The Leftovers – 1×01 Pilot

The Leftovers – 1x01 PilotDa mesi ormai non si parla d’altro: tutti hanno visto il trailer, tutti si chiedono cosa possa essere successo, chiunque ha nella mente la sparizione del bambino e aspetta il pilot per assaporare finalmente l’inizio così atteso. Il momento è arrivato.

L’episodio pilota di The Leftovers dura settantadue minuti e si concentra prevalentemente sulla presentazione dei personaggi principali (5-6 più qualche altro che aumenterà saltuariamente la propria importanza) in una condizione di day after, dopo cioè l’inspiegabile catastrofe accaduta il 14 ottobre. Quel giorno infatti è scomparso il 2% della popolazione mondiale, percentuale rigorosamente proporzionata per ogni stato, cosa che rende il mistery ancora più bizzarro.

I thought you were crazy.

The Leftovers – 1x01 PilotDopo tanto clamore e tanta attesa abbiamo finalmente qualcosa in mano, un episodio lungo (come sempre più spesso accade per le puntate d’apertura della cable TV), denso, che ci presenta senza dubbio tanti misteri e tante domande da sciogliere nel corso della stagione, ma anche diverse certezze, sia dal punto di vista narrativo che da quello stilistico. Dopo pochissimi minuti capiamo che la temporalità principale della stagione è situata tre anni dopo la scomparsa collettiva e l’oggetto d’osservazione privilegiato sono alcuni personaggi non colpiti dalla “mietitura”. Sin da subito è la famiglia il tema principale, mostrata attraverso tutti gli stereotipi classici dell’immaginario americano mainstream: c’è la crisi di un matrimonio, la sofferenza di uno dei due coniugi, lo scontro padre-figlio, l’adolescente disadattata. Lo showrunner della serie è Damon Lindelof, tra gli autori principali di Lost, che in questo caso non manca di far sentire tutta la sua presenza. Il flashback, seppur per ora in forma molto breve, è tra le soluzioni visive più sfruttate per mostrare il passato dei protagonisti, a oggi quasi completamente oscuro. Il grande nodo da sciogliere riguarda il registro della serie e di conseguenza il suo genere di appartenenza. The Leftovers è una serie di fantascienza? La risposta è no, almeno non nel senso stretto del termine. La misteriosa “mietitura” della popolazione è il più classico dei MacGuffin: un evento che ha un’importanza capitale per i personaggi, ma non ne ha alcuna per lo spettatore; gli autori potrebbero non dirci mai che fine hanno fatto gli scomparsi (potrebbero essere stati gli alieni, i servizi segreti o i comunisti), perché quel che interessa sono gli altri, le loro reazioni e le loro condizioni a seguito della catastrofe.

Everyone loves a hero. So… we’re all gonna have a nice walk through town, have a good cry and then move on.

The Leftovers – 1x01 PilotVediamo più nello specifico i personaggi principali, i quali fin da subito, purtroppo, presentano una serie di problemi strutturali difficilmente risolvibili. Il fulcro della storia è sicuramente Kevin Gravey, poliziotto (ex) tutto d’un pezzo, devastato dalla catastrofe che ha causato l’allontanamento della moglie e probabilmente anche la follia del padre. Nulla di originale si scorge in questo ruolo, dal rapporto con la divisa (con tanto di Ray-Ban “Aviator”), a quello con l’amore perduto; dal cuore gentile dietro un aspetto rude, all’americanissima abitudine di sfogare rabbia e frustrazione nella bottiglia e nel manganello. Ruoli centrali sono anche quelli di Tom e la figlia Jill: il primo sembra avercela col padre (un’altra cosa di cui non avevamo mai sentito parlare), non gli risponde al telefono e ha uno strano rapporto con un tale di nome Wayne, un misterioso uomo di colore apparentemente capace di tutto. Jill invece è tra  i personaggio più utilizzati di questo pilot: la sua linea narrativa però, benché tenda a diversificare il registro della serie come vorrebbe ogni narrazione corale, non sembra aver tanto da dire se non le classiche angosce da teen drama, e presenta il tipico spaccato da high school statunitense fatto di trasgressioni folli, droghe e violenze.

Dogs are just animals, man. They are not like us, trying to reason it all out, make sense of shit that makes no sense.

The Leftovers – 1x01 PilotSpostiamoci un attimo sia dal discorso sul genere, sia dall’usurato pattern della famiglia americana e guardiamo al senso profondo di questa serie: l’elaborazione del lutto: da questo punto di vista il giudizio non può che essere negativo, per diverse ragioni. In prima istanza bisogna ricordare che siamo su HBO, l’emittente che ha creato una serie come Six Feet Under, ovvero una delle più grandi narrazioni sul limite tra la vita e la morte e sul lutto individuale e collettivo. Sorvolando su questo blasfemo paragone, non si può però non notare che The Leftlovers, nel voler inseguire fino allo sfinimento la lacrima dello spettatore, finisce per avere un registro troppo monocorde, fatto di un patetismo troppo spesso esibito (Kevin che spacca la foto di famiglia con un pugno) e della ricerca di un dolore familiare stereotipato e di cui ormai lo spettatore contemporaneo ne ha abbastanza (maschio americano che affonda nell’alcol il suo dolore, che predica bene e razzola male, preoccupato che i figli non facciano gli stessi errori del padre). Non c’è empatia e non ci può essere, tanto più se le scene più drammatiche sono accompagnate in modo didascalico da lunghi giri di pianoforte o sviolinate al limite del ricattatorio. La costrizione alla commozione, l’ostinazione ad essere sempre e comunque straziante e toccante producono l’effetto opposto: l’allontanamento, il fastidio, la noia, lo scherno. Senza voler scomodare Six Feet Under, ci sono altri due lavori recenti che per affinità tematica possono paragonarsi a questa serie: sia Les Revenants sia Rectify lavorano sul lutto e l’abbandono, ma entrambi lo fanno in modo molto più raffinato.

We don’t smoke for enjoyment, we smoke to proclaim our faith.

The Leftovers – 1x01 PilotNonostante un giudizio fino ad ora negativo, soprattutto rispetto a delle aspettative altissime di partenza, figlie di un concept iniziale oltremodo ambizioso e di una campagna promozionale massiccia, ci sono anche diverse cose positive da sottolineare. Mettiamola così: le due cose positive di questo episodio pilota hanno in comune il fatto di essere quelle più misteriose (ma anche più incomprensibili), quelle meno spiegate, specie se messe in relazione al resto della storia. La prima è sicuramente la setta, composta da membri che vestono tutti di bianco, che hanno eliminato l’uso della parola (ribaltando così le tradizionali urla dei movimenti antagonisti) e che hanno inserito nei precetti della loro misteriosa fede la tensione a fumare più sigarette possibili, abitudine vista non come un piacere ma come un segno distintivo e di appartenenza. Sono tanti i misteri che accompagnano questa comunità, così come sono tante (per una volta) le domande che lo spettatore è spinto a farsi sull’organizzazione, i suoi principi e i suoi valori, interrogativi che riceveranno risposta nei prossimi episodi.

L’altro fronte positivo di questo primo episodio riguarda gli animali e in particolare i cani. Sappiamo quanto gli Stati Uniti d’America, specie nella sua parte più puritana ma anche per altri versi in quella più progressista, siano integralisti rispetto alla difesa degli animali domestici. Ebbene, nelle prime scene di questo episodio un cane avanza verso Kevin in modo docile quando all’improvviso un uomo misterioso con un fucile gli fa saltare il cervello. Un cane non minaccioso ucciso a sangue freddo in primo piano. Chi sono questi cani? Perché si comportano in modo strano? E chi sarà il misterioso ammazzacani? Si spera che il loro significato non si riduca all’ennesima metafora.

It’s Not TV, It'(wa)s HBO.

The Leftovers – 1x01 PilotUna miscela esplosiva: questa era la prima sensazione avuta dopo aver letto della collaborazione tra Lindelof e la HBO. Uno scontro tra due modi di intendere la televisione molto differenti, entrambi capaci di produrre oggetti diversamente eccellenti, ma che fusi avrebbero potuto creare qualcosa di gigantesco (“come un Leopardi americano”, direbbe Gaber), ma anche di terribilmente inefficace. Per certi versi The Leftovers somiglia a un’altra serie HBO, Treme. Come in quel caso, qui c’è la catastrofe, la sua memoria, le vittime, i superstiti, la voglia di rialzarsi e la tensione a entrare nelle vite di quelle persone. Il problema è che da questo punto di vista il paragone è davvero irricevibile: se Treme rappresenta una delle migliori serie mai realizzate, nonché uno dei lavori che più rappresentano lo spirito della sua emittente (che non è solo scene di nudo e violenza esplicita), The Leftovers incarna una mutazione inaspettata del canale, una sua trasfigurazione per il grande pubblico (quale?) di cui non c’era alcun bisogno. La sequenza della parata contiene in sintesi tutto ciò che di positivo e negativo ha da offrire questo pilot, divisa tra l’altro in due blocchi: la prima parte esprime tutta l’anima quality, con le musiche di James Blake a commentare la discesa in strada mostrata con cura dall’ottima regia di Peter Berg; la seconda parte, con i suoi ralenti posticci e irrealistici e il continuo indugiare su un dolore già di suo abbastanza evidente, riesce a mostrare l’altra faccia, quella meno riuscita. Noi però dalla HBO chiediamo ben altro: non ci bastano due o tre sequenze su settantadue minuti e non ci illudiamo di certo che si possa rientrare nell’estetica di riferimento della rete mostrando degli adolescenti che fanno cose estreme come se fosse un film di Larry Clarke.

In estrema sintesi si può concludere con un giudizio abbastanza negativo, soprattutto rispetto alle aspettative createsi. Per il futuro si spera in uno svolgimento diverso e in un registro un po’ più sottile che pensi più al cesello e meno al bastone e magari, infine, in un Christopher Eccleston che faccia qualcosa di più di un cameo.

Voto: 6 –

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

19 Risposte

  1. Frinfro scrive:

    Secondo me il voto più giusto sarebbe stato….. non votare! Mi spiego: ho visto il pilot, ed è innegabile che intorno a questa serie tv ci sia grande curiosità. Vuoi per il nome di Lindelof, vuoi perchè c’è sotto la HBO che raramente sbaglia. Onestamente il pilot mi è piaciuto, non mi ha né esaltato da pelarmi le mani né tantomeno annoiato: c’è una ricerca del mistero a tutti i costi, è innegabile che Lindelof in questo debba molto all’universo di Lost. Così come il richiamo alla fede e questi Guilty Remnant che sono una sorta di “Altri”. Secondo me ci troviamo di fronte ad un bel bivio con questa serie: potrebbe essere una detonazione clamorosa oppure una semplice scoreggina. Quando vedo il logo HBO penso a serie come Six Feet Under, BE, True Detective, Game of Thrones, quindi penso indubbiamente a qualità e non a porcate buttate lì a caso. Quello che mi è piaciuto è questa coltre soffocante di disperazione che avvolge tutti i protagonisti: non mi dispiace il “sig. Aniston” e Liv Tyler è sempre uno spettacolo da vedere. Detto questo resto con un grosso punto di domanda e un personale “sv”, in attesa di avere ulteriori sviluppi e di capirci qualcosa di più. PS. Dispiaciuto nel sapere che nel 2% della popolazione mondiali sparita ci sono anche J.Lo, Shaq e Ratzinger…ahahaha!

     
  2. Pietro Franchi scrive:

    A me questo pilot è piaciuto veramente tanto: ho trovato il concept originale ed interessante e tutta questa necessità di soddisfare i gusti del pubblico non ce l’ho vista. Infatti, 72 minuti concentrati su dolore e confronto non solo con la morte, ma con l’irrazionalità della vita a mio parere non corrispondono esattamente alle classiche esigenze del pubblico, gran parte del quale non ha apprezzato l’eccessiva (a loro parere) introspezione di questo episodio pilota. In più, credo che parlare di scarsa originalità dei personaggi a questo punto non abbia molto senso: dopotutto anche Halt and Catch Fire (uno su tanti) presentava tanti stereotipi, fino ad ora neanche del tutto superati a mio parere; insomma, a questo punto il beneficio del dubbio perlomeno l’avrei concesso, anche perché io personalmente non ho sentito tutta questa presenza di “americanate” o simili.
    Sono pareri ovviamente, ma io a questo pilot avrei dato almeno un 8 pieno: la trama mi ha preso e coinvolto, le musiche mi piacciono, la regia funziona (a parte il rallenty durante la parata, su quello concordo pienamente), la scrittura incespica qua e là ma è sempre valida. The Leftovers è qualcosa di profondamente diverso da Lost, ma sento che è un prodotto destinato a tutti quelli che la serie di Lindelof l’hanno apprezzata fino alla fine: non sto parlando di adorazione cieca, sia chiaro, ma semplicemente dell’apprezzamento del lavoro sui personaggi e la loro introspezione che Lost aveva indubbiamente fatto, lavoro confluito in un finale che ha, una volta per tutte, diviso quelli che volevano la soluzione pratica da quelli che volevano coerenza nel vero tema di fondo.
    Poi le possibilità che Lindelof mandi tutto a quel paese ci sono, certo, come in qualunque altro caso, ma per ora la fiducia a The Leftovers penso di poterla dare senza problemi.

     
    • Muta scrive:

      Invece secondo me (imho imho imho) non c’è nessunissima introspezione in questi 70 minuti, a meno di non confondere l’introspezione con il forzato l’indugiare sui personaggi. Non esprimono niente, non dicono niente che possa infondere un briciolo di vita oltre al luogo comune. Non mi son sembrato personaggi quanto figurine definite solo dal ruolo assegnatogli dagli sceneggiatori e nulla più. Dopo True Detective pensavo che ormai HBO tenesse saldamente il timone e conoscesse perfettamente la sua rotta, ma qui ci vedo uno scadimento difficile da giustificare per noi aficionados.

       
      • Pietro Franchi scrive:

        Nessuno ha parlato di paragone con True Detective e sicuramente non ho intenzione di mettere a confronto due opere che, di fatto, ha solo la HBO in comune (e ricordiamoci, comunque, che la produzione di The Leftovers non è solamente HBO ma era partita dalla Warner Bros). In ogni caso, come ho detto prima, parlare di semplici luoghi comuni a me è sembrato un po’ azzardato, o perlomeno prematuro: nella violenza esagerata con cui i manifestanti vengono attaccati, con cui i cani vengono uccisi, con cui i giochi per adolescenti si trasformano ho visto tanta umanità, in una reazione che, davanti all’incapacità di comprendere, di capire, di arrivare ad una soluzione, mi è parsa assolutamente umana. Poi non ho parlato di estrema profondità dei personaggi, ma per ora il modo in cui sono stati presentati per me è stato soddisfacente; semplicemente, ho letto veramente tante critiche a questo pilot e, ci mancherebbe, le critiche (come quella di Attilio, ben costruita e motivata ma che ammette margini di miglioramento del prodotto) fanno sempre bene, però un accanimento così estremo del pubblico verso un primo episodio del genere mi è sembrato un po’ esagerato, tutto qui. Ho sentito parlare della cosa più brutta mai vista negli ultimi 10 anni e francamente la cosa mi sembra un pochino esagerata, soprattutto se l’80% delle critiche consiste in “ma non ci sono i misteri come in Lost, che schifo!” oppure “ma è troppo triste!”. Non mi sto rivolgendo a te comunque, sia chiaro, sto facendo un discorso più generale :)

         
        • Son of the Bishop scrive:

          Anche a me il pilot è piaciuto, ma non ha entusiasmato, poi comunque io avendo letto il libro ho trovato comunque interessante vederlo messo in scena. Comunque effettivamente questo pilot ha spaccato in tutti i sensi a chi è piaciuto tantissimo, a chi è piaciuto ma non ha entusiasmato e a chi ha fatto schifo, però concordo pienamente con Pietro sul fatto che ho letto scuse orribili spesso e volentieri, comunque per me potrebbe crescere e diventare una perla sennò se resterà come il pilot, a mio parere resterà semplicemente un buon/discreto prodotto

           
  3. Marco Guerra scrive:

    bell’articolo e giusta critica ad un pilot noioso e poco accattivante. speriamo bene nel seguito!

     
  4. Tuco scrive:

    buuuuuuuuuu ma che è sta m…rda?!
    se non c’era true detective quest’anno HBO per me non ne ha azzeccata una!

     
  5. Joy Black scrive:

    A me questo pilot è piaciuto ma non ha entusiasmato, per molti dei motivi spiegati nella recensioni: problemi familiari visti e rivisti e declinati in altrettanti modi, mancata empatia verso i personaggi (troppo poco Eccleston XD). Anche se percepisco quell’aura di aggressività repressa che voleva essere trasmessa da questo spaccato di società, il clima pesante di infelicità diffusa, di incapacità di comprensione e di risoluzione del trauma. La scene con i cani sono sicuramente quelle che spiccano e che fanno scorgere un potenziale latente nella serie. Continuerò penso fino al terzo episodio per capire se vale la pena continuare.

    Il mio voto al pilot è 6,5.

     
  6. Attilio Palmieri scrive:

    Le aspettative erano molto alte. Personalmente sono rimasto molto deluso, ma è una serie che senza dubbio ha del potenziale. Il fatto che ci sia dietro HBO mi dà fiducia e credo che la vedrò fino alla fine per farmi un’idea complessiva. Non è detto che si riveli un fallimento. Di sicuro c’è un registro molto diverso da ciò che la rete è abituata a fare, ma questo non vuol dire che sia qualcosa di poco riuscito, solo un po’ lontano da certe corde. Aspettiamo e vediamo. Negli Stati Uniti chi ha visto in anteprima i primi episodi in blocco ne ha parlato molto bene.

     
  7. Simona Maniello scrive:

    Ottima recensione, secondo me hai centrato perfettamente il punto: il problema non è la lentezza o il poco spazio dedicato al mistero della sparizione, ma il fatto che i personaggi e le loro dinamiche sono al limite dello stereotipo. Il paragone con il pilot di Rectify, che è subito saltato alla mente anche a me durante la visione, è veramente impietoso. Gli concederò un altro paio puntate sperando in un miglioramento.

     
  8. Lukas scrive:

    Ottima Recensione…finalmente un non-fanboy di Lost che giudica le cose per quello che sono !

    Io per ora rimango neutrale poichè non mi sento di stroncarlo fin da subito ; vediamo i prossimi episodi…

     
  9. Firpo scrive:

    Concordo. Su tutto.

     
  10. Serialultras scrive:

    Secondo me è un voto ingiusto per questo pilot, ma ricordade il pilot di una serie tv tanto elogiata come top of the lake?!?!?! Questa vi sembra così inferiore?? Secondo me vi ricrederete.

     
  11. Attilio Palmieri scrive:

    Serialultras, per me The Leftovers è inferiore anni luce a Top of The Lake. In ogni sua parte, dalle interpretazioni, alla storia, dalla regia, alle ambientazione, all’urgenza del tema. In tutto.

     
  12. Rosie scrive:

    Recensione condivisibile ma viziata dalle aspettative.
    Intendo, qui tutti viviamo a pane e serie tv, me compresa, e volutamente da una paio di delusioni cocenti dovuti appunto ad aspettative troppo alte, cerco di informarmi il meno possibile sulle serie in uscita, preferisco farlo dopo, farmi dei recuperoni e poi curiosare in giro.

    Così con The Leftovers ho fatto, non sapevo nulla, giusto il titolo ed il pilot mi è piaciuto molto, di tutti i paragoni che sono stati fatti ci ho visto giusto un pò di Les Revenantes il chè non è affatto una critica.

    Ho visto un episodio denso, non carico di misteri, intrighi e domande ( che onestamente mi hanno un pò rotto…) ma di reazioni, realistiche e ben interpretate, musiche che adoro (atmosfere alla Gattaca, che adoro)

    Mi è sembrato di vedere uno spin off /sequel di una serie parallela contemporanea dove l’eroe, che sia un Bauer oun Bishop di turno, si scervellano per capire/indagare su cosa sia successo mentre qui vediamo il “nel frattempo…” e questo a me è piaciuto molto, perchè mi chiedo sempre ad ogni serie del genere che vedo “ma cosa succederebbe se nella realtà”.
    Mi sono immedesimata all’ennesima scena surreale con quel “ma sto dormendo?” sono rimasta straziata dalla rabbia del capo “non puoi uccidere i nostri cani” e dall’esigenza dei tre teenager di dover seppellire il corpo del cane, drammi non espliciti ma reali… dove un intera popolazione sente la mancanza di funerali.
    Le reazioni delle persone all’ignoto sono da manuale di filosofia: dall’edonismo, all’ignavia, dal ricorso alla fede alla rabbia.
    Io non ho potuto non chiedermi che fine farei io, in quale girone collocarmi, probabilmente comincerei come il sindaco, mettiamo un punto ed andiamo avanti per poi essere devastata dalla presenza di questi fantasmi silenti che mi ricordano, a due a due (come il 2% della popolazione?) che sto sprecando i miei respiri, che sto chiaccherando, dibattento inutilmente, che sto sprecando il fiato, e, da religiosa, perchè in fondo mi hanno cresciuta credendo in un dio, mi ritroverei a pregare non trovando altra spiegazione, e “chi tira in ballo dio sta solo cercando di creare una setta” e da quale andrei? dal veggente risolutore? dai silenti fumatori? in qualche chiesa?

    Ed eccomi al dunque, dopo tutti questi pipponi che mi sono usciti dopo la visione mi dico che è questo che mi piace in una serie, l’esserne coinvolta emotivamente e questa ci è riuscita abbondantemente.

    Che poi… avermi messo il Dottore in incognito in un caso chiaramente appartenente a Torchwood, mi ha conquistata del tutto! 😉

     
  13. SerialFiller scrive:

    Appena visto il pilot.
    Impressione positiva anche se ha ovviamente deluso le attese. Pilot poco scoppiettante e coinvolgente e soprattutto molto mal gestita la fase iniziale della sparizione, insomma chi nn ha letto sinossi o visto trailer probabilmente si sta ancora chiedendo di cosa parli questo pilot. Poco traumatico ed empatico l’inizio a mio avviso. Poi meglio col passare dei minuti. Mi ha convinto poco il pilot in se ma mi ha convinto molto l’impronta che si vuole dare allo show. La prima puntata ha creato nello spettatore molte ansie e misteri pur non sbattendo in faccia nessuna domanda, nessun trappolone o mistero. Chi sono quei fumatori in bianco, chi è quella specia di stregone nero nel mezzo del deserto, ovviamente perchè quest sono spariti fino a disseminare tanta voglia di sapere cosa è successo ai micromondi del protagonista, sua moglie e i suoi figli ed ovviamente poi dissemninando tanta curiosità sulla faccenda del cervo e dei cani. Il cast mi metteva un po di ansia ma devo dire che pur non eccellendo l’allarme sembra rientrato in quanto quasi tutti mi sembrano attori veri a partire dal protagonista Garvey e poi Liv Tyler fa il resto.
    Voto 6,5 per me ma sono non so perchè molto molto speranzoso per il futuro, sperando in qualche accelerata e sperando che tutto sia gestito alla grande. HBO e Lindelof dovrebbero garantire entrambe le cose, vedremo…

     
  14. Michele Moser scrive:

    Scrivo del Pilot dopo aver visto altre 4 puntate. Credo che il voto 6 dato sia ridicolo . Anche il paragone con True Detective ,suggerito da qualcuno ,è …immaturo. Invece è una serie coraggiosa ,dura e avvincente. Molto più profonda e matura di Lost e credo che più che di Lindelof si senta l’influenza e il carattere di Tom Perrotta. E’ bella e dura ,è giusto e normale che non si faccia facili fans. Per bellezza e durezza l’unica che mi viene in mente è The Wire

     
  15. Attilio Palmieri scrive:

    Lost si può amare o meno, ma senza dubbio è stata una delle serie più importanti degli ultimi quindici anni, nonché un punto di svolta nella storia della televisione. The Leftovers è ben lontana dal dare questo tipo di avvisaglie.
    Trovo ancora più spericolato il paragone con The Wire, uno dei più importanti romanzi metropolitani audiovisivi contemporanei, una serie a cui hanno collaborato i maggiori scrittori noir statunitensi (Pelecanos, Richard Price, Dennis Lehane etc.), che ancora oggi è considerata qualitativamente tra le 2-3 migliori serie mai realizzate, oltre che tra quelle culturalmente più significative. David Simon non ha mai sbagliato nessun lavoro, realizzando tutte opere che hanno segnato la storia delle narrazioni estese (Generation Kill e Treme sono due esempi dalla limpidezza adamantina). Tom Perrotta e Damon Lindelof sono autori di tutt’altra stoffa, per cui scomodare The Wire mi pare quantomeno inappropriato.
    Quanto al voto dell’episodio pilota, oggi, col senno di poi, avrei optato finanche per un verdetto più negativo.

     
  16. Michele Moser scrive:

    Quanto al livello di Tom Perrotta cito la Wikipedia Usa ” Perrotta’s novel, The Abstinence Teacher, was chosen by The New York Times as a 2007 Notable Book of the Year. Mi risulta che sia uno dei migliori autori e sceneggiatori americani degli ultimi decenni

     

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