The Strain – 1×04/05 It’s Not for Everyone & Runaways

The Strain - 1x04/05 It's Not for Everyone & RunawaysLa serie TV di Guillermo del Toro, dopo un inizio piuttosto incerto, entra finalmente nel vivo dell’azione, costruendo un quarto ed un quinto episodio che ci permettono di accedere, nonostante qualche difetto e semplificazione di troppo, ad un mondo che vira sempre più verso l’horror/splatter, quella che sembra essere la sua vera anima.

Lo avevamo già notato con gli episodi precedenti: The Strain stava impostando piuttosto positivamente l’impianto narrativo, ma aveva non poche difficoltà nel tratteggiare dei personaggi più approfonditi. Si lavora su questo piano – non sempre in maniera riuscita – e questo dona agli episodi quel qualcosa in più che ci permette di seguire questi due appuntamenti con l’attenzione che meriterebbero.

1×04 It’s Not for Everyone

The Strain - 1x04/05 It's Not for Everyone & RunawaysPartiamo subito dall’aspetto più debole di questa puntata: Gus. Senza mezzi termini, le vicende che riguardano il suo personaggio – se non per il debole avvicinarsi all’europeo con l’obiettivo di riconsegnargli l’orologio rubato dal fratello – è di una noia spaventosa. Non si capisce dove vogliano andare a parare con questo personaggio né quale strada battere: dargli tutto questo spazio è francamente eccessivo.
Se si ignora, quindi, ciò che riguarda Gus, l’episodio scorre abbastanza tranquillamente, soprattutto con la geniale autopsia del capitano appena ucciso. Lo studio di un vampiro morto è una scelta che si avvicina pericolosamente al trash, ma che riesce a sporcarsene solamente le dita; permette però allo spettatore di avvicinarsi con maggior realismo alla materia che, è ormai evidente, si trasformerà in una guerra senza quartiere.

The Strain - 1x04/05 It's Not for Everyone & RunawaysCome da titolo, l’operazione che rimane da fare è quella di eliminare tutti i sopravvissuti al volo della Regis Air e gli eventuali parenti entrati in contatto con loro: non è un lavoro per tutti, Abraham lo ripete più volte, ma non rimane altra scelta che possa valere come soluzione alla sciagura che ha colpito New York.
Una delle scelte più azzeccate è quella della confessione di Jim, oppresso dal senso di colpa d’essere stato lui ad aprire le porte dell’inferno e permettere alla malattia la diffusione definitiva; il pugno di Ephraim sembra essere il primo vero momento di vitalità di un personaggio che fino a quell’istante sembrava soffrire di una eccessiva passività. Piuttosto che lanciarsi in una serie di inganni fin troppo prevedibili, la scelta autoriale è quella di mettere le carte in tavola ed iniziare a giocare.

Più circostanziali appaiono le vicende dei quattro sopravvissuti, sempre più destinati a trasformarsi ed uscire di scena; un peccato, perché si sarebbero forse potute sviluppare in maniera più decisa.

Voto: 7

1×05 Runaways

The Strain - 1x04/05 It's Not for Everyone & RunawaysIl quinto episodio è forse un po’ più in alto rispetto all’appuntamento precedente, anche se le vicende di Gus vengono qui sostituite da quelle di Nora – con la differenza che queste potrebbero essere funzionali ad un suo ritorno nel gruppo di “cacciatori”. Con questo quinto episodio non si torna più indietro: la parola vampiro viene finalmente nominata (anche nella sua variante rumena Strigoi) e si inizia, grazie ai flashback, a capire qualcosa in più, in generale, sulla creatura e sul modo di diffondersi della malattia.
Abraham – ad ora il personaggio più riuscito e con un David Bradley, tanto per ripeterlo, in stato di grazia – conosce quella bestia, il Padrone, da tutta una vita: le scene nel campo di concentramento, la vista del Padrone che viene a nutrirsi delle persone malate in un’esperienza che già di per sé è disumana. Sono piccoli passi avanti, ma indispensabili per cominciare a delineare con più chiarezza dove si stia cercando di andare.

The Strain - 1x04/05 It's Not for Everyone & RunawaysIn una coincidenza tristemente fortuita, questa serie cade proprio durante la diffusione dell’ebola di più stretta attualità. Un paragone è indispensabile, perché sembra spiegare con estrema lucidità uno dei punti più difficili da gestire: la reazione umana. La trattazione di una malattia del genere, a cui non sembra esserci modo di sfuggire, sta generando soprattutto su internet il panico più assoluto (ed alcune delle più becere reazioni razziste), e sta mostrando l’incapacità e la lentezza delle organizzazioni internazionali nel reagire. E stiamo parlando di una malattia che si comporta “normalmente” e di cui abbiamo già un bel po’ di informazioni.

Cosa accadrebbe nella realtà se invece si diffondesse il vampirismo immaginato da del Toro? Gli autori si mostrano estremamente sfiduciati e ce ne vuole a dare loro torto: la prima reazione del CDC è far finta di non vedere nulla e mettersi contro l’unica persona sana di mente che prova in tutti i modi a reagire. Internet, anche a causa del rallentamento avvenuto nello scorso episodio, non può fornire né riparo né diffusione di informazioni e gente con pungiglioni di vari metri che escono dalla bocca non capita di incontrarne tutti i giorni. L’informazione è piegata (lo sfruttare i sopravvissuti al volo per lasciare ai presunti morti il tempo di diffondere il vampirismo), e per assurdo è proprio la diffusione della tecnologia e dei mezzi di comunicazione a scavare la fossa all’uomo.

The Strain - 1x04/05 It's Not for Everyone & RunawaysLa crudeltà suprema poi di una tale malattia è che non solo le persone vengono trasformate e chi dovrebbe esser morto non lo è affatto, ma il primo istinto del parassita è quello di guidare il corpo dalle persone amate, coloro che tarderebbero maggiormente a difendersi contro un’aggressione. Perciò la domestica Neeva porta via i figli dell’avvocato che intanto è in piena trasformazione, così come nel quarto episodio Ansel ha cacciato l’intera famiglia (peccato che la moglie si sia impiccata, era un bel personaggio).

Anche questo episodio non è chiaramente esente da difetti: le vicende di Nora, come già detto, ma anche la parte di Gabe non è stata gestita benissimo, con la manager che avrebbe visto davvero troppo per non chiamare la polizia. In più alcuni personaggi sono troppo marginali: se Vasiliy dopo aver incontrato il nido di vampiri si sta rendendo sempre più utile e probabilmente intreccerà le sue vicende con quelle di Abraham & Co., è quasi una fastidiosa aggiunta richiamare Edritch Palmer per mostrarlo solo pochi attimi. Dove si sta andando con lui? Le sue vicende si sono concluse con il trasporto del Padrone in America?

Specchio d’argento, sparachiodi modificato: si entra nel vivo dei giochi e gli amanti dell’horror/splatter troveranno pane per i loro denti. Si tratta di un prodotto di intrattenimento che deve ancora calibrare bene le proprie possibilità ma che potrebbe essere indirizzato sul sentiero a lui più congeniale. Come già detto più volte, con una maggiore attenzione nei confronti dei personaggi, The Strain potrebbe seriamente fare lo scatto di qualità.

Voto: 7 ½ 

 

Mario Sassi

Napoletano trapiantato da anni a Roma, non nasconde la sua anima nerd e la sua passione per serie TV e cinema.

2 Risposte

  1. Dreamer88 scrive:

    E’ più forte di me, The Strain non riesce proprio a coinvolgermi (e, di conseguenza, a piacermi). Sono d’accordo con quanto detto nella recensione sul fatto che oggettivamente ci sia stata una svolta nella serie, entrando così nel vivo dell’azione ma ancora non mi convince. Innanzitutto, se escludiamo David Bradley e forse il nazista, trovo che i personaggi siano stati tratteggiati in maniera non adeguata (sono troppo piatti e stereotipati, non hanno carisma); poi, per essere una serie horror (horror nel vero senso del termine, non The Walking Dead) non c’è ancora sufficiente tensione e pathos (requisiti, per un prodotto del genere, assolutamente indispensabili). Per me The Strain, finora, è uno show deludente (e credo proprio che abbandonerò la visione).

     
  2. Pasubio scrive:

    Discreta l’atmosfera e l’effetto visivo delle scene più horror, il che aumenta il rimpianto per quella che ritengo sia un’occasione sprecata.

    Infatti, come temevo dopo le prime 2 puntate, si è scaduti, a mio avviso, in una storiella banalotta con personaggi principali che si comportano facendo sempre la cosa più sbagliata possibile, giusto per tirare avanti la trama e personaggi secondari senza davvero spessore.

    L’ auspicata svolta c’è stata, ma nulla appare davvero sostenibile. Flashback nel campo di concentramento imbarazzante e banale, gente che non si capisce perchè non chiami la polizia (o comunque chieda aiuto a qualcuno), la famiglia latina che non si capisce proprio a cosa serva, Nora che dopo aver assistito a quanto più impensabile possa aver mai immaginato, si fa prendere dai sensi di colpa perchè non accetta la violenza e se ne va a cercare conforto dalla mamma, senza ovviamente, che so, magari lanciare un allarme, etc.

    A mio avviso, da vedere, senza pretese, solo per gli amanti del genere.

     

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