American Horror Story – 4×01 Monsters Among Us

American Horror Story - 4x01 Monsters Among UsAmerican Horror Story è uno di quei prodotti sempre in bilico tra il capolavoro e la porcata indicibile, un mix confuso di stili ed intenzioni che ricorda molto un pentolone colmo fino all’orlo, sul punto di strabordare in qualsiasi momento. 

È con Coven, nello specifico, che la serie di Ryan Murphy ha raggiunto la temperatura di ebollizione: mentre in passato gli autori erano riusciti in qualche modo a mantenere un certo equilibrio tra la moltitudine di “roba” che avevano spinto a forza nel calderone di AHS, l’anno scorso qualcosa è andato storto e tutte le suggestioni che avevano contribuito, nel bene e nel male, alla ricetta del suo successo sono come evaporate, per lasciare spazio ad una sconcertante pochezza di contenuti.
Freak Show riparte da qui, con il peso di un fallimento che brucia ancora fortissimo e finisce per ammorbare anche il circo di Fräulein Elsa, colpevole semplicemente di essere l’ultima arrivata e investita suo malgrado di una grossa responsabilità: dimostrare che American Horror Story ha ancora qualcosa da dire.

It’s the freakiest show.

American Horror Story - 4x01 Monsters Among UsIn questa premiere si sente tantissimo la mano di Ryan Murphy – che non a caso ne firma la regia – e si percepisce chiaramente il legame con il passato della serie, grazie alla ri-messa in scena di alcuni dei suoi capisaldi (e perfino il ritorno di Pepper direttamente da Asylum). Innanzitutto ritroviamo ancora una volta la tematica del diverso, cara un po’ a tutte le produzioni murphyane a cominciare dalle altre stagioni di AHS. Anche qui come in Coven, la storia sembra muoversi lungo due direttrici: il conflitto con il resto del mondo e quello interno agli stessi freak, dalle scaramucce tra sorelle alla minaccia di Twisty the Clown.
Ma mentre nella scorsa annata il cuore del racconto era costituito dalla lotta intestina tra le streghe della congrega, oggi lo sguardo parrebbe rivolto soprattutto allo scontro tra “normali” e “diversi”. Un’ipotesi confermata dalla scelta di declinare questo concetto anche in chiave musicale, per altro in pieno stile Glee (ma con uno spirito diverso). Inoltre, nonostante la discreta quantità di screentime, il ruolo del clown assassino ci pare ancora abbastanza secondario e in un certo senso paragonabile a quello dei cacciatori di streghe dell’anno scorso, la cui presenza è di certo servita a far progredire la trama, ma non ha aggiunto granché sul piano dei contenuti. Dal punto di vista tecnico, invece, ritroviamo ancora una volta quei vezzi registici che contraddistinguono lo stile di AHS, come soggettive, inquadrature dal basso, split-screen e riprese inclinate. La sfida di Murphy consisterà, come ogni anno, nel dimostrare di saper andare oltre questi virtuosismi spesso fini a se stessi e di possedere il talento necessario per dare un senso all’accozzaglia random di topoi horror che mette in scena di stagione in stagione.

 Is there Life on (Elsa) Mars?

American Horror Story - 4x01 Monsters Among UsLe perplessità in merito alla natura “tutto fumo e niente arrosto” di American Horror Story potrebbero tranquillamente essere estese al suo parco personaggi, in particolare alle figure interpretate di volta in volta da Jessica Lange. Da tre anni a questa parte l’attrice feticcio di Ryan Murphy dà il volto a quello che è ormai diventato il suo stereotipo più rappresentativo: la primadonna dello show – seducente, teatrale e pericolosa. Metafora dei tanti mali della serie, i personaggi della Lange sono magnetici ed affascinanti ma, una volta grattata via la patina di glamour che li riveste, ci appaiono quasi sempre come irrimediabilmente inconsistenti. Eppure, nonostante il fastidioso sapore di già visto, se c’è un contesto in cui quest’operazione femme fatale può davvero funzionare è proprio Freak Show: questo perché Elsa Mars non si comporta soltanto da primadonna, ma di fatto lo è. Sotto il tendone del suo circo degli orrori la recitazione sopra le righe, i toni melodrammatici e perfino l’anacronistica cover di Bowie esprimono finalmente una visione coerente e non più soltanto eccentrica per il puro gusto di esserlo.

Ma torniamo un attimo sul numero musicale:
American Horror Story ci ha ormai abituati (perfino assuefatti) ad accostamenti improbabili e trovate assurde, ma Life on Mars? cantata in un credibilissimo accento tedesco nella Florida degli anni ’50 è forse la più entusiasmante, almeno sulla carta. La composta performance dell’attrice ha tutto un altro sapore rispetto a quella del Duca Bianco, ovviamente, ma riesce a risultare credibile e soprattutto motivata – aggettivo che non sempre si addice alle follie di Murphy. Inoltre, come dicevamo più su, serve bene lo scopo di introdurre la tematica freaks vs il resto del mondo, ponendosi in contrasto con altre sequenze dell’episodio non altrettanto pregnanti.

Let’s show ’em what we can do.

American Horror Story - 4x01 Monsters Among UsTra gli altri personaggi di Freak Show apparsi nella premiere, spiccano senza dubbio le due sorelle siamesi Bette e Dot. Alla loro “scoperta” da parte sia di Elsa che dello spettatore è dedicato il cold open di ben 9 minuti, visivamente appagante ma forse un po’ eccessivo nel cercare a tutti i costi di creare una suspence di fatto ingiustificata (i due personaggi interpretati da Sarah Paulson li conosciamo ormai da mesi). I caratteri delle due gemelle sono tratteggiati a pennellate fin troppo larghe e risultano, per il momento, abbastanza stereotipati. Certo, da AHS non ci si può aspettare la profondità di tante altre serie character-driven – gli intenti sono diversi – ma ci piacerebbe comunque assistere a qualcosa di più ricercato, soprattutto sul fronte dei dialoghi. Al netto di queste considerazioni, le sequenze che le vedono protagoniste sono tra le più suggestive e riuscite della puntata, in particolare il primo incontro con Elsa e la scena del (doppio) diario.
La pecora nera del gruppo, come accaduto in passato, è invece il personaggio di Evan Peters: Lobster Boy manca del carisma necessario per rivestire il ruolo di leader e protettore dei freak e almeno per il momento la sua caratterizzazione risulta insipida e banalotta. È soprattutto per questo motivo che il rituale dell’accoltellamento nella foresta non convince fino in fondo, lasciando l’amaro in bocca a chi si aspettava qualcosa di maggiore impatto.

Nel complesso, il debutto di American Horror Story: Freak Show si può dire riuscito. Tra le righe di questa premiere si intravedono sia i punti di forza che le debolezze del franchise di Ryan Murphy, ma almeno per il momento possiamo permetterci il lusso di essere ottimisti e puntare sul prevalere dei primi.

Voto: 7  1/2

 

Francesca Anelli

Galeotto fu How I Met Your Mother (e il solito ritardo della distribuzione italiana): scoperto il mondo del fansubbing, il passo da fruitrice a traduttrice, e infine a malata seriale è stato fin troppo breve. Adesso guardo una quantità spropositata di serie tv, e nei momenti liberi studio comunicazione all'università. Ancora porto il lutto per la fine di Breaking Bad, ma nel mio cuore c'è sempre spazio per una serie nuova, specie se british. Non a caso sono una fan sfegatata del Dottore e considero i tempi di attesa tra una stagione di Sherlock e l'altra un grave crimine contro l'umanità. Ah, mettiamo subito le cose in chiaro: se non vi piace Community non abbiamo più niente da dirci.

2 Risposte

  1. Ste Porta scrive:

    Interessante anche il ruolo del cinema in questa prima puntata, con l’ossessione di Elsa per la Dietrich: il costume che indossa mentre canta Life on Mars? (geniale!) è un chiaro riferimento ai costumi più famosi della tedesca. Vediamo se questi riferimenti al cinema dell’epoca portano a qualcosa (espressionismo tedesco?)

    Premiere molto intrigante, come al solito sopra le righe: promossa.

     
  2. Il vestito credo sia una doppia citazione Bowie-Dietrich, ma in generale la sua ossessione per l’attrice fa il paio con quella di Bette per le celebrità, e sono certa sarà uno dei temi di quest’anno. Tra l’altro è un’equazione fin troppo semplice: freak (quindi diversi, esclusi, sfigati) e desiderio di fama vanno a braccetto, specie quando c’è di mezzo Murphy (Glee anyone?)

     

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *