Gomorra – 1×11/12

Gomorra – 1x11/12Dopo dieci puntate tesissime, pregne di dolore e perfette nel miscelare il gangster al melodramma, si arriva al finale di stagione segnando un record storico per Sky: ascolti eccezionali nonostante l’ostacolo linguistico, a dimostrazione che coraggio e talento pagano sempre.

L’insostenibilità delle ultime due puntate non poteva non lasciare strascichi, tanto che questa nuova e ultima coppia di episodi comincia proprio lì dove si era terminato, o quasi: il funerale di Danielino è un momento estremamente rappresentativo degli equilibri vigenti a Scampia, della profondità e dell’indecifrabilità delle tantissime sfumature del disagio sociale. La chiesa è come una cattedrale nel deserto, ultima agorà in un territorio senza più dialogo, baluardo dove si distingue nitidamente un dentro e un fuori. All’interno della chiesa Genny e Imma in prima fila anticipano il prete col suo sermone tanto bello quanto inutile; all’esterno invece tutti gli amici del defunto, i giovani della banda, ragazzini più o meno adulti dalle cui bocche escono cori da stadio che di tutto sanno tranne che della doverosa autocritica, ma solo di un’enorme sete di vendetta, amplificata dal classico quanto becero cameratismo.

Guagliù ave ragion ‘O Track, ‘a meglia cos è quann e spar n’cap, morn subit.

Gomorra – 1x11/12Il territorio di quei giovani è la strada, una giungla d’asfalto percorsa impennando sugli scooter (‘o mezz) e con le pistole sempre cariche, pronti a impugnarle in orizzontale come nei gangster movie americani, senza però sapere che questo gesto nasce molto più lontano (si vedano i film degli anni Ottanta di John Woo). Il cinema è il veicolo principale dei valori di questi ragazzi, il mezzo attraverso cui plasmare un’idea mitizzata dell’onore, presa da paccottiglia mainstream come Il gladiatore e trascinata nelle proprie leggende, nel proprio vissuto quotidiano, nelle proprie parole d’ordine, esattamente come il Fascismo faceva con con Romani. I ragazzi di Genny sono incontrollabili, sono adolescenti annegati in un mondo molto più grande e pericoloso di loro; un mondo in cui vengono sedotti da una parvenza di potere e dalla voglia di emulare i loro eroi cinematografici (ricordiamo le citazioni delle battute di Scarface nel film di Garrone) e videoludici (lo sparatutto), come dimostra la bellissima scena di dialogo al bar tra i ragazzini incentrata su come bisogna sparare per uccidere un uomo.

Staser’ Gennaro Savastano ha fatt’ ‘na bella sceneggiat’.

Gomorra – 1x11/12Vecchi contro giovani. Genny contro Pietro, o il suo fantasma, le sue emanazioni, o ancora il complesso d’inferiorità di un ragazzo cresciuto all’ombra di un re; la voglia dei nuovi soldati di essere spregiudicati, di scagliarsi contro la memoria di un impero costruito sul sudore e sul sangue dei “fratelli” della “famiglia”, come testimonia la morte simbolica e al contempo premonitrice del vecchio Attilio nell’episodio pilota. Le regole da rispettare non sono tante, ma sono fondamentali, una su tutte: i soldi non hanno bandiere, non c’è lotta tra clan se si guadagnano soldi, se tutti guadagnano soldi, una regola che Genny e i suoi ragazzi non hanno imparato e non vogliono imparare. Loro devono solo primeggiare, non devono perdere, devono umiliare l’avversario, fare la gara a chi ce l’ha più lungo, perché sono da sempre stati considerati i più piccoli, stupidi e incapaci. Ora si rivoltano in maniera incontrollata, folle, ribellandosi a tutta la vecchia guardia, quella cresciuta con Don Pietro Savastano, quella del rispetto del più grande e del più esperto, dell’università della vita fatta di mentori e allievi. I nuovi gangster no, “Spiderman” e compagnia hanno bisogno di dimostrare, di ostentare il loro coraggio e con lui la loro incoscienza. Il dazio da pagare sarà molto alto.

Guagliù chist ten ‘e pall, chist è ‘o mast!

Gomorra – 1x11/12E Ciro? “L’Immortale” sembra estraneo a questa dicotomia, anche perché anagraficamente esattamente in mezzo tra la vecchia generazione e la nuova. È il miglior soldato, l’ex uomo di fiducia di Pietro, ex fratello maggiore di Genny, ex delfino del clan; tutte figure, forme e ruoli del passato, che hanno accompagnato Ciro il mutaforma come maschere giuste al momento giusto. La bramosia di potere e conquista lo rende oggi un infallibile Giuda pronto a fare qualsiasi cosa pur di raggiungere i propri obiettivi. Il suo comportamento riprende un topos ormai divenuto classico, che ha ispirato celebri narrazioni cinematografiche come Per un pugno di dollari di Sergio Leone e prima ancora La sfida del samurai di Akira Kurosawa. Il gioco è molto semplice, quasi geometrico: ci sono due clan che si combattono, o comunque due gruppi di uomini, e in mezzo un guerriero solitario, senza etica e senza morale, suscettibile solo ai soldi e al potere, che di volta in volta si allea con uno o con l’altro gruppo approfittando della loro rivalità e arrivando anche ad alimentarla pur di trarne vantaggio.

‘O Track, chiamm a Mummuccio ‘o fioraio, adda fa’ na cos che nun s’è mai vist’.

Gomorra – 1x11/12I Savastano quest’anno sono stati soprattutto Imma e Genny, madre e figlio orfani del capo/marito/padre, costretti a reggere il peso di un regno sterminato. La famiglia, i parenti stretti e i figli piccoli sono il pegno da pagare, la carta da giocare. Mettere in gioco un familiare per dimostrare di non tradire la “famiglia”, per dimostrare fedeltà al clan in un momento in cui il tradimento, il passaggio all’altra parte, la vendita della propria lealtà sono all’ordine del giorno.

Tra i grandi riferimenti estetico-narrativi di Gomorra c’è sicuramente Sons of Anarchy: il dolore, la sensazione di essere impotente rispetto agli eventi e alla loro crudeltà, la certezza che ci sia un dio (creativamente parlando) che non ti lascerà alcuna speranza. La convinzione che, nonostante tutto, non potrai far a meno di amare i personaggi che prima o poi ti tradiranno o che moriranno inesorabilmente, sconfitti da un Male che non ha leggi né padroni, proprio come Donna Imma, la cui morte spezza il cuore a chiunque per essendo la sua figura tutt’altro che positiva.
Pietro però non è né morto né pazzo: la sua trasformazione è un bluff, un comportamento capillarmente studiato (forse perché per sopravvivere e dominare, oltre a grande carisma ed equilibrio, devi anche saperti continuamente reinventare?). Tutti ci cascano, quasi nessuno è coinvolto nel piano, tantomeno Genny, il quale più che ingannato sembra essere protetto dal comportamento del padre.

Tu ci credi in Dio? Quel Dio che tutto vede e tutto sa?

Gomorra – 1x11/12Nonostante tutte le rivalità e tutti gli intrecci narrativi fatti di ricatti e tradimenti, per questa stagione il duello vero, quello finale, la resa dei conti, non è quello padre-figlio e nemmeno quello Savastano vs Conte (del quale ci sono delle avvisaglie ma sembra si sia deciso di rimandare tutto al prossimo anno, visto anche lo spessore del personaggio di Salvatore Conte). Il duello definitivo, o apparentemente tale, è quello tra Genny e Ciro, ex fratelli per la pelle (per parafrasare un esilarante film dei fratelli Farrelly), ora arcinemici, grazie a un graduale allontanamento e a un espediente narrativo, forse un po’ macchinoso, ma sicuramente efficace. Il segreto nascosto, il grande non detto delle ultime puntate viene rivelato grazie al cellulare spedito da Bruno e all’intelligenza di Donna Imma nel far arrivare la verità a Genny. Anche in questo caso il modello di Sons of Anarchy è ben presente, con Genny nelle vesti di un Jax Teller partenopeo che merita di sapere tutta la verità, dopo la quale non può che scatenare la propria vendetta. Lo scontro finale avviene alla recita della figlia di Ciro, in una dimensione scenograficamente perfetta: Genny è più debole e si intenerisce di fronte alle due creature innocenti, mentre Ciro si conferma spietato e immortale. Sul finale da un leggero movimento del dito di Genny è chiaro che la guerra è tutt’altro che finita e che quella vinta da Ciro è solo la prima battaglia.

Gomorra chiude alla perfezione una stagione esaltante, che conferma le altissime aspettative e se possibile le supera. La serie andrà in onda in tantissimi palinsesti internazionali, consentendo alla produzione di qualità italiana di essere conosciuta e riconosciuta. Un successo che rimanda a un’attesissima seconda stagione, preparata come meglio non si poteva dalle ultime scene di questo dolorosissimo episodio finale.

Voto episodi: 9,5
Voto stagione: 9

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

35 Risposte

  1. Pietro Franchi scrive:

    Recensione perfetta, tanto per cambiare 😀 Gomorra sul finale diventa Sons of Anarchy e centra il bersaglio senza nessuna difficoltà. Due episodi di una violenza e di una crudeltà inaudite, lo scontro generazionale è stato una botta vera e propria: è così che si chiude una stagione! Una menzione speciale, poi, va a Salvatore Esposito, per me la vera rivelazione della serie, un attore straordinario che ha saputo rendere la crescita di un personaggio tormentato nel migliore nei modi.
    L’unico, piccolo appunto che potrei fare a questi due episodi è sul modo in cui si è svolta la scena dello spettacolo: costruita benissimo, certo, però secondo me è stata risolta troppo in fretta. Avrebbero potuto gestirla un po’ meglio, tutto qui! In ogni caso, d’accordissimo coi voti e ancora complimenti per l’analisi. Le aspettative per la seconda stagione sono alle stelle!

     
  2. SerialFiller scrive:

    Complimenti per la recensione.
    Avevo accostato Gomorra a Sons of Anarchy gia dalla prima puntata e mi fa piacere vedere come qui ci sia stato un paragone “ufficiale” fra le 2 serie.
    La scena finale del grande inganno si riallaccia molto al finale della terza dei sons, al grande inganno perpetuato da Jax nei confronti dell’FBI. Imma è quanto di più vicino a Gemma io abbia mai visto in giro, e credo che forse il personaggio di Imma sia stato scritto anche meglio in quanto meno marcato ed esagerato e più ben inserito nelle metodiche del clan.
    Genny come Jax risucchiato da quel mondo ne subisce la violenza.
    Aldila degli accostamenti Gomorra si rivela una tragedia shakespieriana a tutto tondo, un ineluttabile catena di eventi che sembrano portare tutti prima o poi a pagare le conseguenze delle vita che hanno scelto di vivere o come Danielino hanno subito, hanno scelto di vivere senza avere in realtà avuto mai scelta.
    La straordinarietà di Gomorra sta nella veridicità degli eventi narrati. Come hanno piùvolte detto Sollima e Saviano non esiste un singolo evente raccontato che non aderisca alla realtà, sono inventati nomi, sono inventati i clan ma le storie no e questa è la cosa più agghiacciante. Pensare che si possa regolare un conto ad una recita scolastica, che si possa sparare in una galleria come in un territorio di guerra, che si possano massacrare decine di extracomunitari in pieno centro è qualcosa di agghiacciante. Se poi ci metti un livello recitativo altissimo, una sceneggiatura lineare e ricca di dettagli, una bella regia io credo che il 10 a questa serie, soprattuto perché scritta in Italia, vada dato almeno nei suoi 2 ultimi episodi. I richiami alle altre serie poi che delizia.
    Oltre alla gia citata Sons of anarchy come non intravedere The wire nel racconto del contesto sociale in cui si calano i personaggi, come non intravedere OZ nelle puntate delle prigioni, come non vedere la famiglia dei Soprano nei Savastano ed un po di WW in Ciro l’immortale? Ce ne è per tutti e nulla davvero nulla ha fermato il successo di Gomorra. Spero ci siano 10 stagioni perché in sole 12 puntate Gomorra si è dimostrato un cult.

     
  3. Frinfro scrive:

    Ho già speso sperticate parole di elogio per questa serie, per la sceneggiatura, per le clamorose capacità di Sollima, per un cast a dir poco magnifico, per la qualità della fotografia e per il percorso narrativo. Vorrei spendere altri fiumi di parole, mi limito solo a dire GRAZIE per quello che è stato creato. E’ un fantastico orgoglio vedere che siamo davanti ad un prodotto italiano confezionato come un piccola gemma, un’opera d’arte.

     
  4. Faith scrive:

    Grande finale, dalle puntate di Danielino, ma anche prima, la serie è stata un cazzotto nello stomaco, non so se ero solo io, ma guardavo lo schermo a occhi spalancati e con un senso di raccapriccio crescente. Ottimi attori, ottima fotografia, ottime musiche e sceneggiatura, nel panorama italiano mancava un prodotto del genere ed era l’ora che arrivasse!
    Non mi aspettavo la morte di Imma né il piano di Ciro di attirare apposta Genny allo spettacolo, ma soprattutto la scena di chiusura alla Sons of Anarchy merita una menzione d’onore! 😀

     
  5. Namaste scrive:

    Ottimo Salvatore Esposito (mea culpa, l’avevo sottostimato), ottimo Marco D’Amore, bravi davvero tutti, ma la mia menzione speciale va invece a Maria Pia Calzone, questa straordinaria Julianna Margulies de no’ artri (sarà un’impressione tutta mia, ma le somiglia pure) che mi sembra sia stata decisamente una spanna sopra gli altri e per la quale spero si apra da domani un radioso futuro cinematografico molto più che televisivo. E qui mi permetto di aprire anche una piccola riflessione su come vengono utilizzati o, in questo caso, sottoutilizzati i veri talenti in Italia: tra “Romanzo Criminale” e “Gomorra” serie abbiamo conosciuto una sfilza di attori e attrici fenomenali (sembrano presi dalla strada, ma è doveroso ricordarlo, hanno tutti un corposo background teatrale) che farebbero la gioia di ogni set e che invece lo star-system italiano preferisce ignorare. Diciamo allora le cose come stanno: non è che Sollima sceglie Vinicio Marchioni o Marco D’Amore perchè preferisce puntare su sconosciuti, lo fa (rischiando parecchio) solo perchè questi sono dannatamente bravi, in alcuni casi, molto più bravi dei loro più illustri colleghi pompati da giornali e televisioni come “il nuovo Mastroianni”, “la nuova Anna Magnani”, ma che poi finiscono a fare marchette per aziende di divani. Parafrasando Roberto Saviano: “Laura Chiatti, Violante Placido, Sabrina Ferrilli, Gabriel Garko, Giulio Scarpati, Terence Hill e Pietro Valsecchi, voi ve ne dovete andare. Lasciate questa terra”. Lasciate che ad occuparsi di fiction, che a raccontare Storie, a portare a casa il copione, sia solo chi lo sa fare. Auguro a Stefano Sollima, al suo splendido cast, al suo team di sceneggiatori (ricordiamo anche loro, non come nel post di ringraziamento diramato da Sky…), che “Gomorra” non sia solo menzionata come la serie più vista nella storia della pay-tv italiana (una vittoria di Pirro), ma che invece, da domani, e sarebbe questo il risultato più significativo, possa essere vista ed apprezzata soprattutto all’estero e soprattutto in America, dove siamo ancora visti in maniera stereotipata. “Gomorra” non usa filtri, non ricorre a cliché, non è “La Vita è bella” e non è “la Grande Bellezza”, non è solo una piacevole eccezione, una di quelle che inorgogliscono una nazione ma che non spostano la percezione degli spettatori di una virgola. “Gomorra” mostra piuttosto il nostro Paese per quello che è, per l’autentico orrore che è in grado di produrre, ed era ora che qualcuno, nel resto del mondo, se ne accorgesse.

    Oggi sono orgoglioso di essere italiano, e non perchè gioca la Nazionale, ma perchè con “Gomorra” abbiamo finalmente dimostrato di sapere anche noi raccontare Storie.

     
  6. Federica Barbera scrive:

    Un doppio finale che mi ha fatto stare, come non mi sentivo da tempo, con lo stomaco attorcigliato su se stesso e fermato da un mattone. Non una bella immagine, me ne rendo conto, ma come raccontare l’impressione davanti a questi due episodi, che hanno mantenuto costante un livello impressionante di ansia e di angoscia dal primo all’ultimo minuto? Io davvero non ho parole. Bravissimi tutti.
    Unico, minuscolo, piccolissimo appunto: non so se sono l’unica, ma quella scena finale del movimento della mano di Genny l’ho trovata un po’ di troppo. Forse proprio perché lasciata così alla fine l’ho trovata un filo scontata e personalmente ne avrei fatto a meno. Per il resto il tutto è stato praticamente ineccepibile, e la mossa di don Pietro assolutamente geniale. Peccato per il personaggio di Imma, perché mi piaceva davvero moltissimo, senza parlare di Maria Pia Calzone per la quale ho perso davvero tutte le parole.

     
    • Pietro Franchi scrive:

      Siamo in due sul movimento di Genny alla fine: un po’ troppo cliché, a mio parere se avessero tolto quella scena l’episodio ne avrebbe guadagnato ancora di più. Ma comunque sono piccolezze, alla fine :)

       
      • Namaste scrive:

        Sì, capisco il punto di vista, sul troppo scontato, che applicherei anche all’evasione di Pietro (lo spettatore più sgamato, quantomeno quello abituato alle “sutterate”, aveva già capito che l’infermità era solo una messinscena e che dietro gli uomini col passamontagna c’era Malammore), ma anche se resi con altre modalità, credo che fossero dei ganci comunque necessari per la prossima stagione, se non altro per ragioni di tipo produttivo: a differenza delle serie USA che hanno alle spalle una macchina organizzativa ben rodata (per cui se sai che la serie ha registrato buoni ascolti e che per questo verrà probabilmente riconfermata, metti subito al lavoro gli sceneggiatori sui nuovi episodi che saranno poi girati e messi in onda da lì a poco), da noi, se va bene (era già successo con la seconda stagione di Romanzo Criminale e con la terza di Boris), quei tempi raddoppiano, e un anno di attesa possono facilmente diventare due. Se saremo fortunati, non vedremo la seconda stagione di “Gomorra” prima del 2016, per cui lasciare gli spettatori senza che questi sapessero che fine avessero fatto Genny o Pietro, dandogli così dei motivi di hype per la nuova stagione, sarebbe stato da denuncia! Con questo non voglio dire che anche in queste due puntate non siano mancate le sbavature narrative, a me per esempio è sembrato assai più forzato il modo in cui hanno gestito i contrasti generazionali in seno al clan dei Savastano (se tu scugnizzo vai con i tuoi amici ad appicciare il fuoco a casa di un camorrista di lungo corso il minimo che tu possa attenderti é che poi quello te la farà pagare), ma il ritmo degli eventi era così sostenuto (le modalità degli omicidi che si susseguono in stile “Goodfellas”), che da spettatore non ci ho fatto nemmeno troppo caso.

         
        • SerialFiller scrive:

          Io mi reputo uno spettatore sgamatissimo…guardo troppe serie per non accorgermi degli indizi che fanno l’occhiolino al fan…eppure credetemi non avevo la minima idea che Don Pietro sarebbe stato salvato da malammore…non in quel modo non in quel momento almeno…il clan dei vecchi devastato, conte e ciro ormai padroni della città…cliffhanger secondo me spettacolare e per nulla telefonato. Io ho intuito mille cose di queste 12 puntate, avevo intuito la fine di Manu e Danielino, Attilio e il fratello di Danielino ma questa no sinceramente….queste 2 puntate oltre ad attorcigliarmi lo stomaco hanno anche saputo attorcigliarmi il cervello e questo è stato spettacolare…

           
    • Maria Rita scrive:

      Io ho trovato tutto “Geniale”
      Vedere Genny a terra gravemente ferito che inaspettatamente muove la mano manifestando ancora segni di vita, altro non è che una” porta” che non si chiude.
      Insomma possiamo sperare che forse non solo Ciro è “immortale”

      Don Pietro intanto viene liberato dai suoi uomini e noi restiamo con la certezza che abbiamo solo assistito alla prima battaglia, la guerra è tutt’altro che finita.

      Bella …bellissima serie.
      Mi unisco a voi nel fare i complimenti al regista e agli attori che sono tutti bravissimi.

       
  7. Namaste scrive:

    Vorrei poi aggiungere qualcosa su quanto già detto da altri circa lo “stomaco attorcigliato”, cosa che in genere in TV, eccezion fatta per le operazioni a cuore aperto dei medical drama, mi capita assai di rado. Qui però, quella sensazione di disagio, quella tortura psicologica a cui sei sottoposto da spettatore, quasi dal non riuscire a sostenere quello che sai ti arriverà dallo schermo, l’ho avvertita in più punti, e questo perché in queste due ultime puntate di “Gomorra” è accaduto qualcosa che nelle altre serie, anche quelle vengono considerate assai crude, non avevo mai personalmente sperimentato.
    Persino in “Breaking Bad”, nella già citata SoA, o nella terza di “The Killing”, c’è sempre stato un confine invalicabile, per cui sì, i bambini o gli adolescenti potevano essere vittime di quello che accadeva loro intorno, ma in cui fondamentalmente la loro innocenza, anche quando questa era irrimediabilmente compromessa, andava comunque preservata. Gli adulti potranno anche essere capaci di gesti orribili ma li vedremo comunque dannarsi l’anima affinché le loro colpe non ricadano sui loro figli o su quelli di altri. Ecco perché il liceale Walter Jr. non deve sapere cosa fa suo padre, ecco perché Meadow ed Anthony Jr. possono averlo capito ma dovranno comunque andare all’Università o fare altro. Quello di “Gomorra” è invece un mondo in cui gli adulti, i padri e le madri, non possono permettersi questo lusso, quello di mentire a fin di bene, perché mentire sul loro mondo, su quello che sono, su quello che fanno, significa mettere a repentaglio la loro stessa vita.

    Lo avevamo già visto in “Gelsomina Verde” (stranamente, continuiamo, anche in recensione, a chiamare gli episodi con un numero progressivo, ma andando su Wikipedia apprendo che hanno un titolo), ma è un aspetto che in questo doppio season finale viene ancora più accentuato, e che personalmente mi ha molto colpito: il mondo di “Gomorra” è un mondo in cui non esiste infanzia, in cui “le creature” devono sapere, e in molti casi sanno, esattamente quello che sanno gli adulti. Vedi il ragazzo che appena vede il padre affacciarsi alla finestra prende la pistola e gliela porge; vedi Maria Rita, la figlia di Ciro, che sa esattamente cosa fare quando un sicario insegue suo padre; e vedi il piccolo Michele, un bambino che avrà si e no 5 anni, che a domanda della madre: “Tu sai chi è quello?”, le risponde “chillo è ‘u boss”. Tu potrai anche essere madre coraggio o la migliore delle madri, tenere persino ‘e palle per prendere a schiaffi Genny Savastano, ma dovrai comunque rassegnarti al fatto che, in terra di Gomorra, quel tuo figlio non lo puoi salvare, il destino che chiameremo territorio ha già scelto per te e per lui.

    E noi stiamo qui a chiederci se “Gomorra” sia più simile a “The Wire”, “Sons of Anarchy”, piuttosto che a “I Soprano” o altra roba. Io mi chiedo invece, e sono curioso di scoprirlo, quale possa essere l’impatto di scene e dialoghi del genere sullo spettatore americano piuttosto che francese o sudamericano, per i quali l’infanzia o l’adolescenza dovrebbe essere un diritto sempre acquisito, e la violenza in qualsiasi forma su di essa qualcosa da mostrare sempre in fuori campo, che gli adulti dovrebbero sempre cercare di attutire, mentre qui, IN UNA SERIE ITALIANA, ci viene sbattuto per in faccia che quel diritto, quel confine invalicabile, in terra di Gomorra, per un bambino non può esistere. Ecco, forse è il caso d’iniziare a paragonare “Gomorra” solo a “Gomorra”.

     
    • Federica Barbera scrive:

      Concordo. Non credo sia stato solo per quello che avevo lo stomaco attorcigliato, ma di sicuro almeno all’80% perché la concentrazione di pericolo intorno ai bambini in queste puntate si è fatta decisamente più forte, e la loro consapevolezza della realtà in cui sono immersi non lascia scampo. Da questo punto di vista il tuo ragionamento non fa una piega: quando ho visto l’agguato di Conte e poi Genny e il ragazzino in macchina, ho pensato istintivamente (sbagliando, ma non è questo il punto) che ci sarebbero finiti pure loro, quando invece in qualunque altra serie la presenza di un minore avrebbe reso automaticamente impossibile uno scenario del genere.
      Ti cambia il punto di vista, ti sbatte in faccia una realtà che è già difficile per noi, figurarsi per un mercato estero.

      Il nome delle puntate onestamente mi è sempre sfuggito, ma non credo sia mai comparso negli episodi stessi, no? Non ricordo proprio. Peccato che non li abbiano messi, anche se col senno di poi non avere avuto alcun riferimento a Gelsomina ha “aiutato” l’effetto devastante finale.

       
    • Maria Rita scrive:

      Namaste ma “the Wire” l’hai vista? se non fosse così devi rimediare subito. :)

       
  8. Gianni scrive:

    La sequenza degli omicidi ai danni del vecchio clan contrapposto al funerale di donna Imma mi ha rimandato alla scena del padrino in cui al pacino, durante il battesimo del figlio, stermina i suoi avversari. Da brivido!

     
  9. Faith scrive:

    L’ultimo episodio si intitola “Gli immortali”, che spettacolo. Io mi diverto un sacco a leggere i titoli delle puntate, infatti non ho mai capito perché con le serie italiane non usa… forse perché in un certo senso non abbiamo “serialità” da chiamare tale.
    @Namaste, sul discorso che fai sulla violenza e i bambini ci ho pensato anch’io. Anche in SOA, che di certo non si risparmia, l’infanzia è vista come qualcosa di inviolabile da proteggere a tutti i costi, qua il livello di consapevolezza di questi ragazzi e bambini è allucinante, viene proprio da buttare via la speranza. Secondo me, indicativo è anche il tema musicale finale di ogni puntata. Non capisco bene tutte le parole, ma si chiama “Nuje Vulimme ‘na Speranza”

     
    • Namaste scrive:

      Piccolo retroscena, se così si può chiamare: i titoli degli ultimi due episodi, 11 e 12, erano in realtà rispettivamente “Tutti contro tutti” e “L’impensabile”, poi diventati, nel giro di qualche ora, “100 modi per uccidere” e “Gli immortali”. Ora, per rispondere anche a Federica, non ho naturalmente idea da dove provengano, visto che sul video non comparivano neanche come didascalia (mi sembra però che questo non succeda neanche con le serie USA, sono sempre i subbers a inserirli). Posso solo ipotizzare che chi ha redatto la pagina Wiki li abbia potuti reperire dal sito di Sky Atlantics (dove girano degli special interessantissimi, tipo le conversazioni tra Marco D’Amore e Roberto Saviano), ma la verità è che rimane un mistero.

      Sì, il titolo della canzone finale è quello (http://www.youtube.com/watch?v=3T_uX_DP8Qs)
      anche se la mia preferita rimane “Doomed to Live” dei Mokadelic! (http://www.youtube.com/watch?v=XndCnIAEUhQ). Qui però ve lo dico, il soundrack di “Romanzo Criminale” rimane ancora qualche punto sopra.

      A proposito, lo chiedo ad Attilio ma anche agli altri, RC e Gomorra, quale preferite?

       
      • SerialFiller scrive:

        Pur venerando RC io rispondo senza dubbio Gomorra.
        Sul soundtrack però meglio RC…anche se ho apprezzato molto il cambio di passo nelle musiche all’interno delle ultime 2 puntate di Gomorra.

         
      • Firpo scrive:

        Per ora direi Romanzo Criminale, ma penso sia anche un attaccamento dovuto alla sorpresa che la serie ha rappresentato per me. Non avevo visto il film e l’ho guardata molto dubbiosa per poi innamorarmene quasi subito. Non me l’aspettavo.
        Invece Gomorra l’ho guardata perchè era fatta dagli stessi autori di romanzo criminale quindi mi aspettavo già qualcosa di buono.

         
      • Attilio Palmieri scrive:

        Romanza Criminale è stato qualcosa di importantissimo, la dimostrazione che un’altra via era possibile, un’altra estetica, capace di fare scuola (non so se sapete che la STARZ ha comprato i diritti e sta girando il remake che se non erro sarà ambientato a Philadelphia). RC è un lavoro per ora più completo, nel senso che ha una stagione in più per dispiegare completamente il proprio potenziale. In più si tratta di un lavoro studiato perfettamente nella propria transmedialità, atta ad un’intelligente espansione del brand, alla quale hanno risposto benissimo anche i fan con una serie di estensione dal basso (grassroots) che hanno contribuito ad aumentarne l’universo. Questo perché, e qui la cosa più importante, RC ha il merito di essere un racconto estremamente mitopoietico, capace di toccare non solo il cervello e lo stomaco, ma anche il cuore degli spettatori, che episodio dopo episodio hanno imparato battute a memoria.
        Lo dico subito: preferisco Gomorra. Già da ora. Per diversi motivi. Gomorra ha il vantaggio di poter fare tesoro dell’esperienza di RC, limare alcuni suoi difetti e implementare diverse peculiarità che erano ancora in fase embrionale. Sono convinto che esteticamente Gomorra sia qualcosa di più raffinato, un lavoro formalmente molto più cinematografico (odio usare quest’espressione ma così ci capiamo tutti). L’uso del suspense, del montaggio alternato, la creazione di alcune atmosfere grazie a precise soluzioni registiche fa di Gomorra qualcosa a mio avviso di più evoluto. Credo che la “coda lunga” di Gomorra possa essere, almeno in prima istanza, un po’ meno imponente di quella di RC perché si tratta di un prodotto un po’ meno accessibile, che ha il merito e al contempo il difetto di andare dentro un mondo (quasi) senza compromessi, inglobandone linguaggio e tradizioni, diventando così però un po’ più inaccessibile. Da questo punto di vista credo che sia un po’ meno mitopoietico di RC, almeno per i non campani. Per me, napoletano, è stato un colpo di fulmine anche da quel punto di vista: ho nella testa tutte le battute di Salvatore Conte (comm’ nu strunz assumiglia a nu babà) o di Genny (ho reagito male). O tutti i modi di dire (chi nun ten bisogn e nient nun ten paur e nient). Vedremo cosa succederà alla prova della seconda stagione (prova che tra l’altro RC ha superato facendo a meno del suo personaggio più rappresentativo), ma per ora prendo Gomorra, pur amando RC (ciao Bufalo, il mio cuore è con te, dopo Libano).

         
      • Firpo scrive:

        Dimenticavo il soundtrack: RC the best!

         
  10. Attilio Palmieri scrive:

    Ecco, i bambini, l’osmosi tra grandi e piccoli, gioco e morte, il fascino della pistola. Questo è stato sempre un del fattori ricorsivi di questo ambiente, tanto che chi come me è nato e ha vissuto in questi posti sa il fascino dell’arma la voglia di “fare il pezzo” per i ragazzini è esattamente la stessa cosa di fumare la sigaretta a 14 anni per sentirsi più grande, perché lo fanno i più grandi. Anche per questo non c’è alcuna barriera, alcuno steccato, anche per questo i clan sono anche e soprattutto famiglie. Soprattutto per questo ho scelto quella come immagine di copertina.

     
  11. SerialFiller scrive:

    Oggi leggevo commenti di un imbecille su serialminds che diceva che per partito preso non avrebbe mai e poi visto e incoraggiato la visione di un prodotto che mette in cattiva luce l’italia, a maggior ragione che parliamo di un prodotto visto e sponsorizzato all’estero e che quindi ci farà una pessima pubblicità in terra straniera dove ci vedranno ancora come criminali e mafiosi.
    Gente cosi a mio parere non merita risposta e non merita attenzione, questo tipo di persone sono la rovina dell’italia. In Gomorra gente cosi sarebbe il Musi dela situazione, sarebbe il sindaco di Giugliano o il politico che Genny incontra in macchina, gente cosi sono il cancro del nostro paese e non certo persone che possano aiutarci a migliorare.
    Gomorra ha pregi stilistici, attoriali, scenici pazzeschi ma soprattuto ha il pregio di non aver creato nessun filtro fra il libro, il film, la realtà e la visione. Quello che abbiamo visto succede e quello che abbiamo visto deve aiutarci a capire, a migliorare, a indignarci, a fare qualcosa e farlo subito. Queste serie sono il vangelo del ventunesimo secolo per certi versi. L’arte in tutte le sue sfaccettature migliora l’uomo e la società e non viceversa. Viviamo nel paese del buonismo e del volemose bene. Viviamo nel paese dei milioni di telespettatori incollati davanti a Don Matteo e Carabinieri, dove il cinepanettone è un must e dove la mazzetta è un qualcosa che fa curriculum.
    Gomorra ribalta questo paese e lo fa sbattendogli in faccia la realtà, fotografando artisticamente dove viviamo e non lasciando scampo a nessuno, nessuna replica, nessuna rettifica, nessuna smentita. Gelsomina Verde è esistita, il fuoco sugli immigrati innocenti c’è stato, centinaia di morti ammazzati esistono, lo spaccio esiste, la camorra esiste, la corruzione esiste, le elezioni truccate sono all’ordine del giorno, il potere colluso con la criminalità è un qualcosa di abituale.
    Chi punta il dito contro qusta serie o sceglie di guardare dall’altro lato o è uno che fa parte di quel sistema che Gomorra denuncia, o è un imbecille o semplicemente preferisce che nulla cambi e che Don Matteo Live Forever.

     
    • Namaste scrive:

      Per puro caso e ancora prima di leggere la tua segnalazione, sono capitato anch’io su quel sito dopo un po’ che non vi ritornavo e, basìto (F4) per l’intervento, ho invece sentito il bisogno di rispondergli, non per sfotterlo come hanno fatti altri (se vai su un sito di telefilm a parlar male di qualcosa che non hai neanche visto, un po’ però te le chiami…), o per convincerlo di chisacchè, ma perchè, come ho scritto di là, motivato da sincera ed insana curiosità. M’interessa capire, perchè capire come ragiona gente come “orgogliosamente esterofilo” credo ci aiuti un po’ a capire come funzionano le cose in questo Paese, dove persone come Saviano e telefilm come Gomorra vengono ancora vissuti più come un pericolo che non come una risorsa. Sono solo voci isolate o fanno parte di un sentire più comune? Sono la fotografia reale di un Paese, o ne rappresentano invece solo un ipotetico campione virtuale?

      Io me lo chiedo e nel domandarmelo non posso che ringraziare i moderatori di questo sito per tollerare questo tipo di domande, certo nella loro intelligenza nel capire quando un argomento OT o, come in questo caso, nato da una discussione letta altrove, serva comunque a confrontarci su “Gomorra”. Mi scuso comunque preventivamente con il team di Seriangolo nel caso in cui questo mio intervento fosse invece percepito diversamente.

      Proseguendo nella mia replica a SerialFiller, di cui condivido molte delle osservazioni, ho solo paura che la questione non sia così semplice: nel caso del non-spettatore che s’interroga, se vogliamo in maniera anche legittima, sull’opportunità di una serie “di questo tipo”, non basta purtroppo dire che se punti il dito verso quel tipo di rappresentazione allora fai parte di quel sistema o ancora peggio, che ti piace “Furore”. Se vogliamo “combattere” quel tipo di ragionamento, dobbiamo per prima capirlo, e quindi anche entrare nell’ottica di chi come spettatore, semplicemente, preferisce guardare altro, che non vuole nemmeno provare ad immaginare cosa significa crescere e abitare in quartieri come Scampia perchè semplicemente non lo vuole sapere, non gli interessa, preferendo crogiolarsi nella propria vita tranquilla, passando il tempo su internet e roba varia. E in tutto questo, ripeto, non c’è niente di male. Non tutti possono essere eroi e non tutti possono essere Sollima o Saviano. Alcuni saranno ispirati da quelle loro storie, altri no. Alcunine usciranno cambiati o proveranno a far meglio, altri no. E non c’è niente di male. Non può essere un libro, un film o una serie televisiva a smuovere le coscienze delle persone, a provocare i terremoti, prima di arrivare a quello bisogna anche passare dalle piccole scosse. Ed è importante provarci, anche noi nel nostro piccolo dobbiamo provarci, ecco perchè era, secondo me, giusto rispondere.

      perché la questione non è così semplice. Non basta dire che di fronte a simili

       
      • Faith scrive:

        Intervengo per dire: @SerialFiller e @Namaste, parole verissime, che danno sinceramente i brividi. Ringrazio anch’io il team di Seriangolo per la possibilità di uno spazio dove confrontarci e intavolare questo tipo di discussioni, che poi tanto OT non sono, secondo me le recensioni agli episodi servono (e le adoro) anche per questo. Le piccole scosse servono e devono servire anche solo per aprire un pochino gli occhi: è vero, l’arte in tutte le sue sfaccettature aiuta la società, e non basta certo girarsi dall’altra parte per far sparire un merito del genere.

         
        • Federica Barbera scrive:

          Il discorso è tutto fuorché OT, non vi preoccupate! Una serie come Gomorra impone la riflessione su temi più ampi proprio perché rappresenta una felice anomalia nell’ambito seriale televisivo italiano. E’ giusto farsi queste domande, così come è giusto chiedersi perché ci siano persone che rifiutano a priori questo tipo di racconto.

          Io ci ho pensato a lungo, cercando di mettere da parte il fastidio per chi così semplicisticamente rifiuta la messa in mostra della verità e ne ho tratto alcune personali riflessioni – togliendo ovviamente da questo discorso chi non vuole sentire parlare di queste cose perché con la camorra (e con le mafie in generale) è colluso.

          Innanzitutto mi pare evidente come in questo genere di critiche ci sia di fondo un sentimento di impotenza nei confronti del controllo sul pensiero degli altri: la preoccupazione è sempre, in un modo o nell’altro, il “come la prenderanno gli altri”. Come ci vedranno all’estero? Come la prenderanno i ragazzini? Come ci vedranno quelli al nord che ora avranno un motivo in più per voler segare l’Italia dal Po in giù? Come potranno non emulare, questi “altri”? E così via.
          Raramente ho assistito a commenti (e qui non parlo solo della serie, ma anche del libro) del tipo “Non mi piace perché IO non voglio sentirne parlare”. Nessuno o pochissimi hanno l’autocoscienza o il coraggio di dire questa cosa, e quindi il loro pensiero si riversa automaticamente sugli altri (i propri problemi irrisolti si riversano quasi sempre sugli altri, è psicologia spiccia, me ne rendo conto, ma non per questo meno vera).
          Nel terrore che “all’estero ci giudichino tutti uguali, tutti così” c’è un atavico senso di vergogna molto umano e soprattutto tutto italico, quello che ci porta davvero a lavare sempre i panni sporchi in casa, come se questo ci desse l’illusione di poterli rendere più puliti.

          Forse se ognuno di noi cominciasse a pensare prima al proprio giudizio e POI a quello degli altri, a come la prenderanno, a come ci vedranno sempre questi “altri” (percepiti peraltro sempre come una massa di deficienti, ignoranti ed emulatori), forse potremmo vedere le cose sotto una luce diversa. Forse si leverebbe ancora qualche voce, ma questa volta forse sarebbe solo quella di chi dice “io non voglio vederlo perché IO non ce la faccio”. A quel punto sarebbe scelta, giudizio personale, ma non linciaggio costante di un’opera che ha l’enorme, gigantesco, esasperante difetto di ricordarci che noi siamo ANCHE questo.

           
  12. SerialFiller scrive:

    Grazie per aver commentato il mio piccolo e modesto intervento.
    Credo che il massimo che una serie possa chiedere sia proprio quello di generare discussioni come questa.
    Tornando alla trama e lasciandoci andare a una discussione meno sociale e più seriale io non oso immaginare cosa succederà ora che Don Pietro è tornato in gioco, con una moglie uccisa in maniera brutale, un figlio morto(?) ammazzato e un intero esercito contro.
    Il tutto i regime di latitanza dunque senza la possibilità di agire in prima fila. Ne vedremo delle belle.

     
    • Federica Barbera scrive:

      Io non oso immaginare una stagione senza la presenza di quell’incredibile personaggio che è stato Donna Imma. Non me ne faccio una ragione! Capisco l’esigenza a livello narrativo, ma ridatemi Maria Pia Calzone!
      Comunque col ritorno di Don Pietro ci sarà una svolta notevole, e bisognerà anche vedere il ruolo di Ciro in tutto questo. E’ stato un traditore, ma mai di Don Pietro, quindi chi può dire cosa accadrà. Però non vedo l’ora.

       
      • SerialFiller scrive:

        Mai di Don Pietro è vero ma gli ha ucciso la moglie ed ha sparato al figlio…dubito che uno cme Don pietro che ha ucciso il boss di casavatore per il semplice motivo di aver sfidato e oltraggiato Genny possa mai perdonare Ciro…Credo che Ciro sarà una sicura vittima l’anno prossimo e lo sarà gia nelle prime puntate

         
  13. Namaste scrive:

    The Jackals hanno colpito ancora!

     
  14. Attilio Palmieri scrive:

    L’ho visto prima sul profilo di Saviano. Grandissimi.

     
  15. Faith scrive:

    http://youtu.be/QvLsS9fZuDg C’è la seconda parte sempre dei The Jackals! E una sorpresa! 😀

     
    • Federica Barbera scrive:

      ormai il piatto dell’estate è solo quello, rigorosamente ordinato in porzioni da 2
      😀

       
      • Namaste scrive:

        Deux frittur! Comunque sì, essendo ormai diventato video virale (ormai prossimo ai 2 mln di visite), credo che l’abbiamo ormai visto un po’ tutti. Grazie comunque per la segnalazione.

        Andando a commentare una notizia più recente, dopo la Germania, ottimo riscontro di critica anche in UK, anche se il vero banco di prova rimangono ovviamente gli USA. Qualcuno sa quando la serie dovrebbe debuttare in America?

         

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