Louie – 4×13/14 Pamela Part 2 & Pamela Part 3

Louie – 4x13/14 Pamela Part 2 & Pamela Part 3Dopo una pausa di due anni e un numero di episodi atipico, termina la quarta stagione di Louie confermando tutte le aspettative che l’hanno anticipata e anzi sorprendendo tutti con uno stile diverso, coraggioso e innovativo.

Da anni ormai Louie è una delle migliori comedy in circolazione, per certi versi il prodotto più intelligente tra i formati brevi statunitensi, che non a caso emerge dalla FX, l’emittente che meglio di altre in questi ultimi anni si è distinta per continuità e qualità. La quarta stagione avrebbe potuto essere sulla linea delle tre precedenti, replicare il successo e gli apprezzamenti del passato, seguendo un format abbastanza semplice ma sicuramente efficace. E invece no. Quello straordinario artista di Louis C.K. ha usato l’anno sabbatico per fare qualcosa di diverso, per pensare a qualcosa di nuovo, sotto più punti di vista. L’embrione era già presente nel finale della scorsa stagione, con il triplo episodio “Late Show”, decisamente diverso da tutti gli altri, sia narrativamente che stilisticamente. Quel tentativo quest’anno è diventato prassi. L’autore ha serializzato la sua stagione, dividendola in filoni tematici raggruppati in insiemi di episodi, ciascuno contente una propria storia ma tutti fortemente intrecciati e interdipendenti. Dal punto di vista stilistico inoltre i cambiamenti sono stati altrettanto radicali, per i quali però rimando alla parte finale della recensione.

Did you see them beeing born? Did you see those little white babies come out of her juicy black pussy?

Louie – 4x13/14 Pamela Part 2 & Pamela Part 3Veniamo a questo doppio finale. Un epilogo spezzato, monco, privo della testa o meglio già iniziato, precisamente due settimane fa con la prima parte, repentinamente troncata in un finale tutt’altro che lieto e seguita da un doppio episodio sulle trasgressione, sull’infanzia di Louie da fumatore d’erba e sul parallelo tra la sua giovinezza e quella delle proprie figlie. Arriviamo dunque alle parti 2 e 3 dopo un processo e al contempo uno iato, un momento refrattario necessario a metabolizzare i perché dei comportamenti del protagonista, le cause di una sofferenza (legata prevalentemente al blocco di episodi incentrati su Amia) che lo rende infelice e instabile. Il titolo comune è una donna, Pamela, amica speciale di Louie e soprattutto altro da sé, scheggia impazzita capace di prenderlo come nessun altro e al contempo elemento comico che col senno di poi oseremmo definire essenziale in questa stagione.

You can’t handle his success because you’re not happy with your own life.

Louie – 4x13/14 Pamela Part 2 & Pamela Part 3Dietro il nome Pamela si nasconde tutta una serie di ossessioni, desideri e parole ombrello che assalgono la testa del protagonista; dietro Pamela c’è scritto amore, amicizia, famiglia, serenità, spensieratezza. Se c’è stata una dimensione costante nel corso di queste quattro stagioni è sicuramente quella della paternità di Louie, della ricerca continua di una famiglia pur nella sua inevitabile asimmetricità. La ricerca di una donna che lo ami significa anche quella di una donna che possa fare da madre alle proprie figlie, che possa dialogarci e con la quale possa ricreare un nucleo familiare da troppo tempo perduto. Pamela per la prima volta sembra poter essere tutto questo e un tale epilogo lo testimonia alla perfezione, mostrando un’intesa eccezionale tra la donna e le bambine, esaltata dall’impatto con l’altra parte della famiglia allargata, Janet e Patrick, dai quali emerge solo freddezza e distanza. Pamela è per le figlie amica, madre, babysitter e sorella maggiore; Janet sembra non riuscire e/o poter essere nulla di queste cose.

I saw a dog and he had a sweater on, and on the side of his sweater, it said, “please don’t pet me, I’m working”. And I thought, there’s no way he wrote that.

Louie – 4x13/14 Pamela Part 2 & Pamela Part 3Louie e Pamela sono due persone sole, o meglio, due individui a cui manca un pezzo. Ciascuno di loro ha quello che manca all’altro e, nonostante gli attriti e le unghie tirate fuori per proteggere ferite ancora aperte, entrambi sono senza alcun dubbio la cura l’uno dell’altro, l’antidoto a una rassegnazione inevitabile. Pamela è una donna ferita, dal passato misterioso e impossibilitata a esprimere i propri sentimenti, nascosti sotto una maschera di cinismo e sarcasmo. Louie le dà l’affetto di cui ha bisogno, la spalla forte e fragile al contempo, l’amore incondizionato in grado di tranquillizzarla. Il vero antidoto segreto è però lei, con la sua capacità di leggere alla perfezione il suo amato orsacchiotto rosso, il suo porsi come materializzazione dei diversi flashback che hanno mostrato il passato di Louie nel corso di questa stagione. Quei momenti, infatti, oltre a essere uno spaccato della vita del protagonista, erano il sintomo di una riflessione forzatamente solitaria, priva di un controcanto, di un confronto. Pamela è l’unica persona in grado di capirlo, di leggerne il passato e il presente, come dimostrano le parole al vetriolo che dedica a Janet e al suo rapporto con Louie. A celebrare questa dolcissima coppia ci sono due sequenze perfette: il montaggio parallelo che mostra i due alternativamente intenti in effusioni e a fare shopping, simbolo della completezza del loro rapporto; il finale con entrambi nudi nella vasca da bagno, metaforicamente e concretamente spogliati di tutte le barriere che li dividevano.

Interiors.

Louie – 4x13/14 Pamela Part 2 & Pamela Part 3Prima di terminare però, torno dove ho cominciato: se Louie quest’anno è stata così innovativa è soprattutto perché ha profondamente cambiato la sua intima natura, rompendo gli argini della comedy e arrivando a essere qualcosa di molto di più, ovvero l’esempio (assieme a pochi altri come Girls) più puro di serialità d’autore. Un tempo si trattava della serializzazione dei numeri comici del comedian Louis C.K. infarcita di momenti di fiction che raccontavano la sua vita privata. In questa stagione quella divisione si è completamente eclissata, trasformando la serie in un drama vero e proprio (anche per questo forse si inquadrano le scelte delle doppie puntate e di alcune più lunghe rispetto al classico minutaggio da comedy), seppur segnato dalla straordinaria vena comica dell’autore.

Era già chiaro dall’inizio, ma è solo con questa stagione che Louis C.K. si pone come l’unico degno erede di Woody Allen, autore col quale sembra avere tantissime cose in comune. Come lui ha iniziato come comedian per diventare un professionista dell’audiovisivo, uno storyteller raffinato; come lui ha maturato uno stile di regia fondato sulla ripresa in continuità, sul realismo e sul piano sequenza come soluzione estetica dominante in quanto in grado di pedinare i personaggi e ascoltarli in ogni momento senza pause; come lui ama la musica e infarcisce le proprie storie di jazz classico sempre raffinato; come lui cavalca con agio e passione ogni questione legata all’amore e al sesso, alla coppia e alla famiglia, non dimenticando una caustica autoironia e il sempre verde politicamente scorretto (battute su ebrei, neri e altre minoranze); come lui, infine, è inscindibile da Manhattan, città di elezione, vera e propria protesi del protagonista.

Ci mancherà tanto Louie, prodotto che con questa splendida stagione ci ha ricordato che una serialità d’autore è ancora possibile.

Voto episodi: 9
Voto stagione: 8,5

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

3 Risposte

  1. Namaste scrive:

    Mi scuso di non poter offrire un contributo più stimolante alla discussione, visto che sono parecchio indietro con gli episodi, ma la mia detestabile pignoleria m’impone lo stesso di segnalare al recensore un refuso nella titolazione degli episodi, che dovrebbe invece riferirsi alle puntate 4×13-4×14.

     
  2. Joy Black scrive:

    Louis Ck anche quest’anno si è confermato come uno dei talenti più puri della televisione americana e non. Sempre alla ricerca di nuovi modi di raccontare e di raccontarsi, continuando a sperimentare e non fermandosi su quanto fatto finora. Trovo difficile aggiungere in questo momento qualcos’altro ha quanto detto da Attilio nella sua analisi, come sempre puntuale. Questo finale, oltre ad essere un ennesimo gioiello dell’comico/artista, è il compimento perfetto di quanto raccontato nella stagione. La scena della vasca entra di diritto fra i momenti televisivi migliori di questo 2014.

     

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