The Leftovers – 1×03 Two Boats and a Helicopter

The Leftovers - 1x03 Two Boats and a HelicopterLa terza puntata di The Leftovers era molto attesa perché gli addetti ai lavori hanno da subito caricato di responsabilità quest’episodio, definendolo quello che ci avrebbe fatto innamorare della serie di Lindelof. Di sicuro questi 50 minuti hanno stravolto i binari della narrazione che fin qui avevamo percorso: se sia un bene o un male è ancora difficile capirlo.

The Leftovers - 1x03 Two Boats and a HelicopterTwo Boats and a Helicopter colpisce subito per un fatto: è la prima puntata dedicata interamente a un personaggio. Nelle precedenti due – servite evidentemente anche per presentarci tutti gli altri – si saltava da una situazione ad un’altra, esplorando anche in maniera superficiale alcuni caratteri della serie.

In questo terzo appuntamento, al contrario, si va molto in profondità nell’animo e nel passato di Padre Matt Jamison, già subito adocchiato come uno dei personaggi più enigmatici e attraenti dello show. Di sicuro, in scelta di casting è stato fatto un ottimo lavoro: Christopher Eccleston è tagliato su misura per la parte, con la sua faccia vissuta e quasi sempre preoccupata; va da sé che per gli appassionati di serie – e di Doctor Who nello specifico – la curiosità per questa puntata era ovviamente triplicata.
Entrando nel dettaglio delle scelte narrative, l’episodio ci presenta più approfonditamente quello che Matt stava facendo prima della tragica parata del giorno della memoria: smascherare le persone scomparse che sono diventate degli “eroi” solo per essere svanite nel nulla. La domanda che ci fa porre infatti il mistero della sparizione è: perché coloro che non ci sono più devono essere tutti per forza buoni? Perché ricordarli per quello che non erano? Come spesso succede, ad un’azione razionale e del tutto giustificata risponde la forza bruta, di chi non vuole che la verità venga a galla, di chi vuole solo dimenticare.

The Leftovers - 1x03 Two Boats and a HelicopterCostruito abbastanza bene anche il rapporto che Matt ha con sua sorella Nora, a cui va a chiedere i soldi per rilevare il terreno della chiesa: è interessante notare le reazioni della gente alla scomparsa che però non è ancora tramutata nella quasi confortevole certezza del lutto. Quella che domina è una sensazione più potente e struggente di quest’ultima, perché razionalmente i propri cari sono tutti morti, ma irrazionalmente ci si aggrappa a qualsiasi cosa per credere siano ancora vivi. Ovviamente non poteva mancare la dualità scienza-fede, che però al momento non pesa troppo e non sembra essere eccessivamente ingombrante: Nora rinfaccia a Matt le sue credenze, come se il fratello potesse davvero sapere che tutto quello che stanno passando sia opera di Dio. Probabilmente The Leftovers giocherà ancora molto su questa dualità, sul dubbio che tutto quello che sia successo sia assolutamente causale e inspiegabile o che ci sia un disegno dietro che punti a qualcosa di molto più grande.

The Leftovers - 1x03 Two Boats and a HelicopterE questo dubbio sulla natura del disegno lo esplica molto bene la sezione di episodio che riguarda la ricerca di soldi da parte di Matt.
Un prete farebbe di tutto per non perdere la sua chiesa, e l’illuminazione di andare a prendere dei soldi lasciatigli dal padre di Kevin Garvey per giocarseli al casinò – seguendo dei segni che paiono essere stati lasciati da dei piccioni durante la giornata – non sembrerebbe molto opera di Dio, bensì del suo opposto.
Il ragionamento pare prendere ancora più potenza dopo la reazione di Matt nei confronti dello sbandato che cerca di derubarlo, quando quasi gli apre la testa in due; catena di eventi che lo porterà a prendere una pietra in fronte – guarda caso, ancora per un gesto altruista – e a perdere il fatidico incontro in banca, rendendo la vincita e l’essersi sporcato le mani di sangue delle fatiche completamente inutili.

The Leftovers - 1x03 Two Boats and a HelicopterSommando il fatto che Matt ha una moglie ormai ridotta a un vegetale e che il terreno sia stato comprato dai Guilty Remnant, si sottolinea come la vita per il pastore sia sempre stata controvento: la costruzione dell’episodio ci suggerisce il gran cuore di Matt; ci dice che fare del bene e smascherare degli impostori è sicuramente giusto, ma che tutto questo ha delle conseguenze, spesso tragiche e senza senso. La puntata ci presenta quindi il miglior personaggio visto finora, con un ritmo sicuramente più serrato rispetto alle due puntate di esordio. L’immensa bravura di Eccleston ha fatto il resto: quel sorriso pieno di soddisfazione, di speranza, di voglia di sistemare le cose cozza alla perfezione con la sua situazione e con quello che lo aspetta di lì a poco. Quel sorriso che di sicuro avrebbe fatto alla fine della barzelletta da cui prende spunto il titolo dell’episodio e che ci sussurra, ancora una volta, di quanti segnali sia costellata la nostra strada per la salvezza ma di quanto siamo talmente stolti da riconoscerli mai.

Durante un’alluvione, un uomo si ripara sul tetto mentre l’acqua sale. Arriva un uomo su una barca che gli vuole dare un passaggio. “No, grazie. Ho fede in Dio, lui mi salverà”, gli risponde quello sul tetto. Dopo un po’ passa un’altra che gli offre un’altra possibilità di salvezza. “No, grazie. Ho fede in Dio, lui mi salverà”.
Quando ormai l’acqua l’ha quasi raggiunto, passa un uomo in elicottero che gli lancia una corda per salvarlo. “No, grazie. Ho fede in Dio, lui mi salverà!”.
Quando è ormai troppo tardi, l’uomo muore affogato. Al cospetto di Dio, gli chiede adirato il perché non l’abbia salvato, benché lui avesse riposto tutta la sua fede in lui.
“Ma cosa volevi di più?”, gli risponde sorpreso Dio. “Ti ho mandato due barche e un elicottero…”

VOTO: 7½

 

Ste Porta

Guardo tutto quello che c'è di guardabile e spesso anche quello che non lo è. Sogno di trovare un orso polare su un'isola tropicale. Profilo FB: http://www.facebook.com/ste.porta?ref=tn_tnmn

7 Risposte

  1. Namaste scrive:

    Ah Ah! Ora l’ho capita! Mi riferisco naturalmente al titolo dell’episodio. Il voto può starci per un episodio che però non mi permette ancora di sbilanciarmi. Sarà che i preti in TV non mi hanno mai fatto impazzire, e forse è per questo che faccio fatica ad inviduare in padre Jamison il “miglior personaggio visto finora”, ma a me tutta la faccenda legata al modo in cui Matt avrebbe reperito i soldi è parsa oltremodo prevedibile. Non appena l’uomo è andato a trovare il croupier, mi si è accesa un’insegna a caratteri cubitali come quella del casinò in cui c’era però scritto “Lost” : Hugo, i numeri della lotteria (che non a caso si ripetono sulla roulette), ed un uomo di fede che continua a sfidare il pericolo e la sorte certo che il proprio Dio si schiererà dalla sua parte (cosa che in effetti succede per ben 3 volte), prima che il caso/destino (la pietra che lo colpisce in testa, come succedeva a Desmond con una mazza in Deja vù) torni beffardamente a rivortaglisi contro (il famoso “I was wrong” di Locke). Aggiungiamoci la riproposizione dell’incidente da un’altra prospettiva (per quanto registicamente ammirevole) e la puntata monocentrica con tanto di FB sul personaggio ed ecco spiegato perchè “The Leftovers” continua a darmi quella fastidiosa sensazione che Lindelof non sappia/non voglia staccarsi da quelle tematiche a lui assai care, per provare invece a raccontare qualcosa di “diverso”. Io ci spero ancora, ma rimango ancora in attesa che il focus si sposti su altri personaggi, ben più appetibili.

     
    • winston smith scrive:

      Citazione da Namaste:
      un uomo di fede che continua a sfidare il pericolo e la sorte certo che il proprio Dio si schiererà dalla sua parte prima che il caso/destino torni beffardamente a rivortaglisi contro (il famoso “I was wrong” di Locke).

      Peccato che Locke was right in realtà, almeno per quello che poteva saperne. 😀
      Ti dirò, a me la “caccia ai soldi” ha entusiasmato abbastanza: in particolar modo, ho avvertito angoscia e conseguente sollievo al momento dell’ultimo giro di roulette; e concordo con il recensore nell’elogiare il sorriso affabile e sicuro di sé – proprio quella sicurezza dettata dalla fede in qualcosa o qualcuno – sfoggiato da Eccleston in quella situazione: assolutamente magnifico (mi ha ricordato moltissimo il sorriso di Woody Harrelson nella scena finale di True Detective).

      L’avevo scritto la settimana scorsa che il secondo episodio mi aveva convinto sull’andamento della serie e dopo aver visto il terzo e il promo (mi limito ai “!!!” per commentarlo senza spoilerare alcunché a nessuno) in coda ad esso raddoppio la mia soddisfazione.
      Concentrare il tempo su un unico personaggio permette ovviamente maggior compattezza narrativa e il risultato non può che essere positivo a meno che lo sceneggiatore non sia un mezzo analfabeta o il protagonista di turno non sia davvero noioso. “La storia beffarda di Padre Jamison”, ecco quale avrebbe potuto essere il titolo di questa puntata, ambientata in un mondo in cui pare esserci un rapporto di proporzionalità indiretta fra il numero di gesti altruistici commessi e il numero di momenti di felicità concessi dal Destino (o Dio o chissà chi a questo punto). Poi è vero che il fulcro tematico di questo episodio e probabilmente della serie in generale deve molto a Lost, ma è altrettanto vero che la focalizzazione contenutistica di Lost si rifà ad argomenti onnicomprensivi dell’essenza dell’uomo e, dunque, senza un vero e proprio marchio di fabbrica che possa far urlare al plagio (so bene che non è questa la tua tesi, Namaste, come so benissimo che sarebbe ridicolo accusare di plagio un autore per aver copiato nessun altro se non il se stesso del passato, ma ti prego di lasciar correre questa paradossale provocazione per quieto vivere – a.k.a. “ho già scritto e non mi va proprio di cancellare e scrivere un’altra cosa” -).
      In conclusione, considero The Leftovers una serie che può darci tanto e da cui è dunque lecito aspettarsi tanto, sperando di non rimanere delusi a lungo andare. Per ora una buona relazione ai genitori da parte mia l’alunno la porta a casa. Per il futuro, invece, aspettiamo fiduciosi i colombi che anziché defecare sulla manica della felpa ti indichino i numeri al lotto: sperare è sempre lecito. XD

       
  2. Frinfro scrive:

    Poco da dire, c’è chi resta scettico a vita e tende a criticare qualunque cosa gli capiti sotto tiro e c’è chi invece si innamora di una serie. Con questa puntata per me The Leftovers ha svoltato in positivo e mi ha fatto venire voglia di vedere la 1×04.

     
    • Son of the Bishop scrive:

      Concordo con Frinfro, questa puntata è stato un netto salto di qualità. L’ ho trovata davvero molto buona, Eccleston sublime e una fotografia incredibilmente elegante e toccante. L’ unica cosa di cui però ho paura è che questo episodio è stato un netto taglio rispetto a tutte le altre storie che sono state lasciate in sospeso. Riusciranno a fare un episodio di tale livello anche con le storyline dei primi due episodi ?

       
  3. matteo scrive:

    certo che se cominciassero a spiegare non dico che fine hanno fatt i scomparsi ma almeno l’origine delle persone vestite di bianco e mute tutta la serie ne trarrebbe giovamento

     
    • Ste Porta scrive:

      Ciao matteo,
      io darei tempo al tempo: è una serie che si basa su un mistero gigantesco, è quasi logico che tendano a spiegarti bene tutto il contorno prima di arrivare al dolce. :)
      Hanno fatto solo 3 episodi, e anche il mistero di quei tizi vestiti di bianco che fumano sempre è centrale: indice che funziona la tua voglia di sapere chi siano. Credo che la tirarenno ancora un po’ per le lunghe… e credo sia un bene. 😉

       
  4. SerialFiller scrive:

    La serie continua a convincermi sempre più. Su una cosa sono daccordissimo con Namaste, questa storia puzza (nel senso buono) di Lost più di quanto non voglia farci credere. I numeri sulla rulette mi sarei giocato la casa che sarebbero stati dei rimandi a Lost e soprattuto io più che vederci un solito dualismo fede-scienza qui ci vedo come grossa similarità il tormento dei personaggi verso la strada per la redenzione. C’è chi come i Guilty Survivors si autopunisce e si relega in silenzio per accettare quel che è successo, chi cerca un motivo nel separare uomini buoni da uomini cattivi, chi cova tutto dentro, chi indossa una maschera, chi prova ad andare avanti. In ogni caso tutti i personaggi sono personaggi spezzati, lost e quindi persi e tutto mi fa pensare che a tutti loro sarà data occasione redentrice.
    A me la cosa che come sempre lascia più perplesso in Lindelof è il troppo spazio alla fede, alla religione. Finora non ci è stato spiegato nulla è vero sulla scomparsa ma troppo spazio è stato dato a quello in cui la gente crede e non a quello che la gente pensa. Apprezzerei una virata più realistica e meno spirituale altrimenti rischiamo di degenerare in uno spiegone sulla fede. Per il resto gigantesco Eccleston e puntata sicuramente da 8 questa.
    Leftovers può e deve fare di meglio ma è una serie assolutamente da seguire che a mio avviso affascina moltissimo e darà grandi soddisfazioni voglio azzardare…

     

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