Rectify – 2×06 Mazel Tov

Rectify – 2x06 Mazel TovLa seconda parte di stagione inizia sul doppio binario sul quale sono stati impostati gli episodi precedenti, ovvero in perfetto equilibrio tra lo sguardo su un certo tipo di famiglia americana e l’indagine sulle vicende passate di Daniel.

“Mazel Tov” parte con un risveglio inaspettato, dopo le scorribande dei due giorni precedenti sull’onda di sesso, alcol, droga e armi, ovvero tutto ciò che sta sotto la voce trasgressione per la cultura americana. Giorni in cui Daniel ha affondato il peso della sua solitudine potendo sentirsi per un po’ qualcun altro per poi finire una mattina nel letto di una sconosciuta cameriera di un diner. Un risveglio che è fin da subito metafora di uno spaesamento radicale che non accenna a diminuire.

Johnnie Walker no less, Tater.

Rectify – 2x06 Mazel TovDaniel non è solo perennemente in confusione ma anche socialmente fuori posto, inappropriato sempre e comunque, in ogni azione che compie. Il discorso al funerale dimostra quanto ogni cosa che fa venga sistematicamente letta in maniera antitetica rispetto allo spirito con cui viene compiuta: Daniel non fa più parte di questa comunità, e in questo tipo di ambienti quando sei fuori sei un estraneo, se non addirittura un nemico. Egli però continua imperterrito, con gesti a volte estremamente distruttivi. altre volte solo di testimonianza, a farsi notare, a dimostrare a tutti la sua voglia di esistere. Ogni volta lo fa nel modo sbagliato, quasi goffo, come quando arriva con enorme ritardo al compleanno della madre con una cucina a gas di cui non importa a nessuno e che, se non fosse intervenuto quel sant’uomo di Ted padre a fare da mediatore, sarebbe diventata una probabile causa di litigio. In questa dimensione si posiziona il rapporto con Lezley, che purtroppo potrebbe essere sfruttato molto di più e molto meglio di come fatto fino ad ora. I due si conoscono ancora superficialmente, ma sembrano poter capirsi a vicenda meglio di tanti altri. In più Lezley, se utilizzato a dovere, potrebbe essere anche il vettore per la scoperta di un’altra America, di un’umanità che si ribella alle ipocrisie borghesi degli individui protagonisti della serie.

It’s good to be curious about things, Jared.

Rectify – 2x06 Mazel TovLa parte più debole di questa stagione è per ora quella legata al passato di Daniel, ai dubbi sui suoi eventuali reati e alla paranoia alimentata dal mistero che avvolge l’intera vicenda. La scelta è quella di mantenere un elevato tasso di ambiguità, di caricare i discorsi di non detti in modo da mischiare le carte, rischiando però di confondere più del dovuto le idee degli spettatori. La trama investigativa è ancora un po’ troppo isolata, divisa tra alcuni dialoghi tra Carl e Foulkes e l’incontro misterioso alla pompa di benzina. Ben più interessante è il cambiamento di Daniel che si riflette in maniera inequivocabile nel dialogo col fratellino Jared: come un animale ferito, appena fiutata la possibilità che possa venir scoperto qualcosa sul suo passato, il suo atteggiamento da dolce e premuroso si fa improvvisamente minaccioso e quel “stai attento” non preannuncia nulla di buono.

You’ve escaped death once again.

Rectify – 2x06 Mazel TovPersonalmente ho sempre pensato che il meccanismo narrativo di Rectify fosse in ogni caso funzionale all’emersione di una collettività, alla messa in scena di un microcosmo sociale che raramente viene rappresentato sugli schermi televisivi. Tuttavia è innegabile che molte delle questioni principali ruotano attorno al personaggio di Daniel; ciononostante, il satellite principale di Daniel, interpretato dall’attrice più importante della serie, è Amantha, l’altra faccia della medaglia, il volto forse più malinconico del racconto. La donna, per certi versi ancora più estranea alla comunità di Paulie, è sempre in bilico tra un salvezza tanto desiderata e l’incapacità di raggiungerla che la ancora alla sua odiata terra natia. Jon è l’uomo perfetto con cui ripensarsi altrove, reinventarsi in un mondo completamente differente come può essere la realtà di Boston; probabilmente, però, ad Amantha manca il coraggio per un’azione del genere, nonostante sia dotata di un cervello nettamente più agile rispetto agli altri personaggi. Il martirio è dunque l’unica soluzione, il faccia a faccia con una diversità insanabile, come accade durante l’incontro con la donna che, sorprendendola a baciarsi con Jon, le intima di farlo altrove. Anche in questo caso è solo quest’ultimo ad avere il coraggio di risponderle per le rime.

Mum, we’ve got one more present for you… we’re pregnant.

Rectify – 2x06 Mazel TovQuando dicevo che il cuore della serie non risiede tanto in un personaggio, benché estremamente drammatico, ma in un’intera comunità, la mia mente si proiettava su alcuni momenti collettivi che si impongono come quelli qualitativamente più elevati. Accade anche in quest’episodio grazie alla speciale occasione del compleanno di Janet che riunisce tutti i membri della famiglia allargata, creando una situazione di altissima tensione. Come nei migliori drammi borghesi che hanno scandito la moderna cultura occidentale, da Cechov a Bergman, anche qui il muro di ipocrisie si manifesta in tutta la sua evidenza e le pareti degli interni diventano i limiti di un fossato in cui scannarsi a colpi di sguardi e frecciatine, e non è un caso se l’episodio prende il titolo proprio da una battuta di Teddy volta a ferire e irridere Jon. La dimensione collettiva, la voglia di emergere e di farsi notare, la presenza de-responsabilizzante dell’alcol, sono gli elementi che partecipano ad una delle sequenze migliori dell’episodio, dove si incrociano visi tesi, occhi serrati carichi di rabbia e repressione generalizzata, che riflettono tutte le costrizioni sociali e le difficoltà nel gestirle.

Shut up, Charlie Chaplin.

Rectify – 2x06 Mazel TovSe da una parte c’è l’alta tensione nei rapporti personali, dall’altra c’è la radicale e congenita malinconia dei personaggi, nessuno escluso. La critica degli autori è implacabile: se i protagonisti appaiono tutti o quasi dei perfetti ebeti – chi innamorato di Dio, chi travolto da un’immaturità galoppante, chi da una ricorsiva impotenza e chi invece da tendenze autodistruttive – è proprio perché da questo mondo non si salva nessuno. Spiace però che delle caratterizzazioni così raffinate debbano essere parzialmente rovinate da una colonna sonora che nei momenti di tristezza calca la mano più del dovuto, come accade nei dialoghi tra Daniel e la madre e ancora di più tra Daniel e Tawney, dove al tono già lamentoso dei personaggi si aggiunge quello non necessario della musica extradiegetica.

In conclusione, nonostante qualche ingenuità e un registro stilistico raffinato ma non ancora perfettamente collaudato, Rectify prosegue la sua stagione su un livello abbastanza alto e si conferma una della serie più interessanti dell’estate.

Voto: 7

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

6 Risposte

  1. Namaste scrive:

    Non siamo ancora dalle parti della 2×03 di Masters of Sex (ok, ne riparleremo in sede adeguata…), ma su questo episodio sarei stato, almeno per quanto riguarda il voto, un po’ più di manica larga, per me poteva tranquillamente essere un 8 alto.

    Non mi soffermerò questa volta più di tanto sugli altri personaggi. Tawney, è vero, continua ad essere “moderatamente” irritante ma, da ateo convinto, mi sembra che la sua fede e fiducia cieca nel prossimo continuino ad essere trattati senza pregiudizi, cosa in genere abbastanza rara in un telefilm americano. Voglio dire, a questo mondo, esistono anche persone fondamentalmente “buone” che non fanno del male a nessuno, e non mi sento per questo di fargliene una colpa, a differenza di quella serpe del marito su cui ho già detto… La new entry Lezley è senza dubbio un personaggio carismatico ed indovinato che però ancora non mi convince… Amantha ancora poco o per niente incisiva ma finché ad interpretarla è Abdigal Spencer che le vuoi dire?… Perciò, per una volta, spenderei soltanto due paroline in più sul rapporto che c’è tra Daniel e la madre, sicuramente nei telefilm meno inesplorato di quanto invece non succeda tra padre e figlio, padre e figlia, e che in genere non va oltre la misura del conflitto spicciolo o del dover dimostrare a tutti i costi di poter uscire dall’ombra del proprio genitore. Qui niente di tutto questo, Daniel vuole semplicemente dimostrare alla madre, che l’affetto incondizionato, l’averlo creduto sempre innocente, le sofferenze patite, saranno in qualche modo ripagate, a partire da un regalo di compleanno sbagliato. Un rapporto madre-figlio molto semplice, quasi elementare, fatto più di silenziosa comprensione, di domande e dubbi tenuti dentro, eppure secondo me intensissimo, e che nessuna musica di violino potrebbe in questo momento svilire. “Rectify” continua a procedere quasi immobile, eppure sempre capace di scuoterti dentro. La mia migliore ora televisiva della settimana.

     
  2. Attilio Palmieri scrive:

    Premesso che 7 mi sembra un voto abbastanza alto, io con Rectify ho dei problemi, già dal suo esordio. Faccio ancora tanta fatica a capire cos’è che davvero si vuole raccontare. Una storia di reducismo? Sarebbe stato molto interessante, ma da questo punto di vista molto è rimasto in potenza. La vicenda di un crimine misterioso nella provincia americana? Nemmeno. Secondo me la sua forza risiede nella coralità, nella messa in scena di un’America semplice, spesso bigotta, fatta di fast food, crocifissi, pompe di benzina e ubriaconi drop out. In questo senso mi piacerebbe si affondasse un po’ più il colpo. Per ora mi sembra un lavoro estremamente raffinato, che non fa nulla per nasconderlo, ma che si perde in tante direzioni senza essere decisa su nessuna. Quella che mi sembra una costante è questa malinconia forzata, che però è tanto inespressa a parole quanto (per me) troppo calcata da soluzioni registiche e musicali un po’ ridondanti. L’altro problema è che non riesco ad avere alcuna empatia, non solo dal punto di vista dell’immedesimazione, ma anche da quello dell’affezione, non mi riesco a legare ai personaggi, specie il protagonista. Mi piacerebbe legarmi ad Amantha, ma anche lì gli autori fanno di tutto per mantenerla in quella posizione di inattività, sempre e comunque bloccata. Quello che mi affascina e credo sia reso molto bene è (non a caso) il livello di tipo più contestuale, infatti ritengo la sequenza al supermercato della scorsa puntata una delle più riuscite dell’intera serie fino a questo momento. Mi convincono molto meno i flashback del carcere di questa stagione, tra i quali quello di questa puntata mi è sembrato quello più insignificante.
    Nonostante in questo periodo segua meno serie che in altri, questa settimana Masters of Sex, Halt and Catch Fire e soprattutto (si fa per dire) Utopia mi sono sembrati qualche spanna più su.

     
  3. SerialFiller scrive:

    Anche secondo me il voto è stato molto ingeneroso. Qui siamo sull’8 8,5 sacrosanto.
    Anche se la serie sembra ferma e sempre uguale in realtà offre tanti spunti ogni settimana. Inoltre in questa puntata ho visto molti più sottintesi sul passato di Daniel, senza sottovalutare la brutta piega investigativa e familiare che è all’orizzonte con il probabile coinvolgimento di ted junior nelle indagine.
    Non mi è piaciuta molto e l’ho capita poco la scena in prigione ma sono sottigliezze.
    Il gioco di sguardi in cucina tra ted, twaney e daniel per quanto banale mi è sembrato veramente ben orchestrato.
    Come sempre si esplorano tante cose, tanti rapporti e come sempre viene sempre ben raccontato il tutto.
    E non vorrei sbagliarmi ma la tempesta sta per abbattersi su Paulie.

     
  4. Egnio scrive:

    La perdita di coscienza e il risveglio a casa della vacca – scusate ma non ricordo proprio il nome – amante del senatore, mi hanno indotto a temere il trappolone.
    Poi mi sono ricordato che questo è Rectify, ecco.
    La macchina del gas è l’emblema di come Daniel vive il rapporto con la madre, come un adolescente, in bilico tra desiderio di ribellione e necessità di approvazione. E’ così che la ricorda quando l’ha lasciata ed è lì che d’istinto vorrebbe tornare per riprendere le fila del loro rapporto, cercando di sporgersi avanti con un piede piantato nel passato.
    Ed è in quel momento di imbarazzo in cucina che nasce la consapevolezza che è ora di tornarci davvero in quel passato, e cercare di capire ciò che per noi, come per il protagonista, è ancora avvolto nel dubbio.
    Dalla recensione:
    “La scelta è quella di mantenere un elevato tasso di ambiguità, di caricare i discorsi di non detti in modo da mischiare le carte, rischiando però di confondere più del dovuto le idee degli spettatori”
    credo l’intento sia proprio quello di farci camminare a fianco di Daniel nella scoperta/ricordo di quanto manca.
    Quello “Stai attento” pronunciato verso il fratello, non mi sembra essere una velata minaccia, quanto un monito rivolto da Daniel a se stesso, terrorizzato di scoprirsi colpevole o innocente, ma comunque di definirsi finalmente.
    Riluttanza al ricordo spazzata via verso il finale dal buon Lezley, che allenta catene che tutti continuamente stringono a polsi e caviglie di quello che ancora resta un condannato: ciò che in cella era stata la musica, forse qui fuori sarà la memoria.
    Sul voto non mi esprimo, non ne ho idea.

     
  5. Dreamer88 scrive:

    Concordo con quanto detto da Namaste e SerialFiller, anche per me il voto dato a questo episodio di Rectify è un pò bassino (certo, non è stata la puntata migliore della stagione ma si rimane sempre su alti livelli). E’ stata una puntata di passaggio fondamentalmente, dove sono stati inseriti ulteriori tasselli (su tutti il colloquio tra il senatore e lo sceriffo e l’annuncio della gravidanza di Tawney da parte di Ted Junior) che in qualche modo preparano il terreno per una svolta narrativa molto decisa (sono d’accordo con quello che ha detto SerialFiller, nelle prossime puntate probabilmente assisteremo all’abbattersi di una “tempesta” su Paulie). Per me l’episodio è un 8 pieno.

     
  6. Namaste scrive:

    Ok, dopo avere involontariamente innescato la “insurrezione” sul voto assegnato che, ha ragione Egnio, non è poi questa gran questione su cui cavillare, mi sembra giusto passare anche alla difesa. Intanto mi sembra quasi doveroso ringraziare Attilio per l’onesta, non è una premessa che fanno tutti, e soprattutto i recensori, quella di ammettere quando si ha un “problema” con una serie e con i personaggi di una serie di cui si scrive. Cosa ovviamente ben lontana dall’avere un pregiudizio. Si può amare “Mad Men” e scriverne bene anche senza familiarizzare o sentire “propri” i suoi personaggi (è il mio caso), come anche detestare “Girls” nonostante i suoi personaggi ci stiano fondamentalmente raccontando qualcosa di noi (ed è ancora il mio caso).

    Credo che avvenga tutto in maniera molto inconscia, forse è più facile affezionarsi ad un personaggio molto diverso da noi (Jack Bauer) che non a qualcuno messo lì a posta per ricordarci i nostri difetti (Skyler Lambert White), o forse vale proprio l’esatto contrario, non lo so, non ho idea di quali processi mentali s’inneschino durante la visione, cos’è che ci fa amare o odiare un telefilm e i suoi personaggi, il più delle volte è solo un problema di diversa percezione, di cosa ci affascina al punto da farci dimenticare tutto il resto e cosa no. Ecco perché piuttosto che interrogarsi sul voto al singolo episodio, mi sembra più interessante provare a rispondere all’altra domanda, quella in cui il recensore si chiede e chiede al lettore di confrontarsi sul vero “problema” di cui qui si discute: “di cosa parla questa storia?”.

    Una storia corale?… Una storia della bigotta provincia americana? Beh, non più di quanto lo sia stato BB. Una storia di reducismo? Sì, certo, ma molto di più! “Rectify” non è solo la storia di un sopravvissuto, di uno che doveva morire e che invece è qui, fuori posto, fuori luogo, fuori tutto. Usando un’iperbole che mi aiuta a illustrare la mia percezione della serie e del personaggio, Rectify rischia in alcuni momenti di essere persino un fantasy, DH è Kyle XY, un alieno, è un ragazzo che per qualche tempo (19 anni) è stato ibernato e che adesso fa fatica a ritrovarsi nel corpo di un adulto. La storia di una rinascita quindi, che è prima di tutto individuale e che poi, solo in un secondo momento, potrà forse diventare corale e riguardare altri sopravvissuti. Purchè si sbrighino certo, perché adesso, e ci ha ragione Serial Filler, c’è davvero bisogno di quell’accelerata.

     

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