Masters of Sex – 2×01 Parallax

Masters of Sex - 2x01 ParallaxAvevamo lasciato Bill e Virginia sull’uscio di casa, nella più classica delle notti di pioggia e dei cliché da rom-com. La seconda stagione di Masters of Sex prende il via proprio da qui, costruendovi intorno l’intera première attraverso un gioco di punti di vista e focalizzazioni (la parallasse, per l’appunto) che rivela una sensibilità sempre più spiccata.

But most of all I would take care of myself.

Oltre alle vicende personali dei due protagonisti, questo episodio sembra trovare nel concetto di autodeterminazione e rappresentazione del sé uno dei suoi temi portanti, se non addirittura il proprio filo conduttore. Questo discorso vale in particolare per le numerose figure femminili, da Libby a Margaret, che animano ed impreziosiscono la puntata. Donne diverse tra loro, ma che cercano tutte in qualche modo di costruire la propria identità rivendicando un’immagine di sé che le soddisfi, senza accontentarsi di quella che i rispettivi consorti hanno cucito loro addosso.
Masters of Sex - 2x01 ParallaxParlare di donne in tv (o al cinema, ma anche nella letteratura) è sempre un affare complicato, a causa del carico di responsabilità etiche e creative che l’autore deve assumersi al momento di tratteggiarne attitudini e caratteristiche. Scrivere un personaggio femminile che vive negli anni ’50, poi, è ancora più tricky, perché entrano in gioco ulteriori dinamiche. Ad esempio, cercare di mettere in piedi una ricostruzione storica quanto più fedele possibile rischia di produrre nient’altro che vuoti stereotipi di mogliettine in grembiule, mentre la brama di distinguersi può portare per contrasto a dare vita a figure troppo emancipate per la loro epoca (anche se “troppo emancipate” è una scelta di parole piuttosto infelice). Con questo episodio Masters od Sex è riuscito finalmente a trovare un equilibrio, anche per quanto riguarda i personaggi più complessi e soggetti a piccole incongruenze; tra questi, ovviamente, figura anche quello di Virginia.
Ci è voluto un po’ – una stagione intera e un episodio – per capire davvero il progetto che gli autori stavano realizzando per lei, ma adesso è finalmente diventata il personaggio a tutto tondo che almeno in potenza è sempre stata. Con lei il team di Michelle Ashford ha fatto un lavoro non sempre eccellente, ma che ha finito col rivelarsi molto solido, nonostante quella fastidiosa tendenza all’idealizzazione riscontrata in particolare nei primi episodi. Un lavoro di costante limatura ci ha condotti fino a quest’ottima première, in cui, grazie anche ad una Lizzie Caplan particolarmente a fuoco, è venuta fuori tutta la complessità del personaggio in questione.

“It cannot be.”
“But it is. It’s where I belong.”

Masters of Sex - 2x01 ParallaxSarebbe facile vedere nell’ossessione di Gini per il lavoro soltanto l’intento di giustificare le proprie azioni e nascondere a se stessa i sentimenti che evidentemente prova per Bill, ma tanti piccoli accorgimenti messi in atto dalla perfetta sinergia tra scrittura, regia ed interpretazione rivelano invece un travaglio interiore molto più stratificato. Quando incontra Libby, ad esempio, non c’è rimorso o vergogna nei suoi occhi: l’espressione cambia soltanto nel momento in cui la neo-mamma pronuncia le parole but say you were me, toccando un tasto per lei dolentissimo. Se fossi me significa se fossi la moglie, ma non nel senso di “povera cornuta”, né tanto meno di “consorte di Bill” in quanto tale: semplicemente la moglie con tutto lo strascico di significati che un termine del genere si portava dietro nel midwest americano degli anni ’50 (e forse ancora oggi). Non si tratta, dunque, di compiere una scelta tra amore e carriera, ma tra libertà e convenzioni sociali; Virginia non è una donna in lotta contro i propri sentimenti, ma piuttosto una donna in lotta contro il suo tempo, che sceglie – e forse ama- Bill anche e soprattutto per dimostrare qualcosa a se stessa.

Ed infatti è lei a dettare le condizioni del loro rapporto, a mantenere una compostezza che Masters, completamente indifeso, ha perso definitivamente quella sera sotto la pioggia. Accetta di essere l’altra donna ma lo fa a modo suo, perché il sentimento che Bill prova per lei – sentimento di cui è più che consapevole – la spaventa profondamente. An affair is a pedestrian thing e, d’altra parte, ha perfettamente ragione quando afferma che tra loro c’è qualcosa di più: quel sex study che è il simbolo ancora una volta dell’autodeterminazione, dell’affermazione di sé a cui non vuole rinunciare per nulla al mondo; una parte di lei – it’s where I belong – che è anche parte del suo amore per Bill, che lo nutre e lo mantiene in vita. Non mente, dunque, né a se stessa né al suo amante quando parla dello studio come vero motore del suo agire, ma ciò non significa né che il messaggio sia chiaro a entrambi, né che sia pronta ad accettare questa nuova condizione a cuor leggero.

My Your fears are realised. I am my father.

Masters of Sex - 2x01 ParallaxE chi lo sarebbe? Nemmeno l’algido William Masters, qui posto di fronte ad una prova veramente difficile. Michael Sheen è bravissimo nel rendere tutta la vulnerabilità del suo personaggio, in cerca di un attimo di verità alla porta della donna che ama e nella hall dell’albergo in cui entrambi si ritrovano il giorno dopo. Ma il pragmatismo di Virginia tronca ogni illusione di vivere questa storia come una romantica fuga dalla realtà: le sue parole lo costringono a correre ai ripari, cercando goffamente di riprendere le redini della situazione, ormai saldamente in mano alla donna. Quel I don’t want you to feel like you’ve been lead on è il tentativo disperato di ribaltare i ruoli delineati la notte precedente e riaffermare i rapporti di forza che regolavano in passato la loro relazione, un tentativo che è destinato inesorabilmente a fallire. La frustrazione di Bill si riversa quindi sulla madre giunta a controllare il nipotino, vittima di una scenata in cui egli sfoga il suo bisogno di onestà e il desiderio di riprendere finalmente il controllo della propria vita, fatta di cene a cui non vuole partecipare, persone che non vuole frequentare e una famiglia che non vuole avere. Il rapporto dell’uomo con il figlio, ed in genere con i bambini, è tra l’altro uno dei filoni narrativi in cui Masters of Sex dà il meglio di sé, perché ripropone una tematica scontata come quella dei daddy issue in maniera intelligente e audace. Più in generale, la serie trova nella messa in scena dei legami interpersonali il suo punto di forza, molto più che nella rappresentazione del sesso e degli studi su di esso – un elemento peraltro quasi del tutto assente dalla première, la cui costruzione ha fatto sì che il pubblico non ne sentisse per nulla la mancanza.

If you don’t help me, we have nothing. Don’t you understand?

Masters of Sex - 2x01 ParallaxA proposito di autodeterminazione, in questo episodio anche il rettore Scully cerca disperatamente di creare una rappresentazione di sé che finalmente lo faccia sentire dalla parte giusta. Ma il percorso intrapreso è opposto a quello della moglie, perché implica la negazione della propria natura allo scopo di adattarsi alle convenzioni sociali del tempo: mentre Margaret si ribella all’idea di sottostare ai desideri del marito per non perdere il contatto con la propria identità più profonda, Barton cerca proprio di distaccarsene il più possibile così da incarnare al meglio il prototipo del marito rispettabile. Il dramma dell’uomo è quindi uguale e contrario a quello della propria consorte, ma è interessante notare come l’attenzione sia rivolta soprattutto a lei. La scena del tentato suicidio è infatti presentata dal punto di vista di Margaret, di cui percepiamo tutta la sofferenza e lo shock. Questa scelta, unita al fatto che Barton abbia deciso di aspettare il rientro delle due donne prima di impiccarsi, getta una luce diversa sul terribile gesto, probabilmente da interpretare come una forma di pressione psicologica o al limite una richiesta d’aiuto.

Ancora una volta ci ritroviamo, comunque, a discutere di punti di vista, importantissimi nella costruzione di questo Parallax. Un episodio elaborato sia a livello formale che contenutistico, capace di prendere un cliffhanger particolarmente ostico e trasformarlo nello spunto perfetto per una riflessione sui personaggi e la loro immagine di sé. Un esordio brillante, che fa ben sperare per il futuro.

Voto: 8,5 

 

 

Francesca Anelli

Galeotto fu How I Met Your Mother (e il solito ritardo della distribuzione italiana): scoperto il mondo del fansubbing, il passo da fruitrice a traduttrice, e infine a malata seriale è stato fin troppo breve. Adesso guardo una quantità spropositata di serie tv, e nei momenti liberi studio comunicazione all'università. Ancora porto il lutto per la fine di Breaking Bad, ma nel mio cuore c'è sempre spazio per una serie nuova, specie se british. Non a caso sono una fan sfegatata del Dottore e considero i tempi di attesa tra una stagione di Sherlock e l'altra un grave crimine contro l'umanità. Ah, mettiamo subito le cose in chiaro: se non vi piace Community non abbiamo più niente da dirci.

9 Risposte

  1. MartHa scrive:

    Bellissima recensione!
    Ho recuperato la prima serie tutta d’un fiato giusto in tempo per la première della seconda e sono rimasta soddisfatta.
    Un plauso speciale ad Allison Janney che interpreta con gran classe il personaggio per cui è più facile provare empatia. Margaret in questo episodio mi ha fatto il cuore a pezzettini. Mi aspetto grandi cose da questa storyline e da questi personaggi.

     
    • Grazie!
      Anche io mi aspetto grandi cose da Margaret e Barton, sebbene abbia letto in giro di un possibile allontanamento degli attori a causa di impegni con la CBS o comunque di una presenza ridotta nella serie. Speriamo che sia fatto buon uso del tempo a disposizione. :)

       
  2. Annalisa M. scrive:

    Bellissima recensione e concordo a pieno!
    La cosa che ho apprezzato di più di questa première, oltre alla costruzione calibrata ed eccellente, è stata la realizzazione del personaggio di Virginia, che nella prima stagione, lo ammetto, non mi aveva convinto del tutto.
    Azzardando il paragone, talvolta mi capita di pensare a quest’ultima come “la Peggy” di Masters of Sex (nonostante le ovvie differenze); una donna che diventa il simbolo della volontà di autodeterminazione( come tu hai sottolineato) e del cambiamento, sfidando tutti i preconcetti sociali dell’epoca (ma ciò è evidente fin dalla descrizione che ce ne fornisce Haas nel pilot e , in questa puntata, dalla differenza che intercorre con l’amica, pronta a lasciare tutto e a trasferirsi per il suo sogno e per l’uomo che “ama”). Insomma, una solidissima puntata che fa ben sperare nel futuro!

     
    • Grazie :)
      Sono molto contenta del lavoro fatto con Virginia in questo episodio, perché mi sentivo l’unica scema a non aver ancora colto la grandezza del personaggio e aspettavo con ansia un’epifania che mi illuminasse sulle sue potenzialità. Adesso si è finalmente scrollata di dosso quella patina di perfezione che mi tanto mi disturbava, anzi, a tratti mi è apparsa perfino meschina tanto quanto Masters. Se ci pensi, la freddezza con cui si rivolge al proprio amante è davvero terribile. Da una donna doppiamente divorziata, un po’ sbandata, ci saremmo aspettati una reazione più passionale, ma questo è il bello: anche lei è una calcolatrice, adesso più di lui.
      Ottima svolta.

       
  3. SerialFiller scrive:

    Molto molto ben fatto.
    La scena finale mi ha spiazzato ed ha esaltato uno dei punti di forza della serie ovvero l’amore apparentemente impossibile fra Virginia e Bill. Quest’ultimo personaggio complessissimo ma stavolta secondo me gli autori hanno tirato un po troppo la corda…cioè prima dici a Virginia che l’unica cosa importante nella tua vita è lei e poi il giorno dopo le dici che è solo lavoro? non benissimo ad essere sincero, parte molto poco convincente. Ma per fortuna le note dolenti finiscono qui, il resto è praticamente perfetto.
    Mi soffermo su Barton. Bellissima la storline di questo personaggio. In un colpo solo si riesce a parlare con delicatezza dello scottante tema dell’omosessualità in quegli anni, delle tecniche barbare che venivano utilizzate e soprattuto del disagio di un uomo che vorrebbe con tutto se stesso qualcosa che non riesce a provare, e alla fine piuttosto che vivere da omosessuale preferisce morire o almeno provarci.
    Virginia è uno spettacolo, Lizzy Caplan raggiunge Anna Torv e la Maslany come personaggi femminili più amati. Spero che non tirino troppo la corda sulla relazione tra Virginia e Bill tanto sappiamo che finiranno storicamente insieme per il resto della loro vita il che toglie un po di pathos a tutta questa storia.
    Voto 8+++++

     
    • Citazione da SerialFiller:

      Quest’ultimo personaggio complessissimo ma stavolta secondo me gli autori hanno tirato un po troppo la corda…cioè prima dici a Virginia che l’unica cosa importante nella tua vita è lei e poi il giorno dopo le dici che è solo lavoro? non benissimo ad essere sincero, parte molto poco convincente. Ma per fortuna le note dolenti finiscono qui, il resto è praticamente perfetto.

      Ma in realtà Bill dice a Virginia che è solo lavoro soltanto quando lei tronca le sue aspettative. Si legge chiaramente negli occhi di Michael Sheen che per lui è tutt’altro che lavoro, e se non bastasse questo a farcelo capire, pensa alla falsità della frase “I am a happily married man”. E’ chiaro che stia fingendo per provare a mantenere un briciolo di autorità dopo che Virginia lo ha smontato quasi brutalmente. Imbarazzatissimo, le dice che quella notte a casa sua è stato diverso e lei le risponde “there were no wires”! Io in quel momento ho provato una pena terribile per lui e credo anche Virginia, per la quale, comunque, fare un discorso del genere non è stato certo facile. Anche in questo caso lo si capisce dagli occhi di Lizzie Caplan nell’ultimo fotogramma, che rivela il suo stato d’animo tutt’altro che sereno.
      Lo ripeto: quest’episodio è riuscito così bene perché c’è stata perfetta coordinazione tra attori, regia e scrittura.

       
      • Ghledis scrive:

        Complimenti, la tua recensione illustra perfettamente la complessità dell’episodio, del rapporto tra i personaggi di Lizzie e Bill in particolare. Questo episodio è la miglior ripresa di un cliffhanger che io abbia mai visto in tutte le serie che seguo.

         
        • Ti ringrazio!
          Per quanto riguarda il cliffhanger, devo dire che al momento mi viene in mente soltanto un altro caso di gestione del colpo di scena “romantico” altrettanto ben fatto, ed è Anthropology 101, première della seconda stagione di Community. Se non ha ancora visto la serie ti consiglio vivamente di recuperarla: sono certa che apprezzerai la puntata in questione (e tutto il resto, almeno fino alla 3° stagione).

           
        • Ghledis scrive:

          Grazie del suggerimento! Recupererò sicuramente questa serie che non conosco. Non vedo l’ora di scoprire serie che meritino di essere viste.

           

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