The Leftovers – 1×04 B.J. and the A.C.

The Leftovers - 1x04 B.J. and the A.C.Terminata la parentesi dedicata a Matt Jamison, The Leftovers torna al racconto corale. È infatti tempo di festività nella cittadina di Mapleton, e ognuno cerca di colmare a suo modo il vuoto lasciato dalla sparizione dei propri “loved ones.”

La serie di Damon Lindelof e Tom Perrotta prosegue dunque con il suo andamento anomalo, lasciando in disparte la narrazione vera e propria per concentrarsi di più sul raccontare bozzetti di un mondo dominato da un’assenza incolmabile e dalla difficoltà di accettazione della perdita.

THERE IS NO FAMILY

The Leftovers - 1x04 B.J. and the A.C.L’atipicità della serie è data dal fatto che non ci troviamo di fronte ad un evento che ha messo in moto una storia (l’aereo precipitato di Lost), né ad un accadimento terribile ancora in corso (l’Apocalisse zombie di The Walking Dead). L’incidente scatenante è avvenuto e si è già concluso, lasciando il mondo esattamente come era prima… ma con il 2% di persone in meno. Giunti al quarto episodio, è ormai dunque palese che chi cerca la direzione narrativa che la serie sta seguendo rimarrà probabilmente sempre frustrato dall’accorgersi che essa probabilmente non esiste. I riflettori si accendono su Mapleton 3 anni dopo gli accadimenti, quando ormai non c’è più niente né da capire né da investigare, solo l’obbligo di vivere come prima e provare a convivere con l’inspiegabile sparizione di una parte di sé. In questo senso, nella sua coralità, questo episodio funziona meglio del forse un po’ troppo confusionario Penguin One, Us Zero, se non altro per il fatto che dà maggiore organicità e legame alle singole storyline, qui accomunate o dalla ricerca di un “Messia” cui aggrapparsi o dalla volontà di distruggerlo come sfogo per qualcosa che non si riesce a spiegare, nemmeno con la Fede (come padre Jamison ha dimostrato la settimana scorsa).

The Leftovers - 1x04 B.J. and the A.C.Tutto ruota infatti intorno alla sparizione del Bambino Gesù dalla mangiatoia del presepe cittadino, un evento che già di per sé richiama simbolicamente l’assenza di un Dio a dare un minimo conforto alle anime sanguinanti dei protagonisti.
Ma chi è questo Bambino Gesù? Ufficialmente è un bambolotto della AFORDA, dell’altezza di 50 cm e bianco (“Obviously the fucking white one, Marlene. Fuck!“); così come, del resto, le foto appese ai muri delle case sono solo immagini e l’accendino regalato a Laurie è solo un qualche souvenir di Natale comprato magari ad una bancarella, e i cadaveri rinvenuti sulla strada da Tom sono solo fantocci di plastica prodotti dalla Loved Ones (tradotto in italiano “Persone Adorate”). A far la differenza è cosa esse rappresentano: intorno a questo, ruota tutto l’episodio.

“You can’t just get a new one. It’s sacred.”

The Leftovers - 1x04 B.J. and the A.C.Il significato ad essi connesso li carica di una sacralità che, pur stonando con la loro vera natura (come dimostra l’incipit dedicato alla costruzione del bambolotto), li rende dei simulacri, feticci di qualcosa che non si ha più e che si ha la necessità di sostituire in qualche modo. E questo è ciò che i Guilty Remnants, nel loro estremo nichilismo, cercano di combattere. Perché continuare a sprecare fiato? Perché continuare a sperare? Perché tentare di riempire quel vuoto con qualcosa di finto, invece di abbracciare quell’assenza inconsolabile e distruggere tutto ciò che “rappresenta” qualcosa ma non “è” quel qualcosa? In quest’ottica rientra il furto finale delle fotografie dalle case dei cittadini: dato che non si può convivere con quell’assenza, l’unico modo per renderla “normale” è rendere tutto assente, cancellare la “presenza” come se non fosse mai esistita, fare terra bruciata intorno a sé di tutto ciò che è superficiale e simulacro, per trovare (forse) a quel punto la risposta e la forza dentro se stessi.

EVERYTHING THAT MATTERS IS INSIDE YOU

The Leftovers - 1x04 B.J. and the A.C.Kevin, nel suo aggrapparsi ad un matrimonio che, di fatto, non esiste più (e in questo ricorda molto il Jack Shephard lost-iano) guida invece la parte di coloro che ancora si trovano alla deriva, in cerca di un appiglio che li salvi dallo sprofondare nell’abisso (“You need a win, Kevin!“). Anche per loro, il rifiuto si palesa come la strada più facile: Jill vuole bruciare Gesù, Laurie getta via il regalo della figlia, Tom ha più volte la tentazione di abbandonare tutto e tornare a casa. Alla fine, però, nessuno di loro rinuncia a “cercare” o semplicemente a “continuare a vivere”, come invece vorrebbero i Guilty Remnants (in una dicotomia tra le due fazioni rappresentata nel titolo da quel B.J. e A.C, che stanno per “Baby Jesus” e “Anti Christ”): Jill non scocca la freccia, Tom si appiglia alla fede in Wayne nonostante la chiamata che aspettava, più che un segno del destino, si riveli essere una pubblicità della Loved Ones. E infine c’è Laurie, in quel tentativo di recuperare l’accendino buttato via (in una delle immagini migliori della puntata): mentre il mondo lentamente cede al nichilismo dei Guilty Remnants che si allarga a macchia d’olio, lei continua ad avere ripensamenti, al punto di non avere nemmeno il coraggio di chiedere a voce il divorzio (“Say it: “I want this over!” YOU fucking say it, Laurie! Not her!“).

The Leftovers - 1x04 B.J. and the A.C.Le parti che convincono meno nell’episodio riguardano i due figli della famiglia Garvey: Jill, infatti, continua a rimanere vittima della propria depressione, in bilico costante tra l’abbandono di sé e la ricerca di qualcosa, senza però ancora dare segnali di cambiamento in una direzione o l’altra, il che porta al ripetersi di una stasi che non fa bene al personaggio. La parte di Tom è, invece, quella che da una parte desta più curiosità, dall’altra anche quella più difficilmente inquadrabile, essendo pervasa di un’aura mistica/spirituale che non si capisce fino a che punto la serie deciderà di seguire. Tom ha proiettato su Christine quel simulacro rappresentante uno scopo per il quale vivere e in Wayne quel Dio rassicurante che molti non trovano più. La scoperta da parte di noi spettatori che egli non è il figlio biologico di Kevin lo rende sicuramente uno dei personaggi potenzialmente più interessanti e complessi, ma per ora l’eccessiva lontananza dal centro delle vicende non sembra giovargli più di tanto.

In conclusione, l’episodio, pur non avendo la potenza e l’efficacia del suo predecessore, costituisce un piccolo passo avanti per The Leftovers nella definizione della propria identità. Pur ancora con qualche perplessità, Lindelof continua ad aggiungere dettagli e piccole rivelazioni sui personaggi, a dimostrazione che, invece di dipingere quadri come altre serie, la sua nuova creatura si concentra solo sull’aggiungere pennellate ad un disegno già esistente, limitandosi (per ora) a raccontarcene colori e sfumature. È questa, che piaccia o no, la precisa scelta di The Leftovers, sicuramente spiazzante, sicuramente rischiosa, sicuramente affascinante e allo stesso tempo frustrante.

Voto: 7,5

 

4 Risposte

  1. Namaste scrive:

    Un leggero passo indietro (per quanto mi riguarda, e sempre che sia il caso di specificarlo), rispetto all’episodio precedente, di per sé buono, ma che non mi aveva, a sua volta, ancora entusiasmato. Accade così che tra la curiosità di andare avanti e la frustrazione a cui si accennava per quello che si sceglie di tenere ancora in stand-by, prevalga ancora una volta la seconda. Alcune cose buone come il raid dei GR sul finale ed altre ottime come il cold open iniziale che, come diceva qualcuno, sembra rifarsi ai geniali teaser di BB, ma altre di dubbia riuscita quando la serie torna ad insistere sulla cronica indecisione di alcuni personaggi come Laurie o della figlia Jill , che se da un lato serve ad accentuare i loro conflitti, dall’altro mi restituiscono comunque la spiacevole sensazione, quasi da deja vu, di una scrittura incerta, che aggiunge dettagli anziché sottrarli, che si complica anziché facilitare. Insomma, serie ancora in rodaggio. Sempre in attesa dell’episodio della svolta.

     
  2. Annalisa M. scrive:

    Ennesima puntata che, da volere degli sceneggiatori, si limita ad aggiungere ma non troppo, a raccontare senza andare avanti nella storia.
    Il fattore che mi preoccupa maggiormente riguarda proprio l’intento primario della serie: appurato che la volontà principale riguardi il raccontare i personaggi e le loro reazioni ad una catastrofe già avvenuta – aggiungendo che con grande probabilità non verremo MAI a conoscenza dei moventi di tale catastrofe – per quanto tempo si può chiedere allo spettatore di avere fiducia ( ecco che ritorna il “leep of faith” di Lostiana memoria) e di continuare a seguire quello che, alla fin fine, è il semplice racconto delle vite dei personaggi? Che cose differenzia The Leftovers da una qualsiasi altra serie tv di media/alta qualità?
    L’ingranaggio funziona, a mio parere, quando si decide di focalizzarsi su un personaggio per puntata( lo scorso episodio è, fin ora, il più riuscito); tuttavia, non essendo questo l’intento delle puntate seguenti, mi chiedo quanto possa resistere una serie del genere, e lo spettatore con lei.
    Per ora rimaniamo su una sufficienza abbondante, ma un po’ di incertezza per il futuro rimane.
    [Anche io sempre in attesa dell’episodio della svolta!]

     
  3. Dreamer88 scrive:

    Nei commenti è stata sollevata la vera questione: ci vuole una vera e propria svolta nello show. Se escludiamo la puntata 1×03, The Leftovers non è riuscito ancora a decollare; dopo un pilot introduttivo (la cosa ci può stare), nelle altre due puntati corali ho avuto l’impressione come se ci fosse uno stallo narrativo che non permette allo show di procedere come dovrebbe (e lo dice uno che non ha dei pregiudizi nei confronti di Damon Lindelof). TL avrebbe tutte le carte in regola per essere una serie top (un soggetto di partenza con grandi potenzialità, ottimo cast, buonissima regia) ma per me (ripeto, per me) è un prodotto fino ad ora freddo, senza anima. Spero di essere smentito dalle prossime puntate.

     
  4. Frinfro scrive:

    La sensazione che la serie possa esplodere da un momento all’altro mi resta, ma con questa 1×04 viene tirato nuovamente il freno a mano dopo l’interessante 1×03. Apro una parentesi: per gli evangelisti al “Rapimento della Chiesa” fa seguito dopo 3 anni e mezzo la seconda venuta di Gesù Cristo sulla Terra. La serie è ambientata 3 anni dopo: se 1+1 fa 2…. Ho visto su sky atlantic la versione doppiata: a dir poco terribile il doppiaggio di Ecclestone, il suo magnetismo e la latente disperazione del personaggio vengono completamente stravolti. Sono forse 3/4 i doppiatori in Italia che riescono a proseguire il lavoro degli attori d’Oltremanica (scusate l’off-topic).

     

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *