The Americans – 2×10 Yousaf

The Americans - 2x10 YousafLa parola chiave per questa stagione di The Americans è crisi: crisi dei valori, dei legami, dei rapporti e perfino della propria individualità. Il punto di rottura è sempre più vicino (alcuni, come Philip e Nina, ne hanno già avuto uno) e lo stato di allerta costante sta lentamente consumando ogni singolo personaggio.

The Americans - 2x10 YousafLo squilibrio creatosi nello scorso episodio, infatti, viene assestato solo in apparenza e risulta coperto da un velo di illusioni che vengono presto scoperte, rivelando la vera natura della situazione: niente è tornato com’era, nessuno ha migliorato la propria condizione e i pericoli si stanno ammassando uno sopra l’altro, costruendo una serie di avvenimenti che minaccia di disintegrare quell’equilibrio che si è rivelato sempre più precario nel corso di questa seconda stagione. Per usare le parole dell’agente Gaad, “Mutually assured destruction – keeps the world spinning”, e l’incontro con Arkady rappresenta alla perfezione lo stato in cui le due fazioni si trovavano all’epoca: la neve che cade in silenzio rende al meglio la sensazione di una falsa tranquillità che cela, in realtà, una tensione così alta che sembra di stare sull’orlo di un burrone. Le maschere sono l’abitudine per chi ha vissuto in prima linea la Guerra Fredda, ma anche i veterani hanno bisogno di respirare.

What kind of man are you?

The Americans - 2x10 YousafNella famiglia Jennings l’atmosfera che si vive risulta quasi ingestibile: Philip sembra essersi calmato dopo il violento sfogo contro la religione, ma la sua è – come si diceva – una semplice maschera, costruita apposta per illudersi di poter salvare quei legami che sono ormai compromessi da tempo. Il suo modo di relazionarsi con Paige è tornato nella norma, ma sta davvero agendo per il suo bene? Quello che sembra l’appoggio di un padre verso la figlia potrebbe rivelarsi un tentativo (forse involontario) di allontanarla dal nucleo familiare, un modo per sancire la resa di un uomo che non ha più la forza di lottare contro tutti. Dopotutto, Philip deve anche proteggere la moglie, combattendo contro il credo che li aveva inizialmente riuniti: la fede nella madrepatria è ormai un sogno lontano, un ideale sempre valido, ma non abbastanza (perlomeno, non più) da rischiare la propria vita a costo di difenderlo.

The Americans - 2x10 YousafInfatti, nonostante Elizabeth alla fine sia costretta a svolgere un compito rischioso, la scelta iniziale viene indirizzata contro il volere dei superiori verso un candidato estraneo, la cui presunta efficienza è una semplice scusa per tenere i coniugi Jennings in disparte: a rimetterci è, purtroppo, Annelise, una donna (già vista nel secondo episodio della serie) che si era appena decisa a rimettere in sesto la sua vita e a far funzionare il proprio matrimonio. Tuttavia, questo poco importa: in guerra si è troppo occupati a pensare al proprio dolore per notare quello degli altri, e l’unica preoccupazione di Philip sta nella paura che la donna possa fallire, compromettendo la sua posizione agli occhi di Mosca.

You don’t think it kills me to watch the woman I love sacrifice herself like that?

The Americans - 2x10 YousafNonostante i tentativi del marito, anche Elizabeth si avvicina alla crisi: allo sfogo di Philip aveva reagito con durezza, perché fare il proprio dovere con efficienza non significa farlo con leggerezza. Le convinzioni della donna si stanno lentamente sgretolando, e la sua (relativa) stabilità sta nel fatto che parte da una posizione privilegiata: la fiducia di Elizabeth nella Madre Russia, infatti, è sempre stata più forte e determinata di quella del marito, e proprio per questo il cedimento risulta più complicato. Inoltre, il senso del dovere della donna costituisce uno dei suoi caratteri principali, e in questo episodio assume un valore fondamentale in due casi: da una parte, la decisione di Philip a proposito della figlia viene fermata con risolutezza a causa della volontà della moglie di mantenere unito il nucleo familiare, che assume la funzione di vero e proprio collante della serie e che – per questo motivo – non può permettersi di crollare; dall’altra, la sua determinazione risulta decisiva per la realizzazione di un obiettivo che Philip, nella sua fragilità attuale, non sarebbe mai riuscito a portare a termine. La scena dell’omicidio di Javid (e del rapporto di Annelise con Yousaf), in questo senso, rappresenta la chiave tematica e narrativa dell’episodio, nella messa in scena di quel senso del dovere che viene cantato da Pete Townshend (“I can’t find my way, but it must be done”) e incarnato in Yousaf, simbolo del sacrificio della propria individualità (in questo caso, a malincuore) in nome della causa e, non a caso, nome che dà il titolo all’episodio.

I mean, we all have secrets, right?

The Americans - 2x10 YousafLo smarrimento individuale e psicologico dei due protagonisti, comunque, non è l’unico tipo di crisi portato avanti dalla puntata: l’avanzamento delle indagini di Stan – che, tra l’altro, è vicino ad un punto di rottura anche lui, visto il continuo logorarsi della relazione con Nina – e lo spietato avvicinamento a casa Jennings di Larrick costituiscono due pericolosissime minacce che rischiano di colpire insieme e dare il colpo di grazia alla situazione di Philip ed Elizabeth. Una musica imponente, simile a un requiem, accompagna gran parte delle scene delle ultime puntate, creando un’atmosfera densa e tragica; The Americans ci ha regalato una stagione profonda ed introspettiva ed ora schiaccia sull’acceleratore, preparandoci ad un’esplosione che non sembra voler risparmiare nessuno.

Voto: 8 ½

Note:

– Il promo del prossimo episodio non preannuncia niente di buono.
– It Must Be Done, la canzone di Pete Townshend che ho citato (e che accompagna la scena madre della puntata) è stata scritta appositamente per l’occasione.

 

Pietro Franchi

Piccolo o grande schermo, se vale la pena litigarci sopra ci sto. Tutto qui!

3 Risposte

  1. Federica Barbera scrive:

    Non ci sono davvero più parole per elogiare The Americans e soprattutto la coppia dei protagonisti. Peraltro questo è davvero l’anno di Matthew Rhys, che sta offrendo delle performance da urlo: tutte le volte che si arrabbia con Paige mi fa star male, sembra davvero che gli esploda una rabbia assurda in corpo e che non riesca più a gestire in quei momenti la differenza tra padre e spia.
    Qui invece la rigidità di Elizabeth si sente ancora, anche se insomma, non ha nemmeno tutti i torti: Paige è stata appena sgamata per aver dato 600 euro alla Chiesa e invece di fare la buona e brava va a chiedere il permesso di andar via tre mesi?! Non molto furba eh XD
    Per il resto, come sempre siamo ad altissimi livelli e temo che Stan si stia avvicinando sempre di più alla verità. Mi chiedo come gestiranno la questione: faranno in modo che Elizabeth e Philip scappino di nuovo (copiando quindi il finale scorso) o li faranno scoprire? E quindi come si andrà avanti? Aaaaah hype a mille!

     
    • Pietro Franchi scrive:

      Concordo sulle performance ECCEZIONALI di Rhys, l’Emmy purtroppo se lo sogna con McConaughey e Cranston, ma una nomination se la merita tutta! (anche se conosciamo tutti l’obiettività di chi assegna i premi)

      Per la questione del finale, comunque, sono dubbioso anch’io! Senza dubbio la questione Larrick verrà risolta con uno scontro entro fine stagione, ma il confronto con Stan è qualcosa che mi confonde completamente perché a. se lo vogliono concludere entro fine stagione dovranno disfarsi di un personaggio principale, e a me sembra che vogliano conservare lo scontro per un finale di serie, e b. se vogliono prolungare davvero questo momento, dovranno inventarsi qualcosa di estremamente convincente! I dubbi e le ansie (ma soprattutto, come dici tu, l’hype) sono tanti, ma dopo una stagione del genere ho completa fiducia in Weisberg 😀

       
  2. Ellis scrive:

    Credo che le pur belle recensioni delle ultime puntate, essendoci davvero molto da dire, non abbiano forse messo sufficientemente in luce la prospettiva di un’adolescente americana anni ’80 come Paige. Lei è la ragazzina che ciascuna famiglia americana media avrebbe desiderato, incarna quei valori, e lei LO SA. Sono i suoi genitori ad essere strani, fuori dal mondo. Si arrabbiano perché frequenta una Chiesa, non le permettono di fare volontariato al campo estivo. Paige non frequenta una Chiesa intransigente, ma una normalissima parrocchia. Lo iato fra il fingere ed il non essere americani diviene visibile quando papà va dal pastore. Un uomo ragionevole, autentico, con cui Philip non possiede il linguaggio per comunicare e con cui si rapporta come nessun padre americano, anche in disaccordo con la scelta della figlia, avrebbe fatto.
    Paige sta crescendo ed io credo che si stia ben mettendo in luce tutti i meccanismi con cui un’adolescente sfida e smaschera i suoi genitori solo come persone e non come dei (tema del discorso fra Stan e Jared). Paige esaspera i punti che trova non coerenti, stupidi ed assurdi bei suoi genitori come fa ogni adolescente. Alza il tiro, provoca: da qui la richiesta per un lunghissimo campo estivo su cui nessuno dei due genitori si muove in maniera normale, e cioè contrattando una durata minore. Uno invece cede, l’altra fa la dura. Senza nessuna buona ragione, nessuno dei due. E Paige, ci si può scommettere, alzerà il livello fino a che non li smaschererá nelle loro incoerenze. Perché é così che fanno gli adolescenti, ed anche in questo il lavoro di ricostruzione psicologica é davvero ben fatto.

     

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