Gomorra – 1×05/06

Gomorra - 1x05/06Sono nato in terra di camorra, nel luogo con più morti ammazzati d’Europa, nel territorio dove la ferocia è annodata agli affari, dove niente ha valore se non genera potere.

Roberto Saviano, Gomorra. 

Queste parole arrivano quasi in chiusura del romanzo di Roberto Saviano, pubblicato nel 2006, che si è imposto sulla scena narrativa contemporanea come uno dei più importanti e controversi casi editoriali italiani. Il romanzo è scritto totalmente in prima persona, le testimonianze e i dati che scorrono sulle pagine sono filtrati dal narratore-autore che usa la propria stessa vita (e successivamente la sua incolumità) come garanzia di veridicità – la parola che grida verità, per riprendere la formula di pasoliniana memoria usata dallo stesso Saviano.

Gomorra - 1x05/06

La riduzione cinematografica prima e seriale adesso si discostano ampiamente (e saggiamente) dalla struttura romanzesca primigenia, decidendo di raccontare la storia dei cattivi dalla parte dei cattivi e di strizzare l’occhio ai modelli oltreoceano. Così ci troviamo consapevolmente immersi nel flusso accattivante di un’italianità di altro sapore, di altro stampo, finalmente lontani dai modelli nazional-popolari ed osceni del moralismo a buon mercato, dove il personaggio messo in scena deve in qualche modo essere sempre un “finto mostro”, costantemente ad un passo dalla redenzione. Il mondo di Gomorra – la serie è un arcipelago di egoismi e di macchinazioni: i legami fuori dalla famiglia hanno senso e ragione di esistere solo se utili per eventuale tornaconto personale, in caso contrario vanno recisi alla radice. In questi due episodi, che segnano il giro di boa di metà stagione, il racconto si focalizza sulla terna Imma/Genny/Ciro e sugli equilibri precari che continuano a configurarsi intorno al termine medio, malleabile e manipolabile, rappresentato dal personaggio di Genny: ottenere il controllo su di lui equivale ad avere il potere, equivale ad essere il Pietro Savastano fuori dalle spesse mura del carcere.

Gomorra - 1x05/06Nelle due puntate precedenti la scena principale era occupata da don Pietro e dalla sua detenzione, per inquadrare la continua tensione tra la conservazione della sua autorità al di fuori del carcere e l’imposizione della stessa nelle maglie della gerarchia interna. Con il bel twist finale e il fuorigioco momentaneo del boss, la narrazione ha ora il totale via libera sull’esterno ed evade dalle buie celle del penitenziario per concentrarsi sui dissesti provocati dal momentaneo vuoto di potere. Il primo ad approfittarne è Franco Musi, il bankster finanziario, che abbiamo visto finora aggirarsi nei luoghi vacui della camorra campana; questa volta saranno Imma e Genny a lasciare Napoli e a vagare per le strade di Milano. Il quinto episodio, diretto da Francesca Comencini, gravita intorno al personaggio di Franco mentre ne costruisce prima la stabilità familiare (nonostante le scappatelle in terra napoletana) e poi, in un veloce precipitare di eventi, la vorticosa autodistruzione della propria serenità.

Gomorra - 1x05/06L’apparentemente incrollabile Musi ha una vita perfetta: una bella moglie, una bellissima figlia acquisita, Perla (Matilde Gioli, al suo secondo ruolo dopo il debutto ne Il capitale umano di Paolo Virzì), e un nuovo figlio in arrivo. Ma l’ingordigia e la troppa sicurezza nell’intuito finanziario si riveleranno essere i suoi punti deboli, soprattutto se a tirare fuori gli artigli e a salire alla ribalta è donna Imma: il personaggio della bravissima Maria Pia Calzone invade lo schermo e decide di prendere in mano le redini della situazione. Come la regina che deve mantenere caldo il posto del marito o prepararlo per l’ancora immaturo figlio, Immacolata Savastano entra, da un lato, nelle dinamiche familiari di Musi con sottili e semplici parole “di cortesia”, dall’altro prende le misure del suo regno, appuntando meticolosamente a quanto ammontano i possedimenti.

Gomorra - 1x05/06Musi vive nelle dimensioni eteree dell’alta finanza, quelle silenziose e virtuali delle valute e dei prestiti, dove la ricchezza non si può toccare o vedere ma solo conoscerla in potenza – “i soldi creano soldi. E io li so fabbricare i soldi, donna Imma, senza tirar fuori un centesimo“. Imma, Genny, don Pietro, Ciro, tutti loro invece vivono nella dimensione del reale, dove la quantità di cose materialmente possedute identifica quanto profondo e radicato sia il potere. E infatti la casa dei Savastano è piena, è un bazar impazzito di cose, un accumulo di oggetti sempre troppo grandi, troppo pacchiani, troppo fatiscenti, come il loro modo di vestire; a Milano gli ambienti sono invece asettici, sobri, colorati ma eleganti, così come le persone e i loro abiti.
La sensualità del materiale si rispecchia anche nei rapporti personali: Genny compra voracemente regali, come gli orecchini per Noemi che la qualificherebbe ormai di “sua proprietà”; Ciro e i suoi modi carnali, pieni di abbracci e baci a quel figlio putativo che in realtà è solo la marionetta da dover manovrare al meglio; il turismo di donna Imma per le vie di Milano mentre contempla le proprietà – solide, alte, sicure – dei Savastano, sparse in quella fredda città del nord. A perdere il controllo su tutto è proprio Musi, che, per un errore intangibile ma vitale, si scontra con l’incorruttibilità umana prima e con la prepotenza di donna Imma poi: magari annullandosi può far scomparire i problemi, così come voleva fare con i soldi; eppure, perversamente, sono esattamente quei primi contanti “veri” ad innescare il domino degli eventi fino al suicidio finale.

Gomorra - 1x05/06A questo punto, ad Imma non rimane che dividere Genny e Ciro. Messa fuorigioco anche l’invadenza del bankster milanese e godendo del privilegio di essere l’unica referente di don Pietro, la matriarca Savastano riesce a mandare Ciro in Spagna per sistemare gli affari con Salvatore Conte – disegnandogli, così, un inequivocabile bersaglio dietro la schiena. Il percorso di Ciro assomiglia sempre di più ad una lunghissima corsa ad ostacoli, piena di prove e tranelli da risolvere per avere salva la vita. Che sia bere l’urina del proprio boss, che sia una non richiesta nuotata in mare aperto o puntarsi una pistola alla tempia (in pieno stile Il Cacciatore), l’uomo è costretto a trascendere continuamente i propri limiti e a farlo da solo.
Per il sesto episodio, Stefano Sollima torna dietro la macchina da presa e costruisce una puntata fortemente chiaroscurale, soprattutto quando è Ciro ad essere protagonista: questo personaggio è infatti il più volutamente enigmatico, pieno di ombre e di cose non rivelate, incomprensibile fino in fondo e irrisolto nelle sue motivazioni più profonde. Che il suo obiettivo sia arrivare ad ottenere il potere è la parte più chiara in assoluto, ma dove sia disposto ad arrivare e cosa sia pronto a sacrificare per giungere alla meta è esattamente il percorso che si sta costruendo episodio dopo episodio. Questi campi sono invece chiarissimi per quanto riguarda Imma: immersa in una luce troppo finta e calda, continua il suo lavoro per circoscrivere i confini familiari, per scavare il solco più invalicabile possibile per tagliare il resto del mondo fuori dalla ristrettissima cerchia Savastano di nome e di sangue.

Gomorra - 1x05/06Ciro, in questa tappa del suo apprendistato, scopre che avere il 50% possibilità di vivere/sopravvivere/vincere è meglio che non averne nessuna, ma soprattutto che sfidare i propri confini coincide con un’euforia senza uguali – resa perfettamente nella scena in mare all’alba, non a caso. Ecco quindi che decide di scommettere sul suo ritorno a Napoli, sulla sua influenza su Genny e sulla sua capacità di essere un acuto criminale, uno che ragiona e pensa alle proprie mosse. Esistono tanti gruppi di criminalità organizzata, ognuno con i propri giochetti, feticci ed usanze, ma tutti sono accomunati da una sola cosa: l’ambizione, la leva che può ribaltare qualsiasi frangente. La pace tra Salvatore Conte e Ciro, tra Salvatore Conte e i russi grazie a Ciro, sono “solo” le ennesime prove brillantemente superate – ma c’è altro a (non) aspettarlo a Napoli.

Gomorra - 1x05/06Imma invece, per la prima volta, impartisce una lezione a suo marito: armata di foto, di ricordi, di frammenti (le stesse cose che Musi stava invece costruendo da capo), parte da questi piccoli oggetti materiali per ricordare a don Pietro che quell’architettura familiare è l’unico triangolo saldo su cui fare affidamento. Anche i Savastano tentano di assaporare l’immaterialità di cui è fatto l’amore, l’affetto, la fiducia, ma questi, nella logica camorrista, devono generare altro: niente ha valore se non genera potere – e infatti gli abbracci di donna Imma non sono generosi ma avari, e forse anche per questo cercati disperatamente. Il bisogno congenito di fisicità di Genny, l’ossessione per la celebrazione costante e la sua inclinazione ad appoggiarsi sempre a qualcuno sono i punti deboli che Imma cerca di arginare, ma non è detto che l’Honduras sia abbastanza lontana per fermare un Ciro sempre più determinato.

Anche con don Pietro marginale, Gomorra riconferma ancora una volta e da altro punto di vista la compattezza della scrittura, lo stato di salute dei suoi attori e la capacità di non scendere mai nel banale. Uno dei grandi pregi della serie è il sapersi rilanciare in mezzo a citazioni, riferimenti e modi narrativi della serialità americana senza produrne una sbiadita macchietta o parodia, ma riuscendo ad elaborare ed ereditare sapientemente da questi per inventare (finalmente) qualcosa di totalmente italiano e totalmente bello.

Voto: 8,5

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *