Hannibal – Who’s hungry?

Hannibal – Who’s hungry?Hannibal Lecter è senza dubbio uno dei personaggi più iconici della letteratura e del cinema contemporanei. Ne consegue che la decisione della NBC di riportarlo in vita, questa volta sul piccolo schermo, è stata a dir poco azzardata.

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Prima della messa in onda del pilot nel 2013, le perplessità di critica e pubblico erano infatti molteplici e sintetizzabili nell’apparente inscindibilità del legame tra il personaggio e Anthony Hopkins, oltre che nei potenziali limiti che la NBC (che ricordiamo far parte dei canali generalisti e non via cavo) avrebbe potuto imporre al team creativo.
Hannibal – Who’s hungry?Insomma, il rischio di fornire una copia sbiadita ed edulcorata delle pellicole di Demme e Mann era alto, ma dopo due ottime stagioni è possibile affermare con certezza che la creatura di Bryan Fuller, showrunner e produttore esecutivo della serie, è riuscita nell’arduo compito di emanciparsi da questi illustri precedenti regalandoci un prodotto di egregia fattura e dalla personalità ben definita.

Hannibal – Who’s hungry?L’autore infatti prende spunto dalle poche pagine di Red Dragon, in cui viene descritto il rapporto tra Lecter e Graham precedentemente all’arresto del cannibale, per espandere in maniera originale l’universo harrisiano: questa decisione da un lato gli permette di mostrarci un aspetto diverso della figura di Lecter, la cui vera identità è ancora celata al mondo, e dall’altro di esplorare il profondo legame che unisce i due personaggi. In questo modo Fuller dà vita a un concept che apparentemente si presenta come una sorta di buddy cop procedural sui generis (Will e il cannibale collaborano con l’FBI per catturare serial killer), ma che in realtà col tempo si rivela un raffinatissimo thriller psicologico (con qualche incursione nell’horror) e, in definitiva, una complessa indagine sui meccanismi della psiche umana.

Hannibal Lecter says to Will Graham in Red Dragon, “You caught me because you’re more like me than you care to admit.”
And I just thought that relationship was a relationship worth exploring.

Hannibal – Who’s hungry?Come si accennava poco sopra e come viene sottolineato dallo stesso Fuller, il vero fulcro del racconto è costituito dal rapporto che viene a instaurarsi tra i due protagonisti, due figure apparentemente antitetiche (il primo è dotato di una particolare capacità empatica, mentre il secondo è un sociopatico) ma le cui personalità sono in realtà molto più simili di quello che sembra. Gli autori riescono a dar vita a un rapporto ambiguo e stratificato in cui fascinazione, manipolazione e sincera comprensione si fondono e si confondono, richiedendo allo spettatore un costante sforzo ermeneutico finalizzato a coglierne tutte le sfumature. In questo modo la serie riesce a superare la stereotipica contrapposizione tra Bene e Male che spesso caratterizza questa tipologia di prodotto, dipingendo uno scenario ben più complesso, in cui l’eroe è attratto dall’oscurità quanto il mostro dalla possibilità di stringere rapporti umani.

Even if you’re representing something that is horrible, make it a beautiful image, aesthetically.

Hannibal – Who’s hungry?L’ottima scrittura di Hannibal è sostenuta e potenziata dall’apparato visivo della serie: Fuller è riuscito a imprimere alla sua creatura un’estetica ben definita – macabra e al contempo raffinatissima – che si esprime al meglio nelle messinscene degli omicidi (spesso delle vere e proprie opere d’arte orrorifica) ma soprattutto nelle allucinate visioni di Will. Queste ultime in particolare sono infatti dotate di una rara potenza iconica e metaforica che, oltre a donare allo show un’atmosfera particolarissima, a tratti quasi lynchiana, le porta a costituire un perfetto contrappunto visivo allo sviluppo delle vicende. Emblematica è in questo senso la figura del cervo-Wendigo, le cui diverse apparizioni e incarnazioni nel corso delle due stagioni marcano in maniera efficacissima le tappe del percorso di Will alla scoperta della vera identità di Hannibal ma anche di se stesso.

Hannibal – Who’s hungry?Nel complesso, lo show, pur avendo mostrato fin da subito un considerevole potenziale, non è privo di difetti, che ha saputo però limare nel corso delle stagioni innalzando costantemente il suo livello qualitativo: se la prima annata può risultare per certi versi un prodotto ibrido, incerto se percorrere o meno la strada del procedurale, la seconda al contrario risulta molto più coesa e organica. Una delle critiche più frequenti rivolte alla prima stagione era infatti la mancata armonizzazione della trama orizzontale con i casi settimanali, i quali risultavano di conseguenza avulsi dal resto della narrazione e non adeguatamente approfonditi. Fuller sembra però aver imparato dai suoi errori: nell’annata successiva, pur non rinunciando del tutto ai casi della settimana, questo rischio viene abilmente evitato sia dando molto più spazio al racconto principale, che col tempo si fa sempre più denso, che mettendo gli stessi casi al servizio dell’analisi del rapporto tra Graham e Lecter, spesso tramite la figura del doppio, molto cara allo show.

Hannibal, nonostante gli ascolti non del tutto soddisfacenti, è stato rinnovato per una terza stagione che andrà presumibilmente in onda nella prima metà del 2015. Nei mesi che ci separano dall’attesissima premiere, se non l’avete ancora fatto, vi consigliamo caldamente di recuperare quella che senza dubbio può essere annoverata tra le migliori novità del panorama televisivo degli ultimi anni.

 

 

2 Risposte

  1. jackson1966 scrive:

    Non d’accordo con la recensione, ma di più, molto di più. Bellissima recensione per una serie che amo da morire, con attori sopraffini. Non conoscevo Fuller prima di quest’opera ma adesso lo adoro.

     

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