Fargo – 1×10 Morton’s Fork

Fargo - 1x10 Morton's Fork“Se la persona vive palesemente con frugalità, allora gli direte che egli ha abilmente risparmiato abbastanza denaro da permettersi di essere generoso con il re. Se invece il soggetto vive spendendo e spandendo, ditegli che, essendo così evidente la sua opulenza, può permettersi di dare molto al re.” Questa è la Forcella di Morton. Questa è Fargo.

Un paradosso, questa è stata la vita di Lester Nygaard. Il povero Lester, lo sfigato, quello deriso da tutti, colui che se ne stava zitto a prendersi insulti senza reagire, perché gli altri erano più importanti di lui.
Poi c’è questo Lester, lo spietato, quello che manda la (seconda) moglie a morte certa, che inscena un teatrino per costruirsi l’alibi perfetto. Ma Lester, lo sappiamo, non è nato così: lo è diventato a forza. E allora si dimentica, per la serie “la cosa che cerchiamo è sempre sotto i nostri occhi”, di togliere dal corpo della moglie i biglietti per il Messico, vero motivo per il quale si era ritrovato a dover andare a prendere i passaporti.
Fargo - 1x10 Morton's ForkFargo è stata una serie esagerata, con alcuni passaggi al limite dell’inverosimile (la fuga e il ritorno di Lester dall’ospedale), ma è stata maestra nelle soluzioni causa-effetto date a tutto ciò che accadeva ai personaggi, pedine di un tragico e irrisorio destino. E lo fa anche qui, quando crediamo che Lester sia riuscito a sfangarla ancora una volta, e invece commette l’errore fatale che lo porterà al tragico, inevitabile epilogo.

La puntata si apre magistralmente con una veduta del panorama che ricopre Bemidji e tutte le terre circostanti: cosa c’è sotto quella coltre candida di ghiaccio e neve? Cosa si nasconde all’interno di una tranquilla cittadina di provincia, dove non è mai accaduto nulla di sconvolgente? Cosa c’è in fondo a quel buco nero che rovina la superficie immacolata?
C’è Lester, ovvio, trascinato nell’oblio da una decisione che in realtà non ha mai preso – la prima volta, al contrario della seconda –, e c’è lui, il Male, il Caos, quella forza che ti sconvolge la vita e che non hai mai chiesto.
Fargo - 1x10 Morton's ForkIl personaggio di Lorne Malvo è il vero crack di questa serie: è molto più di un killer, molto più di uno psicopatico. La sua calma serafica in qualsiasi occasione – dal fingersi un prete fino a quando si risistema una frattura scomposta alla gamba – sottolinea in maniera perfetta quello che rappresenta: una forza oscura che minaccia la vita di tutti noi, una forza che non ha nessun senso logico, che è lì e basta per rovinarci l’esistenza quando meno ce lo aspettiamo. Lorne Malvo è come una malattia, è il Caso che ti si para davanti all’improvviso, che sia in ospedale o al bar di un centro convegni.
Ovvio che il plus lo dà senza dubbio l’interpretazione di B.B. Thornton, il quale ha già in nuce una notevole dose di stranezze (quando era sposato con la Jolie le scrisse una lettera d’amore col sangue) che riversa perfettamente nel suo personaggio.

Fargo - 1x10 Morton's ForkQuindi il titolo enigmatico di questa puntata è un po’ una summa di quello che abbiamo visto, della completa assurdità della vita e di quello che ci circonda, a partire proprio da quello che capita a Lester nel pilot: alla precisa domanda di Malvo se deve uccidere Sam Hess o no, scatta appunto quella che viene chiamata “Forcella di Morton”. Si tratta di una situazione che, vista da due punti di vista contrastanti, porta comunque alla stessa soluzione, ovvero che non c’è soluzione. Qualunque risposta avesse dato Lester, si sarebbe trovato nei guai: col “no” avrebbe forse evitato la catena di eventi, ma avrebbe potuto essere braccato da Malvo ugualmente, visto che ci sarebbe stato il rischio che Nygaard potesse spifferare tutto alla polizia; col “sì” sappiamo com’è andata.
E calza a pennello anche con la vita di Lester: da sfigato o da ribelle, la sua esistenza era comunque segnata –  nel primo caso da una vita da sottomesso, nel secondo da braccato, sia da Malvo che dalla polizia.
La visione della vita da parte della serie è ovviamente pessimistica: è ben riassunto il concetto dal discorso che Capo Oswalt fa a Molly: “Prima vedevo il positivo nella gente. Adesso passo il tempo a guardarmi le spalle”. Un pessimismo che non poteva risparmiare Lester, che da quel “sì” detto dal suo subconscio si è ritrovato a scappare per mesi, finendo inghiottito da quel ghiaccio che rappresenta l’esistenza di ognuno di noi: anche quando sembra sia tutto calmo in superficie, c’è l’oscurità fredda e senza fondo che ci aspetta di sotto.

Fargo - 1x10 Morton's ForkMa gli autori hanno voluto aprire un varco, dare a noi spettatori disillusi un barlume di speranza: il perfetto quadretto familiare incorniciato nell’ultima inquadratura.
Molly che è finalmente uno Sceriffo, Gus che riceve un encomio per aver neutralizzato Malvo adesso che è un postino – rieccola, l’assurdità dell’esistenza – e Greta che ha finalmente una famiglia.
Anche la scelta dello sfondo bianco dei titoli di coda non è casuale: in contrapposizione con le altre puntate, dov’è sempre stato nero, ma anche contrario al colore scelto per il titolo della serie – nero listato a lutto e non rosso come al solito: una sorta di piccolo happy ending dove poterci rifugiare, dove pensare che adesso è tutto a posto e che, al di là del ghiaccio, ci possa essere anche felicità.

Fargo si è dimostrata una serie magistrale dal punto di vista registico, scivolando forse qualche volta nell’assurdo troppo spinto per quanto riguarda la scrittura. Restano comunque molto valide le prove di tutte gli attori protagonisti che hanno reso alla perfezione le stranezze dei loro personaggi.
Morton’s Fork ci vuole dire che, nonostante le nostre decisioni, la vita è assurda, e che il finale è comunque già deciso… ma che possiamo anche fare finta di niente e costruirci il nostro angolo felice, con le persone che amiamo, guardando quiz alla televisione.

Voto episodio: 9
Voto stagione: 8 ½

 

Ste Porta

Guardo tutto quello che c'è di guardabile e spesso anche quello che non lo è. Sogno di trovare un orso polare su un'isola tropicale. Profilo FB: http://www.facebook.com/ste.porta?ref=tn_tnmn

12 Risposte

  1. Simona Maniello scrive:

    Ho amato Fargo ma devo dire che questo finale non mi ha convinto del tutto, l’ho trovato un po’ lento e anticlimatico.

     
    • Ste Porta scrive:

      Ciao Simo!
      Io invece per niente, anzi. L’ho trovato all’altezza, mi ha molto divertito, soprattutto la prima parte.
      Cos’è che non ti ha convinto nello specifico?

       
      • Simona Maniello scrive:

        Ciao! Mi spiego: razionalmente non riesco a trovargli difetti particolari, ma non mi ha coinvolto come gli altri episodi. Nello specifico non mi è piaciuta la scelta di rendere Gus l'”eroe” della situazione, per quanto sia perfettamente comprensibile dal punto di vista narrativo e ben preparata dai precedenti episodi: il suo personaggio non mi ha mai convinto del tutto, quindi avrei preferito una risoluzione diversa, magari più scontata ma ai miei occhi più soddisfacente.

         
  2. Frinfro scrive:

    Ottima recensione che coglie a fondo l’essenza di Fargo. Si è respirata aria “coheniana” dalla prima all’ultima scena: un gioco di incastri, paradossi, humour nero. Speciale menzione per Billy Bob Thornton, semplicemente sublime in una parte nella quale è sembrato clamorosamente a suo agio. Il voto è a parer mio giustissimo. Mi piace questa formula di miniserie antologiche stile True Detective: cast di prim’ordine e bassissimo rischio di allungare il brodo con stagioni a volte futili. Indubbiamente Fargo si inserisce tra le migliori serie del 2014.

     
  3. winston smith scrive:

    Il più grande merito di Fargo è probabilmente un altro finora sottaciuto: l’aver finalmente riscattato le doti di Colin Hanks reinserendolo nella dimensione recitativa a lui più congeniale, ovvero la commedia, o meglio, il cosiddetto dramedy. Forse, e dico forse, d’ora in avanti quando verrà fatto il suo nome si penserà un po’ meno al Travis Marshall della sesta stagione di Dexter, un’interpretazione involontariamente grottesca per colpe più attribuibili a chi ha gestito il processo di casting che non a lui in prima persona.
    Al di là di questa breve parentesi, sul valore intrinseco di questo esperimento c’è poco da discutere, trattandosi evidentemente di un’opera ottimamente ideata e realizzata, che ha trovato nel Lorne Malvo di Thorntorn un personaggio assolutamente memorabile e la cui unica pecca è l’accento molto poco americano di Martin Freeman; si tratta comunque di un dettaglio, e se ad essere impura è solo una goccia all’interno di un oceano limpidissimo, “il naufragar m’è dolce in questo mare”.

     
  4. Pietro Franchi scrive:

    Finale completamente in linea con il resto di questa bellissima stagione: sono sempre stato abbastanza scettico quando si parla di remake, ma Fargo è stata capace di smentirmi alla grande. Per me, anche se comunque non raggiunge livelli di altri capolavori di quest’anno (Mad Men, True Detective, Louie, ma anche The Americans) la serie di Noah Hawley ci si avvicina, oltre ad essere senza dubbio la sorpresa della stagione. Chapeau!

     
  5. annamaria scrive:

    Mi sono appena fatta un recuperone di Fargo e mi è piaciuto moltissimo, anche se i personaggi sono abbastanza assurdi, soprattutto Malvo le cui gesta (peraltro entusiasmanti per impatto emotivo, stile Banshee) richiedono una sospensione dell’incredulità mica da ridere.
    Però nell’ultimo episodio c’è uno svarione ENORME!
    Come fa Lester, nella sua fuga sul lago ghiacciato, a indossare la giacca a vento rossa che HA DATO ALLA MOGLIE nell’episodio precedente facendola uccidere da Malvo al posto suo?!?!?!
    Quella giacca è in mano alla polizia che non credo proprio gliel’abbia restituita.
    Lo so che è simbolica e d’impatto, quella giacca, ma Lester NON può avercela!

     
    • Francesca Anelli scrive:

      Hai ragione, ma allo stesso tempo Fargo, come dici tu stessa, è piena di queste piccole incongruenze. La sua forza va ricercata da un’altra parte, anche se non ci piace.

       
      • annamaria scrive:

        Oh, ma me piace, non c’è problema.
        Se una serie mi prende, e Fargo mi ha preso tanto, le incongruenze mi fanno una pippa.
        Non sono una purista, anzi, adoro farmi catturare e anche un po’ intortare se chi mi intorta lo sa fare con stile.
        Visivamente e dal punto di vista stilistico la scelta degli autori, anche se impossibile, è comprensibile.
        Lester è così che l’abbiamo conosciuto e così ci lascia, sfigato e imbranato fino all’ultimo, un perdente nato, con la sua striminzita giacchetta a vento rossa, che ha avuto un momento di rinascita e di apparente successo (ma quanto sono orrendi questi premi di produzione, li ho visti anche in Mad Men) e l’ha sprecato diventando uno str….o senza rimedio.
        Emblematica la fantastica scena dell’ascensore.
        Malvo: “E’ proprio così che vuoi che finisca?”
        Lester, tronfio (e imbecille) “Sì!”
        Bang! Bang! Bang! Tre cadaveri, alè!
        La fuga di Lester sul bianchissimo lago ghiacciato senza giacca rossa sarebbe stata meno d’impatto.
        Meglio così e al diavolo la logica.

         
  6. Alessio scrive:

    Bella recensione, ma ad oner del vero molti meriti che vengono attribuiti alla serie sono semplici ricalchi di quanto avviene nel film dei Coen del 1996: l’atmosfera e i personaggi sono praticamente ricalcati: Lester venditore di assicurazioni sfigato della serie, che uccide la moglie = Jerry venditore di auto usate sfigato del film che uccide la moglie, Molly poliziotta incita della serie = Marge poliziotta incinta del film , coppia di sicari nella serie (di cui uno muto)=coppia di sicari nel film (di cui uno taciturno). C’è qualche differenza sui personaggi secondari, ok, un pò di intrecci differenti,e la stella di Billy Bob Thornton che nel film non è presente (la figura dei sicari che sconvolgono la vita del protagonista, nella serie viene concentrata nel solo Lorne Malvo e i sicari ridotti a personaggi secondari). Nel complesso, quello che di buono funziona nella serie è preso di peso dal film, quello che non convince del tutto (figura di Gus, storia di Stavros Milos) è stato messo nella serie per allungare il brodo. La musica è identica a quella del film, o meglio, tenta di fargli il verso (quella del film è piu bella però . ascoltatela). Dove la serie supera il film è su Lorne Malvo la cui interpretazione è da Oscar.

     
    • Ste Porta scrive:

      Ciao Alessio, grazie per i complimenti.
      E’ vero, l’impianto dei fratelli Coen c’è per forza – d’altronde sono anche produttori. La forza secondo me sta comunque nell’aver trovato il modo di riproporre quel plot in maniera tale da non fare un copia-incolla spudorato, così che chi ha amato il film (come me) potesse godere di un prodotto semi-nuovo senza dover tutte le volte fare il raffronto con l'”originale”. :)

       
    • Davide Canti scrive:

      Finalmente qualcuno che la pensa come me! (forse)
      Se ti va, leggi la recensione della terza puntata, dove cerco di sollevare la questione Fargo96/Fargo14 e tutti i problemi che ne derivano.

       

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