Mad Men – 7×07 Waterloo

Mad Men – 7x07 WaterlooNo man has ever come back from leave, even Napoleon.”
Ci sono città la cui fama naufraga nella Storia arrivando a scollarsi completamente dalla geografia. Ci sono eventi storici la cui componente geografica è essenziale alla loro risonanza. Mad Men si congeda scegliendone due d’ingombrante profilo: Waterloo e l’allunaggio.

Una città-evento e un momento-simbolo. Episodi topici, pregni di significato, che sembrano fatti apposta per essere manovrati dal racconto di Matthew Weiner. Quando un momento come la battaglia di Waterloo passa attraverso i secoli e riemerge nel linguaggio, diventa finzione, rappresentazione dell’immaginario; quando quello stesso evento dal linguaggio comune passa alla diegesi narrativa, ecco che riacquista quello statuto di realtà pronto a trainare il racconto verso la Storia, l’arte verso la vita. Esattamente così si comporta l’idea di Waterloo per i personaggi, e così fa l’allunaggio per noi spettatori. Due simboli fortissimi, esaltati dalla loro compresenza, proprio per la divergenza di messaggi che li accompagna: l’arresto definitivo da una parte e il superamento storico di una barriera dall’atra. Il realismo brutale e l’idealismo sognante. Se Waterloo si infila a poco a poco e sottotraccia, essendo parte di un patrimonio culturale condiviso, l’allunaggio è il main event della puntata e quindi strettamente intrecciato con gli snodi principali e gli archi narrativi dei personaggi. Non smentendo neanche per un secondo il suo stato di salute, Mad Men nel ragionare sullo sbarco sulla Luna chiama in causa anche la sua rappresentazione, ovvero il momento della visione del medesimo da parte dei protagonisti. Tutte le storie e tutti gli ambienti sono raccordati, tutte le famiglie sono unite da un oggetto, il televisore: la scatola delle meraviglie che in tempo reale sta trasmettendo l’appuntamento con la Storia, seppur a bassissima definizione. Tutti quei personaggi siamo noi, calamitati dalla potenza della TV che esibisce in primo piano tutta la sua forza, che sia l’allunaggio, che sia la finale dei mondiali, che sia Mad Men.

Don’t be so cynical.

Mad Men – 7x07 WaterlooPrima di arrivare al cuore dello show, al suo protagonista e al suo ambiente di elezione, Weiner non manca di scattare una fotografia all’America di quegli anni, andando ad infilarsi nell’everyday life della famiglia Draper-Francis, seppur colta nel momento in cui si fa la Storia. Lo sbarco sulla luna è l’occasione per una riunione tra amici nella suburbia, lontani dai ritmi e dalle news della metropoli e illuminati da due fonti di luce: il televisore e le stelle. Se Betty appare finalmente serena in una dimensione che le è sempre stata propria, quella della donna degli anni Cinquanta che passa il tempo in cucina con amiche a fumare e parlare di uomini, è Sally il personaggio più carico di significato. La sua crescita si traduce in un capitale sessuale in costante aumento, da spendere imitando al meglio il riferimento più prossimo che ha, la madre. Sebbene sia palesemente attratta dal ragazzotto palestrato, è a Neil che dedica il bacio. Il ragazzino, epigono di tanti adolescenti spielberghiani, è la persona giusta al momento giusto, portatore di una “visione” in grado di accattivarla, ma senza per questo levarle il controllo e il potere sulla situazione. Sally in quel momento si muove e fuma come Betty, ma ha in sé la voglia di aggredire la vita di Don e si prepara a vivere nel non facile mondo dove anche la Luna è stata già toccata.

You’re not just pathetic, you’re selfish.

Mad Men – 7x07 WaterlooLe prime due scene di questo intensissimo episodio finale si concentrano sulla dicotomia tra caratteri, prendendo in esame due figure antitetiche di maschio americano, lontane per età, corporatura, mentalità, ambizioni. Bert è il classico self mad man anglosassone venuto fuori dalla fine dell’Ottocento: da prima della Grande Guerra, da un mondo fatto di certezze solide e obiettivi concreti, dove ricchezza e cultura andavano di pari passo. Nel guardare la partenza della missione verso la Luna, Bert ha lo sguardo vivo di chi si riflette nello schermo, di chi proietta se stesso nell’eroismo di un’intera Nazione. La partenza del razzo fa anche da raccordo sonoro con l’altro rispetto a Bert, Ted, uomo moderno per antonomasia, carico di dubbi e insicurezze, annoiato dal denaro e anestetizzato dalla competizione, quasi fosse scappato via da un romanzo modernista del Novecento. Ted è in cerca di emozioni forti e di stimoli nuovi perché con questa vita non vuole più avere nulla a che fare; perché quest’esistenza lo sta logorando, proprio come è accaduto a Lane Pryce (è Pete Campbell a operare il parallelo), uomo mansueto, fragile e talentuoso come lui. La ciclicità di Mad Men subisce però un corto circuito e la storia questa volta non si ripete: a morire è Bert e Ted si salva, o più precisamente, come vedremo, viene salvato.

This is a very sensitive piece of horseflesh. You shouldnt’ be rattled.

Mad Men – 7x07 WaterlooLa pubblicità della fine degli anni Sessanta ne ha abbastanza del focolare domestico, data anche l’impossibilità di ricreare quel presunto Eden fatto di campagna, camino, cucina, figli e giardino. La vita ha preso il sopravvento sul sogno e la casa viene torturata da televisori, giornali ed evasioni di ogni genere, proprio come la famiglia è lacerata da tradimenti e menzogne. C’è bisogno di un posto privo di distrazioni, dove ripartire da zero ed eleggere le proprie nuove famiglie. Qui ci ha lasciato “The Strategy”, sul fast food scelto come tempio della famiglia moderna, dove ogni nucleo si ritrova a chiacchierare e a mangiare, e dove tutti sono rinchiusi in una cornice colorata quanto posticcia, protetti da un vetro che è al contempo schermo nello schermo per gli spettatori. Sarebbe stato difficile ribaltare quell’immagine così simbolica e infatti Weiner non manca di sottolineare le relazioni che stringono i tre nuovi “parenti”. Pete difende Don, lo stima, lo ammira, lo emula. Peggy protegge Pete, lo corregge, ne sottolinea i difetti e le sbavature, lo bacchetta. La forza drammaturgica di questa nuova famiglia sta nell’interscambiabilità dei ruoli, nell’ambiguità dei rapporti, possibile solo in questo tipo di “famiglie”: Peggy e Don sono i genitori di Pete, ma Peggy e Pete sono anche dei partner, con Don che ricopre un ruolo paterno per entrambi. Gli autori sono perfetti nel sottolineare in maniera leggera ma perpetua i trascorsi tra Peggy e Pete, e quindi il figlio che hanno avuto insieme e di cui hanno cercato (invano) di dimenticarsi. La maternità per la talentuosa copywriter è sempre fonte di sofferenze, un’esca pronta a far riemergere dolori e sensi di colpa del passato. Nel rapporto col piccolo Julio si dipana il rimpianto lacerante per un figlio lasciato andare a cuor leggero (“she don’t care about me”), un ricordo attivato dai comportamenti della madre del bimbo, specchio deformato nel quale Peggy rivede tutte le proprie inadempienze. Non è un caso se la scena si conclude con una dissolvenza incrociata che collega le sue valigie a quelle di Don, mettendo ancora più strettamente in relazione due personaggi ormai indispensabili l’uno per l’altro e ora in procinto di compiere un viaggio che li legherà ancora di più.

Whoever is in control is in charge.

Mad Men – 7x07 WaterlooQuando un episodio di Mad Men comincia con uno schermo nello schermo non è mai da sottovalutare; quando lo fa il penultimo season finale dell’intera serie allora è facile che si tratti di qualcosa di altamente significativo. Nelle immagini disturbate di un piccolo televisore un razzo si prepara a partire verso un’altra dimensione; il controcampo di quel televisore è Bert Cooper, calamitato dal dispositivo e accompagnato soltanto da un’enorme tela di Jackson Pollock alle sue spalle. “That’s one small step for a man, one giant leap for mankind” dirà Neil Armstrong: esattamente come l’eredità di Pollock per la storia dell’arte, rivoluzione copernicana che in un colpo solo butta giù cavalletti e tabù di ogni sorta. Armstrong, Pollock e Cooper (“He was a giant” dirà Jim a Roger poco dopo la morte), tre giganti, uomini accomunati da una visione, capaci di portare il pensiero al di là dell’ostacolo. Bert al momento del decesso è ormai un vecchio e transitare oltre la vita è per lui solo un piccolo passo, ma non per gli altri: per loro si tratta di un balzo gigante, il momento in cui sistematizzare i suoi insegnamenti e suggellare l’importanza della sua figura. Soprattutto per Roger, che ha un vero e proprio colpo di coda e tenta così di colmare i deficit che Bert gli aveva fatto notare nel loro ultimo colloquio. Si comporta da leader, difende il proprio team (in primis Don, amico e gallina dalle uova d’oro) e gioca abilmente di strategia – “I have a vision” dirà all’acquirente della McCann Erikson, riprendendo le parole di Bert.

I wouldn’t do this if I didn’t know you could.

Mad Men – 7x07 WaterlooDel triangolo formatosi sul finale dello scorso episodio, Peggy è sicuramente il membro più dinamico e non solo perché donna in mezzo a due uomini, ma perché nel rapportarsi a entrambi segue in maniera equivalente sia il proprio bisogno di protezione che quello di essere riconosciuta per le sue qualità, cioè allo stesso livello di Don. Lei è l’unica che può essere alternativamente sia la moglie sia la figlia perché non è in realtà nessuna delle due. Non è un caso se i suoi momenti più cupi sono arrivati proprio in corrispondenza con l’allontanamento da Don: lui ha estremamente bisogno di lei per sentirsi utile a qualcuno, lei di lui per seguire una rotta e per credersi l’unica in grado di percorrerla al meglio. Dopo l’ultimo meraviglioso confronto a due, Peggy e Don si tirano a lucido per la presentazione e danno vita a una sequenza di rara intensità. Inizialmente il regime di focalizzazione è interno al personaggio di Peggy, in modo da sovrapporre le sue percezioni con quelle dello spettatore, ma subito dopo, grazie a un paio di profondi scambi di sguardi, capiamo che tutto andrà alla grande perché Don e Peggy insieme sono invincibili. Pete, ancora più ignaro degli spettatori, osserva sbalordito l’alchimia tra i due, tronfio dei suoi “genitori” (che come tali sono anche intercambiabili: Don fa la presentazione nelle prove e Peggy esegue quella ufficiale). I ralenti, i giochi tra fuoco e fuori fuoco, gli sguardi rubati allo scorrere del tempo, descrivono con grande poeticità i rapporti di forza tra i presenti. Peggy parla di un luogo e di una situazione che ricalcano esattamente il finale dello scorso episodio, certificando il ruolo di Don a Pete con quel “Dad likes Sinatra”, che rimanda all’invito a ballare di Don sulle note di My Way.

I am deeply impressed, Don. You’re just a bully and drunk. A football player in a suit. The most eloquent I’ve ever heard you was when you were blubbering like a little girl about your impoverished childhood.

Mad Men – 7x07 WaterlooDurante la scorsa stagione “In Care Of” ci ha lasciato un Don che si libera di tutto, che sfoga le sue frustrazioni e accetta di perdere il lavoro pur di mettersi alle spalle il Don Draper di cartapesta che è stato costretto a costruire per occultare Dick Whitman: un Don che sceglie la trasparenza, la famiglia, l’autocritica. Come tutte le svolte positive della serie, anche questa viene immediatamente smentita o quantomeno azzoppata, come dimostra la premiere di questa half-season. Tuttavia quell’assetto, scaturito da un percorso doloroso e irreversibile, non si può completamente ribaltare: Don è cambiato, è cresciuto, è invecchiato; non è né meglio né peggio, semplicemente è diverso. La scena con la segretaria Meredith è emblematica del suo cambiamento, non tanto per la sua reazione, ma perché la sua nuova condizione non consente una ri-rappresentazione plausibile del Don che va con la segretaria, ma solo una sua deforme e ridicola caricatura, uno sberleffo a un uomo che è ormai alle sue spalle.

Don: “They want me to move on”
Megan: “Well, maybe you should”

Più di ogni altra cosa lascia senza fiato la sequenza della definitiva separazione tra Don e Megan, conclusione di un percorso che ha avuto numerose tappe, alcune più sincere di altre. Don era rimasto l’unico ormai a non voler accettare la fine della relazione e, nonostante fosse ben lungi dall’amarla, l’incapacità di lasciarla e di accettare la solitudine si è posta per tutta la stagione come una delle sue maggiori fragilità. Le lacrime di entrambi, l’interpretazione sontuosa (con un collo taurino alla Orson Welles) di Jon Hamm, la differente illuminazione dei due ambienti e la malinconica chitarra che parte nel momento di massimo dolore sono gli elementi principali di una sequenza perfetta. Don è solo (il “That I never did anything, and that I don’t have anyone” dello scorso episodio risuona sempre più forte) senza nulla in mano di cui poter vantarsi: ma se non fa la fine di Lane deve dire grazie alla passata stagione e a quel percorso che, quantunque travagliato e costellato di sofferenze, lo ha reso più forte, tanto da riuscire a salvare Ted nel finale convincendolo ad accettare la proposta di Roger, perché scappando non si sta meglio, tutt’altro.

The best things in life are free ♪

Mad Men – 7x07 WaterlooMolti spettatori non avranno mancato di notare che per questo finale Matthew Weiner oltre a essere co-sceneggiatore è anche regista. La sequenza d’apertura, quella dell’allunaggio in diretta, quella dell’addio tra Don e Megan e quella della presentazione di Peggy testimoniano l’altissimo livello delle riprese dell’autore. Tuttavia quest’episodio verrà ricordato soprattutto per la sequenza finale, che si erge a testimonianza inconfutabile di quanto il talento compositivo di Weiner non diminuisca al passaggio dietro la macchina da presa. Il fantasma di Bert Cooper chiama Don (“Don, my boy”), aspetta che questi si volti, e da quel momento parte lo spettacolo. Sì, lo spettacolo, il senso profondo del cinema hollywoodiano, ma soprattutto il cuore ontologico del musical. Come sottolinea Rick Altman, forse il maggiore studioso vivente del musical hollywodiano, si tratta di un genere che lavora sul limite tra realtà e finzione, sulla loro zona di conflitto, sul rapporto tra arte e vita e sullo spettacolo come epifania rivelatrice. Matthew Weiner, citando maestri come Vincente Minnelli, mette Don spalle al muro, pietrificato di fronte alla forza dello spettacolo, che è capace di vincere i limiti del reale e superare la morte.
La self reflexivity tipica del musical è la stessa che riempie di senso questa scena, perché  negli occhi lucidi di Don c’è tutta la presa di coscienza dell’insegnamento del defunto Bert e la responsabilità di quel balzo gigante che dovrà fare (tra poco meno di un anno, purtroppo) per arrivare sano e salvo alla fine di questa meravigliosa serie.

Voto episodio: 9,5
Voto stagione: 9

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

6 Risposte

  1. Teresa scrive:

    Voto: 10. Non ho più parole per dire quanto sia meravigliosa questa serie. Quando finirà del tutto per me sarà una mazzata tremenda.

     
  2. Pietro Franchi scrive:

    Recensione PERFETTA, i miei più vivi complimenti! Non so davvero che altro aggiungere, se non che i brividi e le emozioni che mi ha regalato questo splendido episodio li ho provati in pochissime altre occasioni. E’ questione di pareri, ovviamente, e comunque la linea è molto sottile, ma io avrei dato un 10 pieno a quella che è una delle puntate migliori di Mad Men, per me addirittura sullo stesso livello di The Carousel, The Suitcase e pochi altri.
    Detto questo, sono veramente curioso di vedere come si svilupperà la storia di Don nell’ultimo ciclo dell’anno prossimo: ci sono grandi segni di ripresa, ma con Weiner non si sa mai. L’unica sicurezza è che l’attesa sarà assassina!

     
  3. Stefano scrive:

    Recensione ottima, complimenti. Peggy e Don sempre perfetti, e addirittura Pete ultimamente mi sta quasi simpatico. Ho però una teoria su come proseguirà il tutto: secondo me alla lunga Bert Cooper avrà ragione, ovvero la società andrà allo sfascio. Mi spiego meglio. Roger ha fatto la sua mossa da leader affidando la società alla McCann, prendendosi quindi un rischio (sebbene relativo visto i soldi che questo porterà nell immediato) dettato non dall obiettività ma dalle amicizie. E di Don non abbiamo ancora le prove che sia davvero tornato ad avere le idee geniali di un tempo, potrebbe davvero finire come Napoleone. Infine, coinvolgere Ted potrebbe rivelarsi una forzatura negativa: dubito torni anche lui improvvisamente il determinato creativo che era prima. Non che tutto questo comprometta per forza un finale di mad men positivo, visto che si tratta di una serie tv basata su persone unite da un epoca storica e da complessi rapporti personali, non solo dalle mura di una società di pubblicitari. (si lo so, ho azzardato troppo, esagerando :)

     
  4. SerialFiller scrive:

    10 alla recensione
    10 e lode a questa puntata che mi ha fatto emozionare e sussultare come nessun altro episodio di MadMen.

     
  5. Attilio Palmieri scrive:

    Immaginate cosa sarà la 7×14. Immaginate. Ecco, ora aspettiamo un anno.

     
  6. Alessio scrive:

    Attilio, la tua, quella di Federica di Mario e Michele è da considerarsi come prosa d’arte, tipo quella che c’era nei quotidiani anni fa nella terza pagina. Siete dei grandi.
    Per l’episodio che dire, bhè quando la letteratura entra in noi stessi attraverso le serieTv credo che debba far riflettere tutti i conservatori delle università di sta min*** che se accenni soltanto il parallelismo letteratura – serie ti fucilano. Commentare mi pare inutile dopo quello che tutti quanti hanno scritto. Quindi il mio unico pensiero va a Bert, che in paradiso non dovrà chiedere agli angeli di togliersi le scarpe solo perchè non ce le hanno. Grazie Bert di averci regalato saggezza ad ogni tua battuta e grazie Mattew per aver creato una serie perfetta, sicuramente tra le 5 migliori di sempre.

     

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