Rectify – 2×08/09 The Great Destroyer & Until You’re Blue

Rectify – 2×08/09 The Great Destroyer & Until You're BlueNel palinsesto televisivo estivo, meno ricco e più improntato alla leggerezza rispetto a quello che caratterizza i mesi freddi dell’anno, è strano trovare una serie come Rectify, che di leggero non ha proprio nulla. 

È per questo che tale prodotto è stato subito notato, e grazie alla qualità indiscutibile e alla cura utilizzata in fase produttiva ha collezionato meritatamente critiche molto positive… fino ad ora. Premettendo che uno show televisivo non può passare da capolavoro indiscutibile a trashata inguardabile, il rischio di deludere anche lo spettatore più fedele è più vicino di quanto si possa pensare. È questo il caso: se dopo i sei episodi della prima stagione abbiamo apprezzato l’analisi introspettiva dei personaggi a discapito dello sviluppo di una trama più corposa, alla quindicesima puntata non possiamo più accontentarci di stare immobili e abbiamo bisogno che la vicenda prosegua a ritmi più serrati. Ray McKinnon ci sta raccontando una storia tramite il dolore che ogni personaggio ha provato in passato o che sta provando al momento della narrazione; ma senza una catena solida di avvenimenti che possa sostenere questo dolore, il racconto riesce ad andare avanti o ci sembra sempre di vedere la stessa puntata all’infinito? Rectify, rimanendo sempre fedele alla qualità estetica ed introspettiva, marchio di fabbrica dalla sua creazione, si sta dimenticando di una cosa fondamentale per una serie TV: la trama.

Rectify – 2×08/09 The Great Destroyer & Until You're BlueLa serie doveva raccontarci come Daniel avrebbe reagito alla sua scarcerazione, come sarebbe stata la sua liberazione, che aveva tutte le caratteristiche di una rinascita – con annesso battesimo che avrebbe dovuto liberarlo dal peccato originale, cioè il motivo della sua condanna. Invece l’uomo nega di sentirsi ancora come se fosse tutt’ora in prigione, e lo fa perché a breve sarà costretto a scappare di casa, esiliato dallo stato della Georgia in cambio della risoluzione della sua condanna; lo fa per autoconvincersi che potrà farcela da solo in una situazione ancora all’insegna delle difficoltà. Solo ora vediamo Daniel avventurarsi in città (prima alla festa di Lezlie, poi al parco giochi con il suo avvocato ed infine al supermercato per parlare con sua sorella Amantha), ma solo fino a poche puntate prima era chiuso in casa a pulire compulsivamente i vetri della cucina, come conseguenza del pestaggio subito. Daniel è il personaggio più enigmatico, ma al tempo stesso quello che si sta evolvendo meno e meno velocemente, dinamica credibile per un uomo appena scampato al braccio della morte. Proprio per questo una narrazione più veloce ci avrebbe permesso di arrivare a cambiamenti più rilevanti in meno tempo, alimentando la trama ed alleggerendo la serie, che dopo due stagioni sta iniziando a diventare piuttosto pesante.

Rectify – 2×08/09 The Great Destroyer & Until You're BlueUno degli aspetti che si indaga negli ultimi due episodi è il trasferimento che Daniel forse dovrà affrontare per avere la certezza di essere libero. Lui, che per anni è stato rinchiuso ingiustamente in prigione (questo è quello di cui è convinto) e che non ha mai potuto vivere appieno i suoi luoghi d’infanzia, legati comunque al delitto per cui era stato condannato, prende comprensibilmente bene questa decisione che gli potrà garantire un futuro il più possibile tranquillo. Anche la madre, appena sentita la notizia, reagisce nel modo più prevedibile e sensato: “non è la fine del mondo” dice. Era quindi davvero necessario incentrare un episodio solo su questo tema, solo perché Amantha si è preoccupata delle cene in famiglia, delle feste comandate e dei compleanni futuri che Daniel si sarebbe perso? Come fa la ragazza a farlo sentire in colpa per volersi allontanare da un luogo che che lo ha visto crescere, ma che è anche simbolo della sua infelicità e che oltretutto non lo accetta pienamente neanche ora che è stato scarcerato? Daniel è palesemente infelice, come del resto tutti i componenti della sua famiglia, e volerlo tenere a tutti i costi vicino a casa è forse il gesto più egoista che Amantha potrebbe fare.

Rectify – 2×08/09 The Great Destroyer & Until You're BlueLa sottotrama più interessante, forse anche più della storyline principale, è quella che vede protagonisti Tawney e Ted, e che porta sullo schermo un po’ di drama passionale e coinvolgente, a differenza della crescita e del dolore più ermetico di Daniel. I due sposi sono, dopo il protagonista, i personaggi più interessanti, divenuti tali grazie al percorso che hanno intrapreso: infatti, sebbene a prima vista la loro presenza sembrasse subordinata solo al ritorno del figliol prodigo, ricalcando senza volerlo nascondere la parabola cristiana, i due hanno saputo creare un micro-universo tutto loro, sviluppando dinamiche ad hoc e situazioni particolari che hanno permesso ai due di raccontarsi nel modo migliore, scavando in modo attivo nei personaggi. Anche se il percorso dalla scoperta della gravidanza alla notte di Tawney in albergo è stato piuttosto frettoloso, non possiamo definirlo superficiale, caratteristica che una serie del genere non può annoverare tra gli aggettivi che la descrivono. Forse non possiamo dire che la ragazza sia cambiata e maturata nel mese di vita che ha passato davanti alle telecamere, ma sicuramente il suo personaggio è stato mostrato da più angolazioni, facendocela conoscere veramente non solo come fanatica religiosa (ruolo che all’inizio incarnava), ma anche come donna a 360 gradi. L’interruzione di gravidanza, analizzata ancora poco, sarà protagonista della puntata finale, con la speranza che il lungo lavoro su Tawney possa continuare e che potremo vedere una sua reazione più lucida e profondamente sincera.

Alla luce di tutti i problemi a livello di trama, la notizia che lo show è stato rinnovato genera qualche preoccupazione, soprattutto perché una svolta decisiva andrà fatta. Il numero di episodi per la terza stagione dovrebbe essere sei, a richiamare quelli della stagione d’esordio. Riuscirà Rectify ad ampliare il suo mondo non solo all’interno dei personaggi, ma anche all’esterno? La speranza è che il season finale possa mettere un po’ di carne al fuoco e regalare una trama vera e propria allo show.

Voto 2×08:  7-
Voto 2×09: 7,5

 

Davide Canti

Noioso provinciale milanese, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. Intanto studio, perché il pezzo di carta è importante, si sa! "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)

29 Risposte

  1. Namaste scrive:

    ” (…) Proprio per questo una narrazione più veloce ci avrebbe permesso di arrivare a cambiamenti più rilevanti in meno tempo, alimentando la trama ed alleggerendo la serie, che dopo due stagioni sta iniziando a diventare piuttosto pesante”.

    Con tutto il rispetto Davide, ma lamentarsi della trama o della scarsa velocità con cui questa procede in “Rectify”, è come lamentarsi dello scarso spessore dei personaggi di “24”. Qui si è clamorosamente mancato il bersaglio.

     
    • Davide Canti scrive:

      Io sinceramente ho fatto fatica a seguire le ultime puntate, che ho trovato abbastanza pesanti, con l’esclusione di alcune scene importanti e ben scritte, che però da sole non hanno potuto sostenere tutto il peso dell’episodio. Riconosco che Rectify sia una bella serie, curata sia dal punto di vista estetico che nella modalità di narrazione, ma è successo davvero poco per essere arrivati alla seconda stagione. Questo stile lo preferisco nel cinema, che è capace, per le caratteristiche proprie del mezzo, di concentrare la storia in un lasso di tempo più adeguato (sempre secondo il mio parere).

      L’indagare gli aspetti più profondi dei personaggi non deve essere una scusa per non sviluppare anche il resto, visto che comunque di una serie televisiva si parla. Come ho scritto nella recensione, gli autori dovrebbero espandere l’universo della serie anche all’infuori dei protagonisti e non solo dentro di loro. Poi possiamo trovare un milione di significati nascosti e simbolismi dietro ad ogni parola di Daniel e company, ma mi sembra un’operazione sbagliata e fine a sé stessa (non possiamo analizzare parola per parola le sceneggiature).

      Secondo me delle puntate potrebbe benissimo essere dimezzata la durata, concentrando in 20 minuti la qualità. Oppure sviluppando maggiormente la parte più crime della serie, che giustificherebbe dall’altro lato un approfondimento psicologico lungo ed accurato.

      Namaste, tu davvero trovi che Rectify non sia lento (lento inteso come caratteristica, non come giudizio negativo)?

       
  2. Ambrosia scrive:

    Non so… da un parte concordo con Namaste, nemmeno io ho trovato problemi con la lentezza sebbene debba ammettere che l’ultima puntata in particolare è stata costruita sul nulla, anche perchè non vedo per Daniel una soluzione migliore e più veloce.
    Amantha inizia a darmi sui nervi perchè si comporta come una mamma isterica, Ted mi ha fatto sinceramente pena e definire frettolosa la situazione Daniel – Tawney…. è deciamente riduttivo! Capisco (?) il colpo di fulmine ma lasciare tutto nel giro di un mese mi pare quantomeno esagerato, tantopiù che, per citare le parole che il senatore rivolge a Ted padre,non le sarà balenato in mente almeno il dubbio della colpevolezza?
    Io comunque un paio di volte l’idea di strozzare Tawney l’ho avuta.

     
    • Namaste scrive:

      E capovolgendo la domanda, possibile che al senatore non sia balenato in mente almeno una volta il dubbio circa l’innocenza di Daniel? Si tratta in entrambi i casi di una domanda retorica, che non merita risposta, ed infatti Ted Senior non risponde. È ovvio che ognuno dei familiari di David, compreso Ted junior, debba essersi fatto, durante i 19 anni in cui Daniel era in prigione, delle domande nell’uno o l’altro senso. La differenza qui sta solo nel modo in cui la colpevolezza o innocenza di David rappresenti per gli altri un utile tornaconto, ed infatti, come vediamo, la loro opinione varia a seconda delle circostanze, delle nuove prove che emergono. Sono proprio loro, i suoi familiari, i suoi conoscenti, la giuria di Daniel. Sono loro a decidere. E quindi siamo noi. Chi, fino alla scorsa puntata, era disposto a perdonarlo, potrebbe condannarlo già nella prossima e viceversa. Quindi la domanda non è più se uno come Daniel sia colpevole o innocente, una buona o una cattiva persona, ma come lo vedono gli altri e soprattutto come si vede egli stesso. I giudici in questa storia siamo noi.

      Dissento poi sul fatto che quest’ultima puntata sia stata basata sul nulla. Anche di trama che procede in senso stretto ce n’è stata eccome. Che poi questa continui a risultare di scarso interesse è un altro conto.

       
      • Davide Canti scrive:

        Citazione da Namaste:
        […] la loro opinione varia a seconda delle circostanze, delle nuove prove che emergono.

        Io di prove che emergono ne ho viste davvero poche. L’indagine non ha fatto passi avanti. Si scopre che forse la confessione gli è stata estorta, ma altro non viene rivelato.

        Poi non vorrei fare la parte del maestrino, ma il protagonista si chiama effettivamente Daniel e non David.

         
    • Davide Canti scrive:

      Citazione da Ambrosia:
      definire frettolosa la situazione Daniel – Tawney…. è deciamente riduttivo!

      Io non ho definito l’evoluzione del rapporto tra Daniel e Tawney frettoloso. Anzi, credo che sia una delle cose costruite con più naturalezza e più aderenti ad un realismo a cui la serie dovrebbe puntare. Ho definito frettoloso il rapporto tra Tawney e suo marito, che il giorno prima è felice della gravidanza e subito dopo accusa lei di voler un figlio da un altro, cacciandola di fatto di casa, per poi pentirsi. Il percorso dalla notizia della gravidanza alla piazzata che le fa in camera da letto l’ho trovato frettoloso in confronto ai tempi, tutt’altro che serrati, della serie in generale.

       
      • Namaste scrive:

        Sull’evoluzione del rapporto Tawney-Ted rischiamo purtroppo di ritornare sugli stessi punti. Ricordo nei commenti di qualche puntata fa che c’era già chi trovava poco realistico il modo in cui i due arrivavano alla frattura (mi pare che fossi sempre tu), qui si trova ancora frettoloso il modo in cui si passa dalla felicità alla disperazione più totale tra i due.

        È ancora una volta una questione soggettiva: se uno vede in quei due come una coppia ordinaria, di quelle che devono solo risolvere alcuni “problemi” tra di loro, ovvio che il cambio repentino di prospettiva appaia un tantino stridente. Diverso il caso in cui proviamo invece a vederli per quello che sono, al di là della loro tranquillità di coppia solo apparente. Ne viene a quel punto fuori il ritratto di una coppia con problemi ben più insormontabili e che nemmeno una gravidanza avrebbe mai potuto risolvere. Tawney e Teddy sono sin dal primo episodio, ovvero dalla ricomparsa di Daniel, ma in realtà già molto prima, una bomba ad orologeria pronta ad esplodere in qualsiasi momento. Semplicemente quei due non sono fatti per stare insieme, ecco perché non mi è mai capitato di rimanere sorpreso o stranito più di tanto quando è arrivato il botto improvviso, ma in realtà annunciato molto prima, e che dovrebbe a questo punto essere quello definitivo.

         
      • Ambrosia scrive:

        No, io invece credo che sia proprio frettoloso! (per me è riduttivo definirlo così, non intendevo metterti parole in bocca). In questa serie il tempo sembra dilatato, lunghissimo, ma in realtà Tawney e Daniel si conoscono da poco più di un mese. Ecco, questo – unito al fatto che lui potrebbe essere un assassino – mi spingerebbero ad agire con più prudenza (se io fossi al posto di lei) anche se spinta da un qualche sentimento forte. Questa loro “relazione”mi risulta un po’ forzata e non naturale come a te.

         
        • Namaste scrive:

          @ Ambrosia: non ho capito se la risposta è in relazione a quanto scritto da me o da Davide. In entrambi i casi, credo ci sia un equivoco di fondo. Ma mi sembra però giusto parlare innanzitutto per me: io il rapporto “impossibile” tra Tawney e Daniel non l’ho nemmeno menzionato, mi sono focalizzato solo su quello tra Tawney ed il presunto marito. Daniel in tutto questo rappresenta solo il pretesto, la storia tra i due era destinata a finire in malo modo in ogni caso, sia che fosse subentrato Daniel o un altro. Daniel rappresenta poi per Tawney una sorta di affinità elettiva, caratteri simili eppure diversi, che sarebbe sempre meglio non combinare, ed il fatto che “una come Tawney” si spinga al punto di prendere l’idea anche solo in considerazione non è da sottovalutare. Ricordiamoci poi che non tutti/tutte riescono a valutare le questioni d’amore o di ipotetica affinità nei termini di ragionevole prudenza, altri, soprattutto se si è personaggi di telefilm, ci si buttano semplicemente a capofitto, e non gli serve un mese ma 5 minuti. Ecco perché, anche in questo caso, non parlerei comunque di scelta assai frettolosa/poco realistica.

           
        • Davide Canti scrive:

          Citazione da Namaste:
          […] non tutti/tutte riescono a valutare le questioni d’amore o di ipotetica affinità nei termini di ragionevole prudenza, altri, soprattutto se si è personaggi di telefilm, ci si buttano semplicemente a capofitto, e non gli serve un mese ma 5 minuti.

          Pur concordando con le tue opinioni sul rapporto Tawney/Daniel, se facciamo questa premessa allora vale tutto. Va bene qualunque cosa se la giustifichiamo con un “qualcuno al mondo lo fa”. La finzione televisiva ha un grande spazio di manovra, per esplorare, per farci viaggiare in altri mondi o “semplicemente” nella mente umana, ma se non ci atteniamo ai concetti base della sociologia, allora tutti possono fare tutto e tutto va bene. Un limite va dato. Oppure no, ma bisogna esplicitarlo.

           
  3. Namaste scrive:

    Il fatto è che “lento”, inteso come caratteristica, non la ritengo affatto una caratteristica negativa, Davide. Non è una gara di Formula 1, non è una partita di calcio, dalle quali dobbiamo aspettarci dinamismo e momenti avvincenti. Qui entrano in gioco altri tipi di legittime aspettative, che nel caso di una serie-tv o di un libro possono anche comprendere il fatto che si scelga di raccontare una storia in un certo modo, come in “Rectify” in cui il tempo a volte sembra fermarsi come in prigione. Questo può anche risultare “pesante” per taluni spettatori e ci mancherebbe, ma non significa che per altri lo sia.

    Hai messo prima in mezzo il cinema e non devo certo spiegarti io che c’è il rock di Scorsese, il jazz di Bob Altman, la music pop di Tarantino (perdona le approssimazioni) e poi c’è anche la musica classica dei vari Bergman, Kieslowski o Kubrick, e dubito che gli estimatori di questi ultimi o di un certo modo di raccontare storie si sognerebbero mai dire che lento=non abbastanza avvincente.

    Avvincente è anche rimanere rapiti dai personaggi, non tutti ecco, ma quando Daniel apre bocca per dire qualcosa non ti nascondo che sono lì a mordermi le mani come quando (mettere nome di un calciaore a caso) si appresta a tirare un rigore. È solo questione di gusti credo, che con le questioni di merito circa la qualità intrinseca di un episodio, hanno davvero poco a che fare. In conclusione, capisco che alcuni possano avere un “problema” con questa serie, come altri potrebbero avercelo con l’eccessiva lentezza di una puntata di “Mad Men”, per dire, ma non riesco ancora a farne una questione oggettiva.

     
    • Davide Canti scrive:

      È per questo che nella risposta al tuo commento ti chiedevo se ritenessi la serie lenta (inteso come caratteristica). La mia analisi della lentezza non vuole sottolineare una aspetto negativo della serie, ma una sua peculiarità. La lentezza non è negativa per definizione e non è (completamente) negativa neanche in questo caso (nota il voto positivo finale). Dopo due stagioni così, però, ci starebbe anche un po’ di movimento (e con movimento non intendo né azione da action movie, né risvolti rosa da telenovela latina).

      Secondo me il paragone con la musica che fai non è azzeccatissimo, perché la musica nei film accompagna altro (la parte visiva) e non è protagonista assoluta. Tu poi citi Kubrick, che però prende la classica e la mischia alla violenza più cruda, proprio per creare una senso di stupore e drammaticità alle scene. Ci credo che la se sento Beethoven sotto ad un pestaggio non dico che la scena è lenta!

      Concludo dicendo che neanche io ne faccio una questione oggettiva. Le parole che hai letto sono il frutto del mio pensiero assolutamente soggettivo. Non ho affatto la presunzione che le mie parole debbano essere né per forza vere, né per forza giuste.

       
      • Namaste scrive:

        A’ Davide? Te stimo e lo sai, ma nun ce prova’ :-)

        Se ho citato all’inizio quel tuo passaggio della recensione circa la lentezza, non è perché ne stessi in quel frangente elogiandone la peculiarità, ma piuttosto per criticarne la sua “pesantezza”, che al mio paese vorrebbe dire “sì, per carità, bella la corazzata Potëmkin ma due cojoni!”. Più azione da questa serie e che si arrivi a ‘sto benedetto processo, credo lo vorremo tutti, ma ripeto, essendo “Rectify”, non so quanto serva lamentarsene adesso, essendo da sempre quella, e cioè l’andare a rilento, la cifra stilistica della serie.

        Mi riprendi poi sul paragone che ho fatto con la musica, che non è azzeccatissimo, nonostante avessi scritto che era volutamente approssimativo, e va bene, ma mettiamo almeno da parte l’utilizzo della musica in una storia, visto che l’esempio fungeva in questo caso da chiara e semplice analogia per spiegarne invece il ritmo o lo stile, inteso come racconto lento/veloce. Kubrick aveva un senso del ritmo che un qualunque David Fincher se lo sogna (vedi “FMJ” vedi appunto “Arancia Meccanica”), ma rimane fondamentalmente un regista assai cerebrale (vedi “Barry Lyndon”, “Eyes Wide Shut”, “Lolita”), i cui personaggi si riflettono molto più nei loro turbamenti interiori che non nelle loro azioni. Con le dovute proporzioni, “Rectify” parla soprattutto di questo e lo racconta in questo modo, quindi una volta che hai comprato il pacchetto non puoi nemmeno pretendere che diventi qualcos’altro? Quindi attenzione a non trasformare in difetti quello che per altri possono essere pregi, in amicizia, solo questo.

        Sulle recensioni che sono sempre soggettive, lo sono per fortuna anche i commenti, per questo è sempre bello parlarne.

         
        • Davide Canti scrive:

          La mia è esplicitamente una critica alla lentezza, non come concetto, ma come caratteristica di questo show in particolare. Che poi chiamarla critica alla lentezza è anche eccessivo: secondo me il problema non è il cosa ne il come, ma il “per quanto tempo”. Io avrei concepito Rectify come miniserie, sei episodi, dieci al massimo e poi basta. Infatti, dopo la prima stagione, la mia opinione sulla serie era molto positiva (lo è tutt’ora comunque), ma si sta tirando la storia per le lunghe. Mi immagino chi si occupa dei recap delle puntate per wikipedia che fatica immane debba fare per scrivere quel paragrafetto di riassunto.

           
    • Attilio Palmieri scrive:

      Deviare in OT per parlare di Kubrick, Kieslowski, Bergman (ma anche Antonioni, Tati, Bresson, Mizoguchi) è solo uno dei meriti di Rectify. Se c’è un “problema” della serialità contemporanea è che la presenza di narrazioni ad alto ritmo, da 24 a Person of Interest, ha disabituato lo spettatore, anche quello che viene dal cinema, ad apprezzare narrazioni che privilegiano la riflessione rispetto all’azione. Mad Men, Masters of Sex e Rectify (ma anche alcuni episodi di The Killing, giusto per fare qualche esempio) sono casi in cui la narrazione è meno dinamica che in altri casi, perché non è tanto importante cosa succede e quante cose succedono, ma piuttosto le conseguenze di determinate azioni, l’approfondimento dei personaggi e anche le loro reazioni rispetto al fatto che spesso può non succedere nulla, può esserci vuoto, noia e nulla più.
      Ne ho parlato in uno degli ultimi commenti a Utopia citando Antonioni, non bisogna pensare che ritmo alto corrisponde a qualità maggiore, ma vedere quali sono gli obiettivi di determinate opere e che linguaggio usano per raggiungerli.

       
  4. Dreamer88 scrive:

    Rispetto l’opinione di Davide, che ha scritto, in maniera argomentata, il suo punto di vista sulle due puntate ma anche io, come Namaste e Ambrosia, mi trovo in disaccordo con la recensione.

    “(…) Rectify, rimanendo sempre fedele alla qualità estetica ed introspettiva, marchio di fabbrica dalla sua creazione, si sta dimenticando di una cosa fondamentale per una serie TV: la trama.”

    “(…) Alla luce di tutti i problemi a livello di trama, la notizia che lo show è stato rinnovato genera qualche preoccupazione, soprattutto perché una svolta decisiva andrà fatta.”

    Premessa: sono al settimo cielo per il rinnovo di Rectify (grazie Sundance TV!). Io, durante la visione, non ho riscontrato tutti questi problemi di trama (anzi, per me in queste due puntate Rectify è riuscito egregiamente “ad ampliare il suo mondo non solo all’interno dei personaggi, ma anche all’esterno”). Poi, a livello di mera evoluzione di trama, molte cose comunque sono successe in questi due episodi (non faccio l’elenco, ma non sono d’accordo quando Davide dice che “non possiamo più accontentarci di stare immobili e abbiamo bisogno che la vicenda prosegua a ritmi più serrati”), preparando così il terreno ad un season finale che si annuncia debordante. Sono invece d’accordo riguardo al discorso sulla storyline Tawney – Ted Jr, che si sta sviluppando in maniera più che soddisfacente (questo grazie anche alla maggiore tridimensionalità che quest’anno gli autori hanno dato al character di Teddy).

     
    • Davide Canti scrive:

      Quando parlo di “problemi di trama” mi riferisco al fatto che la trama non sia ricchissima di avvenimenti. In uno dei commenti precedenti ho citato il cinema perché una struttura del genere sarebbe perfetta per le due ore di un film e, secondo me, meno per le quasi 12 ore da cui va avanti Rectify. È più un problema di tempo che di contenuto. Infatti all’episodio 2×02 avevo dato 8 come voto, e con il senno di poi riconosco che tra questi episodi c’è poca differenza, se non altre sette puntate di ricerca introspettiva in mezzo.
      Non so se sono riuscito a spiegarmi chiaramente.

       
  5. SerialFiller scrive:

    Continuo a guardare rectify con grande interesse, anche io come Namaste attendo ogni parola di Daniel con ansia e come molti di voi adoro questa serie per quella che è ma….
    ma siamo ormai al season finale di questa stagione e la trama è avanzata psicologicamente ed in mille contorni ma non è avanzata di un millimetro rispetto alla vicenda fondamentale ovvero chi ha ucciso Hanna? Questo non deve essere visto per forza come un difetto perchè la serie regala ad ogni puntata ottimi dialoghi e ottimi spunti ma trovo abbastanza imperdonabile che a questa serie si voglia perdonare tutto e per forza. Abbiamo visto una puntata incentrata sul nulla e che se non ci fosse stata la coppia Ted-Tawney sarebbe stata in pratica una puntata da 4 pieno. Ma per fortuna la coppia di coniugi ha rinvigorito l’episodio e la sequenza dell’attacco di Ted in camera da letto è stata un vero pugno allo stomaco. Questo basta per glorificare l’episodio in se e la stagione nella sua interezza? Secondo me no, secondo me no soprattutto se poi leggo critiche feroci sul non avanzamento della trama di quel gioiellino di utopia e se leggo critiche feroci sul nulla che può offrire una serie secondo me bellissima come the leftovers. Queste ultime 2 settimane hanno sancito il superamento in interesse di the leftovers su rectify e la consacrazione di utopia eppure queste 2 serie sono soggette a critiche che in genere non vengono mosse a rectify. Mi domando perchè? Perchè essere rapito dall’introspezione dei personaggi di rectify e non da quelli di the leftovers? In quest’ultima l’angoscia per la condizione dei “sopravvisuti” è molto più palese che in rectify ad esempio. Se ci riflettete in rectify quasi tutti i personaggi si sono dimostrati monodimensionali sotto la loro apparente tridimensionalità. La mamma di Daniel è col figlio, protegge il figlio dalla prima puntata, idem Amantha. Ted e Tawney si son rifatti in questo episodio altrimenti saremmo rimasti all’infinito gioco delle parti da ben 14 puntate. Jon è emerso solo nelle ultime puntate come faro imparziale della famiglia e Ted senior inizia a vacillare solo ora dopo la scoperta del lato oscuro di Daniel. Il senatore vuole sbattere Daniel in prigione da 14 puntate e non si smuove. Il tutto fatto benissimissimo e sempre con quella delicatezza e tridimensionalità tipica di Rectify.
    Io adoro Rectify non fraintendetemi e lo consiglio ad ogni essere vivente ma non vi sembra il caso di ridimensionare un attimo questa serie come bella magari anche ottima ma non eccellente come invece molti credono sia?
    Voto 7,5-8

     
    • Namaste scrive:

      No, non ce lo credo. Anche qui, la questione non è se far rientrare un episodio di Rectify nei parametri di valutazione di buono/eccellente/discreto, ma solo se era possibile collocarlo in quelli di lento/pesante a cui si faceva accenno il recensore e solo su quello sono intervenuto.

      Continuerei poi a discutere volentieri circa le analogie/differenze di Rectify con l’ormai (per me) inguardabile serie di Lindelof, ma ho paura che ogni valutazione in tal senso, ammesso che sia utile, andrebbe, e giustamente, sforbiciata dal primo mod di passaggio. Posso solo die che quando Davide Canti provava a mettersi nei panni di chi si trova a fare i recap di “Rectify” su Wiki o altro, io un po’ sghignazzando, non te lo nascondo, pensavo proprio a chi si trova nella non invidiabile posizione di dover fare un recap, ma anche una recensione, di una serie come Leftovers.

       
      • Attilio Palmieri scrive:

        Citazione da Namaste:

        Posso solo die che quando Davide Canti provava a mettersi nei panni di chi si trova a fare i recap di “Rectify” su Wiki o altro, io un po’ sghignazzando, non te lo nascondo, pensavo proprio a chi si trova nella non invidiabile posizione di dover fare un recap, ma anche una recensione, di una serie come Leftovers.

        E non è bello :)

         
  6. SerialFiller scrive:

    Non volevo fare dei confronti con the leftovers o altre serie ma utilizzare questo confronto per dimostrare la mia tesi, ovvero che rectify ammalia forse più di quel che merita. Per me la serie è ottima ma di settimana in settimana il mio interesse estivo si è spostato molto di più verso serie come the leftovers, masters of sex ed utopia mentre ad inizio estate rectify poteva essere scalzata solo da topia nella mia personalissima scaletta. Questo testimonia come rectify non ha saputo evolversi, non ha saputo “accellerare” e quando parlo di accelerazione non parlo di ritmo perchè il ritmo di rectify è lento ed è una nota caratteristica e distintiva della serie e piace anche per quello, ma parlo di accelerazione narrativa e in certi casi psicologica. Laddove masters of sex e leftovers ma anche the killing hanno saputo rinnovarsi e osare rectify ha preferito restare molto molto piatta senza incrementare la qualità che mi pare nel migliore dei casi simile a quella della prima stagione. Quindi mi trovo daccordo con la recensione e con il voto e vorrei spegnere i trionfalismi su questa ottima serie. Questo era il mio punto e non fare uno sterile paragone con altre serie.

     
  7. Egnio scrive:

    Io credo che la tentazione di dire
    – vabe’ che vabe’, ma mo’ m’hai rotto il #@*§! –
    ce l’abbiamo avuta un po’ tutti con questa serie, almeno una volta.
    Per non parlare dell’approssimazione della sequenza finale che, non fosse per Silver Rider in sottofondo, mi avrebbe indotto all’autoflagellazione nel vedere Towny, o come cristo (mai come in questo caso è pertinente) si chiama, quasi andare lunga per due bicchieri de Verdicchio mentre Ted andava per borchie senza portasse manco due mattoni.
    Ma oltre questo, o l’eccellenza formale di cui avete parlato a sufficienza, credo la lentezza sia un concetto meno definibile: dipende dove una serie si muova o induca movimento.
    Credo si possa parlare di lentezza quando, identificato l’obiettivo di una narrazione, si proceda stancamente in quella direzione, o peggio si manchi l’obiettivo.
    Io non trovo Rectify lento (sì, mi sto facendo curare) forse perché, nonostante il senso di risoluzione dato dal districarsi di un’indagine sia la molla più facile per catturare l’interesse e comunicare dinamismo, mi ha coinvolto maggiormente quello che trovo sia il livello su cui Rectify cammini:
    dove si spinge il nostro desiderio di giudizio, quanto chiaramente si riesca a vedere quando si è coinvolti, come scendere a patti con il voler piegare una storia verso la propria morale?
    Chi, a parte lo sceriffo, ha interesse nella verità oggettiva?
    I giudizi e i propri credi sono sul tavolo, ed è questo il gioco a cui cerca di sottrarsi Daniel, che forse conosce finalmente una verità diversa dal bianco e dal nero, che galleggia nella sua coscienza e non permetterebbe un giudizio definitivo.
    E lasciarci galleggiare, come intende fare rectify, è anche lasciarci andare alla deriva perdendo quei riferimenti soliti. E la deriva è pur sempre un movimento.
    Torno in terapia.

     
  8. alessandra scrive:

    ehi, io non voglio che si arrivi ad un verdetto per Daniel! voglio avere il dubbio ancora per un po’. e poi indizi sull’altrui colpevolezza ce ne sono, come ci sono su quella del nostro protagonista (quella frase “ti strangolerà fino a quando sarai blu” ha fatto suonare un paio di campanelli).
    la lentezza per me dipende dalle aspettative e dagli obiettivi di ognuno.
    questa per me è una serie da gustare con calma, com’è calma e un po’ strascicata la parlata del sud, come è calmo il movimento di Daniel, nella camminata, nei gesti, nella voce bassa e nella sua composizione delle frasi, com’è calmo il movimento della macchina da presa, il più delle volte.
    mi gusto i dialoghi, gli sguardi, le pose, la mamma sdraiata sul letto che muove le dita dei piedi nei collant, come fanno tutte le mamme che cercano di rilassarsi.
    gli unici che hanno fretta sono Teddy e Amantha, fratellastri ed antagonisti, le vittime che sono più colpite dal fattaccio (l’entrata in prigione per una e l’uscita per l’altro).
    piano, non c’è fretta, è passato solo un mese da quando è uscito.
    siamo già all’ultima puntata, chi l’avrebbe mai detto?

     
  9. alessandra scrive:

    ho dimenticato: questa volta ho provato dell’empatia per tawny, le ho voluto bene.

     
    • Davide Canti scrive:

      Anch’io ho provato la stessa cosa. Quella scena è stata terribile e la reazione di lei tra lo sconcertato e l’impaurito ha reso bene lo stato psicologico a cui è arrivata, divisa tra un interesse umano per Daniel (secondo me non è interessata ad avere una relazione romantica con lui, ma ha percepito tutto il suo dolore e lo ha visto come un amico da aiutare) e la realizzazione che il marito non è la persona che lei pensava e che non può essere la sua anima gemella. E poi trovo che Adelaide Clemens (l’attrice giovanissima che interpreta Tawney) sia molto brava in questo ruolo complicato e lo renda molto credibile e verosimile.

       
    • Egnio scrive:

      Io al contrario ho provato empatia per Ted.
      Distruggere un uomo con latte & biscotti…crudeltà cristiana.

       
  10. alessandra scrive:

    Ragazzi miei, ho visto l’ultima.

     

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