livelli della serata d’apertura.

Non è difficile dire che questa conferma è arrivata immediatamente, come del resto indicavano le enormi aspettative poste su questo prodotto. Fortunatamente, anche dal punto di vista degli ascolti la serie ha risposto molto bene, mantenendo dei livelli decisamente alti per la media della rete. La promozione della serie, radicale e virale come raramente è stato fatto in Italia, è senza dubbio uno dei maggiori responsabili di questo successo, ma non va dimenticata la qualità narrativa e estetica maniacalmente studiata a tavolino, che ha in Romanzo Criminale – La serie il riferimento casalingo da raggiungere e superare e nelle affini serie d’oltre oceano (The Sopranos su tutte) il modello a cui tendere.

A Don Pietro Savastano! Come lui ci sta solo Hamsik!

Gomorra – 1x03/04Stefano Sollima decide di aprire questa seconda coppia di puntate con un paio di inquadrature programmatiche, riprese in esterni che mostrano l’entrata di Pietro Savastano nel carcere di Poggioreale a Napoli, dando inizio così al nuovo volto di Gomorra che si allontana per un attimo dal genere gangster, o meglio, che a quest’ultimo affianca una variante, quella del prison drama, da anni ormai largamente codificata nel panorama televisivo internazionale. In questo caso è perfetto il connubio tra le ricorrenze classiche del genere carcerario e la loro declinazione in salsa napoletana, che comprende tutta una serie di inconfondibili modi di dire e l’abitudine a parlare di cibo sempre e comunque – un esempio tra i tanti può essere Don Pietro che spiega come si preparano le linguine con gli scampi. Come era prevedibile, il boss fuori è anche boss dentro: tutti infatti lo venerano, sin dalla sua entrata in carcere. Tutti lo proteggono e lo seguono ovunque, a cominciare da Pasquale, quasi un nuovo figlio putativo da crescere, giovane scapestrato alle prese con il passaggio all’età adulta all’interno della criminalità organizzata. Il nemico numero uno di Pietro è però il direttore del carcere con cui comincia una vera e propria partita a scacchi in due atti: il primo è vinto in maniera estremamente spettacolare da Pietro, il quale organizza una ribellione che blocca l’intero braccio del carcere, dimostrando al direttore di poterlo controllare da solo; il secondo è però vinto da quest’ultimo che, corrompendo uno degli scagnozzi del boss, intercetta una telefonata oltremodo compromettente che manda Don Pietro al 41 bis.

Mammà, ti presento a Noemi, che nel mio cuore ha gettato i semi.

Gomorra – 1x03/04Don Pietro è bloccato, paralizzato, e la sua assenza è pesantissima per gli equilibri del clan specie rispetto alla gestione dei rapporti di forza con le gang rivali, ma anche rispetto alle irrisolte questioni interne, per le quali un tempo bastava un semplice gesto del capo. Ora Genny e Ciro (con la partecipazione laterale e indiretta di Imma) sono al comando, o quantomeno per ora fanno le veci del capo immobilizzato. Ciro “l’Immortale” si occupa di tutte le faccende più tecniche, andando a trattare con gli infiltrati e con gli avvocati e dimostrando grandi qualità di leadership, ma è Genny quello che fa il percorso più lungo. Un grande boss deve avere per forza al suo fianco una grande donna – o almeno averne una –, quella che nel gangster movie è chiamata la “pupa del gangster”, solitamente bionda, incredibilmente viziata dal suo amante-padrone e completamente repressa e sottomessa. Noemi è quella giusta, la seconda chance, lo spunto per dimostrare a tutti di poter fare con le donne quello che fa con gli oggetti, come con la macchina dell’avvocato. La conclusione del terzo episodio è uno dei momenti più alti visti offerti dalla serie fino ad ora, dove sceneggiatura, regia e interpretazioni degli attori sono in stato di grazia: Sollima offre una vera e propria lezione di montaggio parallelo dove da un parte ci sono Genny e Noemi nel loro incontro d’amore – benedetto dalla presenza scenograficamente indimenticabile del cantante neomelodico napoletano Alessio; dall’altra parte, ma raccordata dalle stesse note musicali, c’è la morte al lavoro, ovvero il suicidio in carcere di Pasqualino, che non riesce a reggere più quella vita e decide di farla finita. Una sequenza dalla potenza visiva straordinaria, che rimanda direttamente ad un montaggio parallelo di Romanzo Criminale – La serie, dove da una parte si ballava sulle note del Califfo e dall’altro avveniva l’esecuzione di uno dei personaggi più carismatici della stagione.

‘E scimmie so’ bell’ quando fanno quello che dice il padrone, perché se vogliono comandare da sole, diventano pericolose. S’ hann’ abbattere.

Gomorra – 1x03/04Tra i due atti della permanenza in carcere di Don Pietro Savastano, tra la fiammeggiante ribellione e la reclusione al 41 bis, c’è tutto il tempo di iniziare ad avere a che fare con la gestione del suo potere criminale tra le mura della prigione, e con la necessità di negoziare prima di tutto per sopravvivere, perché in carcere puoi essere anche il più potente di tutti, ma ci sarà sempre qualcuno in grado di costruire un coltellino e piazzartelo nell’occhio. Il clan dei neri è l’espediente narrativo perfetto per mostrare la mentalità arrogante e retrograda di Pietro, che si rivela essere la madre dei suoi attuali fallimenti. Il genere carcerario prende completamente il sopravvento su tutto il resto, spingendo Sollima a relazionarsi al più importante dei modelli di riferimento, Oz, serie creata da Tom Fontana per HBO – prima e più importante fonte di codifica dell’abc della vita di prigione nonché fucina inesauribile di miti e leggende interne alle mura del carcere. L’ora d’aria, le risse tra bande, i clan divisi per etnie, sono tutti luoghi narrativi ormai comprensibili ai più e quindi facilmente declinabili in base alle esigenze del racconto in questione, che nel caso specifico vede Don Pietro vittima del proprio stesso ego e della propria incapacità di fare autocritica.

Si nun’ eri ‘o figlio e Pietro Savastano t’ tagliav’ a cap’!

Gomorra – 1x03/04Questa seconda coppia di episodi lavora attorno agli spazi e ai concetti di fuori e dentro, da sempre fondamentali quando si parla di criminalità, basti pensare alle sontuose ville dei boss imprigionati in lugubri costruzioni. Se il dentro appartiene al genere carcerario e a Don Pietro Savastano, il fuori è lasciato nelle mani di Genny e Ciro, veri e propri eredi e potenziali detentori di un patrimonio inestimabile ma anche di una patata bollente ingestibile. La “questione africana” è il primo scoglio da superare oltre che la cartina al tornasole della differenza generazionale tra il boss e i due giovani. Genny e Ciro, vivendo la strada tutti i giorni, si rendono conto perfettamente di quanto la città sia cambiata negli ultimi anni e di come non sia più possibile una gestione autoritaria come in passato perché l’immigrazione ha dato vita a delle sacche di resistenza inscalfibili, dislocazioni africane innestate sul suolo partenopeo. La missione che conclude il quarto episodio, ordinata spietatamente da Pietro con un cellulare (mai atto fu più sconsiderato), riesce ad andare parzialmente a buon fine, ma ha un effetto devastante sulla crescita e la maturazione di Genny. Se già prima il giovane erede vedeva in Ciro il suo mentore, ora l’aver condiviso il primo vero faccia a faccia con la morte lo fa essere completamente soggiogato all’Immortale, tanto da ergerlo a proprio padre putativo. La reclusione di Don Pietro nel 41 bis apre nuovi scenari sul futuro con Genny, che potrebbe acquistare pieni poteri con Ciro al proprio fianco.

L’inquadratura che chiude l’episodio, con Genny all’interno della limousine bianca, i bambini che lo inseguono e sullo sfondo le Vele di Scampia, è forse quella che meglio racchiude l’altissima qualità che la serie ha dimostrato fino ad ora.

Voto: 8,5

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

3 Risposte

  1. SerialFiller scrive:

    Non riesco a capire se a girare questa serie sia stato Sollima o Chase.
    Meravigliosa.
    Don Pietro mi manca però….dietro quel vetro in quei 3-4 minuti con i suoi messaggi in codice è stato spettacolare.
    Genny è proprio idiota e secondo me rappresenta l’unica grande debolezza della serie. Un po troppo macchietta un po troppo esagerata la sua superficilità e immaturità

     
    • Federica Barbera scrive:

      non saprei. su certe cose sì, magari è un po’ esagerato – le frasi per conquistare Noemi.. va beh – però non lo trovo un personaggio costruito debolmente. E’ invece interessante vedere il figlio del grande boss che vorrebbe essere come il padre (anzi, come Ciro) ma non riesce, nonostante sia vissuto in mezzo a quelle situazioni da sempre. Ci si aspetterebbe altro, non questo. Magari sbaglio, ma credo che sia potenzialmente un personaggio più sfruttabile in termini narrativi.

       
  2. Frinfro scrive:

    Fantastica, non c’è altro da dire. Fortuna che in Italia abbiamo gente come Stefano Sollima che riesce a portare in salsa nostrana la fotografia, sceneggiatura, costumi e qualità delle serie tv oltreoceano. E un plauso a tutti gli attori: nessuno fuori posto, il Pietro Savastano di Fortunato Cerlino è grandioso. Dal teatro possiamo ancora pescare degli attori di una profondità e piglio recitativo da far invidia agli States. Peccato che però la gente è inebriata dalle purcherie tipo Cesaroni, Garko e Arcuri. Così come per Romanzo Criminale, pescare nel meraviglioso e valido “sottobosco” del panorama teatrale italiano, può riservare un cast recitativo che rasenta la perfezione.

     

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