Utopia – 2×01 Episode 1

Utopia – 2x01 Episode 1Where Is Jessica Hyde? Questa è stata la domanda-tormentone della prima stagione, nonché il motore narrativo iniziale, almeno fino a quando abbiamo cominciato ad affezionarci a lei e a seguirla fino in capo al mondo. Dopo circa un anno torna una delle serie che hanno folgorato pubblico e critica durante la passata stagione.

Utopia is back. Questa volta in una doppia veste, attraverso cioè una coppia di episodi, non consecutivi, ma intervallati da un giorno; dalla settimana prossima tornerà a un solo appuntamento settimanale, per altre (sole) quattro settimane. In alcuni trailer e in diverse anticipazioni era chiaro che questo primo segmento sarebbe stato nettamente differente dal resto; un lungo flashback con l’obiettivo di andare alle origini di Utopia, alle radici della cospirazione. Da questo punto di vista si dimostra davvero intelligente la scelta di avvicinare la prima coppia di episodi, in modo da agevolare il placemaking spettatoriale mettendo in relazione ciò che viene mostrato nella premiere con ciò che verrà dopo, e ovviamente anche con ciò che c’è stato prima.

Cure malaria. Why would we want to cure malaria? Malaria is doing a great job. Leave malaria alone.

Utopia – 2x01 Episode 1Si torna indietro, rapidissimamente, anzi, si parte proprio dal passato, dagli anni Settanta, dove la cospirazione della serie trova perfetta permeabilità con i cospirazionismi della Storia. Chi era il padre di Jessica e Pietre? Come erano loro da piccoli? Quali sono stati i loro contatti? Che persona era la loro madre? Che rapporto c’era con Milner? Queste alcune delle domande a cui l’episodio cerca di rispondere, interrogativi apparentemente non necessari al racconto, se pensiamo alla prima stagione, ma che in questo caso assumono un ruolo decisivo. Tutto il lavoro fatto su questa puntata è come un guardare uno spettacolo teatrale da dietro le quinte; come scoprire il segreto di una macchina perfetta non tanto per capirne il trucco, quanto per conoscerla meglio, per stabilire un contatto con essa. Un po’ come essere davanti a un quadro meraviglioso, inattaccabile quanto gelido, e poi avere la possibilità di entrare nella bottega in cui è stato ideato e realizzato, assaggiarne lo spirito, capirne l’atmosfera, condividerne i sogni. Questa premiere ci porta lì dove tutto ha preso forma, dove alcune persone, o forse sarebbe meglio dire alcune famiglie visti i legami di parentela e l’ambiguità dei rapporti, hanno iniziato a coltivare un sogno, seppur in maniera molto diversa. Conosciamo la tristissima infanzia di Pietre, trattato come una cavia dal padre e cresciuto come una sorta di esperimento scientifico da portare a termine; soprattutto, incontriamo una dolcissima Jessica Hyde bambina, portatrice per tutta la vita del segreto più grande, la deviazione del Janus originale, e quindi preda ambita da chiunque. Conosciamo la giovane e squilibrata Milner, capace di qualsiasi cosa per assecondare il proprio estro e la propria ambizione, un personaggio esaltato dalla perfetta interpretazione di Rose Leslie, la quale dimostra qualità attoriali inaspettate, oltre che un’innata grazia.

Janus, it’s called Janus, and um… it’s a proteine and it’s incredible.

Utopia – 2x01 Episode 1Più di ogni altra cosa quest’episodio è dominato dal padre dell’intera impalcatura, il demiurgo iniziale, nonché il grande assente della prima stagione: Philip Carvel. Di conseguenza la domande principali a cui quest’inizio si prende la responsabilità di rispondere sono: chi è Philip Carvel e cosa ha portato alla creazione della graphic novel? Naturalmente nel corso di questi intensissimi cinquanta minuti si scopre molto di più di questo, ma tutto passa sempre attraverso la sua persona. Ogni questione, ogni personaggio, ogni traiettoria narrativa non può che essere filtrata dall’identità di Philip, un carattere pazzo e geniale, capace di dare grandissimo amore così come di fare esperimenti sul proprio figlio.

Si tratta di un personaggio bigger than life spesso inquadrato dal basso in alto, sia per accentuarne il gigantismo intellettuale, sia per creare un parallelo con Charles Foster Kane, forse il maggiore riferimento per Dennis Kelly nella creazione di questo personaggio. Come quello interpretato da Orson Welles, Philip è un uomo pieno di difetti, ma divorato da un fuoco interiore rarissimo, fatto di passione e ambizione, da quel furore che fa sentire di poter essere Dio sceso in terra. L’amore sincero per le sue due donne è diversissimo e per questo compatibile: Brosca è la moglie perfetta, la donna dell’est nata per fare la madre; Milner è il pungolo per il suo cervello, quel concentrato di follia con cui viaggiare a cento all’ora sapendo che a un certo punto andrà a sbattere e in quel momento tutto sarà finito, almeno per lui.

Give me Janus by the end of the week or we’ll torture Jessica.

Utopia – 2x01 Episode 1Detto della grandezza dei personaggi e della capacità di far diventare necessità narrativa alcune semplici curiosità, passiamo alle questioni più strettamente legate alla composizione dell’episodio, alla sua struttura narrativa e ad alcune scelte di indubbio coraggio. La prima inquadratura poi è al contempo spiazzante e indimenticabile: un giovane Bruno Vespa comunica al telegiornale la morte di Aldo Moro. Ma cosa diamine c’entra l’ex segretario della DC con Utopia? C’entra, c’entra. Dennis Kelly infatti ha deciso di situare la genesi della sua creatura negli anni Settanta, mischiando realtà e finzione, e portando all’interno del racconto le morti celebri di Mino Pecorelli, Aldo Moro e Airey Neave. Se gli ultimi due sono stati uccisi da forze terroristiche di estrema sinistra (le BR e l’INLA), il primo viene utilizzato in maniera assolutamente geniale sfruttando le cause ancora sconosciute della sua morte per collegarlo al progetto Janus (“Pecorelli è dalla parte del Network”).

Tempo e spazio sono alterati, completamente: si parte da Roma, in una stupenda piazza Santa Maria in Trastevere, nel 1979; da quel momento si andrà avanti e indietro, passando per Londra e arrivando fino in Pennsylvania. La potenza narrativa e la forza della riflessione distopica di Utopia vengono esaltate in maniera esponenziale dal nuovo legame con la Storia, in particolare con quel periodo così nevralgico e influente sugli attuali assetti socio-economici. La faccia di Margaret Thatcher sconvolta dalla morte del suo amico Neave ci sembra ancora più intensa se collegata ai folli comportamenti di Milner e soci. Dennis Kelly, intrecciando sistematicamente immagini così simili e così diverse al contempo, fa della sua serie un luogo in cui praticare ricerca d’archivio, in cui collezionare documenti per andare al fondo dei problemi e trovare la verità nella scoperta del passato. In questo modo tutto sarà diverso, compresa l’eventuale revisione della prima stagione; tutto potrà essere letto in secondo grado. Scommettiamo che i restanti episodi non potranno prescindere da quest’esordio, anzi, la loro piena comprensione ne sarà direttamente dipendente, come se ci fosse un cuore pulsante in più, un motore interpretativo aggiuntivo pronto a venire in soccorso alla bisogna.

Torture is communication. So, what I will do is, I will inflict a torture upon your person.

Utopia – 2x01 Episode 1Come nei primi tre episodi della passata stagione, il regista di questa premiere è Marc Munden, autore del quale non si può non lodare il talento visto l’incredibile lavoro fatto l’anno scorso e l’abilità con cui l’ha ridiscusso in quest’episodio. La soluzione visiva più impressionante è quella di uniformare i materiali d’archivio alle sequenze di finzione girando tutto in 4:3 con lo stesso mascherino dagli angoli arrotondati tipico delle registrazioni di quell’epoca. Se il tono dell’episodio è molto diverso dalla precedente annata (prima la caustica ironia recitava spesso la parte del leone, mentre in questo caso lo humour è messo da parte in favore della rappresentazione delle emozioni), il registro stilistico è decisamente affine, seppur con qualche precisa variazione sul tema.

A cambiare è soprattutto la gradazione dei toni di colore, pur mantenendo l’originalità di una palette inimitabile. Se la scorsa stagione ha fatto così tanti proseliti, gran parte del merito è da assegnare a una fotografia fatta di colori saturi, quasi iperrealisti, pronti a rilanciare la luccicanza delle superfici sulla scorta del fumetto britannico. Questa volta, assieme al formato dell’inquadratura, cambiano i toni cromatici, avvicinandosi a un registro maggiormente seventies e senza dubbio più dark: sono i verde bottiglia e il bordeaux i colori prediletti (con il titolo che per la prima volta appare in un inquietante rosso su fondo nero); tinte dense, fosche, che invitano lo spettatore ad addentrarsi nei meandri degli interni come nelle vite dei personaggi. Su questa base Munden dà sfogo a tutto il suo visionario talento, non nascondendo il debito verso il primo cinema di Roman Polanski, specie per quanto riguarda le atmosfere claustrofobiche e le riprese stranianti incentrate sull’inspiegabilità dei comportamenti dell’essere umano. La lezione di Rosemary’s Baby e de L’inquilino del terzo piano è ancora validissima, come dimostrano le sequenze iniziali in cui i primi piani di Milner, la cui espressione cambia bruscamente grazie a dei jump-cut repentini, sono terrorizzanti, pur nel loro minimalismo. Il montaggio in altre occasioni è quasi abolito, lasciando il campo a movimenti lenti, disturbanti e deformanti che alterano a dismisura ogni percezione, specie nei momenti di maggior tensione come quello della tortura.

We’re making a new world, Philp. We’re creating Utopia.

Utopia – 2x01 Episode 1Nonostante il fascino magnetico dei personaggi – soprattutto Jessica, Pietre, Philip e Milner – e l’estetica assolutamente inedita della serie, è davvero difficile fuggire dalla questione che sottende l’intero discorso narrativo, e dunque dalla gigantesca domanda etica che sin dall’inizio viene posta e che in quest’occasione viene ribadita, spiegata e motivata. Come ci si confronta al giorno d’oggi con il controllo del numero della popolazione? È un reale problema o vogliamo far finta che non lo sia mettendo l’inviolabilità della libertà individuale a mo’ di classica toppa? L’assunto da cui parte il racconto (pur nella sua sporgenza in chiave distopica) prende le mosse dalla divergenza tra il futuro esaurimento delle risorse del pianeta e il progressivo aumento della sua popolazione. È così impensabile impedire o rallentare la moltiplicazione della specie umana se l’obiettivo è quello di evitare un probabile genocidio e di avere un futuro con una qualità della vita più alta? Sono gli stessi protagonisti della serie a non essere pienamente convinti – almeno inizialmente – della correttezza di tale operazione, ma i medesimi personaggi si chiedono e in secondo grado chiedono allo spettatore: esiste un’altra possibilità?

Questa densità narrativa e questo travaglio etico, intellettuale ed emotivo che accompagnano la serie descrivono un prodotto di altissima qualità, capace di permettersi tutto e di sperimentare senza freni. A questo proposito è necessario dire che una cosa del genere può essere possibile solo su (e grazie a) Channel 4, canale che ha nel proprio manifesto la tensione alla sperimentazione, che non ha paura di osare e per questo riesce ad attirare gente dal talento enorme come Dennis Kelly e Marc Munden.

Ci si aspettava un grande ritorno, ma questa premiere è riuscita ad essere molto di più di quello che chiunque poteva aspettarsi.

Voto: 9,5

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

8 Risposte

  1. Pietro Franchi scrive:

    Quoto e riquoto tutto quanto, premiere da B R I V I D I! Solo una miniserie britannica come Utopia, solo qualcosa su Channel 4 è in grado di produrre 50 minuti di televisione così intensa, emotiva, geniale ed inquietante allo stesso tempo, c’è solo da inchinarsi.

    Un appunto anche sulla splendida musica della serie, che in questo episodio riprende alcune soluzioni utilizzate nella prima stagione (come il bellissimo tema utilizzato per le situazioni tragiche, che mi cattura sempre) e ne sperimenta di nuove, come quella applicata ai titoli di testa.

     
  2. Namaste scrive:

    Vista solo ieri, insieme alla seconda puntata, con qualche giorno di colpevole ritardo sulla messa in onda. Quando ho visto Bruno Vespa (doppiato!) ho pensato di essere incappato in un fucked fake. Fermata la visione, riavviata la pennina ed avuta la certezza che fosse davvero “Utopia”, scattano subito gli applausi ed un po’ di sana invidia, come mi era già successo alla visione di Waldo di “Black Mirror”: solo gli inglesi sanno raccontare meglio di noi l’attualità italiana o fatti di cronaca del nostro (e loro) recente passato per dargli una chiave di lettura universale.

    Poco altro da aggiungere, Utopia e Jessica Hide sono tornati, e come dice Attilio nella sua superba recensione, andando ben oltre le nostre più rosee aspettative, quindi non possiamo che rallegrarcene, continuando a fregarci le mani in attesa del prossimo (terzo) episodio.

    PS: Ma quanto è bravo a recitare il Pietre di 2 anni! :-)

     
  3. Joy Black scrive:

    Pazzesca! Premiere pazzesca!
    Aggiungere qualcosa a quanto detto (ottimamente come sempre) da Attilio è assai difficile. Anche io come Namaste (ma penso come tutti) sono rimasto spiazzatissimo da questo inizio. Anche io ho pensato che avessi sbagliato, che stessi vedendo un’altra cosa ed invece. Geniali! Usare fatti veri e, come nel caso di Pecorelli, non ancora spiegati pubblicamente per inserirla nella trama “complottista” è un idea brillante! Tutto ad altissimo livello, dalla trama, alla scelta della fotografia, alla regia e al casting. In particolare (come segnalato anche da Namaeste) il bambino che fa Pietre è PERFETTO! Dove l’hanno preso?

     
  4. Mr.Franz scrive:

    Esordio con una doppietta da paura : Utopia vince la sfida, non facile, di proporre una seconda stagione all’altezza delle aspettative generate dall’esordio: si conferma una grande serie per fotografie, musica, sceneggiatura, trama … tutto!.
    La prima puntata poi vola direttamente nell’olimpo: un gioellino assolutamente geniale!!

    Speriamo che programmazione quasi ad agosto non la penalizzi troppo…..

     
  5. Attilio Palmieri scrive:

    Arrivo con ritardo ma arrivo. Grazie innanzitutto per i complimenti, sempre molto graditi.
    Come molto sanno (basta vedere le ultime classifiche di fine anno) sono un grandissimo estimatore di questa serie, sotto tanti punti di vista. Anche per questa ragione avevo molta paura della prova della seconda stagione, un traguardo davvero difficile da raggiungere visti i livelli toccati dalla precedente. Era davvero facile fare peggio, insomma.
    A volte però certi indicatori non mentono, uno tra tutti quello del rating di IMDB. Le valutazioni date a questi due episodi (ed è l’unico piccolo spoiler, ma immagino ben gradito, che farò sulla seconda puntata) sono altissime, superiori a quelle giù molto alte della seconda stagione. Questo vuol dire due cose: 1) Utopia si conferma su livelli qualitativi molto alti; 2) Utopia vede una forte crescita di consenso diventando rapidamente un prodotto di culto per gli amanti della serialità di qualità, proprio come è accaduto a Breaking Bad, che partendo da valutazioni medio alte è andata sempre crescendo, così come in crescendo sono andati i suoi ascolti. Mi limito a dire che per Utopia è stato ancora più difficile, visto il rischio che corre un programma che osa così tanto e vista la visibilità (bassa) che hanno spesso le serie di Channel 4.
    Per avere un’idea rispetto a questo discorso vi consiglio un sito (attenti, è una vera droga), http://graphtv.kevinformatics.com, dove inserendo i titoli delle serie compaiono grafici con le valutazioni di tutti gli episodi delle serie stagione dopo stagione.
    La grandezza di Utopia è di aver scommesso sul proprio successo e aver vinto, ovvero di aver puntato sin da subito sulla sua riconoscibilità iconica, come dimostra in diversi momenti, soprattutto nella seconda puntata (di cui ovviamente non dico nulla qui).
    Ah, Pietre bambino è davvero un grande, lo vorrei sempre e in tutte le serie.

     
  6. Bonny scrive:

    Una delle migliori serie in circolazione!
    Diffondetela!

     
  7. SerialFiller scrive:

    Non so che cosa scrivere? Potrebbe mai una mia parola aggiungere qualcosa a quello che abbiamo visto?
    Cioè sono stato in paranoia inizialmente perchè credevo di aver scaricato un documentario rai…poi ti accorgi che i primi 5 minuti di utopia sono girati a trastevere ed oltre a Moro e Vespa il buon Kelley ci infila anche Mino Pecorelli con tanto di cranio trapassato da una pallottola. Cosa vuoi aggiungere?
    Che la Ygritte- Milner è stata favolosa? Che Pietre di 3 anni mangia un coniglio? Che Jessica Hyde era una dolcissima bambina? Che a sentire Carvell spiegare la sua teoria sulla crescita della popolazione e i problemi che ne derivano ti convinci che forse sarebbe meglio per tutti somministrare janus al 90% degli essere viventi? si trova anche il tempo per far saltare un laboratorio, uccidere Naive, mostrare la Tatcher, volare in Pensilvanya ed il tutto tra quei meravigliosi colori pastello saturi e pieni di giallo ma cono un rimando netto al periodo storico narrato? E poi le musiche…
    Utopia is back e giuro che da oggi la metterò senza dubbio nella mia top 15 a prescindere all time. Può solo salire ora.
    Voto 9,5/10-

     
  8. Pasubio scrive:

    Grazie a questa ottima recensione, sono andato a recuperare la prima stagione, che non conoscevo.
    Inutile dire che l’ho recuperata in due giorni e che si è rivelata un’autentica chicca, seppur le puntate mi sono sembrate un po’ in calo dopo le prime tre meravigliose.

    Qua partenza fenomenale. Serie stra-consigliata.

     

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