The Knick – 1×01 Method and Madness

The Knick – 1x01 Method and MadnessDa un anno a questa parte ormai la serialità via cavo ha subito, grazie anche all’influenza dei prodotti britannici, un processo di contrazione dei formati e al contempo una moltiplicazione dei propri prodotti. A questo si affianca la decisione di autori cinematografici di cimentarsi col medium: è il turno di Steven Soderbergh.

Sono ormai mesi che se ne parla, dopo l’uscita di un bellissimo, suggestivo ma breve trailer che ha incuriosito non solo gli appassionati di serie TV ma anche quelli di provenienza cinematografica. I due grandi nomi dello show infatti, il già citato Soderbergh e Clive Owen, sono all’esordio o quasi in televisione, ma hanno un passato di grandissimo successo di pubblico e critica sul grande schermo. Il cuore della storia è The Knick, ospedale che dà il titolo alla serie. Siamo a New York a inizio Novecento, periodo in cui la medicina inizia a fare passi da gigante, partendo però da una base priva di certezza, fortemente empirica e nelle mani di alcuni folli sperimentatori.

Though this is madness, yet there is method in it.

The Knick – 1x01 Method and MadnessVeniamo subito al punto più interessante: chi produce The Knick? Cinemax. Da questa risposta ne arrivano tante altre, di cui molte estremamente palesi fin da subito. Fratello sporco e cattivo di HBO, Cinemax, dopo un passato fatto di film d’azione e softcore, ha prodotto con Banshee la prima serie completamente di sua proprietà, arrivando sin da subito ad un ottimo risultato e mettendo in chiaro cosa e come si guarda quando si passa sul suo canale. Ci apprestiamo a vedere The Knick sapendo tutto ciò e aspettandoci di tutto: non veniamo delusi. Nessuno si può permettere di mostrare in TV ciò che viene mostrato in questo pilot, specie nelle due sequenze di “dimostrazione” dove lo splatter gioca un ruolo essenziale, per una volta non ludico, ma incredibilmente realistico. Cinemax può farlo e lo esibisce; attraverso le operazioni chirurgiche mette in mostra la sua libertà, facendone un vanto, una conquista. Di lì in poi si procede con un’interessante alternanza tra un registro realistico, “da camera”, e uno più da videoclip, fatto di montaggio serrato e musica elettronica straniante.

And many strokes, though with a little axe, hew down and fell the hardest timbered oak.

The Knick – 1x01 Method and MadnessAl centro della serie c’è lui, Clive Owen, che si divora l’episodio con un’interpretazione di grande intensità, in un inizio che lo porta gradualmente al centro del racconto. Prima vediamo i piedi, e sappiamo fin già che quelli sono i suoi piedi, simbolo di una posizione ancora di leggera marginalità. Thackery (questo il nome del suo personaggio) è ancora in un ruolo gerarchicamente defilato, ma pronto a diventare il cuore pulsante dell’ospedale. Alcuni eventi tragici lo porteranno al posto che merita, in cui poter sfoggiare tutta la sua peculiare abilità, quell’incrocio tra metodo e follia che dà il titolo all’episodio. La medicina degli esordi è spesso legata a disturbi personali, dipendenze e sofferenze di vario genere, quasi come se fosse un fardello troppo grande per i pur coraggiosi uomini dell’epoca. È immediato da questo punto di vista il collegamento con A Young Doctor’s Notebook: come in quel caso, il protagonista è squilibrato e geniale, meno ironico certamente ma afflitto da una gravissima dipendenza dalla droga.

Are you going to stand there and honestly tell me that the way out of our financial troubles is to hire a negro surgeon?

The Knick – 1x01 Method and MadnessCos’altro rimane di questo pilot, lasciando da parte le questioni strettamente legate al plot? Sicuramente una tensione alla ricostruzione storica iperdettagliata, atta a riportare in vita un’epoca e un mondo precisi, ma anche figlia della maniacalità di Mad Men e della perfezione di una serie come Boardwalk Empire, uno show per molti versi (soprattutto estetici) vicino a The Knick. Entrambi i prodotti, infatti, presentano gli Stati Uniti orientali dell’inizio del secolo scorso ed entrambi si concentrano su alcune questioni cruciali per il popolo statunitense dell’epoca: le differenze razziali, il rapporto con la tecnologia, l’importanza dei crescenti centri metropolitani. Da non sottovalutare anche il ruolo della politica, sempre in bilico sul crinale che la separa dalla criminalità, con la corruzione pronta a far capolino. Tutto è curato alla perfezione, dal fischio ai cavalli dell’ambulanza, agli strumenti di lavoro; tutto è pronto a diventare cult, a subire una repentina musealizzazione.

Il circo di Soderbergh inizia dunque con ottime premesse, pronto a puntare sull’ambiguità dei suoi personaggi, sulla forza delle immagini e sulla perfezione del contesto che mira a far emergere.

Voto: 7,5

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

4 Risposte

  1. alessandra scrive:

    Premetto: le parti degli interventi le ho viste con le mani sullo schermo lasciando libero lo spazio solo per i sottotitoli. Come ai bambini, a me quel tipo di immagini rimangono impresse per troppo tempo.
    Il resto me lo sono goduto molto, specialmente l’accuratezza dei dettagli: la stanza della caldaia a carbone, l’elettricità, ma soprattutto, esattamente come voleva il regista, la sirena rossa dell’ambulanza. Si vede che si è fatto una scorpacciata di filmati dell’epoca.
    Bella la scelta dei colori: il bianco dei camici in contrasto col nero del grembiule di gomma ed il marrone dei banchi; il rosso naturalmente drammatico; il giallo caldo delle lampadine nei corridoi dell’ospedale.
    Tanti i temi toccati: la droga negli ambienti medici; la corruzione; l’immigrazione; il lavoro infantile; lo sfruttamento della povertà.
    Sempre bravo Clive Owen, affascinante asimmetrico. Peccato per quella supertinta nera baffi-capelli-sopracciglie.

     
  2. Annalisa M. scrive:

    Ammetto che mi sono avvicinata a questo pilot soprattutto perché spinta dalla recensione, e non me ne sono per nulla pentita. Certo, scorre un po’ lentamente, ma questo lo addebito più alla quantità di materiale trattato( i temi più svariati) che ad una vera e propria lentezza stilistica.
    La regie convince, gli interventi rimangono impressi a tal punto che ore dopo mi ritrovavo ancora a rifletterci. Assolutamente ben fatto e da seguire 😀
    Nota di merito: colonna sonora assolutamente straniante e pertanto molto “azzeccata” per la materia trattata!

     
  3. Dreamer88 scrive:

    E’ vero che le grandi serie stanno per finire, ma le novità televisive di questo 2014 sono davvero notevoli: True Detective, Fargo, Penny Dreadful, Halt and Catch Fire e adesso The Knick. Pilot molto introduttivo a dire il vero, ma se il buongiorno si vede dal mattino allora abbiamo di fronte a noi un prodotto che ha tutte le carte in regola (regia, cast, trama, ambientazione) per diventare un prodotto televisivo di altissimo livello. Ha fatto bene Attilio a sottolineare nella sua recensione il discorso sullo splatter visto nella puntata(è vero che solo Cinemax in America si può permettere di mostrarlo in questo modo in televisione): quello che ci hanno fatto vedere non è stato uno splatter gratuito e fine a sè stesso ma assolutamente necessario ai fini della trama.

     
  4. Ellis scrive:

    Pilot dall’estetica incantevole ed affascinante, la fotografia è un capolavoro. Sono piuttosto sensibile allo splatter, ma questa è medicina, molto peggio alcune scene di GoT che si crogiuolano nello schifo e lsciano molto campo all’immaginazione. Qui, quanto alle operazioni chirurgiche c’è poco da immaginare. Quel che fa senso è invece proprio ciò che lascia campo all’immaginazione: il cinismo, la disumana distanza (senza bestialità,per il profitto) in ospedale. Da psicologa, colgo nella storia della medicina occidentale davvero qello che ora è il suo peggior nemico: il distacco dall’essere umano come persona per ridurlo ad una procedura funzionante. Mentre il corpo parla per noi. Grazie per il consiglio e per la recensione. Se si mantiene su questi livelli, vedrò certamente tutta la serie!

     

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