Doctor Who – 8×04 Listen

Doctor Who - 8x04 ListenDopo un episodio dai toni leggeri come “Robot of Sherwood”, Doctor Who torna su binari più cupi e complessi in quello che era stato presentato come “un nuovo Blink”, ma che – obbligo al rewatch a parte – ha poco da condividere con il gioiello della terza stagione, percorrendo sentieri diversi ma ugualmente efficaci. 

Question: Why there is no such thing as perfect hiding?
Answer: How would we know?

In “Listen”, Moffat ci trascina in un viaggio nella più grande paura che l’uomo possa avere: quella dell’ignoto. Non essere in grado di vedere la minaccia che ci circonda, infatti, non fa altro che aumentare la paura a tal punto che potrebbe essere essa stessa a creare un pericolo inesistente.
Una paura che non risparmia certo il Dottore, che dopo 2000 anni di vita decide di indagare, mosso dallo spirito di curiosità che lo contraddistingue, su cosa ci sia dietro quella sensazione di non essere da soli, come quando parliamo ad alta voce come se fossimo in compagnia o sogniamo ci sia qualcuno sotto il nostro letto – più comune la prima, a mio parere, nonostante l’episodio si concentri sulla seconda.

“Do you know what’s under there?”
“What?”
“Me!”

Doctor Who - 8x04 ListenCon questa battuta, non certo casuale, di Clara al piccolo Rupert, ha inizio la sequenza in cui la paura è così presente da essere tangibile.
I comportamenti dei due protagonisti davanti alla coperta fluttuante sono diversi: Clara vorrebbe scoprire cosa si cela sotto, mentre il Dottore è più cauto, spaventato – anzi, terrorizzato – dalle conseguenze ignote che ne potrebbero scaturire. Potrebbe non succedere nulla, potrebbe essere un amico di Rupert, ma per una mente come quella del Dottore non essere in grado neanche di formulare ipotesi su cosa potrebbe succedere guardando una creatura che non si dovrebbe osservare è troppo pericoloso, così ignoto da terrorizzare.

The universe is dead. Everything that ever was is dead and gone. There’s nothing beyond this door but nothingness forever. So why is it locked?

Se finora le scene con Danny potevano essere ritenute un punto debole della stagione, bisogna ammettere che il suo inserimento nella trama dell’episodio tramite il suo pronipote è stata una scelta efficace, che fa rivalutare il suo personaggio creando, finalmente, curiosità per le sue vicende con Clara.
L’introduzione di Orson, discendente della ragazza, oltre a mostrare una (finta?) leggerezza del Dottore che causa un grosso spoiler alla sua companion, ci porta nel luogo dove le presunte creature che si nascondono alla nostra vista non avrebbero più motivo per farlo: la fine dell’universo.

Doctor Who - 8x04 ListenIntorno agli unici tre essere viventi rimasti, il più totale silenzio è rotto da rumori meccanici che fanno tornare noi e i protagonisti sulla domanda principale: siamo davvero soli o c’è qualcun altro? Orson, dopo sei mesi di solitudine totale, si auto-impone di non aprire il portellone, terrorizzato da cosa potrebbe esserci là fuori: più il silenzio è totale (come di notte e, ancor più, alla fine dell’universo) più la sensazione e la paura che ci sia qualcuno diventano concrete. Stavolta, tuttavia, la reazione del Dottore è diversa: se prima era rimasto paralizzato di fronte alla possibilità di guardare una creatura che non andrebbe vista, ora sembra essere tornata quella “fame” di conoscenza che lo porta persino a rischiare la vita (“You’re an idiot” “I know“) pur di sapere cosa ci sia fuori, nel nulla cosmico.

Don’t look where we are. Take off and promise me you will never look where we’ve been.

Doctor Who - 8x04 ListenLa curiosità del Dottore si attenua nuovamente quando è ammonito da Clara di non guardare dove sono stati; dopo aver rischiato la vita per cercare di dare un volto alle sue paure, infatti, il Dottore ora si arrende e accetta di convivere con le sue paure. Quello che non sa, e che forse mai saprà, è che è stata proprio Clara l’origine (almeno in parte) di tali paure.
La scena che la vede protagonista nel fienile, lo stesso di “The Day of the Doctor”, è magistralmente resa da Moffat e ci mostra il Dottore nell’inedita veste – in fin dei conti non così diversa dal resto dell’episodio – di bambino impaurito che non vuole arruolarsi nell’Accademia dei Time Lords. Pochi minuti intensi, emozionanti, dove Clara – dopo aver sentito gelarsi il sangue per aver realizzato quale fosse il suo ruolo – rassicura il piccolo Dottore usando le stesse parole da lui pronunciate poco prima a Rupert “Didn’t anybody ever tell you? Fear is a superpower”, generando così un loop in cui nessuno è il padre di quella frase. Un momento toccante ma allo stesso tempo estremamente importante, tanto da poter far storcere il naso a qualcuno per le grosse licenze di intervenire nel passato del Dottore prese da Moffat; tuttavia, fin quando queste non generano incoerenze e possono mostrarci piccoli angoli sconosciuti del suo passato, ben vengano.

Moffat è dunque riuscito a creare una storia di paura senza farci vedere nessun mostro, perché il vero mostro è la paura stessa che abbiamo nei confronti dell’ignoto, di ciò che non possiamo vedere e che potrebbe esserci nel buio. L’unico modo di sconfiggerla è accettarla, accoglierla con la consapevolezza che ci rende più forti e continuare a ignorare l’esistenza o meno di creature invisibili. La storia, infatti, si conclude senza dare una risposta certa al quesito iniziale, proprio perché tale risposta non è importante, essendo la paura stessa il punto focale di tutto.

What if there was nothing? What if there was never anything? What if the big, bad Time Lord doesn’t want to admit he’s just afraid of the dark?.

Doctor Who - 8x04 ListenMa se, al contrario di un insolito scoraggiato Dottore, ci addentrassimo con “curiosità” nella questione lasciata in sospeso da Moffat, a mio parere troveremmo diversi elementi che vanno nella direzione dell’inesistenza di alcun mostro. In primo luogo, l’esclamazione “Sontarans perverting the course of human history!” fatta dal Dottore svegliandosi di soprassalto, non può essere considerata una semplice citazione del quarto dottore (è la sua prima frase post-rigenerazione) in un episodio in cui ciò che si nasconde sotto la coperta sembra proprio un Sontaran (stessi tratti del viso, stessa altezza, stessa testa enorme) ma un indizio vero e proprio; in secondo luogo, è proprio Clara a dimostrarci, nascondendosi sotto il letto del Dottore, come in realtà non esista alcuna “creatura dell’oscurità”, ma solo circostanze – viaggiatori del tempo, passanti, rumori idraulici o del vento – che ci fanno credere possa esserci qualcuno laddove non riusciamo a vedere. È solo l’ignoto, quindi, a spaventarci, e non possiamo fare altro che resistere e ascoltare, protetti dalla forza della nostra paura: è questo, a mio parere, il messaggio che vuole far passare Moffat.

Un episodio straordinario, uno dei migliori dell’intera serie, che sancisce quella perfetta alchimia tra Capaldi e Coleman che sembrava un po’ mancare nei primi episodi. E se Capaldi si conferma un grande attore iniziando a fare breccia nel cuore dei fan, la Coleman ha dimostrato in questo episodio di sapere andare oltre il ruolo di comprimaria e riuscire a prendere – e tenere benissimo – la scena tutta per sé. Anche troppo, forse, risultando di fatto la protagonista della puntata a scapito del Dottore; tuttavia, con un Time Lord così fragile e senza certezze, Clara deve essere forte per rispondere alla richiesta di aiuto della premiere.

Voto: 9

Note

– In rete molti si lamentano dell’inaccessibilità violata di Gallifrey: ma il “TimeLock” è presumibile che valga solo durante la Guerra del Tempo, e non 1000 anni prima; inoltre, il Dottore non ha interferito con quella linea temporale non essendo mai uscito dal TARDIS.
– Una domanda sorge spontanea, benché non importante: perché Orson ha una tuta e una navicella spaziale quando doveva semplicemente viaggiare una settimana nel futuro?
– “Fear makes companions of us all”, detto da Clara, è una citazione del primo dottore nel terzo episodio della serie classica.
– Mentre la frase sulla paura è un loop (perché Clara la ascolta dal Dottore e il Dottore la sente la prima volta proprio da Clara), il soldatino non lo è in quanto passa da Rupert a Orson a Clara al Dottore bambino in maniera lineare – lo sarebbe stato se, per esempio, lo avesse tirato fuori il Dottore dalla propria tasca.

 

7 Risposte

  1. Attilio Palmieri scrive:

    Episodio stellare.
    Forse la migliore cosa scritta da Moffat dopo His Last Vow

     
  2. Shadow Meister scrive:

    Non ho capito quello che dici nella prima nota…cosa intendi quando dici che il Dottore non è mai uscito dal TARDIS.

    E cosa più importante (è inutile che mi metta anch’io a parlare dell’episodio: sì, mi è piaciuto, e molto moltissimo), visto che mi nutro solo di risposte, chi diamine ha scritto “Listen” sulla lavagna? il Dottore? E se ne dimentica così? Mah.
    Non mi sento di sostenere l’ipotesi dell’inesistenza del mostro, penso piuttosto non ad un Sontaran, quanto al mai-effettivamente-comparso nemico dell’episodio Midnight di anni fa…si parla di Ten e quindi dell’era RTD.

     
  3. SerialFiller scrive:

    Gran Bella puntata. Questo è il Doctor Who che amo. Non è ai livelli inarrivabili di Blink ma è stata una puntata che mi ha tenuto incollato allo schermo.
    Capaldi promosso, dopo 4 puntate ha conquistato anche me e forse nella sua perfomance meno da one man show, ma sicuramente molto intensa nei suoi monologhi e dialoghi. Occhi curiosi e folli proprio come si addice ad un dottore. Gran bella prestazione anche per Clara e per la storyline con Pink. Puntata bellissima e che pone le basi per un futuro roseo per il nuovo dottore

     
  4. Francesca Anelli scrive:

    Io però non capisco una cosa: perché il Dottore rinuncia a cercare la creatura? Il discorso che Clara fa alla sua versione bambina, è un discorso che aveva già interiorizzato, quindi non può essere quello a fargli cambiare idea. E’ forse quello che gli chiede Clara? Ovvero “non chiedermi mai dove siamo stati?” Perché comunque non c’entra molto, visto che la ricerca della verità poteva anche continuare a prescindere da questo particolare.
    La cosa che suona un po’ out of character è che il Dottore rinunci a “scoprire”. Se è la paura ancestrale dell’ignoto, che si porta dietro da bambino, a spingerlo a non girarsi nella stanza di Rupert, e poi viene affermato che in realtà la paura è cosa buona, perché dovrebbe rinunciare a cercare il fatidico mostro? Anzi, a dirla tutta, la paura viene vista come forza positiva fin dall’inizio. Credo ci sia un piccolo corto-circuito logico. O lo vedo solo io?
    M spiego meglio: se Moffat vuole dirci che la paura può bloccare anche il Dottore per conferirgli maggiore umanità, perché poi la mostra in una luce positiva senza che, alla fine, il Dottore stesso possa beneficiare di questi vantaggi? Sarebbe stato meglio, secondo me, lasciare che il Dottore continuasse la sua ricerca, ovviamene off screen, piuttosto che dare l’idea che rinunci a scoprire la verità.
    O magari mi son persa qualcosa, fatto peraltro molto probabile.
    Qualcuno mi aiuta?

     
    • domenicomastrillo scrive:

      Sto recuperando la serie ora. Dato che nessuno rispose alla tua richiesta di aiuto ci provo io due anni dopo:-D….. Il dottore rinuncia alla ricerca della creatura perché quando Clara gli ordina di non guardare fuori, capisce dove quest’ultima è appena stata e finalmente capisce anche da dove si sono originate le sue paure: dalla mano di Clara…

       
  5. Roberta scrive:

    Penso che avrei amato alla follia questo episodio se una brutta sensazione di déja-vu non mi avesse accompagnato dall’inizio alla fine. Le creature che sanno mimetizzarsi perfettamente le abbiamo già viste con Eleven fin da “The impossible astronaut”. Gli oggetti che si spostano, la sensazione di non essere soli, parlare a voce alta… se non sbaglio se n’era già parlato ampiamente in quegli episodi.

     

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