Masters of Sex – 2×04 Dirty Jobs

Masters of Sex - 2x04 Dirty JobsDopo la splendida incursione nell’intimo dei due protagonisti con Fight, Dirty Jobs rivela una struttura del racconto in netto contrasto con “l’incontro” dell’episodio precedente. Se nell’uno la focalizzazione narrativa viene concentrata nel perimetro di una camera d’albergo, nell’altro questo concetto viene ribaltato. 

Lì un lungo stufato brodoso e ricco di sapori “antichi”; qui un complesso buffet multiforme.
Possiamo pensare a una lenta cottura in una pentola a pressione, in cui sotto il coperchio ribolle il flusso dell’intreccio attraverso il confronto tra Bill e Virginia; in opposizione a ciò, la puntata in esame imbastisce un racconto multi-episodico più simile, come già accennato, a un variegato buffet, laddove non c’è un’unica portata principale, ma una moltitudine di assaggini scelti e compositi. L’organizzazione diegetica si diversifica, portando davanti alla macchina da presa praticamente tutte le storyline finora tratteggiate.
Purtroppo, a mio avviso, la poderosa coralità di questo episodio, forse perché in immediato contrasto con la scorsa puntata o forse per il consistente minutaggio dello script (quasi un’ora), tende ad appesantirne diffusamente la fruizione; infatti, circa a metà della puntata, si avverte come un senso di “stanchezza” nel seguire con attenzione tutte le vicende.
Nel tentativo di identificare un nucleo centrale, possiamo scorgere l’intrecciarsi delle dinamiche tra le coppie Lillian/Gini Bill/Libby – Libby/Coral che riassumono i macro-segmenti strutturali, e costruiscono tra loro un dialogo “muto” — ma reso visivamente attraverso le sequenze delle loro azioni — intorno al tema portante rappresentato dalla Fiducia. In particolare, la mancanza di fiducia fa scaturire emozioni contrastanti che rivelano profonde falle nelle proprie sicurezze, come nel caso di Libby e di Bill; ma anche, in relazione alla dottoressa DePaul, una discriminante che governa l’agire quando la delusione fa capolino, distruggendo ogni aspettativa.

I didn’t go into medicine to see my name on a study, Virginia. 

Masters of Sex - 2x04 Dirty JobsLa meticolosa architettura della relazione tra Virginia e Lillian prosegue dalla prima stagione e mira, in un certo senso, a connotare le marcate differenze tra due donne con una personalità e un carisma sbalorditivo. Entrambe nel campo medico, hanno seguito due strade diverse: con coraggio e determinazione la prima, con abnegazione e spirito di sacrificio la seconda, esse incrociano le proprie strade lavorative fino a diventare l’una un supporto dell’altra. Ecco, quindi, come la mancata condivisione della relazione tra Bill e Virginia costituisce uno smacco tanto grande per la dottoressa da farle cedere interamente il proprio lavoro al dottor Papanikolaou. A quest’ultima non importa il riconoscimento esterno della comunità medica per il proprio impegno e il lavoro di ricerca, a differenza di Gini, la quale piuttosto che trarre soddisfazione dal proprio contributo nel campo della medicina — un mondo appannaggio prevalentemente maschile — mira soprattutto alla rivendicazione di un sogno di gloria.

Who ever heard of a grown man being afraid of his own child?

Masters of Sex - 2x04 Dirty JobsSe la DePaul, con una decisione forte, frutto della propria delusione umana e personale, ristabilisce immediatamente gli equilibri, diverso è il discorso per la signora Masters. Coral diventa il catalizzatore della propria frustrazione e il termometro della tensione sempre crescente che invade la donna. L’umiliazione cui sottopone la ragazza è un atto di “forza” con cui Libby riacquista il controllo su di sé e su una situazione che è incapace di gestire: l’assenza sostanziale di Bill come padre e come marito comincia, infatti, a minare le sue certezze primarie. Quando dice a Coral che “lui non ha niente a che vedere con noi”, in realtà probabilmente vorrebbe pensare questa frase rivolta alla stessa Coral, così come è evidente che non sia certo lei ad aver bisogno di una bella “lavata di capo”, ma Bill. L’unico elemento estraneo al conflitto, ma che viene coinvolto suo malgrado, è proprio la ragazza, non certo Bill, che viene tenuto all’esterno di questo insolito “regolamento di conti”.
Questa inquadratura di Libby che le porta lo shampoo anti-pidocchi, leggermente “irregolare” dal basso verso l’alto, tende a tirarci dentro la scena, rendendoci partecipi del senso di oppressione della domestica, oggetto di queste attenzioni nevrotiche.

You’ve grossly misjudge me if you think I am gonna allow those baboons to sit in my exam room and slopping chop suey, mocking my work!

Masters of Sex - 2x04 Dirty JobsUna forma di nevrosi di aspetto diverso è quella che intacca Bill, il quale per quasi tutta la durata dell’episodio e, per estensione, dell’intero show interpreta una sorta di meta-ritratto di se stesso, come attore nella finzione diegetica: Bill Masters interpreta una recita nella sua stessa vita. Infatti un tratto distintivo del personaggio, portato in scena con impeccabile eleganza da Michael Sheen, è la sua estraneità, o meglio, il suo auto-emarginarsi dai luoghi che popola e che fanno parte integrante della sua vita quotidiana: sembra fuori luogo in casa propria, fuori luogo nell’hotel in cui incontra Virginia, fuori luogo a lavoro; è come un’ombra di se stesso, che si pone rispetto a grossi pezzi di vita a una distanza di sicurezza, quasi come se questo lo rendesse meno coinvolto direttamente negli eventi che attraversa. Ma non è così. È inverosimile che sia così, ed ecco come, con un temperamento tanto brillante e, al tempo stesso, tanto avulso da sé e dal contesto attorno a sé, Bill emerge, quasi come un supereroe quando si tratta di difendere ciò che sente davvero come un figlio, un’estensione che porta una traccia autentica di se stesso: la sua ricerca.
Sembra davvero Superman quando copre l’ignara paziente con la coperta, a mo’ di mantello, dopo aver irrimediabilmente messo fino al suo rapporto di lavoro con il dottor Greathouse (interpretato da Danny Huston, AHS Coven) che, con il suo piglio schernitore e la voce roca, descrive perfettamente l’attitudine perniciosa e ignorante di Doug.

Masters of Sex - 2x04 Dirty JobsPurtroppo l’eroe, che incarna la scena appena menzionata, è destinato a fare crac, poiché stavolta è la mancanza di fiducia in sé di fronte a quella mascherata, forse perfetta ma pur sempre una mascherata, che non gli permette di fronteggiare la crisi isterica di Libby. Una mancanza di fiducia che reca in sé tracce vivide di ferite lontane, i cui colori rimangono accesi e impressi nell’anima a dispetto del tempo, come solo le esperienze dolorose sanno fare; un momento di vacillamento in cui, paradossalmente, Libby recupera ogni controllo sulla situazione. Solo dopo la lite con sua moglie, infatti, Masters prende coscienza del suo scarto rispetto alla realtà, scricchiolando visibilmente sotto il peso di una recita che lo opprime nel profondo. La chiamata alle proprie responsabilità da cui egli cerca costantemente di fuggire si fa più pressante attraverso lo sfogo disperato di Libby, ed egli per un attimo ritorna bambino; confuso e schiacciato da un attacco di panico, si calma soltanto quando la donna gli porge una mano sul petto, ristabilendo nuovamente gli equilibri, e quindi l’ordine, lo status quo.

Sentendo il terreno su cui poggiano le proprie sicurezze crollare, Bill dimentica ciò che non vuole o che non riesce più a sostenere; pur di non incappare in quei cambiamenti che tanto elude, cerca soltanto un appiglio per trarre un profondo respiro, prima di reimmergersi in quella routine che, pur allontanandolo da se stesso, è come  una rete di salvataggio, una protezione dalla crisi necessaria che la rivoluzione delle abitudini e della nostra bussola interna, talvolta, richiede.

A parte la nota dolente della lunghezza del minutaggio, che a volte non scorre tanto facilmente soprattutto se non intervallata da particolari punti di tensione che facciano da “pit-stop”, la serie conferma la sua immensa qualità. Ricca di poesia, con qualche punta di comicità sparsa qua e là, Dirty Jobs porta a vette sempre più alte la bellezza e la credibilità dei personaggi e del plot, accresciute da un’indagine psicologica sempre più sottile e da un’ottima regia che non può non affascinare.

Voto: 8 1/2

 

Fabiana Sarnella

Spiantata, spiazzata e snervante, nera dentro e fucsia fuori, ho studiato scienze della comunicazione e cerco il mio posto nel mondo. Appassionata della prima ora di Gilmore Girls, sono diventata un'appassionata delle serie tv di qualità.

2 Risposte

  1. Dreamer88 scrive:

    Innanzitutto faccio i complimenti a Fabiana per la sua recensione, brillante e ben argomentata; questa volta però, nel mio commento, vorrei utilizzare una chiave di lettura diversa dell’episodio (è un interpretazione della puntata del tutto personale). Mi scuso in anticipo per la lunghezza del commento.

    Se per Fabiana il filo conduttore di questa puntata è la Fiducia (o meglio, la mancanza di fiducia) per me invece è l’Ipocrisia, mai così protagonista in Masters of Sex.

    Da Wikipedia:
    “Ipocrisia: L’ipocrisia (dal Greco ὑποκρίνομαι «fingere») è un atteggiamento, comportamento o vizio di una persona che volontariamente pretende di possedere credenze, opinioni, virtù, ideali, sentimenti, emozioni che in pratica non possiede. Essa si manifesta quando la persona tenta di ingannare altre persone con tali affermazioni, ed è quindi una sorta di bugia.
    […] Alcune persone ingenuamente commettono degli errori di valutazione riguardo ai propri comportamenti caratteriali, che proiettano negli altri, auto-ingannandosi. Secondo la psicologia di Jung, tali errori sono da attribuirsi ad una scarsa conoscenza del lato oscuro del proprio subconscio. L’ipocrisia psicologica è generalmente interpretata dai teorici come un meccanismo di difesa inconscio più che un inganno volontario.”

    Inutile dirlo, l’ipocrisia colpisce chiunque e, in questo episodio, nessuno dei personaggi ne è immune:
    1) l’ipocrisia di Libby nei confronti della tata Coral, dove la vicenda dei pidocchi, presi dal figlio di Bill, ci fa capire che è molto più facile incolpare la tata di colore che le amiche del “circolo del bridge” di Libby (soprattutto nell’America degli anni ’50-’60, come anche Mad Men ci insegna);
    2) l’ipocrisia della dottoressa DePaul nei confronti di Virginia, quando la dottoressa ammette che anche lei, all’università, si è servita di qualche “scorciatoia” per completare gli studi (demitizzando, così facendo, il suo personaggio);
    3) l’ipocrisia di Bill nei confronti del dottor Greathouse, e qui il discorso che il superiore di Bill fa è illuminante (“Non promuovi le segretarie a posizioni più alte, sopra quella che è la loro paga, né gli dai il titolo di assistente di ricerca. Non ho nemmeno menzionato l’assistente al consiglio, e dovresti ringraziarmi per aver evitato che venissi visto come un uomo che pensa col cazzo e non con la testa”);
    4) l’ipocrisia di Virginia nei confronti della cliente di pillole dimagranti, dove Gini (in maniera anche crudele) insinua e dà per scontato che solo una donna con il suo fisico possa trovarsi a proprio agio con sé stessa;
    5) l’ipocrisia dell’ex prostituta nei confronti del marito, quando gli dice che lui l’avrebbe sposata solo perchè vedeva in lei una “brava ragazza cristiana in chiesa che avrebbe avuto dei bambini cristiani”, rinnegando così il suo passato (cosa poi non vera, dato che il marito ammetterà di averla già conosciuta in un bordello);
    6) l’ipocrisia di Bill nei confronti del dottor Langham, anche se in questo caso il “castello di carte” costruito da Bill (ergo, il suo complesso di superiorità nei confronti del collega) crolla rovinosamente quando si confrontano (specie quando Langham dice: “In questi anni mi sono chiesto perché non posso essere come Bill? E poi, l’altra notte, in albergo, ho capito di essermi punito senza motivo, e che io e te siamo uguali. Non sono migliore o peggiore di William Masters.”);
    7) l’ipocrisia di Gini nei confronti dei figli, nel momento in cui, rimproverando la figlia perché non stava facendo i compiti da sola, ammette però che anche lei lo faceva in passato.

    E’ superfluo dire che si è trattato di un altro episodio eccezionale, questa seconda stagione ci sta davvero regalando delle perle di grande televisione.

     
  2. Fabiana scrive:

    Ti ringrazio moltissimo Dreamer:) E’ un’interessante argomentazione quella che offri: l’ipocrisia come mezzo inconscio di autodifesa. L’ipocrisia è certamente un ottimo elemento su cui riflettere. Anche se, nel caso di Libby, credo fosse difficile che il bambino prendesse i pidocchi da una delle amiche del bridge -era stato in braccio per poco tempo, ed è più probabile che si sia trattato di una casualità. Negli altri casi, invece, sono concorde con la lettura che hai dato. Sicuramente la forza di questa stagione è basata molto sul disvelare le crepe di personalità che, apparentemente, sono/erano anche piuttosto salde (come Bill, Libby, Virginia, Lillian). L’atteggiamento ipocrita potrebbe essere una sorta di malta che si inserisce in questi interstizi, per riempirli. Io ho fatto riferimento alla (s)fiducia perché, oltre a far scattare a mio avviso le molle che fanno interagire i personaggi, viene menzionata più volte durante il corso della puntata.

     

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