Hannibal – 2×10 Naka–Choko

Hannibal – 2x10 Naka–ChokoCome in un conico gioco di specchi che rifrange la luce in mille direzioni diverse, Hannibal, a tre puntate dal season finale, gioca la carta dell’ambiguità, costruendo un episodio in cui ogni parola, ogni immagine, ogni inquadratura sembra tutto e il suo esatto contrario.

Se la prima stagione ci aveva mostrato la fragilità della mente umana al limite di una deriva psicologica, questa seconda annata pare virare verso l’opposta rappresentazione di un intelletto che tiene serrato il timone della propria identità, anche nel mezzo di una burrascosa tempesta percettiva: l’abisso è ad un passo da Will, ma tutto lascia credere che il professore abbia sviluppato la rara capacità di guardarvi dentro sostenendone la forza attrattiva, rimanendo perfettamente in equilibrio al di là da esso. Nonostante questa sia la sensazione predominante, si spiegano le vele dei “forse” e tira forte il vento dei “se”. Le acque sembrano confondersi, inondando la mente dello spettatore di mille dubbi sulla reale natura degli eventi che, pacatamente, s’intrecciano l’uno sull’altro: siamo di fronte ad una complessa ridefinizione del concetto di limite, ad una meticolosa e programmatica azione manipolatoria o ad una, inaspettata quanto improbabile, discesa negli inferi?
Lo sviluppo di questa stagione è stato sostenuto da una fluida ricomposizione delle numerose ellissi temporali che intercalavano la narrazione della stagione d’esordio, finendo per generare nel fruitore un profondo desiderio di compensazione di tutti quegli attimi “perduti” all’interno dell’ellittica esposizione diegetica. Però, mentre prima le ellissi trovavano una giustificazione nei disorientanti blackout di Will, adesso diventano solo meri espedienti per insinuare un dubbio di cui forse non c’era davvero bisogno.

If you can’t beat Hannibal Lecter, join him.

Hannibal – 2x10 Naka–ChokoLa progressiva “rivelazione” della reale natura di quei metodi “poco ortodossi” utilizzati da Hannibal sui suoi pazienti – scovare l’istinto omicida e alimentarne la fiamma – serve ad inquadrare all’interno di una manifesta logicità quell’egocentrica debolezza che lega il dottore al suo privilegiato paziente: Lecter vede in Will la possibilità di creare il suo capolavoro, il coronamento di quella perversa arte maieutica che sostiene e “nutre” il suo ego. Il viaggio che ha condotto Will Graham verso una completa e più efficace lucidità passa attraverso la piena comprensione del “disegno” che il suo aminemico aveva creato per lui. Dopo aver fallito ogni canonico tentativo – le indagini di Beverly e la confessione di Gideon –, dopo aver assistito, impotente, al magistrale lavoro svolto da Hannibal su Miriam Lass e Frederick Chilton, Will ha compreso che la fortezza di Lecter non può essere espugnata attraverso agguerrite battaglie campali, ma necessita di un articolato piano strategico da attuare all’interno della sua roccaforte. Le carte che sostengono il lugubre castello dietro cui si cela il gelido cannibale cadono una dopo l’altra rendendone visibile il fulcro, come ombre cinesi il cui velo si dispiega su se stesso lasciandoci vedere chiaramente ciò che prima era solo intuibile.

Hannibal – 2x10 Naka–ChokoPer quanto questo processo esplicitante sia sostenuto da splendidi dialoghi e immagini suggestive, la sua eccessiva dilatazione rischia di sfiorare una ridondanza che frenerebbe la parabola ascendente imboccata dallo show, ma è ancora troppo presto per parlare di involuzione; inoltre il fatto che manchino solo tre episodi alla conclusione della stagione lascia ben sperare in un repentino acceleramento narrativo. A sostegno di questo ottimistico presentimento abbiamo anche il riuscitissimo inserimento dei due fratelli Verger, in particolare di Mason, interpretato da un dirompente Michael Pitt perfettamente in character, folle e disturbante quanto basta per lasciarci sperare in uno scoppiettante finale.

«Did you kill him with your hands?»
«It was intimate»

Hannibal – 2x10 Naka–ChokoFino a che punto Will è disposto a sporcarsi le mani? Quanto è labile il confine che separa la “persona” dal “personaggio”? Questi quesiti hanno legittimità d’esistere solo seguendo un’ottica interpretativa che, per quanto sia conforme ad una logica evoluzione tematica dello show, è tutt’altro che certa. L’insinuarsi del dubbio, però, sembra entrare nella narrazione un po’ troppo forzatamente, creando quasi una sorta di disorientamento cognitivo. L’evoluzione del personaggio di Will Graham ha seguito un arco di trasformazione che rasenta la perfezione, creando tutti i presupposti necessari per trovarsi esattamente nella posizione in cui sta ora: faccia a faccia con Hannibal, in una situazione di reciproco dominio psicologico, pronto a sferrare l’attacco mortale colpendolo direttamente in quell’unico tallone rimasto scoperto. Ed è questa la strada che, secondo una coerenza diegetica, dovrebbe essere percorsa, senza ulteriori indugi verso una deriva criminale che mal si sposerebbe con lo sviluppo della caratterizzazione drammatica di Will.

Hannibal – 2x10 Naka–ChokoLa lucidità con cui Graham analizza la crime sceneThis is the nightmare that followed him out of his dreams –, immedesimandosi in se stesso, ha tutte le caratteristiche di un omaggio alla sagace perspicacia del dottore: descrive le sue azioni inquadrandole attraverso definizioni che paiono sgorgare direttamente dal pensiero di Hannibal, come a volerne sottolineare il merito. Anche nella scelta di mettere da parte il fucile e affrontare Randall a mani nude potremmo intravedere la volontà di compiacere “il maestro”, riecheggiando una loro precedente conversazione circa l’intimità dell’omicidio perpetrato senza l’intermediazione di armi. Qui, però, le dinamiche della lotta risultano inquinate dalle sovrapposizioni delle proiezioni di Will – che immagina di uccidere Hannibal – rendendo di difficile valutazione il reale coinvolgimento emotivo con la vittima e aprendo una prima crepa per l’insinuarsi del “dubbio”. È, però, con l’ellissi temporale tra la scomparsa di Freddie e l’ascolto del suo messaggio a Jack che la crepa diventa voragine e l’interrogativo si fa forte e confuso: se l’omicidio di Randall s’inquadra in una, seppur discutibile, legittima difesa, quello della scomoda rossa – se è avvenuto – dovrebbe segnare il definitivo punto di fusione tra maestro e allievo? La sovrapposizione dei due volti in chiusura dell’episodio sembra portarci verso questa direzione. Siamo realmente sicuri, però, che la metamorfosi che muta il viso di Will in quello di Hannibal sia un punto di vista esterno che esprime una sorta di commento? Oppure è, come già avvenuto in passato, il risultato della paura e/o volontà di Will di restare intrappolato nel perverso gioco del suo psichiatra? O, più semplicemente, è solo ciò che vede o desidera vedere Hannibal? Tutto quello che ha sempre creduto potesse avvenire, adesso è davanti ai suoi occhi: non ne vede la falsità solo perché spinto da un narcisistico gusto di aver ragione? Mai come in questo episodio, Hannibal pare declinarsi unicamente al condizionale.

What does “frightened” taste like?

Hannibal – 2x10 Naka–ChokoPonendo queste riflessioni come premessa, è doveroso aggiungere che quest’ipotetica via percorsa non è affatto priva di insidie. Se è vero, come dice Lecter, che oltrepassare i limiti è diverso dal violarli, ha ragione anche Alana quando aggiunge che i limiti saranno sempre soggetto di negoziazione. Che tipo di limite sta negoziando Will? Cosa è disposto a fare per catturare Hannibal? Come afferma lui stesso, ha già rinunciato a porre un netto confine tra bene e male, ma fino a che punto le acque nere riusciranno a mescolarsi con quelle bianche senza che le une lascino una macchia nelle altre? Qualsiasi tipo di strategia Will stia portando avanti una cosa è certa: la sua forza non attinge solo da un sentimento di giustizia, ma da un’ossessione, una vera e propria crociata contro chi ha cercato di usurpargli la lucidità di quell’empatia che definisce la sua stessa identità.

In conclusione, Naka–Choko, nella sua complessa – e per certi versi apparente – indecifrabilità, contiene una grande potenza espressiva che rende il countdown verso il rush finale ancora più denso d’adrenalina.

Voto: 7½

 

2 Risposte

  1. Ambrosia scrive:

    Ma qualcuno di voi ha idea di cosa significhino i titoli?

     
    • Francesca Gennuso scrive:

      Ciao Ambrosia, i titoli degli episodi sono nomi di piatti tradizionali della cucina giapponese (come nella scorsa stagione avevamo la cucina francese). Nel dettaglio si riferiscono alla cucina Kaiseki (titolo del primo episodio di questa stagione) una forma di pasto tradizionale che include tante piccole portate servite secondo un ordine prestabilito che è poi (con alcune esclusioni) quello seguito dagli episodi. Per esempio: Naka-Choko è un piatto “ripulente” spesso zuppa, invece il titolo del season finale “Mizumono” è, appunto, un dessert! Ti incollo il link della pagina Wikipedia sul Kaiseki: http://it.wikipedia.org/wiki/Kaiseki

       

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