American Horror Story – 4×05 Pink Cupcakes

American Horror Story - 4x05 Pink CupcakesDopo un discreto primo episodio. che era riuscito a dare fiducia a coloro che si aspettavano di  poter assistere ad una stagione con un profilo diverso rispetto alla precedente, American Horror Story ci ha proposto una sequenza di puntate che non hanno confermano quanto di buono ci era stato fatto vedere.

Questo inizio di stagione non è stato in grado di sviluppare al meglio le discrete premesse di partenza a causa di un approfondimento dei personaggi sempre più sterile e involuto, una messa in scena di situazioni e tematiche già proposte in passato con uno spessore ben più consistente e una resa estetico-narrativa che ha perso progressivamente di qualità. Questo episodio continua sulla falsariga dei precedenti: la vena creativa di Ryan Murphy sembra infatti essersi ormai inaridita e le attenzioni nei confronti del futuro della serie quasi completamente scemate. La serie per poco più di un paio di stagioni era riuscita ad essere un’ancora di salvezza per coloro che cercavano uno show diverso da qualsiasi altra proposta televisiva e che aveva toccato il suo apice in una stagione radicale e autoriflessiva come Asylum; ora però American Horror Story è già una serie superata, non più in grado di sviluppare un linguaggio televisivo innovativo ma costretta a ripiegare su forme visive e strade narrative già percorse nel recente passato.

I will be the U.S. Steel of murder.

American Horror Story - 4x05 Pink CupcakesIn questo episodio gli autori decidono di approfondire le vicende dei due personaggi che portano un pericoloso attacco alla stabilità del circo diretto da Elsa Mars: Miss Rothschild e il Dottor Mansfield, che conosciamo più semplicemente come Maggy e Stanley. I due tentano di minare la stabilità psicologica dei vari personaggi per impadronirsi del loro corpo e sfruttarlo per un guadagno economico. Stanley, in particolar modo, si dimostra il più spietato dei due, in grado di arrivare a pensare di commettere un omicidio pur di ottenere i suoi obiettivi. L’impossibilità di poter manifestare il suo orientamento sessuale  lo costringe a mettersi sullo stesso piano dei freak che sta cercando di ingannare; per non essere deriso ed escluso dalla città che lo ospita è costretto a nascondere la sua vera identità. La personalità che viene tratteggiata è quella di un sociopatico indifferente ai sentimenti altrui, non in grado di empatizzare con le sue vittime ma capace di giocare abilmente con le loro debolezze e amplificare la portata delle loro ambizioni per sfruttarle a suo vantaggio. Discorso diverso per quando riguarda Maggie, che continua ad avere delle difficoltà nel portare avanti questo lavoro, in particolar modo per il rapporto che sta sviluppando con Jimmy.

American Horror Story - 4x05 Pink CupcakesIl ruolo di coloro che sono considerati normali si fa ulteriormente più sfumato grazie alla figura di Dandy, che è probabilmente il personaggio più riuscito e potenzialmente interessante  tra quelli messi in scena fino ad ora. La sua è una lenta ma decisa presa di coscienza di possedere una personalità che riesce a definirsi solamente attraverso l’utilizzo ingiustificato di una cieca violenza omicida: Dandy si autorappresenta come il corpo di un’America forte, spietata e proiettata verso il futuro, in grado di sfruttare il proprio potenziale in maniera deviata e delirante.

Motion pictures will never be replaced by your TV, no.

American Horror Story - 4x05 Pink CupcakesAl contrario Elsa è la degna rappresentante di un paese che si rifiuta di cambiare, incapace di vedere una chance concreta nel futuro e costretta a scontrarsi duramente con la realtà prima di cedere alla tentazione di condurre quella trasmissione televisiva che gli ha offerto Stanley. Il confronto dialettico tra i due è la sequenza più riuscita e coinvolgente dell’intera puntata perché è capace di rappresentare con ironia due punti di vista fittizi, costruiti entrambi su misura per colpire l’interlocutore.  La concezione dell’arte di Elsa è quella di una donna che continua a vivere in un’interminabile fantasia: questa però si spezza a causa dell’intervento spietato della realtà che rompe per sempre il suo sogno di poter diventare una famosa star cinematografica. L’umiliazione subita e la totale frammentazione del suo Io al termine dell’esibizione la portano a tornare su suoi passi e dare una chance alla proposta di Stanley.

American Horror Story non riesce più ad essere quello splendido prodotto capace di rappresentare un unicum nella scena televisiva americana; quello che era un mix perfetto di elementi tra loro eterogenei, uno show che rinunciava al realismo riuscendo ad adattare a suo piacimento cliché di genere (non solamente horror) e stereotipi narrativi è diventata una serie che, fino ad ora, si accontenta di seguire pedissequamente strade già percorse; il lavoro svolto sui singoli personaggi continua a non essere convincente a causa di caratterizzazioni piuttosto deboli e sviluppi narrativi molto prevedibili. La puntata di questa settimana non riesce a sviluppare la varie storyline in maniera omogenea e disperde le proprie qualità dividendole in più quadri tra loro disconnessi, che faticano a trovare la loro autonomia anche a causa di un contesto storico-culturale che non riesce ad emergere. Le potenzialità per cambiare rotta ci sono ancora dal momento che la stagione è arrivata appena alla quinta puntata, a patto che gli autori della serie ritrovino il desiderio di ricominciare a stupire lo spettatore con scelte più ardite di quelle messe in scene fino ad ora.

Voto: 5,5

 

Davide Cinfrignini

Nato a Roma nel 1991, a 5 anni impara a leggere da solo rubando i quotidiani sportivi del padre.  Dopo essersi diplomato nel 2010 con una tesi su Woody Allen, decide di iscriversi a Studi Italiani alla Sapienza e per coerenza intellettuale si appassiona alla letteratura americana: McCarthy, De Lillo e David Foster Wallace. Amante delle arti visive trascorre la maggior parte del tempo a bombardarsi di immagini e parole tra cinema, videoclip e serie tv. Seppur non credente ha avuto Roger Federer come esperienza religiosa. Per due anni scrive recensioni cinematografiche finché si rende conto di quanto sia più affascinato dall’analisi delle serie tv, data la complessità della struttura narrativa.  Et voilà, nel 2013 approda finalmente a Seriangolo. Il resto seguitelo voi.

5 Risposte

  1. DRAPERIST scrive:

    Quoto parola su parola!
    non ho altro da aggiungere!

     
  2. Artax scrive:

    Io invece non sono molto d’accordo. Ok siamo lontani dai fasti della prima e seconda stagione, però rimane sempre una piacevole visione. E forse è proprio questo il punto , se manca qualcosa è il senso di disturbo e irrequietezza che è andato perso. In pratica sappiamo già dove vogliono andare a parare. Ma a livello di messa in scena e scelte registiche è senz’altro godibile.

     
    • Vega87 scrive:

      Sono d’accordo con Artax, io trovo che sia molto godibile, l’unico appunto è che se si tralascia la parte di Dandy il resto non è molto da telefilm horror..è comunque superiore a quell’obbrobrio che fu Coven.

       
  3. DRAPERIST scrive:

    Io non pensavo di poterlo mai dire…ma preferisco Coven!che ho guardato SOLO per inerzia, e senza alcun coinvolgimento…ma almeno non era in tutto e per tutto un accozzaglia confusa di scene
    no-sense,senza una trama orizzontale supportata da personaggi vuoti!
    e mi fa ancora più rabbia il fatto che con tutte le potenzialità che aveva sul nascere il freak show sia diventato un minestrone surgelato e sciapo!

     
  4. DRAPERIST scrive:

    Sarà forse perchè quest’anno il mio (e nostro) palato orrorifico è stato deliziato dal nostro visionario chef Fuller con le sue raffinate portate di Hannibal!

     

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