Game of Thrones – 4×10 The Children

Game of Thrones - 4x10 The ChildrenCon un season finale forse mai così denso di eventi, Game of Thrones taglia col passato e si apre al futuro, affidando ai “figli” l’eredità del mondo che, nel bene e nel male, i loro padri hanno creato.

Con questo episodio, Game of Thrones chiude un importante arco narrativo, non solo perché termina una stagione che sembra più la seconda parte di una season 3 da 20 episodi, ma anche perché i tanti riferimenti al passato, alle origini, agli eventi che hanno messo in moto tutta la storia, fanno di questa puntata un trampolino di lancio per la seconda parte delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, dove saranno le nuove generazioni a raccogliere i frutti di quanto seminato dalle proprie famiglie/casate.

Jon Snow: “I have no king”

Game of Thrones - 4x10 The ChildrenYou know nothing, Jon Snow.” E come può sapere qualcosa l’erede del vasto mondo dei bastardi, figlio di nessuno se non dell’atto più ignobile che possa esserci in una famiglia, cioè il tradimento? Il viaggio di Jon è il viaggio di un ragazzo alla ricerca di un proprio posto nel mondo, di un’appartenenza a qualcosa che riempia il vuoto donatogli, suo malgrado, alla nascita. L’arrivo di Stannis Baratheon (nuovo padre putativo?) rappresenta l’inizio di un nuovo capitolo per l’ombroso crow di origine stark-iana, che nel frammento che lo vede protagonista (e che fa da epilogo all’episodio precedente) tira le somme del viaggio fin qui intrapreso.

Game of Thrones - 4x10 The ChildrenPassato prima per i Guardiani della Notte, poi per i Bruti e per la fine dell’innocenza con Ygritte, Jon è qui costretto al confronto con tutto ciò cui ha prestato un giuramento poi infranto: i voti dei Guardiani della Notte, le promesse a Mance Rayder, l’amore di Ygritte. Jon Snow, in qualità di “bastard“, rappresenta le difficoltà della nuova generazione a contrastare i vecchi ordini, le arcaiche gerarchie familiari, le “barriere” create dai propri padri. Nelle scene che lo vedono protagonista, e con dei dialoghi più riusciti del solito, emerge come il ragazzo sia una sorta di ibrido che incarna l’onore di Ned, la lealtà dei Guardiani, l’amore per il diverso (Ygritte), la libertà dei bruti (come Tormund gli fa notare: “You spent too much time with us“), senza però aver costruito ancora una propria personalità. L’uomo in divenire Jon Snow è sempre più consapevole di dover portare con sé il fardello della solitudine che la natura gli ha donato, esplicato nel funerale di Ygritte che sancisce, in un mondo che ancora non vuole cambiare, l’impossibilità per lui di appartenere a qualcosa. Tuttavia, Jon non è ormai più disposto a inginocchiarsi: il suo cammino sembra finalmente ingranare la marcia giusta.

Tommen Baratheon / Cersei Lannister: “Your Legacy is a lie!”

Game of Thrones - 4x10 The ChildrenDal figlio di nessuno, passiamo ai figli della casata col cognome più ingombrante della storia di Westeros. Pur non presente fisicamente nell’episodio, il più piccolo dei Lannister ha un ruolo fondamentale nel frammento che vede protagonisti Tywin e Cersei. La famiglia sottomessa in modo quasi perverso al prestigio del proprio nome ha dato origine alla prole più astrusa: un nano, due fratelli incestuosi, uno psicopatico totale e una sfortunata anima innocente ancora da plasmare. La rivendicazione del “possesso” prima di Tommen e poi di Jaime da parte di Cersei non ha nulla a che vedere col suo essere madre, sorella e amante, ma col suo ruolo di “figlia” che ora vuole ribellarsi e riappropriarsi di ciò di cui il suo cognome l’ha privata. Eppure, il suo odio verso il padre si esprime solo a parole, rendendo evidente l’incapacità della donna di ribellarsi fino in fondo e di farsi partecipe del nuovo mondo che sta arrivando.

Qualcun altro, però, si è spinto oltre il limite che lei non ha osato varcare.

Tyrion Lannister: “I have always been your son”

Game of Thrones - 4x10 The ChildrenSeppure un po’ più avanti nell’età rispetto ai giovani protagonisti della storia, anche per Tyrion giunge la fine dell’Innocenza, la quale passa, in questo caso, attraverso l’omicidio del padre. Ironicamente, l’uomo accusato per tutta la stagione di un assassinio mai commesso, finisce per commetterne addirittura due, due atti (forse un po’ troppo rapidi nella loro esecuzione, ma è un problema ormai certificato della serie) che sanciscono la sua definitiva disillusione riguardo al voler vedere accettata la propria diversità: proprio come Jon Snow (con cui condivise parte del viaggio alla Barriera nella prima stagione), Tyrion non può avere una famiglia, non può avere l’amore, e, pur avendo sempre lottato per la propria accettazione (come riconosciuto da Tywin: “You fight for what’s yours“), si trova costretto a rinunciarci e a farsi carico della distruzione di un vecchio mondo in cui la sorella è ancora troppo invischiata. Dopo essere stato sbeffeggiato, umiliato e condannato, il suo addio a King’s Landing, centro nevralgico del potere del vecchio Westeros, rappresenta la liberazione che lo porta ora a viaggiare verso il nuovo che verrà.

Daenerys Targaryen: “I took this city to bring people freedom”

Game of Thrones - 4x10 The ChildrenChi prosegue nella (metodica) preparazione al mondo futuro è la Madre dei Draghi, la portatrice del nuovo ordine che cambierà tutto. Con un potere sterminato tra le mani, che è estensione del fuoco della vendetta e del riscatto che cova dentro di sé, Daenerys continua a scontrarsi con un furore che non riesce a gestire. Non potendo avere un confronto con una figura paterna, è con un vecchio esponente dell’Old Time che la Regina di Mereen deve avere a che fare, un vecchio che, consapevole della propria  estraneità al cambiamento in atto nel mondo, sceglie di restare e morire nell’Old One. Lo scheletro incenerito della bambina è invece presagio nefasto del futuro, rappresentazione di ciò che il suo potere potrebbe diventare se non gestito con cautela. Ed è così che la breaker of chains finisce per mettere lei catene ai propri draghi e, in un certo senso, anche a se stessa, segno di un equilibrio che ancora non è stato trovato.

Brandon Stark: “You will never walk again, but you will fly”


Game of Thrones - 4x10 The ChildrenLa prima vittima dell’influenza della vecchia generazione su quella nuova fu Brandon Stark, il bambino a cui piaceva scalare i muri di Winterfell e che si è visto improvvisamente privato di tutti i propri sogni d’infanzia. Non a caso, la sua storyline è quella più ricca di spunti fantasy e, sicuramente, il suo frammento quello più visivamente riuscito. La sua sfida al passato (e quella dei suoi giovani compagni di viaggio) è qui incarnata dalla battaglia contro un esercito di morti, scontro che poi lo conduce nel luogo abitato dai “children”, dove dimora colui che tutto vede e tutto osserva e dove tutto è possibile: persino volare. Inutile dire che la riuscita della sequenza rende la storia di Bran una delle più attese per la prossima quinta stagione.

Arya Stark: “I don’t need saving”

Game of Thrones - 4x10 The ChildrenCome Tyrion si imbarca verso il futuro, libero finalmente dal proprio passato, anche Arya leva l’ancora e parte alla volta della sua indipendenza, trovando la propria vendetta contro colui che le aveva inflitto il primo e più grande dolore della sua vita: l’assassinio del garzone del macellaio. L’incontro con Brienne è l’incontro col futuro, la prefigurazione di ciò che la più piccola degli Stark potrebbe un giorno diventare, l’ideale rivoluzionario che combatte i vecchi codici riguardo il ruolo della donna. L’epico scontro tra Brienne e il Mastino è dunque ancora una battaglia tra vecchio e nuovo, in cui il  passato muore sotto gli occhi di Arya, che a quel punto decide di prendere in mano le redini della sua esistenza (e i soldi dalle tasche di Clegane) e salpare verso la propria maturità.

Con la partenza di Arya termina dunque una stagione più che buona e sicuramente migliore della precedente, che ha ritrovato ritmo e tensione, grandi scene già impresse nell’immaginario collettivo e quel tocco di epica che si era un po’ perso l’anno scorso. Rimane l’atavico problema nel gestire, televisivamente parlando, un materiale letterario così dispersivo, che ha portato a scelte poco felici soprattutto nella collocazione di alcuni eventi e nella risoluzione, a volte troppo frettolosa, a volte troppo dilatata, di alcune situazioni. Ciò che conta è che comunque un capitolo si è chiuso e se ne apre un altro probabilmente sempre più indipendente dalla fonte originaria.

Game of Thrones - 4x10 The ChildrenSenza dimenticare anche i “battesimi” di Sansa e Ramsay Snow Bolton, il nuovo Game of Thrones apparterrà a Jon, Dany, Tyrion, Bran, Tommen e Arya. Nonostante Stannis e Baelon Greyjoy ancora in vita, l’era dei Tywin, dei Robert, dei Ned e degli Aerys può dirsi conclusa. La loro “guardia” è terminata.

And now their Watch begins.

Voto episodio: 8,5
Voto Stagione: 8

 

 

 

13 Risposte

  1. Tuco scrive:

    l’episodio mi è piaciuto, come quello precendente.
    noto però un certo adagiarsi sugli allori degli autori: “scelte poco felici soprattutto nella collocazione di alcuni eventi e nella risoluzione, a volte troppo frettolosa, a volte troppo dilatata, di alcune situazioni.”
    secondo me deriva dal fatto che got come the walking dead è una macchina fabbrica soldi, e anche se le puntate sono “brutte” milioni di persone le guarderanno lo stesso.
    forti di questo riscontro credo non ci sai stato tutto questo impegno da parte degli autori che hanno fatto alcuni passi falsi nella gestione dei tempi narrativi che proprio non si addicono ad una serie HBO.

     
    • Namaste scrive:

      Consentimi però, con una sostanziale differenza: è vero che GoT è un oramai un brand di successo, come lo furono a suo tempo I Soprano e Sex and the City e come lo sono state “Lost” per ABC o “Dexter” per Showtime, serie per cui le rispettive produzioni non hanno mai avuto nessuna fretta di chiudere le fila del discorso prima che il loro successo si esaurisse (unico caso a parte rimane naturalmente “Breaking Bad”), ma quando parliamo di telefilm che in qualche modo allungano il brodo, intervallando puntate buone a puntate “meno buone” – mi pare che fosse questa la tua critica – io un paragone con TWD che non riguardi la facilità degli autori nell’eliminare personaggi più o meno importanti, faccio un po’ fatica a riscontrarlo. Se nella serie di Kirkman non succede una mazza fino agli ultimi 5 minuti del season finale, per GoT gli autori hanno semmai il problema opposto: troppi gli avvenimenti da raccontare e troppe le story-lines da seguire – tanto che il terzo libro viene diviso in tre parti (nella versione letteraria italiana) e in due tronconi (terza e quarta stagione) per la serie televisiva – che qualcosa dovrà per forza essere sempre lasciata fuori o rivista, con conseguente ed inevitabile incazzatura del lettore-spettatore.

      Possiamo stare qui a discutere se le vicende di Sam e Gilly o se il famoso dialogo kuu kuu kuu tra Tyrion e Jamie fossero davvero così necessari, ma fondamentalmente non è che togliendo 10 minuti a questo o a quell’altro personaggio risolvi il bandolo della matassa. Ci sarà sempre chi, come Son of Bishop e come il sottoscritto, vorrebbe più khaleesi e chi invece ne vorrebbe di meno o affatto, idem Jon Snow, idem tutti gli altri. Eppure da quando c’è GoT siamo diventati tutti allenatori di Westeros: “bastava spingere più a centrocampo, io avrei messo questo a 10 minuti dalla fine e quello non l’avrei fatto giocare, in quell’azione Cercei andava ammonita”. Non è così semplice, soprattutto quando c’è in campo un arbitro di 100 chili che non ti permette di sgarrare più di tanto.

      Sempre sacrosanto sia il diritto di ognuno di lamentarsi e di esigere un po’ meno di questo e un po’ di quello, ma qui bisogna chiedersi innanzitutto questo: “si è mosso qualcosa in questa partita?”, “abbiamo assistito a delle azioni di gioco obiettivamente noiose?”, ma soprattutto “sono riusciti, alla fine, i nostri giocatori, a chiudere tutti gli scontri con gli avversari in maniera soddisfacente?”. Se il telefilm è riuscito in 45+45 minuti a fare questo, a portare a casa il risultato, mi sembra che tutto si possa dire tranne che questa squadra di autori si sia adagiata sugli allori, che tanto la gente l’abbonamento il prossimo anno lo fa lo stesso.

      Ottima stagione e ottima recensione finale per quanto tendenzialmente spoilerosa (anche per chi ha letto i libri).

       
      • Diego Scerrati scrive:

        Namaste, se la recensione è tendenzialmente spoilerosa giuro che è del tutto casuale e che non so nemmeno dove possa esserlo! xD Io con la lettura sono fermo al secondo libro e non sono informato sugli eventi che seguiranno, per cui mi sono basato solo sull’episodio in sé 😉

         
      • Tuco scrive:

        Namaste capisco il tuo punto di vista, non volevo fare un paragone tra le due serie perchè impossibile, ma solo indicare una sensazione che entrambe (in modo diverso) mi danno, quella appunto del “poco” sforzo da parte degli autori.
        Le vicende di Sam e Gilly sono state senza spessore, una serie di stereotipi dell’amore adolescinziale degni di luke perry e tori spelling. La vicenda di Tyrion invece mi è sembrata perfetta, il combattimento invece è stato un flop. Ecco vedi questo alternare grandi momenti a grosse cadute di stile secondo me significa che gli autori, forti del consenso che riceveranno lo stesso, non hanno cercato (come nelle prime stagioni) una perfetta sincronia e messa-in-scena durante tutti gli episodi. Dalla serie di punta della HBO è quasi inacettabile, specie poi se cancellano Boardwalk Empire per contenere il budget per continuare a sostenere i suoi costi mastodontici.

         
  2. Son of the Bishop scrive:

    Bellissima recensione, davvero complimenti.
    Alla fine un pò di accelerazione in questo finale c’ è stata, in realtà soltanto sul fronte Tyrion secondo me, ma va benissimo quest’ anno non mi posso proprio lamentare dopo una terza stagione che mi aveva totalmente deluso e non era riuscita mai ad appassionarmi quest’ anno è stato tutto il contrario(ma forse sempre per la questione 1 parte del libro, 2 parte).
    L’ episodio è davvero bellissimo, forse migliore del precedente ed insieme ad Oathkeeper sono i miei preferiti di questa stagione. La storyline per cui più ho sofferto è stata quella di Daenerys in quanto esprime una triste realtà: Daenerys sarà una bravissima conquistatrice ed oratrice in grado di conquistarsi i favori dei popoli, però poi regnare è un’ altra cosa e soprattutto gestire tutto quel potere che rappresentano i draghi, su quello nero forse i problemi che avrebbe causato erano intuibili dalla 4×01 se non sbaglio, dove il drago faceva quasi un cenno di ribellione verso Daenerys. Spero che comunque i draghi tornino presto liberi, anche perchè nel gioco dei troni Daenerys è quella per cui “faccio il tifo”. Bran in realtà è la storyline che fra tutte ho sempre apprezzato un pochino di meno, la storia si è fatta più interessante dalla 3 con lui metamorfo, però poi il lunghissimo viaggio un pochino mi aveva annoiato, invece però il suo arrivo a destinazione, che vediamo in questo episodio è ottimo, a parte il combattimento con i morti, la bambina inquietante, il finale lascia molto in attesa per gli sviluppi futuri. I Children a cui è dedicata la puntata saranno materiale importante per la 5 stagione suppongo anche perchè gli viene addirittura dedicato il titolo del season finale, ma alla fine sono appena accennati e sono curioso di sapere di più su di loro e sul corvo a tre occhi. Il significato che voi date al titolo comunque alla fine potrebbe sicuramente anche riferirsi a questa rottura evidente che avviene con il passato. Sul fronte Jon c’ è la chiusura a tutti gli effetti della 4×09 e anche qui sono davvero incuriosito da che piega prenderà la barriera con i guardiani della notte ormai, quasi inesistenti e l’ arrivo di Stannis, soprattutto quest’ ultimo mi interessa e penso che Jon dovrà stare molto attento con la strega rossa, che finalmente è giunta al bastardo per eccellenza. Sul fronte approdo del re, bhé qui è stato tutto magnifico, alla morte di Shae ho esultato come raramente ho fatto e anche per Tywin(ma un pochino meno). La morte di Tywin e il gesto di Tyrion mi hanno davvero sconcertato, perchè Tywin da quando è entrato nel vivo della serie era sembrato quasi un pilastro distruttibile ed inattaccabile che invece crolla sotto le frecce dello stesso figlio nano in una latrina. Speravo alla fine in un tris con Cersey, ma per lei dovrò ancora aspettare, in fondo il nano così avrebbe fatto un immenso torto a Jaime e non sarebbe stato in linea con il personaggio. Infine la storyline a cui è lasciata la conclusione della stagione è quella di Arya, lo scontro tra il Mastino e Brienne è stato fortissimo, per me molto molto più intenso dello scontro fra la Montagna e la Vipera rossa, ultra atteso e che poi avevo trovato molto deludente(anche per il piccolissimo minutaggio, che infatti pareggia se non viene superato da quest’ altro scontro), Arya adesso finalmente è libera, sinceramente non ho la più pallida idea di cosa potrà fare da sola in una terra che non conosce, ma di cui ha sentito molto parlare come Bravos. Quindi questa quarta stagione, riserva forse l’ episodio finale più bello di tutti quelli visti finora, perchè porta tantissimo avanti le storyline e soprattutto crea un taglio netto nella narrazione che si sente decisamente, io dall’ inizio della stagione attendevo il super cliffhanger finale, che non è arrivato, ma davanti ad episodi del genere e così tanti sviluppi davvero non mi pesa e anzi mi inginocchio dinnanzi agli autori, che hanno saputo fare una stagione che mi ha appassionato dal 1 all’ ultimo episodio, dopo che a causa di una terza stagione inconcludente e noiosa, a mio parere, ero talmente deluso che ero sul punto di mollarla. Spero in una quinta stagione e in una sesta dato che già ne abbiamo la certezza a questi livelli

     
  3. winston smith scrive:

    Innanzitutto, un caloroso saluto e una breve presentazione per questione di educazione: sono l’amichevole winston smith di quartiere e mi iscrivo ora dopo avervi scoperto tramite suggerimento di amici di vita e di penna (ciao Namaste, qualora tu sia il Namaste con cui ho avuto a che fare in passato) e avervi letto con interesse nel corso degli ultimi mesi (me la prendo comoda, eh?). Confesso preventivamente anche la motivazione principale della mia “discesa in campo” (ogni riferimento politico a persone realmente esistenti è puramente casuale): nonostante l’ottimo livello qualitativo che il vostro blog a mio parere offre in campo di analisi e critica televisiva, ho notato che la comunità attiva a cui fate riferimento non rispecchia, numericamente parlando, il lavoro straordinario che fate. Quindi, perché non dare in prima persona un po’ di supporto morale e, si spera, contenutistico per chi impiega il proprio tempo libero in maniera costruttiva dando a me e ad altri come me l’opportunità di approfondire la riflessione sull’argomento con persone che condividono la medesima passione?
    Mi auguro di trovarmi bene qui, allo stesso tempo augurando a voi di non trovare in me una persona non grata. E ora dritti al punto!

    Personalmente, considero The Children la degna conclusione di quella che non mi pento di definire in pubblico come la miglior stagione che Game of Thrones ci abbia riservato finora. Lo penso principalmente per due ragioni:
    – nel corso di un’ora di tempo si è riusciti nell’impresa di portare a compimento percorsi narrativi e di maturazione psicologica dei personaggi che hanno avuto inizio, in alcuni casi, nella (ormai lontana) prima stagione e lo si è fatto evitando quello che io chiamo “effetto passerella”, in virtù del quale il minutaggio dedicato ora a questa storyline e ora a quest’altra appare vacuo e privo di uno scopo specifico che non sia quello di ricapitolare la situazione a beneficio degli spettatori;
    – è chiaramente percepibile un’unità tematica – esplicitata nella recensione – in grado di rendere chiaro il messaggio che si voleva comunicare con la rappresentazione, ergo permeandola del quid che rende una puntata di una serie televisiva potenzialmente memorabile (sebbene sia mia ferma convinzione che il modo in cui Game of Thrones è strutturato impedisca ad un episodio nella sua interezza di assurgere a tale status, a tutto vantaggio di singole scene capaci di lasciare il loro solco nella memoria di chi vi assiste attirando a sé, alla stregua di un buco nero, tutto ciò che viene prima e tutto ciò che viene dopo di loro).
    In soldoni, si tratta di un gran balzo in avanti per la serie, che raggiunge davvero un punto di rottura da cui ripartire a tessere la tela in vista della vera conclusione, dalla quale ci separa ancora qualche anno di produzione, con la consapevolezza che da questo momento saranno i “children” a farla da padrone. E mentre il leone stremato si accascia al suolo, il lupo si risveglia in vista della gelida notte dell’inverno.

     
    • Federica Barbera scrive:

      Prima di tutto benvenuto! Concordo sostanzialmente con il tuo commento: io non sono una grandissima fan della serie, nel senso che sì, la seguo e mi piace ma non perdo la testa per il genere, ecco. Che poi no, è una bugia XD la prima stagione mi era piaciuta moltissimo a dispetto dell’idea che mi ero fatta, e forse proprio per questo le due successive per me non hanno semplicemente retto il confronto – la seconda già di più, la terza mi aveva portato a pochissimo da lasciare.
      Questa quarta, con mio grande stupore!, mi è piaciuta, eccezion fatta per alcuni punti e per alcune storyline che per un non lettore a mio avviso peccano di lungaggini discutibili. Però ripeto, è un parere strettamente legato a gusti personali (non è un caso che di GoT io abbia fatto una sola recensione, credo di non riuscire ad essere sufficientemente obiettiva per fornire un commento che esuli dal mio personale gusto. ognuno ha i suoi limiti! eheh). Quest’ultima puntata, che pure ho percepito con due ritmi profondamente diversi tra la prima e la seconda metà e questo in genere non mi piace, è stata molto più interessante di quanto mi aspettassi, soprattutto alla luce di quello che erano stati “gli episodi 10” delle stagioni precedenti. L’interpretazione giustamente osservata da Diego ha, come dici tu, dato un’impostazione più unitaria alla puntata, che quindi ha sì delle scene importanti, ma si fa apprezzare anche e soprattutto per il messaggio di fondo che vuole far passare. Spero continuino su questa linea.

       
      • Lukas scrive:

        La differenza tra voi e Serialmente sta in queste parole :
        “(non è un caso che di GoT io abbia fatto una sola recensione, credo di non riuscire ad essere sufficientemente obiettiva per fornire un commento che esuli dal mio personale gusto. ognuno ha i suoi limiti! eheh)”

        Complimenti e lo dico sul serio ….non è facile essere così obiettivi 😉

         
        • Son of the Bishop scrive:

          Quoto Lucas al 100% , anche se ormai aggiungerei anche la qualità generale, ne approfitto anche io per farvi altri complimenti

           
  4. Namaste scrive:

    What surprise! Saluto anch’io la salita in campo (che “discesa” non mi piace, lasciamola meglio ai politici) dell’amico Winston, per la serie meglio tardi che mai, visto che quel vecchio invito risaliva ormai a qualche mese addietro. Fine angolo dei rimproveri, visto che conosco i tuoi impegni. Del resto anch’io ho dovuto ridurre di molto la mia presenza sui forum tematici e social-network, e quando il tempo me lo consente, preferisco poter parlare a briglia sciolta della mia passione telefilmica con persone che mi facciano sentire come “a casa”, o ancora meglio – come aveva già detto qualcuno in altra occasione, secondo me centrando in pieno lo spirito della piacevole comunità che frequenta questo sito – come tra gli amici del piccolo baretto dietro l’angolo.

    Imparando a conoscere meglio i clienti abituali di questo caratteristico luogo virtuale, la cui insegna scelta dai gestori è “Seriangolo” non a caso, capirai, per esempio, caro Winston, che qui non c’è nessuna ansia da prestazione, né relativa ai numeri, né rispetto a quello che propone la concorrenza. Il menù è semplice ma variegato, troverai anche delle marche che gli altri posti non hanno. Ti basterà solo metterti comodo sullo sgabello e aspettare che il barista di turno ti serva il tuo solito. Questo è quello che troverà chiunque entri qui dentro. Se hai avuto una giornata storta di quelle che non ti va di parlare con nessuno, basterà sceglierti un angolino e rimanere in silenzio, nessuno ti guarderà storto per questo, né ti romperà le palle la volta dopo aver mancato qualche seduta, chiedendoti “che fine hai fatto?” . E quando invece l’umore andrà un po’ meglio, magari in seguito ad una piacevole visione, ti basterà rivolgerti al tuo vicino di posto, quello sconosciuto il cui sguardo ti è in fondo così familiare, e metterti a ciarlare con lui di telefilm. Non ti nascondo che potrà capitare a volte d’incontrare quello che ha alzato un po’ il gomito o che il barista sia per questo costretto a chiedere di abbassare i toni sennò fuori, come succede in tutti i bar, ma fondamentalmente, qui troverai sempre uno sgabello col tuo nome in cui poterti esprimere liberamente. Quindi, sia che la tua presenza diventi assidua, più saltuaria, o come la maggior parte degli avventori, silenziosa, ancora benvenuto.

    Tornando in tema e rispondendo agli altri compagni di sbronze seriali:

    @Diego Scerrati, grazie per l’utile precisazione, se sei fermo al secondo libro, è evidente che qualsiasi mia ipotesi di recensione potenzialmente spoiler osa è innocua, e diventa a questo punto, se mai dovessero verificarsi i cambi di cui dicevi alla fine, solo casuale. La verità è che anch’io non lo so, essendo al momento in pari. Ho ormai acquisito l’abitudine, a partire dalla seconda stagione (sono diventato lettore solo dopo la serie), di leggere i romanzi solo qualche settimana prima dell’inizio del telefilm, quanto basta per prepararmi a quello che vedrò su schermo di lì a breve. Questo mi permette in primis di tenermi al riparo dagli spoiler sgraditi che, con GoT in onda, capitano sempre (ma almeno in questo caso sono io a cercarmeli) e poi posso farmi un’idea più precisa dei cambiamenti rispetto al libro, per decidere da solo se posso avallarli o meno. Un esperimento, quello della lettura cadenzata, che però, finora non ha granché pagato. Ci sono stati dei colpi di scena, soprattutto in questa quarta stagione – penso solo all’imprevisto esito dello scontro Oberyn-Sandor Clegane – che, col senno di poi, mi sarei sicuramente gustato meglio da non lettore. Ragion per cui, dalla prossima stagione, mi preparo anch’io a vivere l’assai probabile riscossa dei giovani Stark senza spoiler di sorta.

    @Tuco, ho capito anch’io il tuo punto di vista e ciononostante ribadisco, non me la sento di daglie’ contro gli showrunner, che mi sembra abbiamo invece fatto finora un buon lavoro di trasposizione. Certo, sempre a patto che si sia disposti a considerare che, quando il tuo lavoro (per quanto pagato profumatamente) è quello di adattare per la TV un testo sacro per i cultori del genere, dovrai sempre mettere in preventivo che di gente scontenta o pronta ad aspettarti sotto casa ne troverai un esercito. Poi, ripeto, a parole siam tutti bravi e siam tutti showrunner, ma siamo davvero sicuri che al loro posto avremmo fatto meglio? Io la mano la tengo in tasca, non sono tra questi.

    C’è però un altro motivo per cui molti dei commenti nei confronti degli autori mi suonino a volte un po’ ingenerosi: l’assoluta convinzione di alcuni nel decretare quali story-lines siano da considerare soporifere e quali invece no, e solo in base a questo, decretare poi la qualità di una puntata. E anche quando fosse così, ma chi siamo noi per decidere se il povero Sam Tarly, meriti meno minutaggio oppure no? Può anche darsi che il buon Martin abbia scelto di riservare al personaggio che gli somiglia di più, almeno per stazza, di sedere un giorno sul trono. È altamente improbabile, ma voglio dire, può succedere. Si spiegherebbe così la sua presenza o quella di altri in queste 4 stagioni. Per poter assistere a quello che accadrà domani e che potrebbe lasciarci senza fiato bisogna purtroppo accettare dei compromessi oggi.

    Got purtroppo non è come tutti gli altri telefilm con una sceneggiatura work in progress in cui i cambiamenti si possono decidere di stagione in stagione. Non è Lost, che se Paulo e Niki non funzionano, basta eliminarli per dare più spazio a chi lo merita di più. In GoT c’è un libro in base al quale dei personaggi dovranno fare delle cose, e volenti o nolenti, anche se a piccole gocce, alcuni di loro, come dice Winston, devono necessariamente fare passerella. Questo spezza il ritmo o quella che potrebbe essere l’adesione tematica della puntata? Beh, pazienza, lo vuoi un telefilm in cui ci sono i draghi? Beh, allora ti tocca soprassedere sulle parti lente. Se poi le parti lente sono troppe ed i personaggi che non sopportiamo sempre più insopportabili, mi sembra ovvio che il problema stia a monte, e allora tanto vale considerare l’interruzione della visione del telefilm, altrimenti continuiamo a guardarlo e a lamentarcene ma tenendo sempre ben presente che questi “problemi” non cambieranno.

    Consideratemi per questo di bocca buona e persino di parte, visto il mio avatar, ma io personalmente con GoT non mi annoio mai. Anche nelle puntate più noiose, che ci sono, mai capitato realmente di annoiarmi, e questo mi succede essenzialmente perché AMO questi personaggi. Non amo il genere (anzi schifo letteralmente tutto ciò che è fantasy, horror o vagamente soprannaturale) eppure amo questo telefilm. So che sto seguendo, né più né meno, che una soap opera in Middle Age, eppure è più forte di me, perché quando parte quella fantastica sigla so che mi toccherà un po’ di Bran ma so anche che dopo di lui arriveranno Jon Snow (una puntata interamente dedicata ai Night’s Watch? Datemene di più!), Dany, Tyrion e tutti gli altri. E poi, porca pupazza, ma dove lo troviamo un altro telefilm con i draghi?!?

     
  5. Tuco scrive:

    @Namaste: sicuramente il fatto di dover adattare dei libri è un grosso peso sulle spalle degli autori, però la sensazione che mi hanno dato le ultime due stagioni è quella dello scarso impegno in cabina di scrittura perchè tanto il riscontro di pubblico c’è sempre. Il tuo punto di vista mi sembra più quello di un fan sfegatato e quindi magari tendi a perdonare certi svarioni (oppure io tendo a vederne dove non ce ne sono). Stà di fatto che la prima stagione è stata magnifica ma con il passare del tempo secondo me la serie ha perso quella “qualcosa in più” che aveva all’inizio. Poi scusami ma non puoi esaltarti per 5 minuti di draghi in 10 ore di girato.

     
    • Namaste scrive:

      Vabbè, col riferimento ai draghi, che hai preso troppo sul serio, stavo chiaramente citando il creatore D.B. Weiss. La prossima volta userò il virgolettato, pensavo si fosse capito. Quello che intendevo dire, è che quando parliamo di Game of Thrones, parliamo in ogni caso di un telefilm con quel valore aggiunto a cui facevi riferimento anche tu. Non so nello specifico a quale aspetto ti riferissi, ma per me, quel quid in più, è soprattutto a livello estetico: quando penso alla fatica delle maestranze per scegliere le location, per ricostruire i set e scenografie, in una parola, per “ricreare” su schermo l’immenso e variegato mondo immaginario di George R.R. Martin, io ne rimango affascinato, oltre che riconoscente per il grande privilegio che mi viene dato come spettatore, quello di poter assistere, per 10 settimane all’anno, ad uno spettacolo televisivo, che non esito a definire” l’unico che meriti di essere visto a 1080 pixel”, che è a conti fatti, cinema allo stato puro, “Lord of the Rings” a puntate, e ripeto detto da uno che non ha mai amato il genere, nè mai letto Tolkien, nè mai visto la trilogia cinematografica che ne è stata tratta, ecc, ecc. Che poi per curare in modo così minuzioso il reparto tecnico ne risenta, in qualche caso, la sceneggiatura, ne sono naturalmente dispiaciuto io per primo, senza tuttavia uscirne irritato più di tanto.

      E se per questo devo beccarmi del fan-boy sfegatato o che si fa facilmente intortare per qualche bell’effetto aggiunto in post-produzione, libero di pensarlo, ma in quel caso gradirei anche qualche esempio più pertinente di quelli che continui a chiamare problemi o svarioni imperdonabili in grado di restituire l’idea che gli autori stiano facendo le cose a cazzum.

       
  6. Federica Barbera scrive:

    Gli amici del piccolo bar ringraziano Namaste e gli altri per i complimenti =) e tornano a spillare birre per gli avventori eheh

    Tornando a GoT, io in realtà sono meno indulgente di Namaste ma (forse grazie appunto a questa stagione) meno puntigliosa di altri. Nel senso che sì, a volte percepisco fastidio davanti a storyline di cui mi importa meno (e su cui però, eccheccavolo, si sente che l’attenzione a livello di scrittura è minore rispetto ad Approdo del Re, per dire), però le “tollero” davanti ad altre che catturano totalmente la mia attenzione. Forse questa quarta annata ha avuto dalla sua una diminuzione del “mettiamo tutte le storyline in ogni puntata, cascasse il mondo” e questo le ha fatto sicuramente bene; ma che ci siano ancora dei problemi è abbastanza visibile anche per un non lettore e non credo sia fare un torto a nessuno il sottolinearlo, anzi.

    La questione Sam per come la espone Namaste è significativa: è vero, Sam (o chi per lui, è un esempio) potrebbe comparire così tanto per una ragione specifica, ma – con le stesse probabilità – anche no; e non possiamo nemmeno sospendere il giudizio su ogni cosa fino alla fine, no? E’ chiaro che può esserci una motivazione per tutto, ma questo accade in ogni sere tv e non sono così convinta che il fine giustifichi sempre i mezzi: molto più spesso è importante il viaggio, il modo a cui si arriva, quindi è chiaro che con un obiettivo tutto sarebbe spiegato meglio, ma se non mi fai apprezzare ciò che accade “durante” non è un problema mio, bensì tuo di scrittore. (personalmente Sam mi piace pure come personaggio, ma ho preso l’esempio di Namaste per applicarlo un po’ in modo generale a qualunque critica tipo “tizio-caio ha troppo minutaggio” “quell’altro meno”: a volte sono critiche esagerate, altre volte secondo me hanno un senso ben preciso, dipende da quanto sono in grado di farti interessare comunque ad una vicenda secondaria)

     

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