The Good Wife – 6×02 Trust Issues

The Good Wife – 6×02 Trust IssuesDopo due episodi di questa sesta stagione, The Good Wife rimane un prodotto estenuante nella miglior accezione possibile del termine. Siamo di fronte, come per gli anni passati, ad un calderone di contenuti portati avanti nella forma più elegante ed efficace.

Le frenetiche attività della Florrick/Agos, l’arresto di Cary, le minacce di Bishop, l’addio di Diane alla Lockart/Gardner (presto Canning/Lee?), l’ipotesi della candidatura di Alicia come State’s Attorney: tutte le storyline si intrecciano alla perfezione, e invece di sovrapporsi si influenzano l’un l’altra andando a comporre una bigger picture sempre più intricata e intrigante.
I “trust issues” del titolo, i problemi di fiducia, possono scatenare le reazioni più sottili e allo stesso tempo quelle più violente. La fiducia occupa una zona di penombra, è una forza invisibile che smuove tutte queste sottotrame portandone qualcuna a compimento.

Malgrado le prestigiose new-entry, l’arrivo di Diane, e la libertà di Cary, tutto fa pensare che i problemi per lo studio siano appena iniziati. Queste “trojan horse hearing” e tutta la faccenda dell’arresto ci hanno dato prova di quanto può e potrà essere pericoloso il legame della F/A con Lemond Bishop, nonostante la riciclata scusa di trattare solo i suoi “affari legali”; difendere un signore della droga significa diventare un bersaglio della giustizia, quella giustizia che non si fa problemi a tenerti dentro per settimane sulla base di prove contraffatte.

Peter would kill for those numbers. Any politician would.

Eli è un burattinaio che sa usare la fiducia a suo vantaggio, così come sa usare le persone. Dopo aver manipolato Peter per fargli accettare l’eventuale candidatura della moglie, impresa di gran lunga più semplice, inizia in maniera lenta e subdola a convincere anche Alicia che candidarsi è la migliore delle soluzioni. Una visita con assegno del signor Nolan, una telefonata dalla casa bianca, e come ciliegina sulla torta una menzogna mascherata con parte della verità che sembra scagionarlo agli occhi di Saint Alicia.
Solo un maestro della manipolazione come Mr. Gold può uscire pulito da tutto ciò sia con il Governatore che con sua moglie, e siamo tutti ben lieti di constatarlo: non lo vedevamo così in forma da stagioni intere.

What the hell, Diane?

The Good Wife – 6×02 Trust IssuesLe manovre di Diane per lasciare lo studio arrivano finalmente a un punto di non ritorno, e giusto in tempo facciamo la conoscenza di Dean Levine-Wilkins (Taye Diggs), brillante alfiere legale del team Diane di ritorno da New York, che subito prende coscienza di una LGC in segreto ma totale disfacimento. Diane chiede al collega di compiere, appunto, un atto di fede. Per la prima volta osserviamo dunque lo studio dall’esterno, dagli occhi di un estraneo: qualcuno che non è affezionato ai personaggi come lo siamo noi, qualcuno che semplicemente entra nello studio condividendo l’ascensore con un sudato e seminudo operaio in sovrappeso. Una Robyn tuttofare più o meno rassicurante, un partner in galera, i muri che vengono giù per i rumorosi lavori in corso: in effetti, una start-up dalle grosse ambizioni ma troppo confusionaria e instabile per dei legali titolati e rispettabili.
Diane sorride, però, e mostra tranquillamente al collega la sua visione: questo studio legale ancora in fase embrionale in cosa può trasformarsi?

La Florrick/Agos valorizza l’apertura mentale, la trasparenza: è uno studio “a porte aperte” in tutti i sensi; è il perfetto approdo per una Diane con nuovi orizzonti, nuove mire che soddisfano i suoi più autentici valori progressisti. Dean si fida, e lo fa alla grande portando con sé sei teste di serie della LGC pronte ad abbandonare la nave in tempesta.
L’ultimo addio al posto che per anni è stata la sua casa è quanto di più silenzioso, elegante e adeguato potevamo chiedere, sentimentale al punto giusto. La foto con Hillary sotto il braccio, un sussurrato “Goodbye” ed ecco la definitiva pietra tombale per uno studio che quasi non ha più ragione di esistere, almeno non con quel nome.

Con sei capi di dipartimento, oltre trenta milioni di fatturato e di nuovo la voglia di fare del bene con la legge, Diane diventa partner alla F/A senza alcuna difficoltà nella votazione.
Cary dal canto suo è costretto a fidarsi di Kalinda, di Diane e soprattutto di Alicia per i cambiamenti che riguardano lo studio e per ottenere la libertà. Ciononostante, dopo il suo ritorno si prospettano numerose battaglie interne al novello Florrick, Agos & Lockhart, in special modo se Alicia dovesse accettare la candidatura, fatto che ci sembra sempre più probabile.

“I should’ve hired you. You’re an assassin.”
“Your mistake.”

The Good Wife – 6×02 Trust IssuesCondensati in due parole e un sorriso compiaciuto, ecco risplendere cinque anni di crescita personale e professionale della nostra Buona Moglie. Dopo la gavetta, dopo Will, l’abbandono della L/G, le disavventure politiche e matrimoniali con Peter, Alicia è rimasta una donna ancorata ai suoi obiettivi e ha sfruttato tutto ciò che le si presentava davanti per crescere e diventare autosufficiente. Nonostante non sia presente in carne ed ossa, avvertiamo la presenza di Neil Gross attraverso tutto il ‘caso della settimana’, che non sarà di vitale importanza, ma che come tutto il resto si interseca perfettamente alla trama orizzontale. In soldoni, il fatto che Patrick Edelstein sia a deporre non impedisce al mondo attorno a lui di girare, e quindi inevitabilmente di condizionare l’andamento stesso della deposizione.
Magistrale il montaggio alternato fra i consigli di Cary dietro le sbarre, e la messa in scena degli stessi da parte di Alicia. Ogni strumento registico/tecnico/formale è usato ancora una volta con garbo e senza stonare nella grande orchestra corale che è The Good Wife.

“First time we’ve done this, isn’t it?”
“I think so.” 

The Good Wife – 6×02 Trust IssuesProprio grazie a un anticipo dei soldi di Chumhum, Cary è finalmente libero. L’abbraccio finale ci riporta con la mente alla scorsa stagione, con lo struggente episodio The Last Call: questo si concludeva con un’Alicia afflitta, spenta e terribilmente lucida adagiata proprio fra le braccia del marito, con gli occhi rigorosamente aperti, sconfitti dalla realtà. Ora Alicia non si aggrappa più ai resti del suo passato, ma con sicurezza chiude gli occhi tenendo stretto il suo futuro, il suo lavoro, la sua indipendenza.

Trust Issues porta avanti con scioltezza e gran classe le storyline introdotte una settimana fa, dandoci un assaggio di ciò che potrà diventare questo sesto anno. Dopo gli avvenimenti drammatici e rivoluzionari della stagione scorsa, siamo catapultati verso un nuovo arco narrativo in cui davvero può succedere di tutto.

Voto: 8

Note:

– La poetica dell’ascensore continua, e ancora una volta questo è metafora di cambiamento e nuove opportunità.
– I cameo politici sono ormai l’ennesimo tratto caratteristico della serie. Valerie Jarrett è decisamente più a suo agio davanti alle telecamere nei panni di se stessa di quanto lo fosse Donna Brazile, che trovai leggermente imbarazzante.
– Cary sembra finalmente diventare un personaggio più centrale, grazie anche all’uscita di scena di Will. Mi chiedo: sarà questa la volta buona?
– Seguite TGW Italia su Facebook per aggiornamenti sulla serie

 

2 Risposte

  1. peritonite scrive:

    Dal numero di parole dei titoli desumo che la prossima stagione sarà l’ultima….Alicia for president?

     
    • Federica Barbera scrive:

      esatto, a meno di essere smentiti l’anno prossimo dovremmo avere una settima e ultima stagione!

      Comunque la puntata è stata molto buona, e l’addio di Diane tanto inevitabile quanto sofferto.
      Taye Diggs è sempre un bel vedere, quindi mi auguro che partecipi molto spesso eheh
      Ma (ma!) spero che Canning e David Lee non rimangano soli perché narrativamente sarebbe abbastanza inutile… vedremo.

       

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