Romanzo Criminale – Un modello da seguire

Romanzo Criminale - Un modello da seguirePer anni si è parlato dell’unica serie televisiva italiana, intendendo con questa definizione l’unica degna di nota. Ora pare non essere più così visti gli esiti di Gomorra, ma è stato Romanzo Criminale a tracciare la strada, lasciando un segno ancora profondamente impresso.

Gente che sa tutte le battute a memoria, revival della musica di Franco Califano, romanesco parlato da Palermo ad Aosta, impegno politico per eliminare ogni traccia delle reliquie della Banda della Magliana dai luoghi sacri di Roma. E tutti a dire Libano, Freddo, Dandi, Bufalo, Trentadenari, Scrocchiazeppi, eccetera eccetera eccetera. Tutto questo e molto altro è stato Romanzo Criminale, un prodotto che guadagna spessore e intensità ad ogni visione senza mai perdere nulla del suo splendore originario (aiutato dall’ambientazione storica ricostruita alla perfezione e dall’epicità del registro stilistico).

Romanzo Criminale - Un modello da seguireLa serie, costituita da due stagioni, è ambientata negli Anni di Piombo a Roma e racconta l’intera storia della Banda della Magliana, dalla sua formazione al suo epilogo. L’organizzazione criminale operante a Roma alla fine degli anni Settanta, che prende il nome dal quartiere nel quale abitavano molti dei suoi membri, è stata la più importante forma di crimine organizzato capitolino del secondo Novecento, nonché al centro di numerosi misteri legati alle stragi di quegli anni, dall’omicidio Pecorelli al rapimento di Moro, da quello di Roberto Calvi alla strage di Bologna. Dietro la Banda della Magliana, costituita da ragazzi giovanissimi, si è formata una vera e propria mitologia da cui Romanzo criminale – La serie pesca a piene mani, restituendo, grazie anche alla costruzione di personaggi carismatici, un mito se possibile ancora più grande.

Romanzo Criminale - Un modello da seguireLa serie si presenta immediatamente sotto il segno di un enorme paradosso: da un lato strizza l’occhio all’America (e a un modello produttivo ben preciso), con rigore e accurata programmaticità; dall’altro si fa portatrice di un elevato tasso di italianità (che quando si declina nel dialetto rivela anche esilaranti risvolti comici) vista la materia prima da cui l’opera è tratta, che la rende perentoriamente riconoscibile. Il progetto prende le mosse da due lavori che, ciascuno a suo modo, hanno riscosso notevole successo (il libro di Giancarlo De Cataldo e il film omonimo di Michele Placido), finendo però per affermarsi come un’opera particolarmente compiuta e, neanche troppo stranamente, amata come poche altre.

Romanzo Criminale - Un modello da seguireIn primo luogo Romanzo Criminale segna l’ingresso con prepotenza della televisione a pagamento all’interno della dialettica artistico/produttiva italiana. Ciò non è di poco conto dato che negli stessi Stati Uniti la qualità media della produzione seriale ha iniziato a salire incessantemente quando le televisioni via cavo hanno iniziato ad imporre degli standard qualitativi nuovi con i quali confrontarsi. Il team di Sky, capitanato da Stefano Sollima (poi showrunner anche di Gomorra), realizza un prodotto che si rifà, in certi casi anche esplicitamente come dimostra l’attenzione dedicata alla creazione della sigla, alla produzione a pagamento americana (HBO è solo il riferimento più immediato riguardo alla cosiddetta quality television) senza mai dimenticare di parlare al pubblico italiano, infarcendo gli script di rimandi alla cultura popolare romana e italiana tout court.

Romanzo Criminale - Un modello da seguireLa scrittura è sicuramente una delle componenti di maggiore interesse dell’opera, nella quale si evidenzia un’alta consapevolezza del medium e della propria specifica tipologia testuale, grazie ad un approfondimento preciso delle sotto-trame e delle vicende ad esse relative, in modo da realizzare un proficuo dialogo tra plot principale e quelli ad esso subordinati. Così come avviene negli Stati Uniti, l’essere un prodotto trasmesso da una TV a pagamento consente, tra le altre cose, di proporre una narrazione più libera da vincoli e meno obbligata ad accontentare il pubblico senza se e senza ma, garantendo più libertà di mostrare scene che travalicano i consueti limiti della TV generalista quanto a sesso, violenza e moralità (proprio come avviene in America con serie come Boardwalk Empire, True Detective, Boss, Masters of Sex).

Romanzo Criminale - Un modello da seguireUno dei grandi meriti della serie, a differenza della riduzione cinematografica, sta nel non ricercare il contatto con l’audience attraverso l’inserimento nel cast di volti noti, divi dalla carriera e dall’immagine già ben consolidate, ma piuttosto di portare sullo schermo giovani e talentuosi sconosciuti. Questa si dimostra una scelta vincente in quanto gli attori, vergini all’occhio dello spettatore, riescono ad aderire perfettamente ai loro personaggi, senza alcun filtro che ne infici il legame. L’ambientazione situata nel passato, seppur estremamente prossimo, consente agli autori di raccontare una storia attraverso un registro decisamente epico, tale da rendere i personaggi estremamente affascinanti, capaci di sviluppare nello spettatore empatia e ammirazione al contempo.

Risulta palese a questo punto che, anche grazie alla libertà economica e creativa assicurata dalla produzione di una TV a pagamento come Sky, la serie si porrà ancora come punto di riferimento per le fiction italiane dei prossimi anni, non solo per la sua qualità, ma anche per la l’impatto avuto sul pubblico italiano, a dalla creazione di community legate alla serie.

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

8 Risposte

  1. Davide scrive:

    complimenti per l’articolo.
    personalmente credo che Gomorra abbia superato Romanzo Criminale. sopratutto grazie a delle ultime incredibili puntate dove è successo di tutto e il contrario di tutto.
    vedremo se Gomorra si confermerà anche nella seconda stagione. Romanzo Criminale l’ha fatto si e no. visto che l’assenza del Libano si è fatta sentire, a tratti.
    Ciruuuuuuu!!!

     
  2. Namaste scrive:

    Avevo sub-odorato che c’era una strana puzza di capolavoro seriale già dai primi 2 minuti di puntata, con quella famosa intro della premiere, ambientata ai giorni nostri, in cui il vecchio Bufalo urla “Aho! Io stavo col Libanese”. Da lì in poi, ho iniziato un mio personale passaparola, anche su Internet, rivolto a chiunque conoscessi. “Sì, figurati, una serie italiana, attori sconosciuti, ecc ecc.”.

    “Oh, fidate, te ‘sto a dì che è meglio der firm!”… A quel punto, avevo già iniziato a sperimentare su di me “gli effetti di Romanzo Criminale sulla gente” e ben prima di quelli resi un po’ più famosi dai Jackals con “Gomorra”. Il resto è semplicemente Storia della TV, co’ la esse grande.

    Potrei naturalmente continuare a scriverne per ore o raccontare quanti rewatch ho già fatto di questo piccolo gioiellino “di famiglia”, ma quando penso a RC e poi a Gomorra – Serie, riesce a venirmi in mente solo un paragone, lo stesso che molti critici si divertivano a fare quando, nell’insuperabile annata cinematografica del ’95-’96, usciva in sala “Casinò” di Scorsese, subito etichettato, anche abbastanza superficialmente, come un “Godfellas” più violento.

    Ora, molti amano “Quei Bravi Ragazzi”, ed anch’io naturalmente: il leggendario piano-sequenza, le battute memorabili, la colonna sonora, il cast monumentale, semplicemente Scorsese al suo meglio, che quell’anno avrebbe sicuramente meritato di sbancare agli Oscar, vinti invece quell’anno da “Balla Coi Lupi”. Eppure, ho sempre pensato che il masterpiece di Scorsese, quello in cui emerge la sua vera poetica ed anima cinematografica rimanga ancora oggi “Casinò”. Con questo, non voglio dire che l’uno sia meglio dell’altro, perché questi son sempre discorsi da bar, o da cine-forum, in questo caso. Ognuno avrà sempre i suoi bravi e validi motivi per amare più “Goodfellas” anziché “Casinò” e viceversa, ma se nel mio caso il gettone va tendenzialmente nella cassettina del secondo, è solo perché laddove in “Quei Bravi Ragazzi” Martino ci mette tutto il suo cuore, in “Casino” riesce a metterci soprattutto la testa o forse solo la giusta combinazione dei due ingredienti più ancora qualcosa d’altro. O magari, essendo arrivata 5 anni dopo, accade semplicemente che la seconda opera risulti assai più consapevole e più matura della prima.

    Che, con le dovute proporzioni, mi sembra sia un po’ la stessa cosa accaduta a Stefano Sollima con i suoi due diversi lavori televisivi. Racconti abbastanza simili, per certi versi, tratti anche questi da due diversi romanzi (e poi adattati da due diversi team di sceneggiatori, nel caso di Sollima), ma anche diversamente profondi (Napoli non è Roma e gli anni ’70 non sono quelli di oggi…). Costanti e variabili che s’intersecano o che si ripropongono, ma in cui alla fine emerge, anche in modo abbastanza palese, che con “Gomorra” la visione di Sollima, dopo le prove generali fatte col primo lavoro (ma anche con ACAB), diviene semplicemente più matura o solo più cupa. “E questo è quanto”…

    Grazie Attilio per questo splendido articolo e per averci ricordato che anche in Italia una splendida TV di qualità è ancora possibile, sometimes…

     
  3. Firpo scrive:

    Sembra passata un’eternità da quando è andata in onda Romanzo Criminale eppure in realtà è successo solo l’altroieri.
    Condivido tutto dell’articolo: Romanzo Criminale è una serie che non perde niente con il passare del tempo e che preferisco a Gomorra che, ottimo prodotto, ha velleità fin troppo palesemente americane. Romanzo Criminale resta più ruspante e la più grande sorpresa per me che non avrei mai guardato un prodotto italiano nemmeno sotto tortura.
    Da sottolineare poi la splendida colonna sonora. Chapeau.

     
  4. Mattia scrive:

    Bell’articolo, Romanzo Criminale è una serie fantastica a mio parere di gran lunga superiore a Gomorra.
    Entrambe sono tecnicamente perfette, intendiamoci, ma Gomorra è secondo me troppo vera, troppo attuale, troppo cruenta per essere apprezzate come serie e non come documentario. Non credo di peccare di superficialità se dico che guardando una serie tv vorrei anche divertirmi, e Gomorra non lo permette: dopo la prima visione è stato impossibile rivederla di nuovo proprio perché fa troppo male. Se non c’è nessun personaggio per cui provare empatia, è faticoso guardarla. Romanzo Criminale invece, con le sue situazioni a tratti paradossali, a tratti epiche, a tratti comiche, si vede che è molto scritta e questo a mio parere è solo un bene.
    Gomorra resta un esperimento non riuscito, non per mancanza di qualità ma proprio per il presupposto impossibile da cui si parte.

     
    • Charlotte scrive:

      Possiamo disquisire sul fatto che Gomorra sia piaciuta di più rispetto a Romanzo Criminale, perché il gusto si sa è soggettivo. Però definirla un esperimento non riuscito mi sembra essere un azzardo!
      Intendiamoci. Capisco il tuo punto di vista; è vero che è difficile seguirla ed è sicuramente meno romanzata della precedente, ma sta proprio qui la sua bellezza. Nuda e cruda ti da la visione di quello che può accadere oggi nel 2014. Non è il passato anni ’70, che seppur vicinissimo cronologicamente parlando, dal nostro punto di vista è assai lontano. Parliamo di una realtà esistente, e qui è la bravura di Sollima e degli attori: è sì una denuncia ma non documentario. Spiega la “realtà” in modo talmente cristallino che non puoi rimanerne affascinata.

       
  5. Charlotte scrive:

    Innanzi tutto complimentissimi per l’articolo. Mi ha fatto rivivere emozioni bellissime, provate però a Luglio di questo anno! 😛
    Ebbene sì. Ero una delle poche persone, amanti delle serie tv, a non aver visto Romanzo Criminale. La vergogna aumenta perché sono romana DOC e conosco benissimo la zona della Magliana. Ma capitemi. Erano gli anni di Boris. Ero presa da Biascica, da Stanis e da Mariano. Poteva la tv italiana, che ha come punti di riferimento costanti Nancy Brilli e Gabriel Garko, sfornare una serie televisiva di qualità nello stesso periodo in cui Boris era in onda? A maggior ragione la serie era osannata dai più, e vedere coatti che girano a Roma definirsi il Dandi, andando in giro con la canotta bianca e una croce dorata che manco The Situation in Jersey Shore, fa calare di gran lunga le aspettative.
    Ma ritorniamo a noi. Inizio a vedere Gomorra e mi innamoro subito di Fortunato Cerlino. La serie è fantastica;e alla fine mi convinco. Vedo RC. Rimango estasiata dalla bravura degli attori, calati perfettamente nei personaggi. Dalla scrittura, l’ambientazione. Roma negli anni ’70 era questa, almeno da quello che mi han detto i miei genitori. Sono tre mesi che rido ogni volta che capita di sentire You make me feel (mighty real) e ringrazio Marco Bocci per aver dato un nuovo senso ai baffi anni ’80.
    Consigliatissima!

     
  6. Dreamer88 scrive:

    Bisogna sempre ricordare anche le nostre produzioni televisive di qualità, bravo Attilio! L’Italia, anche dal punto di vista telefilmico, è un paese strano: nel 1984 (1984, ossia sei anni prima di Twin Peaks e ben 13 anni prima che la HBO esordì con Oz) la Rai trasmise la prima puntata di una serie molto innovativa; innovativa perchè le tematiche raccontate erano molto scottanti all’epoca (e, rivedendola recentemente, sono tuttora attuali) e perchè aveva un taglio prettamente cinematografico. Quella serie si chiamava La Piovra; La Piovra ebbe un successo clamoroso (in Italia e all’estero) e, fino alla quarta stagione, si è mantenuta ad un livello qualitativo elevato. L’enorme successo però non cambiò praticamente nulla: purtroppo La Piovra è stata per molti anni una “mosca bianca”, un’anomalia nel panorama televisivo italiano. A metà degli anni 2000 ricomincia però a muoversi qualcosa: la Rai trasmette nel 2006 una serie non convenzionale e molto poco “italiana” come l’Ispettore Coliandro (serie poi cancellata miseramente dalla rete dopo 4 anni con una motivazione assurda) ma soprattutto entra in gioco il satellite, trasmettendo, rispettivamente nel 2007 e nel 2008, Boris e Romanzo Criminale. Lì c’è stata la svolta, è stata la dimostrazione che anche noi italiani potevamo creare prodotti televisivi eccezionali, al livello di tante produzioni estere (soprattutto americane).
    Su Romanzo Criminale c’è poco da dire (Attilio ha già detto tutto nel suo bell’articolo): Romanzo Criminale è la migliore serie televisiva italiana finora mai fatta (per me molto più di Gomorra), ha avuto il merito, grazie al suo successo, di creare uno standard e di incoraggiare i dirigenti Sky ad insistere su questa strada (dopo Gomorra, Sky Atlantic trasmetterà a breve la serie su Tangentopoli, 1992, e la serie dedicata a Diabolik).

     
  7. Vega87 scrive:

    Niente da dire, articolo perfetto…serie troppo bella tra personaggi, regia costumi ecc..tutto meraviglioso.

     

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