Gracepoint – 1×01 Episode One

Gracepoint – 1x01 Episode OneTrainato da una considerevole dose di curiosità, Gracepoint – remake del british Broadchurch – fa il suo debutto in casa Fox portandosi dietro l’eco di innumerevoli e contrastanti aspettative che fanno perno su una coppia di protagonisti di prim’ordine: David Tennant, già punta di diamante dell’edizione inglese, e Anna Gunn, sull’onda del successo di Breaking Bad.

Un’operazione di remake è sempre un salto nel buio: nel bene e nel male il risultato se non è migliore del precedente deve quantomeno essere qualcosa di “diverso”, capace di raccontare una storia simile (o uguale) secondo una modalità narrativa, formale e/o interpretativa che riesca a realizzare una nuova prospettiva in cui incanalare le sensazioni dello spettatore. Tutto ciò diventa evidentemente più complicato quando l’antecedente è un prodotto finemente realizzato come Broadchurch: ottime le interpretazioni, buona la scrittura e le realizzazioni formali, straziante l’atmosfera messa in scena.

Don’t do this to me.

Gracepoint – 1x01 Episode OneIl sapiente equilibrio di un racconto efficace viene quindi trasfigurato in un contesto diverso, ma così uguale al precedente da non poter non sembrare una copia sfocata dell’originale. L’ambientazione, seppur spostata di svariati chilometri, sembra una ricostruzione pedissequa della versione inglese: una sorta di scenografia mobile che, smontata dal luogo che l’ha generata, viene rimontata in uno spazio diverso, perdendo di fatto qualche pezzo per strada. Allo stesso modo i dialoghi, le sequenze narrative, le battute o le interiezioni: tutto ha un sapore “illustrativo”, sembra di essere di fronte a quella fotografia che ha rubato l’aura dell’oggetto reale, una sorta di opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica di benjaminiana memoria.

Gracepoint – 1x01 Episode OneOvviamente queste considerazioni sono quasi esclusivamente legate al contesto interpretativo di confronto; cercando invece di mettere in atto un’astrazione mentale che annulli il rapporto con l’antecedente, il prodotto potrebbe conservare una sua discreta potenzialità narrativa, se non altro per la validità del plot che mantiene inalterata la sua potenza drammatica. Peraltro, fare il remake di un crime drama si porta dietro un imperativo che in fase d’esordio potrebbe appunto disorientare l’approccio critico: l’evento scatenante – l’omicidio di un ragazzino in una piccola comunità – deve per forza di cose essere lo stesso; può cambiare la metodologia investigativa, la tipologia degli eventi che vengono alla luce durante le indagini, le interazioni che si creano tra i personaggi, e può persino cambiare il colpevole, ma il prologo non può variare, altrimenti saremmo di fronte ad un’altra storia. È impossibile non fare riferimento all’operazione che qualche anno fa vide “scontrarsi” The Killing e Forbrydelsen; tralasciando le dovute differenze tra i due prodotti antecedenti – Forbrydelsen non aveva certo lo stesso spessore stilistico di Broadchurch –, anche in questo caso il pilot era quasi identico, per poi arrivare ad uno svolgimento completamente diverso capace di dare vita a due prodotti autonomi. Inoltre, qui, come per lo show AMC, le caratteristiche del plot – tutti possono essere colpevoli, dal momento che sembrano tutti innocenti – si prestano benissimo ad un rovesciamento d’indirizzo investigativo che potrebbe essere foriero di interessanti sviluppi.

I feel so far away from myself.

Gracepoint – 1x01 Episode OneMettendo temporaneamente da parte i due protagonisti, anche la caratterizzazione di molti dei personaggi principali tende a perdere “autenticità” nel confronto con il prodotto inglese. Innanzitutto il personaggio del padre – un Michael Peña completamente smarrito –, la cui recitazione, esteriore e artefatta, tende a svuotare di tensione drammatica molte delle scene più toccanti dell’episodio; in particolare il dialogo con il figlio nella camera mortuaria o l’esplosione del dolore nel momento in cui i detective danno la notizia alla famiglia. L’interpretazione di Virginia Kull (Beth Solano), invece, pare inquadrarsi in una caratterizzazione diversa del personaggio rispetto all’originale: la sua giovane età viene marcata sia esteriormente che dal punto di vista comportamentale; su di lei aleggia un velo di “irresponsabilità” che potrebbe avere derive “originali” nel prosieguo dello show. Ad ogni modo ciò che per ora lascia un po’ perplessi è la rappresentazione del dolore, che diventa spesso esteriore manifestazione. In Broadchurch era tutto più contenuto, non perché non fosse espresso, ma perché l’interpretazione degli attori conferiva all’atrocità delle emozioni un carattere più viscerale.

Gli altri personaggi di contorno non hanno ancora avuto un focus che possa indicarne le peculiarità, a parte la caratterizzazione di Owen – il giornalista del Gracepoint Journal (Olly in Broadchurch) –, che esibisce un arrivismo del tutto inedito e molto “americano”. L’unico vero sostanziale cambiamento nella rosa dei personaggi è l’introduzione di Jack Reinhold (interpretato da Nick Nolte), gestore del negozio di canoe, che soppianta completamente l’edicolante Marshall (Bradley) e la triste storia che si portava dietro, creando terreno fertile per un nuovo innesto tematico.

He’s, uh… He’s from the city.

Gracepoint – 1x01 Episode OneL’elemento più interessante e originale di questa operazione di remake resta comunque l’aver mantenuto David Tennant nel ruolo da protagonista: riuscirà Tennant a non perdere il confronto con se stesso? In questo caso, come nel caso della Gunn, il discorso è molto più complicato di quello che abbiamo svolto per il resto del cast, anche perché va al di là dell’indiscussa bravura dei due protagonisti, per entrare direttamente nelle viscere del modus narrandi della storia.

Broadchurch s’inserisce appieno in quel processo di rinnovamento di genere che da qualche tempo investe il crime drama: attraverso un’articolazione narrativa che travalica il classico plot da whodunit, la detection viene utilizzata per narrare molteplici sfaccettature di una storia che riesce ad andare più a fondo della semplice risoluzione del caso. Ciò che viene scardinato nel prodotto targato ITV – e che vige come premessa anche per Gracepoint – è l’apparenza di una vita che pare scorrere limpida mentre il marcio avanza indisturbato, a volto scoperto, presente e pressante, senza che nessuno riesca ad avere la giusta angolatura per carpirlo. Una tipologia narrativa così sottile e ambigua è stata messa a punto anche grazie alla realizzazione di un mood interpretativo armonico e corale che riuscisse a rendere chiara l’idea di “comunità”. A questo proposito il lavoro della Colman è stato ineccepibile: perfettamente integrata nel contesto in cui il crimine è nato, e allo stesso tempo si è nascosto, ha dato alle indagini una prospettiva così interna da amplificarne l’effetto tragedia. La sua mancanza di feeling con Hardy era come lo scontro tra due mondi diversi, tra due differenti modi di approcciarsi alla realtà. L’elettricità tra i due era più “fisica” che raccontata: non c’è mai stato bisogno di rimarcare il fatto che Hardy non fosse del luogo – cosa che in Gracepoint accade per ben due volte – per giustificare la sua estraneità alle consuetudini della cittadina.

Gracepoint – 1x01 Episode OnePer lo show di Fox la modalità narrativa pare esattamente la stessa, ma il focus registico messo in atto su Tennant e la Gunn tende a creare un baratro tra loro e il contesto che li circonda. La caratterizzazione che la Gunn offre al personaggio di Ellie è senza dubbio più d’impronta, lo spazio visuale concessole non è mai inutile o banale, e la tensione drammatica che emana è forte e pregnante: ma siamo sicuri che quest’eccesso di presenza scenica faccia bene alla caratterizzazione del detective Miller? Questo indugio registico è ancora più evidente su Tennant, tendendo a spostare l’accento più su di lui che sull’atmosfera in cui si trova ad operare: mettendo a confronto la scena – presente in entrambi i pilot – dell’ispettore nella camera di Danny, si evince come ciò che viene mostrato da una parte (Gracepoint) sia la reazione di Tennant, mentre dall’altra (Broadchurch) sia l’apparente innocenza che emana la stanza di un ragazzino di undici anni vittima di un crimine inspiegabile.

Non sappiamo dove Gracepoint voglia andare a parare, né in che direzione la storia potrebbe evolversi, ma determinate soluzioni di forma narrativa mostrano già una leggera deviazione dall’assetto espositivo originario: l’indugio su entrambi i protagonisti lascia trasparire una loro maggiore centralità nel processo di svisceramento di quella realtà che li circonda senza inglobarli, così apparentemente diversa da ciò che sembra. È troppo presto per decretare un ridimensionamento di tono dell’intero racconto, anche perché la potenza che due tipologie di attori come Tennant e la Gunn si portano dietro è una fonte inesauribile di potenzialità. Ma se le attenzioni che si concentrano su di loro e sulle loro performance non porteranno anche ad una deviazione tematica e diegetica, allora la sensazione di dejà vu, che è prevalsa per l’intero episodio, potrebbe anche diventare una predominante e inficiante categoria interpretativa.

Voto: 6 –

 

2 Risposte

  1. Joy Black scrive:

    Io ho difficoltà a giudicare questo episodio: Broadchurch mi ha colpito tantissimo a livello di fotografia e regia, mi ha coinvolto ed emozionato per l’interpretazione e la scrittura dei personaggi. L’ho visto addirittura due volte, travolgendomi in entrambi con un urto emozionale fortissimo.
    Questa puntata è stata una pallida imitazione del pilot della serie originale. Sapevo già che il primo (ed da quanto ho capito anche il secondo) episodio sarebbe stato praticamente identico nello svolgimento, ma tutte quelle caratteristiche che hanno reso forte il prodotto inglese fin da subito qui non ci sono minimamente, nè emergono punti di forza nuovi che suppliscono tali mancanze.
    Il cast, ad eccezione di Tennant (che ha un compito difficilissimo) e la Gunn, non ha brillato, anzi, nel caso del padre la sua performance l’ho trovata terribile.

    Non posso concordare con tutto quanto detto ottimamente nella recensione da Francesca.

     
  2. Michele scrive:

    Io ho fatto il percorso inverso. Ho cominciato a vedere Gracepoint e solo ora sono passato a Broadchurch. Per cui non avevo pregiudiI su GP e devo dire che mi è piaciuto.
    Ora che vedo BC due considerazione: il primo episodio è esattamente uguale! La recensione lo diceva in maniera gentile, ma è proprio sputato!
    L’altro fatto è che parlano in inglese invece che in Americano e Tennant ha pure messo su un accento completament diverso, tipo Scozzese.
    Vediamo come procede la cosa. Comunque su GP mi è sembrato un prodotto ok, un poliziesco decente e che intrattiene. Certo se è uguale alla serie prima le cose cambiano….

     

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