The Good Wife – 5×19 Tying The Knot

The Good Wife - 5x19 Tying The KnotLo shock post-traumatico porta spesso le persone a credere che da lì in poi la vita non sarà più la stessa, che sarà impossibile riconcentrarsi nuovamente su mille cose diverse senza pensare costantemente a quello, al momento che ha cambiato la propria esistenza. Come in molte convinzioni di questo genere, c’è sempre una parte di verità. 

La vita continua senza fermarsi e molte volte il turbinio degli eventi, che mai come in questa puntata ci vengono presentati nella loro contemporaneità, ci costringe a mettere da parte la sofferenza e a concentrarci sull’hic et nunc, il qui e ora che contraddistingue l’essere umano nella propria consapevolezza di esistere. Ma esattamente come nelle esperienze successive al lutto, anche questa puntata non si esime dal far emergere da ogni angolo l’immagine, il ricordo, fosse anche solo l’ombra di Will, che sarà sparito come personaggio interpretato da Josh Charles ma non certo come elemento diegetico, sempre foriero di conseguenze.

Alicia, I promise you this is the most important thing you’re doing right now.

The Good Wife - 5x19 Tying The KnotSolo una puntata con il celebre Colin Sweeney come protagonista poteva apportare un così alto tasso di confusione all’interno della narrazione. Tying The Knot si apre infatti con una festa di fidanzamento in una casa che, nonostante gli ampi spazi, risulta quasi labirintica, almeno quanto il filo di pensieri di Alicia che si deve dipanare tra tre diverse conversazioni fisiche (Colin, Renata e la vittima Morgan) e molteplici telefonate (Cary, Eli, Finn, Zach e persino l’amica del figlio). Quanto è affidabile la nostra memoria in situazioni come questa? Sembra di avere tutto sotto controllo, eppure è solo davanti alla richiesta esplicita di prove concrete – prove che potrebbero far condannare la persona giusta o quella sbagliata – che emergono tutte le contraddizioni del nostro sistema di archiviazione.

The Good Wife - 5x19 Tying The KnotCome sempre, The Good Wife decide di rappresentare questo genere di tematiche in modo atipico, e laddove qualunque altro show avrebbe basato l’intera confusione sul “cross face effect” (secondo il quale il riconoscimento tra persone di etnia diversa sarebbe più complesso), qui la questione viene quasi solo accennata: la reiterazione delle scene per come Alicia le ricorda – e con tutte le modifiche del caso, come segnalato dalla presenza fisica di Eli alla festa o dalla conversazione ovviamente mai avvenuta con Sweeney davanti al frigorifero – non fa altro che aumentare il senso di smarrimento che la donna prova, divisa a metà tra l’esigenza di capire la verità e quella di difendere il proprio cliente. Non c’è tempo per lasciarsi andare ai ricordi, nemmeno quando Colin cita Will in ben due occasioni (non a caso all’inizio e alla fine): ma il dolore arriva a ondate, e lo shock quando meno ce lo si aspetta, come dimostrano i due brevissimi momenti di crollo di Alicia e Finn.

He made me laugh.”
I don’t want to cry anymore, Owen, so let’s not.”

The Good Wife - 5x19 Tying The KnotÈ Owen il vero confidente di Alicia, l’unico e il solo che abbia mai davvero colto i suoi sentimenti per Will – anche quando lei stessa non li vedeva; e se la scusa per introdurlo è piuttosto superficiale, il suo contributo non lo è affatto. Passando sempre attraverso riflessioni apparentemente leggere – Oh, God, it’s like Mildred Pierce. We need to get you laid –, è proprio lui a far emergere le crepe nel brillante piano di Alicia e Peter, è lui a far riflettere la donna su quanto questa farsa potrà ferirla ora che lei ha materialmente la possibilità di fare qualunque cosa ma non c’è più un Will con cui condividere questa decisione. Il riferimento ai coniugi Clinton non è affatto esagerato: ricordiamo infatti che è proprio dal famoso caso Lewinski e dalla reazione di Hillary che i King hanno preso le mosse per scrivere il personaggio di Alicia Florrick ed è curioso come questa connessione venga esplicitata proprio ora; ora che la protagonista non è più la good wife, ma una donna molto più complessa e sull’orlo di una nuova metamorfosi.
The Good Wife - 5x19 Tying The KnotWill è dappertutto, in modo curioso proprio in una puntata diretta nientemeno che da Josh Charles in persona. E se Alicia non ha poi molto tempo in questo episodio per fermarsi ad ascoltare il suo dolore, ecco che invece arriva – improvviso e devastante – per Finn Polmar al suo ritorno in tribunale. Anche qui, laddove moltissime altre serie avrebbero indugiato in modo quasi voyeuristico su questa sofferenza, The Good Wife si distingue (e c’era bisogno di dirlo?) inserendo solo alcuni brevi eppure angoscianti momenti, grazie ai quali capiamo che dell’ombra di Gardner non ci libereremo troppo in fretta.

Il caso Jeffrey Grant non accenna ad essere dimenticato e diventa chiave di volta di un meccanismo che da giudiziario si trasforma ben presto in politico: la decisione di Castro di allontanare Finn viene prontamente bloccata dall’astuta pensata di Alicia, che si rivela però un’arma a doppio taglio per il nuovo candidato. Lo stupore con cui Finn accoglie l’endorsement di Peter non è però lo stesso del pubblico, abituato a vedere il Governatore prendere decisioni in funzione di sua moglie: questo cosa fa di lui? Sicuramente non un buon politico, ma altrettanto certamente l’unico davvero innamorato all’interno di questa coppia così disfunzionale.
The Good Wife - 5x19 Tying The KnotNon si riflette mai abbastanza sul personaggio di Peter Florrick: odioso per molti versi (basti pensare alla reazione alla morte di Will), discutibile a livello politico, fedifrago solo ed unicamente ad inizio serie eppure sempre ricordato come traditore anche dalla stessa Alicia – Well, he does what he wants anyway e, ciononostante, incapace di lasciar correre se qualcuno si mette contro sua moglie, quella stessa donna che – lui lo sa benissimo – ha amato Will molto più di lui. Va letto in quest’ottica l’appoggio dato a Finn e l’uso manipolatorio dei settemila voti raccolti da Eli come favore personale ad Alicia: bisognerà vedere quanto questo influenzerà lo sviluppo del personaggio di Finn che, c’è da starne certi, diventerà fondamentale per la conclusione di questa brillante stagione.

Help us tie the knot. Oh! That’s funny, huh?

Uno come Sweeney non poteva che trovarsi un’altra pazza da legare come compagna, e forse è in quest’ottica che non sorprende la rivelazione finale di Renata. Tutto ciò che ha riguardato il cliente Sweeney è sempre stato circondato da un’aria di mistero, di detto/non detto, ma soprattutto di “sappiamo tutti com’è andata, non c’è bisogno di sottolinearlo”, e certo, cambiare per una volta il racconto offrendo davvero il colpevole e una motivazione così sweeneyiana può essere vista come una scelta originale.
The Good Wife - 5x19 Tying The KnotIn una puntata in cui l’incertezza e la confusione sono chiavi di lettura di qualunque vicenda, forse sarebbe stato meglio non rivelare affatto la conclusione del caso; tuttavia, questo risulta molto più interessante in relazione a ciò che viene lasciato nell’ombra, ovvero il ruolo di Alicia come testimone. È possibile che Sweeney abbia fatto in modo di non apporre quelle firme per condurre la donna nella casa e scagionarlo grazie alla sua testimonianza? Proprio come in una pratica Shibari, le corde vengono tirate – non più solo da Colin, ora anche da Renata e per un breve momento persino da Diane – per portare ogni tassello esattamente dove desiderato. E forse è questo il motivo per cui giunge la confessione finale: per far capire ad Alicia che è stata manipolata, ma che loro la rispettano abbastanza da rivelarglielo.

L’episodio, dalla costruzione calcolata al millimetro, raggruppa tutte le storyline rimaste attive ad ora e lo fa senza la classica struttura da “tiriamo le somme” che caratterizza in genere gli episodi di raccordo. Lo fa ripescando uno dei personaggi migliori della serie, ed innestando tutto questo sul mai dimenticato dolore che ha caratterizzato gli eventi di queste ultime puntate.
Eleganza, originalità, scrittura impeccabile: The Good Wife si dimostra ancora una volta lo show che dovrebbe essere visto da chiunque si dichiari appassionato di serie televisive, e questa quinta stagione si manifesta come uno dei migliori prodotti dell’anno.

Voto: 8 ½

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

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