The Leftovers – 1×10 The Prodigal Son Returns

The Leftovers - 1x10 The Prodigal Son ReturnsAmata e disprezzata fin dall’esordio, The Leftovers conclude la sua prima annata sulla buona scia di tutta la seconda parte di stagione, non tradendo la propria cifra stilistica e confermandosi (probabilmente) come una delle serie più discusse di quest’anno.

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“Tout peut s’oublier qui s’enfuit déjà.
Oublier le temps des malentendus,
et le temps perdu a savoir comment.
Oublier ces heures qui tuaient parfois,
a coups de pourquoi, le coeur du bonheur.”

Il senso di abbandono e la ricerca di un aiuto sono i temi dominanti di questo finale di stagione di The Leftovers, che anche per la sua conclusione sceglie di confermare il registro emotivo e intimista dei suoi primi nove episodi. Dopo il flashback della scorsa puntata, ritorniamo dove ci eravamo fermati con Cairo: una pozza di sangue, un pezzo di vetro, il cadavere di Patti e una canzone, o meglio, una richiesta: ne me quitte pas.

The Leftovers - 1x10 The Prodigal Son ReturnsNon è un mistero che The Leftovers abbia sempre voluto rifuggire la narrazione dura e pura, fin dalla scelta di collocare l’inizio della storia non al presente del cosiddetto “incidente scatenante”, ma tre anni dopo, quando esso è stato assorbito e la gente ha smesso di cercarne una ragione razionale. Ed è questo aspetto a essere stato croce e delizia della serie di Lindelof e Perrotta: se infatti questa prospettiva da una parte costituisce indubbiamente un unicum nel suo genere, facendo di The Leftovers qualcosa di a suo modo innovativo e sperimentale, dall’altra palesa tutto il limite del progetto, ovvero l’assenza di una precisa direzione narrativa, di cui ogni storia, anche la più descrittiva e la più simbolica, inevitabilmente necessita.

The Leftovers - 1x10 The Prodigal Son ReturnsRaccontare l’immobilità, lo stallo e l’incapacità di reagire non è così semplice per un formato, quella della serialità televisiva, che per definizione (ancora più di un film) dovrebbe essere caratterizzato da movimento e dinamismo. L’inedita sfida può infatti dirsi solo parzialmente vinta, poiché piena di battute d’arresto e scivoloni nel corso del suo svolgimento, ma sicuramente riuscita nella sua visione generale, che ha mirato a raccontare sostanzialmente un processo globale di autodistruzione (la comunità di Mapleton come specchio dell’umanità), provocato da un dolore ingiusto, gratuito, che ha posto tutti di fronte all’evidenza che, forse, un senso nella vita non esiste.

– Does anyone never say yes?
– All the time.

The Leftovers - 1x10 The Prodigal Son ReturnsPartiamo da Tom. Fuggito dalla famiglia in cerca delle proprie personali risposte, è finito nella comunità del santone Wayne, colui che credeva di avere poteri soprannaturali e di poter colmare con un solo abbraccio il vuoto esistenziale che il 14 ottobre aveva lasciato nell’animo di tutti. Tradito anche da lui, Tom si rifiuta di accettare l’ennesima offerta d’aiuto proveniente da un prete e, alla fine, decide di ritornare lì dove tutto era iniziato per provare a trovare aiuto nella sua famiglia in pezzi, in cerca di quel senso di appartenenza che gli è stato tolto una seconda volta. Al suo rientro, però, Tom porta con sé un neonato (il Baby Jesus scomparso dalla mangiatoia?), che incarna non solo una rinascita, ma anche la sua personale determinazione e voglia di lottare per qualcuno, al contrario di una Christine che, ingannata dal suo nuovo Dio per il quale credeva di essere speciale, abbandona tutto, troppo ferita per continuare ancora a “credere.”

The Leftovers - 1x10 The Prodigal Son ReturnsProprio come Tom, anche Jill torna dalla madre. In aperto conflitto col padre, abbandonata dall’amica, isolatasi dal resto del mondo, non le rimane che ritornare da Laurie per cercare quell’affetto che le manca. Unirsi ai Guilty Remnants è il suo ennesimo capriccio, il tentativo di cercare quell’approvazione da parte del genitore, compiacendola per ottenere il suo conforto, per cercare di sentirla ancora vicino. Per questo Jill chiede a Laurie di parlare, di spezzare quel silenzio e quell’incomunicabilità che i Guilty Remnants si sono imposti come ulteriore allontanamento dal mondo circostante, come altro genere di annullamento del sé, in nome di una forma nichilistica di autolesionismo che ha abbracciato quel senso di colpa nei confronti di quanto accaduto quel fatidico 14 ottobre.

“That is why I am terrified before him;
when I think of all this, I fear him.
God has made my heart faint;
the Almighty has terrified me.”

The Leftovers - 1x10 The Prodigal Son ReturnsPatti, Wayne, Matt sono solo tre delle tante voci di un mondo che sembra ormai diviso in sette, ognuna con la sua verità, ognuna con la sua offerta a buon mercato nei confronti di chi cerca un riferimento; tutti con il proprio complesso di Dio (“It was just another asshole who thought he was God“) e la supponenza e l’invadenza di chi vuole imporre il proprio credo, a tal punto da passare sopra il dolore altrui (non dimentichiamo i volantini diffusi da Matt per dimostrare la “vera” natura degli scomparsi) pur di dimostrare la validità delle proprie ragioni.

The Leftovers - 1x10 The Prodigal Son ReturnsLe due scene tra Matt e un Kevin sempre più in stato confusionale rappresentano, in questo senso, momenti di verità che vanno oltre i dogmi di qualsiasi credo. Nel primo, di fronte al cadavere di Patti, il passo tratto dal Libro di Giobbe (che si interroga sul perché all’uomo giusto e buono Dio imponga comunque il dolore e la sofferenza) mostra come il profondo senso di disperazione che attraversa i personaggi sia dovuto soprattutto alla paura, alla consapevolezza che non c’è nessuno che dall’alto li guidi, o che quel qualcuno non sia affatto interessato ai loro comportamenti, ma che giochi con le loro vite per degli scopi che egli ha già deciso.

The Leftovers - 1x10 The Prodigal Son ReturnsIl secondo momento di verità, quello alla tavola calda, mostra un Kevin che per la prima volta “confessa” i propri peccati e capisce che alla base di tutto non c’è un’ingiustizia divina, ma una punizione per gli sbagli che si sono commessi. Anche Kevin è dunque un Guilty Remnant, colpevole di aver causato un dolore che non ha nulla a che fare con la Dipartita. È questo che Patti voleva fin dall’inizio. Ricordare a tutti le persone scomparse, impedire alla gente di dimenticare e di utilizzare l’evento come capro espiatorio, per porli così davanti all’unica verità: il colpevole non è Dio, i colpevoli non sono loro che sono scomparsi, i colpevoli siamo noi che siamo rimasti, puniti per l’incapacità di dare valore a ciò che ci circondava.

“I want to believe that I’m not surrounded by the abandoned ruin of a dead civilization.”

The Leftovers - 1x10 The Prodigal Son ReturnsE alla fine, sarà proprio Kevin a dimostrarsi l’unico “lucido” nell’esplosione di ferocia che caratterizza gli ultimi 15 minuti, i quali chiudono il cerchio di un percorso nel dolore e nel lutto collettivo iniziato dieci episodi fa e terminato nel crollo di una civiltà che ha visto disgregarsi le basi razionali su cui era fondata (simile, per molti versi, a quanto messo in atto da Stephen King con Under the Dome prima del vergognoso adattamento voluto dalla CBS). La conclusione è lasciata a Nora (con Carrie Coon che si dimostra la più felice scoperta di questa serie) e alla sua lettera, nella quale la donna si rende conto che dimenticare è impossibile, che ogni tentativo porta comunque al punto di partenza, che ogni azione ci riporta indietro a ciò che ancora è irrisolto e che ancora non abbiamo superato. E così lei si ritrova a tavola i propri cari, così Tom torna nuovamente a casa, così Laurie, nonostante tutto, se ne sta ancora imbambolata a contemplare la statua in cui vede quel bambino che le è stato tolto.

The Leftovers - 1x10 The Prodigal Son ReturnsSolo nel finale, con il neonato che Nora trova di fronte alla porta, si riaccende la speranza per un cambiamento, che passa appunto per l’accettazione del proprio senso di colpa e l’ammissione dei propri errori. Così si conclude The Leftovers, con un finale che non mancherà di creare ancora discussioni, il che dimostra ulteriormente che ci troviamo di fronte ad un prodotto tutto fuorché scadente. La scrittura di Lindelof può essere inappagante per il suo muoversi nei territori dell’ambiguo senza dare risposte: i sogni di Kevin sono veri o sono solo prodotto della sua follia? Wayne aveva davvero dei poteri o era solo un impostore? Ha davvero lui esaudito il desiderio di Kevin o, come ci ricorda un’altra serie, “don’t mistake coincidence for faith“? Sono quesiti, probabilmente, destinati a non avere risposta.

È un modus operandi difficile da accettare quello che Lindelof usa in questa serie, difficile da fruire per qualsiasi spettatore. Ecco perché The Leftovers ci appare come un prodotto di scrittura imperfetta e frustrante, ma che ha saputo regalarci, come questo finale, momenti di pregiata fattura e intensità, soprattutto nei suoi episodi monotematici e nei flashback (qualcosa che Lindelof ha già dimostrato di essere particolarmente capace a fare). Questo season finale non è da meno e ci dà con fiducia l’appuntamento al prossimo anno… si spera con la promessa di una maggiore organicità.

Voto season finale: 8+
Voto stagione: 7

 

16 Risposte

  1. jackson1966 scrive:

    Sarò una che non capisce i capolavori o le serie di alta qualità, ma che orrore sto tf. Ogni volta che dovevo vederne una puntata mi mettevo l’anima in pace sulla noia in arrivo. L’unico personaggio che mi è piaciuto è Matt. Addio alla serie, per me si ferma tutto qui, scendo dal viaggio allucinato di Lindelof, Grazie a Dio.

     
    • Lukas scrive:

      Citazione da jackson1966:
      Sarò una che non capisce i capolavori o le serie di alta qualità, ma che orrore sto tf. Ogni volta che dovevo vederne una puntata mi mettevo l’anima in pace sulla noia in arrivo. L’unico personaggio che mi è piaciuto è Matt. Addio alla serie, per me si ferma tutto qui, scendo dal viaggio allucinato di Lindelof, Grazie a Dio.

      E rieccoti Jackson ….da Serialmente a Seriangolo !
      Sempre gli stessi commenti superficiali e poco argomentati.
      Non fai altro che ripetere le stesse cose (noia di quà , noia di là , che orrore) su tutte le serie che non “capisci”.
      Per citarne alcune da te ritenute orribili e noiose direi :
      Game of Thrones
      Breaking Bad
      Sons of anarchy

      Non mi meraviglio che non ti abbia praticamente risposto nessuno…
      Non faceva per te Serialmente e tantomeno fa per te Seriangolo.

      Bacioni

       
      • La Redazione scrive:

        Si ricorda a tutti gli utenti che quello dei commenti alle recensioni è uno spazio libero, in cui tutti possono esprimere il loro parere a patto che questo sia esposto in modo sereno e con educazione, nel rispetto del pensiero di tutti.

        La Redazione

         
        • Lukas scrive:

          Citazione da La Redazione:
          Si ricorda a tutti gli utenti che quello dei commenti alle recensioni è uno spazio libero, in cui tutti possono esprimere il loro parere a patto che questo sia esposto in modo sereno e con educazione, nel rispetto del pensiero di tutti.


          La Redazione

          Eh lo so scusate lo sfogo….
          Un giorno mi darete ragione ….è solo questione di tempo. :)

           
      • jackson 1966 scrive:

        Sarà che non commento per le risposte Tu vivi solo in base alle reazioni degli altri alle tue azioni/idee? Che tristezza
        Comunque potrei stare ore a commentare la noia di questa serie ma sarei noiosa esattamente come lei
        Alle serie da te citate aggiungerei True Detective
        Non capisci. Non è che non capisco la qualità delle serie citate è che A ME annoiano a morte Si può?

         
        • Davide scrive:

          ognuno ha i suoi gusti e ci sta. ma tu, hai gusti pessimi…. 😀

          Citazione da jackson 1966:
          Sarà che non commento per le risposte Tu vivi solo in base alle reazioni degli altri alle tue azioni/idee? Che tristezza
          Comunque potrei stare ore a commentare lanoia di questa serie ma sarei noiosa esattamente come lei
          Alle serie da te citate aggiungerei True Detective
          Non capisci. Non è che non capisco la qualità delle serie citate è che A ME annoiano a morte Si può?

           
  2. matteoZ scrive:

    serie girata molto bene, con ottime colonne sonore che non lasciano indifferenti e anche bravi attori ( Nora, il prete e lo sbirro su tutti) ma senza una base solida.Infatti dopo questa stagione rimangono intatti quasi tutti gli interrogativi presenti dall’inizio, l’unica cosa che si capito è che queste Remnant hanno istinti suicidi e vogliono impedire alla comunità di farsi una nuova vita dopo l’evento del 14th.

     
  3. SerialFiller scrive:

    Difficile aggiungere qualcosa all’ottima recensione.
    The leftovers è una serie perfetta? assolutamente no. Piace a tutti?ma certo che no? è comprensibile sempre e comunque?non credo. Ma è una serie unica nel vero senso della parola. Trovatemi una serie simile per contenuti e narrazione a questa e vi pago una cena. E questo di per se è per quanto mi riguarda sempre un pregio. L’avessero poi girata come under the dome o grey’s anatomy allora l’avrei abbandonata alla seconda puntata e invece per fortuna cosi non è. La scrittura è fine, alcuni dialoghi di rara fattura, scelte narrative spesso coraggiose e quindi questa serie merita mooooolta attenzione a mio avviso.
    Credo che sia la serie che in assoluto sia riuscita a raccontare al meglio un dolore e una straniazione collettiva cosi forte e profonda. Alla fine di queste 10 puntate Lindelof è riuscito a far sentire anche me un guilty remnats quindi chapeau, credo che questo fosse il suo obiettivo e almeno con me lo ha raggiunto.
    La serie nei suoi alti e bassi ci pone di fronte ad un qualcosa di molto più grande di noi eppure cosi semplice (io non sono credente dunque non sono discorsi religiosi ma al massimo spirituali e riflessivi sulla condizione umana i miei): quanto apprezziamo la vita, i nostri cari o anche uno sconosciuto in difficoltà? perchè cerchiamo di dimenticare un evento cosi crudele, cosi storico e straziante? bisogna ricordare, bisogna farlo per fare ammenda, per rinascere, per ricomporsi come singole persone e come comunità. E se per farlo bisogna ricomporre statue umane raffiguranti gli scomparsi allora cosi sia. L’uomo è un essere imperfetto, corrotto, ignorante, egoista. Perchè sennò ci sarebbe tanto odio?perchè sennò ci sarebbero tante sette, religioni pronte ad indirizzarci verso tante cose differentissime ma con quasi sempre lo stesso obiettivo? l’uomo è di natura infelice, l’uomo vuole ciò che non può avere e rimpiange cio che aveva e che non avrà più. L’uomo felice è colui che vive nel presente e basta, l’uomo che non sarà mai infelice ma neppure mai felice è colui che accetta questa condizione.
    Il mondo post 14 ottobre è un ivolucro dove l’infelicità e l’inadeguatezza umana sono racchiusi e forse solo quando tutto questo eploderà l’umanità sarà in grado di accettarsi e migliorarsi.
    A me piace tanto the leftovers.
    Certo la storia di Tom e Wayne è molto debole, certo ci sono tanti interrogativi ma questa serie merita davvero e spero ne produrranno tante stagioni perchè è quella classica serie che non segui per la trama ma per quello che vuole dirti.

     
  4. Dreamer88 scrive:

    Ora che è finita la prima stagione possiamo finalmente fare un primo bilancio su The Leftovers. Girando sui vari forum italiani dedicati alle serie tv si leggono, come dice anche Diego nella recensione, giudizi davvero discordanti su questo serial (chi lo considera un capolavoro e chi lo considera invece spazzatura, non ci sono molte vie di mezzo); io mi trovo (ma a quanto pare anche Diego la pensa come me e questo mi fa piacere) esattamente in una posizione intermedia.
    The Leftovers, dal punto di vista della realizzazione, è un prodotto assolutamente ineccepibile: buona regia, un cast di assoluto livello (con Theroux e la Coon su tutti), reparto tecnico di valore (siamo sulla HBO, il top del top), ottima anche la selezione musicale (che ho davvero apprezzato) però… C’è sempre questa formula che mi ronza in testa quando mi trovo davanti a TL: gli manca qualcosa, non so cosa ma manca qualcosa. Il quesito fondamentale è questo: quali sono le vere intenzioni di The Leftovers, cosa vuole mostrarci e raccontare? E’ una serie che si vuole soffermare sull’elemento fantasy (ritornato prepotentemente in auge in questo season finale) della vicenda? E’ una serie incentrata sul lato psicologico dei personaggi nel post-Scomparsa? Oppure è una serie che vuole offrire uno spunto sociologico sulla reazione che un evento del genere può provocare nella società (come The Dome)? Per me TL è un mix di queste cose, un mix che sulla carta avrebbe potuto tirare fuori un prodotto indimenticabile, assolutamente originale e sensazionale; è uscito fuori però uno show imperfetto, ambizioso ma imperfetto (forse troppo ambizioso, perfino per uno come Lindelof), che lascia molti punti interrogativi (soprattutto per quello che succederà nella prossima stagione). Devo però dire che le ultime puntate mi sono piaciute molto (compreso questo episodio finale), all’inizio avevo considerato TL uno show freddo e senza anima ma mi sono ricreduto.

     
    • Diego Scerrati scrive:

      Dreamer 88, come tu hai scritto, credo anche io che la serie sia un mix di tutti gli elementi che tu hai scritto. Purtroppo, il voler dire troppe cose ha fatto sì che nella serie si perdesse ogni tanto un po’ troppo il filo. Nell’articolo, ho fatto riferimento ad Under The Dome (il libro, ci tengo sempre a sottolinearlo) perché a me The Leftovers lo ha ricordato fin dalla prima puntata. Qual è però il problema? Under the Dome inizia nel momento esatto in cui l'”evento straordinario” accade, per cui, nonostante la storia si incentri sui personaggi e sulla comunità, quell’evento dà direzione narrativa (e solidità) a tutto ciò che gli ruota intorno; in The Leftovers, l’evento è accaduto tre anni prima… le persone, per quanto sotto shock, si sono ormai “abituate” a quello che è accaduto, per cui la storyline legata all'”evento straordinario” ha ormai poco da dire, tanto che fin dalla prima puntata ci viene presentato un mondo che è già radicalmente cambiato, senza però dirci “come” è cambiato (mi riferisco per esempio al fatto che per lungo tempo ci siamo chiesti cosa fossero, cosa volessero e come erano nati i GR). Non è un caso che l’episodio 9, raccontando proprio il passato, dia un maggior senso a tutto quello che abbiamo visto prima e che ci ha lasciato spesso perplessi perché totalmente all’oscuro delle cause che hanno portato tutti a essere in quel modo (mi riferisco sopratuttto al personaggio di Laurie). Credo che, però, appoggiandosi proprio sulle basi gettate in questa stagione, il prossimo anno tutto possa acquistare una maggiore organicità.

       
      • SerialFiller scrive:

        Io credo che la forza di TL sia stata proprio quella di distaccarsi temporalmente dall’evento. Questa scelte rappresenta un unicum e dunque una sfida, ma l’originalità è da premiare secondo me cosi come da evidenziare anche come, nonostante il distacco dello spettatore da un evento mai mostrato, Lindelof pian piano sia riuscito a portarci dentro il mondo dei sopravvissuti, dentro il loro dolore e le loro insicurezze. Sfida vinta, non stravinta ma vinta secondo me.

         
  5. Ste Porta scrive:

    Ho dovuto rivedere due volte questo finale perchè mi piacesse davvero. Alla seconda visione, spogliato dell’attenzione che dovevo per forza avere alla prima, mi sono concentrato più sul lato “altro” della vicenda, ovvero tutte le metafore e i messaggi che TF ci lancia, al di là della storia che lo sorregge.
    TF non è un prodotto facile, non è lontanamente perfetto, ma ha un grande pregio: fa riflettere e anche molto bene, con la sua andatura lenta e riflessiva.
    Basta dire “non ci sono le risposte”. Ma davvero vi aspettavate risposte dopo 10 puntate? Ma dove sta il bello dello scoperta?

    Ultime puntate molto meglio delle prime, la migliore la 1×09, a mio parere.

     
  6. Boba Fett scrive:

    Il passatempo estivo in mancanza di meglio, la lettura che non acchiappa ma si decide di portare al termine, il prodotto che già in partenza non offriva spunti poi così originali ma con un signor marchio di garanzia alla fine volge verso il kitsch assoluto. No, mi dispiace, ma una certa visione spirituale del senso della vita un tempo mi faceva ridere, ora mi fa incazzare; così, come trovai irritante l’happening in chiesa nel finale dell’amato Lost, questo finale (per me definitivo) così infarcito di bambinelli, figliol prodigi, letture sacre e fiamme dell’inferno disgusta. Davvero pentito di averci creduto. Amen!

     
  7. Shadow Meister scrive:

    La serie non mi convinceva per niente all’inizio, nel senso che guardavo gli episodi, mi piacevano magari, ma alla fine mi rimaneva solo la rabbia perchè dall’inizio alla fine hanno trattato l’audience un po’ male, nel senso che ci hanno sempre giocato un po’ troppo, buttando hints anche a casaccio credendo che la gente li avrebbe recepiti, ma non mi basta una serie godibile per definire la serie stessa “bella”. Può essere quello che vuole, ma le risposte prima o poi vanno date. Il pubblico qualcosa deve capirci. E non arrivati all’episodio 8, perchè la gente se ne va prima. Non sto dicendo, intendetemi, che debbano “spiegare” la Sparizione, questo non lo voglio nemmeno, sinceramente (ci rimarremmo solo male dopo…), voglio che i misteri ci siano, tanti anche, che si sviluppano in parallelo, ma non ci può essere solo nebbia. In una delle recensioni precedenti si parlava di una scrittura un po’ troppo elevata e pretenziosa: trovo che sia vero sia dal punto di vista oggettivo della lingua (e quindi il “come te la dico questa cosa”) sia dal punto di vista del contenuto (quando ti dico e cosa ti dico). Per il resto la serie non mi è dispiaciuta, anzi ho apprezzato molto gli episodi finali (ammetto tristemente che sono un po’ scarso nell’apprezzare e riconoscere la qualità generale di scrittura e regia, mi perdo sempre le allusioni e i riferimenti, le analogie o le metafore e quant’altro, dunque capita che mi piacciano anche prodotti di bassa qualità…tristemente ripeto, mi piacerebbe essere un vero estimatore xD).
    Concordo sul voto alla serie, alla fine della storia. Azzeccato.

     
  8. ec scrive:

    non può essere il b.j. del presepe visto che la figlia di wayne è, appunto, una femmina! “it’s a girl” come nel palloncino incornato dal cervo in 1×09. Chiaramente era una bimba anche quella che portava in grembo laurie. Mia personale analisi. Serie stupenda cmq. La migliore degli ultimi anni.

     
  9. Frank Underwood scrive:

    Che pugno nello stomaco, che scrittura sublime, che finale di stagione. Sì, sono davvero entusiasta di questo prodotto, lo trovo una delle migliori sorprese dell’anno. Lo abbiamo capito, TL divide: o piace da impazzire o fa schifo. Massimo rispetto per chi fa parte della seconda fazione: io faccio felicemente parte della prima. Il senso di angoscia, oppressione, la flebile speranza nel domani che diventa tangibile nel momento in cui Kevin salva la figlia dall’incendio e trovano Nora sull’uscio di casa. Meraviglioso un viscerale Justin Theroux, attore che conoscevo solo per via del gossip e del quale avevo visto poche interpretazioni: il suo Chief Garvey incarna profondamente il senso di perdita, di sofferenza, di speranza post 14/10. La sua lettura del passo biblico durante la sepoltura di Patti è da brividi, insieme ad un Christopher Eccleston magistrale. E che sorpresa Carrie Coon. Finisce così una prima stagione nata in sordina, lenta, riflessiva, ma che ha saputo gettare nelle ultime 3 puntate una carica emotiva decisiva. L’unica pecca: ancora troppo domande senza nemmeno una parvenza di risposta. Ora la parte che si avvicina al materiale letterario è terminata: che si inventeranno dalla seconda stagione? Rinnovo il mio entusiasmo, non vedo l’ora di vedere dove andremo a parare. Grande Lindelof.

     

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