Mad Men – 7×05 The Runaways

Mad Men - 7x05 The RunawaysÈ difficile fuggire quando non si riconosce la destra dalla sinistra: ci si ritrova bloccati a girare in tondo con l’illusione di andare un po’ di qua e un po’ di là, un po’ in su e un po’ in giù, quando la triste realtà è che si è semplicemente incastrati in un loop che dà solo l’impressione del movimento, l’illusione della fuga. Parola di Scout

Spezzare il cerchio, che più si va avanti e più diventa circolo vizioso, non è per nulla facile e pare proprio questo il vero tema che sta alla base della prima metà della settima stagione: Don ha compreso – finalmente – quali siano la sua destra e la sua sinistra, ma dopo anni passati a girare in tondo non è poi così semplice smettere. Ecco quindi le ricadute, che tanto hanno caratterizzato questi episodi facendoci ricordare il passato. Ma niente è mai uguale a se stesso, il futuro – del mondo, dei personaggi – è alle porte, anche per un a-temporale come Don: tutti, non solo lui, sono in posizioni non confortevoli in questo episodio; ognuno di loro cerca di muoversi verso altre direzioni e di cambiare lo status quo, ma non tutti raggiungono i risultati sperati.

I know what he likes.

Mad Men - 7x05 The RunawaysDopo la ricaduta dello scorso episodio, Don sembra aver almeno momentaneamente accettato il suo ruolo in agenzia – se non altro molto più di quanto quest’ultima abbia accettato il suo. Ma proprio perché quando siamo in piena metamorfosi è necessario raffrontare noi stessi con tutte le parti del nostro passato – perché solo da questo confronto è possibile muoversi in avanti e ritrovare la propria direzione –, ecco che l’eco della vita di Dick ritorna sotto le spoglie dell’unica erede di Anna Draper. Stephanie, la sola rimasta a poterlo chiamare ancora con il suo vero nome, è la responsabile di uno dei pochissimi sorrisi autenticamente gioiosi di Don: i tempi in cui le sue due identità non riconoscevano la destra dalla sinistra si stanno allontanando, e dopo lo scioglimento sta arrivando, lenta ma inesorabile, la guarigione.

Mad Men - 7x05 The RunawaysChi non riesce a capirlo è Megan, la quale, proprio ora che suo marito è deciso a comportarsi in maniera retta e onesta, si trasforma in qualcosa che non era mai stata, qualcosa che crede possa avvicinarla a ciò che è (ma che in realtà era) Don Draper. Le bugie, il pagamento, il tradimento: cose che un tempo rappresentavano il marito, ma che ora non fanno più parte di lui. La molla scatta davanti ad una frase di Stephanie che a lei risulta non accettabile – I know all of his secrets – e che non è semplicemente motivo di gelosia per un’altra donna vista come possibile amante: Megan è sincera quando si dice preoccupata per la ragazza, ma non vuole che un’altra persona abbia un posto rilevante nel cuore di Don. E allora ben venga anche il tradimento, ma solo se è lei a gestirlo; solo se è lei a scegliere con chi suo marito debba stare, con l’impressione che questa sia davvero la fuga dal cerchio che è stata costretta a percorrere in questi anni.

Mad Men - 7x05 The RunawaysL’illusione che cambiando comportamento le cose possano davvero mutare è sottolineata dal suo essere costantemente fuori tempo: se una volta ballava e cantava davanti a tutti per rendere il marito orgoglioso, ma non accorgendosi di averlo solo messo in imbarazzo, ora balla per ingelosirlo ma senza sortire l’effetto sperato. E se questo non basta, tanto vale accontentarlo partecipando a quelle che lei crede siano le sue fantasie – “Kiss her. I know you want to” – ma che in realtà non lo sono da un pezzo – “I don’t want anything right now”; e anche se alla fine Don cede, è solo la mattina dopo che Megan capisce quanto tutto questo sia stato inutile, e la sua reazione infantile fatta di rumore di stoviglie e sigarette lanciate dimostra ancora una volta quanto questo matrimonio non sia destinato a durare.
Don e Megan sono sempre stati su piani diversi, a seguire i loro cerchi convinti che prima o poi potessero tangenzialmente toccarsi: entrambi continuano a cambiare, ma con tempi così sbagliati e ora persino così opposti che sono destinati a non incontrarsi mai.

Leave the thinking to me!” / “Guess what? I think all by myself.”

Mad Men - 7x05 The RunawaysBetty è l’esempio più fulgido di come si possa cambiare e rimanere uguali a se stessi al medesimo modo. È da sempre che la donna fugge dal suo ruolo di madre, identificandosi in una bambina capricciosa capace solo di prendersela per motivi minori – il panino di Bobby, il naso di Sally come simbolo di bellezza – e di rimanerci comunque sempre male proprio come una ragazzina, chiedendosi fino a che punto sia in grado di ricoprire il proprio ruolo (“Do you think I’m a good mother?” chiedeva ad Henry in Field Trip). Eppure è nella sua identificazione in moglie-modello che qualcosa comincia davvero a scricchiolare: la chiacchierata con Francine avrà sicuramente avuto qualche responsabilità, ma il tentativo di evadere dalla propria posizione comincia a dare i suoi frutti e forse anche per lei l’avvenire potrà configurarsi in parte in modo diverso. E se una maturazione a livello personale potrà portarla a cambiare come genitore, solo la sua esperienza – e l’assenza di mal di stomaco di Bobby – potrà dircelo.

That machine makes men do unnatural things.

Mad Men - 7x05 The RunawaysChe questa stagione si stia proiettando verso il futuro è ormai assodato: lo scorso episodio ce l’ha raccontato con l’arrivo del computer e questa “The Runaways” mostra personaggi che tentano di fuggire dal punto in cui sono per approdare ad un altro – e che cos’è questo se non il movimento che caratterizza tutti gli esseri umani nella loro evoluzione? In un mondo che si sta muovendo così rapidamente verso il nuovo, e che si allontana altrettanto velocemente dal proprio passato, c’è chi non può proprio portare a termine la corsa: perché muoversi in avanti vuol dire aver trovato una via d’uscita dal proprio cerchio; aver magari non proprio fatto i conti col passato, ma almeno essere riuscito a guardarlo in faccia.

Mad Men - 7x05 The RunawaysCome poteva farlo Michael? L’uomo che dice di venire Marte per non doversi raccontare la storia di essere nato in un campo di concentramento; l’unico a rimanere sano quando tutti hanno perso la testa (The Crash), l’unico ad impazzire quando gli altri accettano l’arrivo del loro futuro.
Non è mai stato davvero normale, il caro Ginsberg: sempre un po’ fuori asse, fuori dalle convenzioni e dall’educazione, esterno al cambiamento. Mostrare ciò che in questa puntata è accaduto può sembrare una scelta improvvisa e non calcolata, ma la realtà è che nessuno a parte lui poteva essere vittima di questo futuro così alienante e sconosciuto. L’indicibilità dell’Olocausto, che tanto riempie i libri di psicologia e di filosofia, si manifesta qui nella sua peculiarità individuale: colui che non è in grado di confrontarsi con il passato semplicemente non riesce ad affrontare il futuro. Chi ha alle spalle un vissuto di morte e distruzione non può che vedere altrettanto nell’avvenire proprio e dell’umanità, e l’estremo tentativo di Michael di riprodursi con Peggy, lungi dall’avere un significato sessuale come lui stesso dichiara, è puro e semplice istinto primario alla vita, contro un futuro percepito come mortifero e alieno; un avvenire fatto di esseri umani non più in grado di compiere scelte proprie e costretti a subire il ronzio delle macchine, quasi un memento mori che scava nella mente degli uomini fino a farli – appunto – impazzire.

“You’re incredible”
“Thank you”

Mad Men - 7x05 The RunawaysLou, l’uomo che non prende consigli di gestione del personale da parte di Don Draper, è in realtà quello che più di ogni altro si trova nel posto sbagliato convinto di essere in quello giusto. L’ostinazione con la quale alla sua età porta avanti il progetto “Scout’s Honor” sarebbe quasi lodevole se non fosse che quella stessa testardaggine è ciò che contraddistingue il suo comportamento in generale: riversare sull’intero staff le conseguenze di una bonaria presa in giro del suo lavoro è di una permalosità che un capo non dovrebbe nemmeno avere, e la cattiveria sciocca con cui liquida Don, sia per il suo consiglio sia dopo averlo trattenuto a lavorare per tutta la sera, sono solo alcuni degli esempi di cosa non va all’interno dell’ufficio. Con la precisione che caratterizza la produzione di Mad Men, il concetto viene ribadito anche attraverso i vestiti, che ci mostrano un Lou assolutamente non in linea con gli altri e che, con il suo cardigan azzurro chiaro, appare anche più vecchio dello stesso Cooper.

Mad Men - 7x05 The RunawaysMa è sul finale che la differenza tra Lou e Don si fa incolmabile.
Il nostro protagonista ha certamente fatto i suoi errori, e in quella breve esitazione che ha prima di varcare la soglia che lo divide dai rappresentanti della Philip Morris si trova il segno di tutto il viaggio che ha condotto. Non è una mossa repentina, non è una decisione dell’ultimo: Don è tornato, con la sua capacità dialettica disarmante e con la stupefacente abilità di ribaltare un problema a proprio vantaggio. Ma ha anche una nuova consapevolezza: sa benissimo che questo potrebbe non solo non salvarlo, come sottolinea Cutler sul finale, ma addirittura condannarlo. Eppure non può esimersi dal farlo, perché Don è quello lì, quello che affascina donne e uomini con la sua creatività e genialità, e che avrà anche deciso di ripartire dal basso, ma con tutte le intenzioni di raggiungere la vetta per le proprie capacità e non solo perché quell’agenzia l’ha fondata.
Un concetto che uno come Lou, carente di sensibilità e incapace di percepire non solo il polso del futuro ma anche quello del presente, non capirà mai.

The Runaways si inserisce, seppur in maniera anomala, nel filone di episodi – Far Away Places nella quinta stagione, The Crash nella sesta – in cui il poco ordinario emerge fino a farsi protagonista; il suo essere spiazzante ma non in modo manifesto come negli altri casi può rendere la puntata di ardua interpretazione, e forse anche difficile da incasellare in una stagione che di per sé non sta offrendo molti spunti sul suo inquadramento.
Ma forse si trova proprio qui la vera interpretazione: il futuro sta arrivando e lo sta facendo in quel modo caotico, confuso e spaventoso che lo contraddistinguerà nei decenni successivi. Ogni personaggio, non solo Don, reagisce a modo proprio per provare ad uscire dal cerchio che ha seguito per anni: tra i loro fallimenti e successi, Mad Men non perde occasione per raccontarci il percorso dell’Uomo nella Storia.

Voto: 8 ½


Note:
– Anche in puntate come questa viene riservato un piccolo spazio alla comicità:
You know who had a ridiculous dream and people laughed at him?”
You?”
Oh, Stan.
– “I’m not stupid. I speak Italian” è probabilmente la peggior argomentazione che Betty potesse offrire, ma il risultato è stato esilarante.

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

5 Risposte

  1. Charlotte scrive:

    Questa settimana non aspettavo altro che Jon Hamm (Peter Dinklage ce l’ha messa tutta per farmi ricredere!) un po’ perchè insomma.. è Jon Hamm, unpo’ perché non vedevo l’ora, dopo aver visto toccare il fondo a Don, di gustarmi la sua guarigione.
    Finalmente, al quel “taxi!” con annesso fischio ho sorriso. Un sorriso che ha tolto l’amaro in bocca da quel menage a trois e da quel “I speak italian”, su cui stendo un velo pietoso e continuo.
    Il caro vecchio Lou? Che dire? L’attore a mio parere, riesce perfettamente a interpretare il ruolo di un old-fashion man, che non vuole arrendersi alla sua inevitabile sconfitta (almeno, me lo auguro).
    E’ in un posto che non gli calza, un lavoro che non è capace a fare. Un direttore creativo, ancorato a se stesso e alle sue vecchie tradizioni che non è capace di volgere lo sguardo verso l’innovazione, la creatività, l’estro.
    Non aggiungo nulla sulla storia di Michael, tanto inatteso quanto prevedibile, il gesto mi ha colpita e lì ho visto, nuovamente, la grandezza di Mad Men
    Non posso che citarti, Federica, perché questo è stato esattamente il mio pensiero ” colui che non è in grado di confrontarsi con il passato semplicemente non riesce ad affrontare il futuro”.
    Ovviamente, sono d’accordissimo con la recensione.

    – You’re incredible
    – Thank you
    Draper è tornato!

     
  2. M.O.P. scrive:

    Diciamo che la scena del threesome era un pò telefonata (non dico che sia stata gratuita perchè era funzionale per lo sviluppo della trama, ma era facilmente intuibile nel momento in cui Don era ritornato a casa dall’incontro con Crane), ma, a parte questa “macchia”, si è trattata di una ottima puntata (come sempre, del resto).

     
  3. Beatrice scrive:

    ciao Barbara

    volevo sapere perché Mad Men non viene più trasmesso in Italia! Io ero rimasta alla 3′ stagione su AXN!

    grazie
    Beatrice

     

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