The Killing – 4×03 The Good Soldier

The Killing – 4x03 The Good SoldierL’oscurità del cielo di Seattle, da sempre icona ideale dei terribili crimini che Linden e Holder sono chiamati a risolvere, in questa stagione conclusiva diviene anche il triste rimando alle ombre che scuotono le anime dei protagonisti, sempre più persi tra le cupe viscere della loro coscienza. 

In The Killing la ricerca della verità ha sempre percorso una strada lastricata di spettri deformanti una realtà all’apparenza innocua: l’azione investigativa si è spesso intrecciata con una profonda e dolorosa indagine dello stesso concetto di “verità”. Sin dagli esordi lo show ha cercato di valicare i limiti del crime drama mettendo in scena uno dei primi esperimenti di rinnovamento del genere che quest’anno ha raggiunto una delle sue vette più alte con True Detective. Tuttavia, potremmo anche azzardare l’ipotesi che proprio il carattere sperimentale della modalità narrativa sia ciò che abbia frenato l’ascesa della serie, vittima di una singolare e travagliata vicenda “commerciale”.

The Killing – 4x03 The Good SoldierNelle prime due stagioni incentrate sull’omicidio di Rosie Larsen, l’intento di mostrare l’inconsistenza dell’animo umano al di là della vera e propria deriva criminale ha dato luogo a numerose false piste che, nella loro lenta e ripetuta rappresentazione, hanno finito per vanificare l’intento iniziale: il valore aggiunto dell’analisi della realtà deformante ha finito per disperdere la compattezza della storyline principale (diluita tra l’altro in due stagioni).

Nella terza annata – la prima resurrezione – l’impianto narrativo diventa molto più solido e l’intento dissacrante verso la realtà circostante è espresso più organicamente, acquisendo una valenza quasi autonoma dalla risoluzione del caso in sé. Ma il cordone ombelicale con le due stagioni precedenti è stato scisso con un taglio così netto che lascia intravedere l’intento di una volontà ancora una volta commerciale: aumentare l’audience mettendo lo spettatore nelle condizioni di godere dello show senza per forza conoscerne il diretto passato. Ed è proprio qui che si potrebbe ipotizzare un altro punto a sostegno delle ripetute morti di The Killing. Holder e Linden non hanno bisogno di parlare di Rosie Larsen per creare un sottotesto denso di rimandi: il modo sottile di guardarsi, quegli insulti attraverso frasi mozzate, lo stesso modo di camminare l’uno accanto all’altro era un chiaro e loquace riferimento alla lenta e dolorosa crescita che il loro rapporto ha avuto nelle prime due stagioni. Quello spettatore che, approdato direttamente alla terza stagione, non ha potuto cogliere queste sfumature ha perso gran parte del lirismo che The Killing riesce a creare: il tacito legame con il passato, perpetrato attraverso un racconto non fatto di parole ma di stati d’animo ed espressioni comportamentali, è riuscito ad innalzare la potenza narrativa della storia madre senza mai schiacciarne la centralità.

The Killing – 4x03 The Good SoldierQuesta quarta e conclusiva stagione – la seconda resurrezione – presenta un’ulteriore evoluzione, ancora una volta legata indissolubilmente ad una vicenda commerciale. Giunti al terzo episodio dei sei previsti per concludere la serie una volta per tutte (anche se ormai è difficile esserne davvero sicuri!), siamo già di fronte a delle prevedibili accelerazioni diegetiche che, se da un lato fanno venire qualche dubbio sulla conclusione finale, dall’altro ribadiscono che non siamo di fronte ad una stagione usuale: troppo lunga per essere un semplice fanalino di coda delle vicende della terza annata, troppo breve per avere una solida autonomia. Il dichiarato ed indissolubile legame con la passata stagione – ribadito anche dalla diretta sequenzialità temporale – è un importante filo rosso da seguire per inquadrare la deriva comportamentale dei nostri protagonisti, che in questo The Good Soldier raggiunge l’apice.

«You’re an awful person»
«Maybe».

The Killing – 4x03 The Good SoldierIl bisogno di essere quel good guy in cui Holder si rifugia durante lo scorso episodio, adesso si schianta di colpo contro il terrore di mandare tutto a rotoli. L’odore del baratro sta diventando così vicino che Stephen non riesce a star fermo aspettando di lasciarsi inghiottire dalla catastrofe: cedere alla droga è il modo migliore per essere davvero protagonista del proprio fallimento. L’uccisione di Skinner, la paura di essere scoperti, il disorientamento costante di Linden – You’re the crazy one. You’re the one who can’t keep your shit together – vanno a sommarsi alle dure prove che Stephen ha dovuto superare durante la scorsa stagione, fra tutte la morte di Bullet.
Nonostante adesso l’universo gli mandi qualcosa per cui vale davvero la pena lasciarsi tutto alle spalle, è proprio la gravidanza di Caroline – la prova più importante da superare – che gli mette addosso una pesante inquietudine; per quanto si sforzi di nasconderlo usando il pugno duro con Linden, il terrore nel suo volto ha un sapore cupo, grondante di mille interrogativi a cui non riesce a dare una risposta che non comprenda la deriva nella droga. Ed è proprio durante il confronto con la sorella – inconsapevole simbolo di quel nero passato in cui niente girava per il verso giusto – che Holder perde completamente le staffe finendo per ammettere attraverso le parole di Liz che non potrà mai essere un bravo uomo visto che è una persona orrenda. L’opprimente senso di colpa prende però una pericolosa svolta: durante la sua confessione, tra i narcotici anonimi si nasconde quell’informatore a caccia di grana già sotto tiro di Reddick. Più che parlare di accelerazione diegetica, credo che ciò stia a sottolineare – ovviamente con un’insolita velocità narrativa – il grado di deriva in cui è giunto Stephen, sulla soglia di un errore che potrebbe essergli fatale.

I don’t know if I can do this. I’m drowning, Holder.

The Killing – 4x03 The Good SoldierL’errore fatale più grave, e che molto probabilmente avrà conseguenze più repentine, è però quello fatto da Linden in chiusura di episodio: disfarsi del cellulare di Skinner proprio davanti a quella casa sul lago appena ritornata al centro di ogni dubbio è una scelta così superficiale e avventata che non può non nascondere un vortice di discordanti ed inconsci propositi. Sarebbe molto più semplice liquidare un gesto così incongruo – sia per la serie che per il personaggio – come uno strafalcione narrativo dovuto all’inevitabile compressione tematica della stagione ridotta, ma con The Killing non è così semplice:  c’è – deve esserci – qualcosa di più.
Il già precario equilibrio psicofisico di Linden ha subito una fortissima scossa e il suo essere scollegata dal mondo adesso è ancora più evidente: è come se fosse imprigionata al di là di un confine invalicabile da cui invano cerca di evadere. Nei dialoghi con Holder prova a nascondersi dietro mille considerazioni logistiche, ma ciò che la sconvolge più di ogni altra cosa è mettersi di fronte a quell’irrazionale cecità che le ha impedito di “vedere” – How could I not have known who he was?

The Killing – 4x03 The Good SoldierSarah è persa tra il bisogno di urlare al mondo la colpevolezza di Skinner e la tangibile necessità di andare avanti senza voltarsi indietro, rimarcata dalla gravidanza di Caroline e dall’improvviso arrivo di Jack. Tuttavia, proprio mentre sembra che un tacito assenso suggelli una modalità d’azione cauta e comune, il dialogo con Holder pare percorso da una destabilizzante scarica elettrica: tirano la corda, si lanciano la palla, ma la verità è che hanno paura l’uno dell’altro, e entrambi non riescono a fidarsi di se stessi. Fanno finta di sostenersi a vicenda e invece vagano al di fuori della carreggiata prestabilita imbrigliati nei rimandi di una coscienza che preme e urla, invalidando ogni tipo di comunicazione sincera. La rabbia mista a paura che s’intravede nella frase “L’abbiamo scampata. Non era quello che volevi?”, che Linden pronuncia per giustificare l’incauto sms inviato a Bethany, apre un sottile varco interpretativo attraverso cui inquadrare l’avventatezza che la porta alla lake house: Linden voleva davvero scamparla? O in quel gesto si nasconde una inconscia e latente volontà di essere scoperta? Al di là di ciò, però, la presenza di Jen all’interno della casa è un caso così fortuito da non poter non essere strettamente funzionale alla necessità di un veloce spiegamento della trama.

There was no music in this house.

The Killing – 4x03 The Good SoldierCome da tradizione, però, il travaglio interiore dei due protagonisti si innesta all’interno di un caso da risolvere che presenta anch’esso numerose ed interessanti sfumature. A poco a poco viene fuori il marcio che la famiglia Stansbury riusciva a nascondere al di là di quelle cristalline pareti di vetro. Kyle sembra sempre più vittima che carnefice, soprattutto dopo che Linden lo mette di fronte alla carneficina della sua famiglia con la stessa durezza che vorrebbe riservare a se stessa. Infatti è proprio quando Kyle comincia a vacillare nel dubbio delle sue azioni che Linden riesce a scorgere i primi segni di una possibile innocenza del ragazzo, perso tra la pesante frustrazione a cui lo sottoponeva il padre e il grande affetto per la sorella problematica. Il centro del sospetto si sposta così verso il St. George’s e quel Knopf che pare sfogare su Kyle ciò che di irrisolto vi era tra lui e Mrs. Stansbury. La rinomata Accademia, però, sembra nascondere anche qualcos’altro: l’aura che circonda il colonnello Rayne ha qualcosa di sinistro che pare essere collegato all’ambiguo affetto nutrito per Kyle, denso di derive materne che urlano segreti nascosti.

The Good Soldier è un episodio importante, chiave di volta per la stagione in corso e potenziale punto di non ritorno per la conclusione finale. Le suggestioni aperte sono interessanti e numerose, ma tutto potrebbe ancora rivelarsi il contrario di ciò che ci è sembrato fino a questo punto.

Voto: 8

 

1 Risposta

  1. SerialFiller scrive:

    Ottima recensione ed ottima puntata anche se sicuramente la più forzata di questa stagione.
    I passi falsi di linden ed Holder erano ampiamente evitabili e non fanno parte di 2 personaggi che stanno facendo di tutto per farsi beccare.
    Potremmo giustificare tutto con un semplice istinto di coscienza di 2 persone buone che avendo fatt una cosa malvagia implodono sul senso di colpa e la paura. Ma ahimè questo non basta a giustificare simili scivoloni. Walter White non avrebbe mai fatto un errore del genere, inoltre qui siamo di fronte ad un doppio errore forzato che presumibilmente rovinerà i 2 e li farà beccare. Il tutto con la doppia forzatura di beccare l’informatore guarda caso proprio in quel momento alla seduta dei narcotici anonimi e la moglie di Skinner guarda caso proprio in quel momento alla casa sul lago.
    Questo lo trovo imperdonabile e lo dico da fan scatenato della serie (secondo me unica degna erede di Breaking Bad come atmosfera ma solo come atmosfera nel senso di vortice che risucchia ineluttabilmente i personaggi). Avrei preferito una vicenda che si giocasse di più sulla questione io so che voi avete fatto di Reddick basata sul mistero della sparizione di Skinner, la figlia, la pistola rubata, l’assenza dei 2 detective quella notte ecc o su qualche indizio più casuale, qualche errore meno intenzionale ma fare 2 errori cosi banali non è da disperati ma da fessi, e Linden ed Holder hanno dimostrato in 4 stagioni di non essere fessi.
    La puntata si conferma comunque un gioiellino carico di tensione ed empatia ma questi 2 errori narrativi non saranno facilmente perdonabili. Vedremo.
    Voto 9 per la puntata 3 per le scelte narrative di cui sopra.

     

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