Masters of Sex – 2×11 One for the Money, Two for the Show

Masters of Sex – 2x11 One for the Money, Two for the ShowSi è spesso parlato della capacità di Masters of Sex di dialogare con il contesto storico in cui è inserita. Questa seconda, straordinaria, stagione esalta al meglio questo assunto cominciando dai titoli degli episodi, mai casuali e spesso, come in questo caso, legati a doppio filo all’immaginario artistico e culturale dell’epoca.

“One for the Money, Two for the Show” è anche il verso di apertura di una delle canzoni più importanti e famose del Novecento, Blue Suede Shoes scritta da Carl Perkins nel 1954 e resa famosa dall’esplosiva interpretazione di Elvis Presley. Il brano, interpretato tra gli altri anche da Jimi Hendrix, Ry Cooder, Johnny Cash, George Harrison e Little Tony, è uno dei primi pezzi rockabilly mai composti, nonché un passo fondamentale per l’affermazione della musica rock. Sulle stesse corde della celeberrima canzone si pone il penultimo episodio di quest’annata, che punta fortemente sulla sperimentazione e sulla rottura degli steccati, specie nella messa in scena di alcune battaglie sociali dell’epoca, non ultima quella incarnata dalla figura di Martin Luther King. Last but not least, il titolo è particolarmente evocativo perché rimanda alla riflessione sui media operata dall’episodio, sul rapporto tra realtà e simulacro e sulla rappresentazione come specchio deformato della realtà.

Virginia, please. Can we not, uh… analyze it?

Masters of Sex – 2x11 One for the Money, Two for the ShowIl finale dello scorso episodio è stato un altro di quei momenti chiave per il percorso di Bill e Gini, una tappa fondamentale circa la loro relazione o non relazione. In passato molti dei litigi, specie quelli avvolti da coltri di ipocrisie, insicurezze e bugie, hanno fatto della ricerca scientifica la pezza a colori per ogni stagione, specie quando la discussione accennava a vertere verso un eventuale sentimento presente tra i due. L’inizio dell’episodio ce li mostra al seguito di una delle tante défaillance di Bill, intenti a rifare il letto; i due non parlano di loro, ma categoricamente rifiutano di inserire l’aspetto scientifico all’interno delle ultime (dis)avventure. È a questo punto che il loro rassettare assieme il letto assume un significato tutto nuovo, ovvero la certificazione del loro essere una coppia molto prima che colleghi, soprattutto in questo caso, nei modi e nelle forme più inconsapevoli, senza darsi etichette di sorta, ma solo grazie a semplici eppure significativi comportamenti.
La partecipazione al programma televisivo è il momento apicale di questo discorso, quello in cui, grazie alla presenza di Libby, vengono fuori tutte le crude verità sul triangolo che i tre da ormai due anni (televisivi) compongono. Con un’azzeccata scelta dei costumi, sottolineata da una precisa battuta di dialogo, le due donne vestono dello stesso colore, segno della loro intercambiabilità. Tuttavia Libby, guardandoli di nascosto fuori campo, capisce che non basta un vestito per essere la donna di Billi e che probabilmente non è più lei (e forse non lo è mai stata) quella meglio attrezzata per essergli a fianco.

I’m the guy who doesn’t smile. I-I can’t twinkle! I can’t fuck!

Masters of Sex – 2x11 One for the Money, Two for the ShowLa coppia Bill-Virginia in questo episodio viene scandagliata come raramente è stato fatto, specie perché quest’analisi è effettuata sia includendoli nello stesso campo, metaforizzato dalla cornice dell’inquadratura televisiva, sia studiandoli separatamente, approfondendo la loro attuale condizione, i loro conflitti sempre in bilico tra l’audace voglia di superare i confini che li separano e la costrizione all’interno degli stessi. La TV è per Bill un oggetto misterioso, il simbolo della profanazione della propria ricerca, della perdita dell’arcaica nobiltà di cui si sente imbevuto, ciò che lo allontanerebbe dal tanto desiderato premio Nobel. L’estraneità di Bill a questo mondo si manifesta attraverso l’assoluta incomprensione delle sue regole, di cui la censura televisiva è quella che maggiormente salta all’occhio. Dall’altra parte Virginia, molto più a proprio agio con la contemporaneità e tutte le regole non scritte che ne conseguono, è ormai completamente devota alla causa Bill, quasi fosse una missione da compiere; la sua testa appare programmata solo in funzione dell’obiettivo Bill, alla ricerca di un di lui rinsavimento, di una sua nuova sicurezza. Ciò comporta tutta una serie di cose che Virginia colpevolmente mette da parte, prima tra tutte la presenza nella vita dei suoi figli, ormai quasi abbandonati alla babysitter. Solo la prospettiva di perderli, anche se per un periodo di tempo limitato e per una motivazione più che legittima (stare col padre), sembra portarla a riflettere sul suo comportamento, ma sarà in grado di resistere ai calamitanti e iperparanoici complessi di Bill?

We’re not talking some namby-pamby Cary Grant.

Masters of Sex – 2x11 One for the Money, Two for the ShowIn mezzo a tanto dramma, Masters of Sex è capace anche di sdrammatizzare e di farlo alla grande. Non bisogna dimenticare che una delle anime originarie della serie sin dal suo episodio pilota, anche se un po’ messa in secondo piano quest’anno, è quella comica, quella che usa il sesso e la percezione dello stesso nel contesto dell’epoca come generatore di situazioni comiche. A ciò si aggiunge anche il gusto per il paradosso e per il bizzarro, esaltato al massimo dall’interazione tra Austin e Flo, il gigante e la bambina passati attraverso uno specchio deformante, personaggi e persone che non c’entrerebbero nulla l’uno con l’altro e proprio per questo usati perfettamente per creare situazioni divertenti. Oltre ai giochi erotici e al rimpiattino a cui i due non rinunciano, la loro storyline è anche l’occasione per mettere in moto quella macchina di citazioni che la serie ha dimostrato di essere: i due, in particolare lei, giocano con la cultura popolare e soprattutto col cinema, ridendo sugli eterni parallelismi tra i divi dell’epoca, tra Cary Grant e Clark Gable, collegandoli sempre alla costruzione di momenti divertenti che staccano con le situazioni, alcune anche angoscianti, del resto dell’episodio.

Uh, can’t say “masturbation”.

Masters of Sex – 2x11 One for the Money, Two for the Show“One for the Money, Two for the Show” è però soprattutto caratterizzata dalla presenza della televisione, dello show nello show, dell’analisi del medium attraverso il medesimo medium in una volontaria mise en abyme che sfocia in una riflessione metatestuale tutt’altro che banale. La televisione ragiona su se stessa e Showtime non risparmia frecciate alla TV generalista, in questo caso la CBS, costretta dalle regolamentazioni federali ad applicare una censura decisamente costrittiva, allora come oggi, seppur con le dovute trasformazioni. Andare in TV significa tenere sotto controllo tutta una serie di tensioni alla trasgressione perché la famiglia è la cosa da salvaguardare per eccellenza e la serenità del focolare domestico il valore principale da trasmettere. A ciò è strettamente collegata la fortissima alchimia che Bill e Virginia comunicano durante le loro interazioni, nonostante i comportamenti agli antipodi. Se spesso la TV è stata quel filtro attraverso cui si appare diversi, migliori o peggiori non importa, in questo caso la cornice televisiva funge da catalizzatore delle condizioni dei due personaggi. Se Virginia emerge come una donna moderna, completamente a proprio agio sul set televisivo, estremamente comunicativa e raggiante, Bill è paralizzato, handicappato, un essere inerte davanti all’obiettivo della macchina da presa e privo di ogni segnale di vita che non sia autodistruttivo.

But then you grow up and there’s no teacher to please, just some idea of what people expect from a pretty girl.

Masters of Sex – 2x11 One for the Money, Two for the ShowNon è possibile concludere la recensione di questo episodio senza parlare della sua parte più entusiasmante: la storyline che lega Libby a Robert, che nel corso di questi episodi è stata gradualmente approfondita con operazioni di cesello, senza mai esagerare, bensì preparando questo momento alla perfezione. Il climax finalmente arriva, ma non all’improvviso, bensì dopo un ultimo, bellissimo corteggiamento. Dopo aver visto Bill e Virginia così affiatati Libby decide di lasciarsi andare, di vivere definitivamente la sua occasione: tornando a casa con Robert, prima lo protegge da un minaccioso poliziotto; una volta a casa, cerca di levargli la camicia con la scusa di cucirgli un bottone, poi di farlo sedere sul letto, prima di terminare con quell’ultimo intensissimo monologo dopo il quale qualsiasi uomo sarebbe svenuto. Libby si apre come mai le è capitato fino ad ora, confessando tutto il suo spaesamento, tutto il suo disagio verso una vita (la propria) in cui si sente trasparente anche a se stessa, bisognosa di affetto e di considerazione. Dopo una breve pausa segue una bellissima scena d’amore, giustamente non interrotta da nulla, ma vissuta fino in fondo e interpretata magistralmente dalla splendida Catlin Fitzgerald. Il suo personaggio, partito in sordina, è a mio parere quello meglio raccontato in questa stagione.

Masters of Sex arriva così al season finale col vento in poppa, in attesa di concludere nel migliore dei modi una delle più riuscite stagioni di quest’anno televisivo.

Voto: 9

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

6 Risposte

  1. Namaste scrive:

    Qual è la differenza tra un buon telefilm ed un ottimo telefilm?… Volendo semplificare un po’ la questione, senza ricorrere alle freddure che una simile domanda potrebbe suggerire, ho sempre pensato che la differenza, in termini quasi oggettivi, fosse quella raccontata nei primi 2 paragrafi dell’ottima recensione (maschile!).

    Prendi un tema, quello del titolo, e fai muovere tutti i personaggi, anche quelli secondari, intorno a quel tema, riuscendo comunque a mandare avanti la trama principale. E solo pochi show oggi ci riescono. Se ci va di culo, in un buon telefilm, può capitare di avere al massimo 2-3 ottimi episodi in cui tema di puntata-tema di stagione si muoveranno all’unisono, aderendo alla perfezione. Non so per quali strani eventi fortuiti, ma in questa seconda di MoS, quello che è il massimo a cui ogni buon telefilm può aspirare, riuscire ogni tanto ad essere anche ottimo, sta semplicemente diventando la norma: vedi sfilza di 9 assegnati settimanalmente dai recensori che un telefilm riesce ad ottenere solo quando adesione narrativa-adesione tematica aderiscono a tutti i personaggi nella maniera esemplare che abbiamo visto. Is Masters of Sex the new Mad Men? Per quanto mi riguarda assolutamente sì. Sempre più senza parole.

    PS: Non ricordo in che anno siamo, dovrebbe essere il 1961, ma su quelle che erano le regole della censura televisiva in quel periodo, ci sono andati persino troppo leggeri. Alcuni termini, per quanto edulcorati, sarebbero stati sdoganati in TV solo molti anni dopo.

    PPS: Il titolo del season finale “The Revolution Will Not Be Televised”, dovrebbe riferirsi, tra le altre cose, anche al titolo dell’ultimo saggio in tema del critico televisivo Alan Sepinwall, che credo ne apprezzerà l’omaggio.

     
    • winston smith scrive:

      A proposito di Mad Men, in quest’episodio Virginia accudisce fisicamente Bill nello stesso modo in cui Peggy accudisce Don nell’ormai leggendario episodio The Suitcase, eseguendo quella medesima posa da Pietà michelangiolesca. Immagino che il rimando a Mad Men, prima ancora che alla Pietà, fosse voluto dagli autori, considerato che che fin dal day one Masters of Sex è stato definito come il Mad Men della Showtime.

      Questa è stata una stagione molto convincente, certamente ancora di più dell’ottima prima annata. C’è un “ma”: Beau Bridges e Allison Janney li hanno lasciati andare così? Burton tenta il suicidio e sparisce del tutto dalle scene? Dovevano scegliere se parlare di omosessualità o di diritti civili? Trattare entrambe le tematiche contemporaneamente sarebbe stato troppo (o almeno chiudere con maggiore chiarezza quel pezzo di storia)? Da una serie così attenta ai dettagli mi sarei aspettato una maggiore attenzione ai dettagli (so che con questa battuta mi candido di diritto al premio di “banalità dell’anno”, ma credo che esprima bene il concetto).
      Sono felice dai progressi fatti dal personaggio di Libby. Se ricordate, anche nella prima stagione aveva avuto un’infatuazione per un nero (ricordo una scena ad alta tensione sessuale in cui ballavano in salotto). D’altro canto, credo anche che Robert ci abbia visto giusto quando ha lasciato intendere, durante la loro conversazione in macchina, di aver capito che Libby è interessata più a lui (per provare qualcosa a se stessa più che per amore) che non alla causa dell’egualitarismo fra bianchi e neri. Difatti, proprio nel monologo che precede l’amplesso (secondo me, non particolarmente lusinghiero nei confronti del partner, al contrario di quanto afferma Attilio nella recensione), si legge fra le righe che Libby ricerca la trasgressione rispetto ai modelli a cui è stata educata per sentirsi più viva, più importante, meno banale, meno trascurata. Non dimentichiamo che, solo qualche episodio fa, era proprio lei a dar sfogo a pregiudizi platealmente razzisti nei confronti della sorella di Robert nel momento in cui la obbligava a lavarsi i capelli con quello shampoo speciale nonostante Bill le avesse assicurato che i pidocchi non provenissero da lei. Insomma, speriamo che ora quello sforzo di avere una visione aperta della società si tramuti in un sentimento naturale, proprio quello che a Bill, antipatico, pomposo, supponente, complessato, che non ride, non brilla e non scopa, non manca di certo. Ad ogni modo, la separazione fra i due è ormai questione di minuti (televisivi) e direi che è anche ora.

       
      • Purtroppo Alison Janney e Beau Bridges avevano altri impegni lavorativi, e sono riusciti a farli apparire solo nei primi episodi. Il motivo della loro assenza è esterno allo sviluppo narrativo.
        Però, sì, è un peccato.

         
  2. Attilio Palmieri scrive:

    Sì, Masters of Sex è assolutamente il nuovo Mad Men, quantomeno sotto una serie di punti di vista.
    Sì, Masters of Sex stagione 2 è tra le vette di quest’anno.
    Non volevo anticipare il titolo del season finale nella recensione perché quando l’ho letto ho letteralmente smascellato, ma sapevo sarebbe venuto fuori nei commenti.
    Non credo sinceramente che sia un omaggio a Sepinwall, ma piuttosto che sia lui, sia altri (come un bellissimo libro di Sonia Livingstone), sia ovviamente l’episodio, sia ispirati alla canzone di Gil Scott-Heron.
    Questa stagione è durata davvero troppo poco.

     
  3. Dreamer88 scrive:

    Se nella prima stagione l’obiettivo di Masters of Sex era quello di presentare a noi telespettatori la storia e i protagonisti, quest’anno gli autori si sono concentrati prevalentemente sulla costruzione dei characters, rendendoli in questo modo estremamente profondi e tridimensionali (ed è per questo motivo che la serie si è alzata di livello). Questa puntata non fa eccezione a quelle finora trasmesse in questa seconda stagione (concordo in pieno con quanto detto da Attilio nella recensione), MoS è, assieme a True Detective e Fargo (è presto per parlare ora di Boardwalk Empire e Sons of Anarchy), il top di questo 2014 seriale. Leggo nei commenti del paragone tra Masters of Sex e Mad Men (d’altronde è inevitabile): io avrei una considerazione da fare in merito, ma voglio aspettare il season finale per avere le idee più chiare e argomentare meglio il mio pensiero.

     
  4. Ottima recensione e si vede quanto tu abbia un debole per Libby! Ma ti capisco, è un personaggio fantastico, come praticamente tutti gli altri, del resto. Il merito di questa seconda stagione di Masters of Sex è quello di averci raccontato delle persone “vere” e non dei tipi idealizzati: la donna forte, femminista, orgogliosa (Virginia) è anche meschina, egoista, sotto sotto arida come Bill, a sua volta un genio moderno ma anche un bambino insicuro e cattivo, viscido, patetico… e poi c’è Libby, splendida ma anche lei manipolatrice e infantile. La causa degli afroamericani non le interessa granché, le interessa soprattutto il riscatto personale, il sentirsi migliore di quello che è, riprendere il controllo della sua vita.
    Un atteggiamento che dice molto anche di noi stessi, dei nostri desideri, delle cose in cui crediamo (o ci illudiamo di credere).

    Non so come si concluderà quest’annata, ma per me Masters of Sex è già nell’olimpo delle serie tv.

     

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