Downton Abbey – 5×07/08 Episode Seven & Eight

Downton Abbey chDownton Abbey - 5x07/08 Episode Seven & Eightiude, con due episodi densi di accadimenti, anche la sua quinta stagione “ufficiale”, prima di tornare per il tradizionale speciale natalizio. È difficile criticare o comunque guardare ancora lucidamente la creatura di Julian Fellowes dopo tutti questi anni: l’anima soap-operistica ne è (e neanche così in fondo) la quintessenza, ma non è tutto qui. 

A questo si accompagna la sempre decantata abilità del suo creatore di saper tratteggiare puntualmente situazioni e argomenti anche particolarmente complessi. Con il passare del tempo e l’affastellarsi di una vera e propria costellazione di nuovi e vecchi personaggi, la scrittura di Fellowes ha subito un’evidente parabola negativa in mordente e pungente ironia, lasciando così emergere – come una sorta di compensazione – un ammorbidimento generale, che coinvolge (ahimè) anche quei personaggi che si sono sempre distinti per tutt’altre caratteristiche. Infatti, se si guarda dall’alto e in maniera sistemica il cosmo della tenuta Grantham, viene spontaneo paragonarla ad un dinamico formicaio, dove numerosissimi ed operosissimi attanti si accumulano vorticosamente l’uno sull’altro ma compiono, alla fine dei conti, sempre lo stesso identico percorso.

Downton Abbey - 5x07/08 Episode Seven & EightIl rapporto tra Mary e Tony giunge finalmente al termine e quest’ultimo è ormai libero di vivere la sua storia con Mabel. Ora, per quanto l’aria perennemente altezzosa e sopra le righe di Lady Crawley e il suo costante percorso di emancipazione siano stati uno dei centri focali della stagione, per uno spettatore appassionato di Downton Abbey nessuno di questi argomenti è visto come una sostanziale ed accattivante novità: questi infatti rappresentano solo gli ennesimi modi per ridescrivere delle sfaccettature di questo interessante personaggio o metterne in evidenza altre. Rispetto alla sua prima e riuscitissima crescita (avvenuta soprattutto tra la prima e la seconda stagione), Mary ha ora un ruolo di snodo del racconto: la sua pregressa ed innegabile tridimensionalità serve maggiormente a far muovere ciò che le è intorno rispetto all’avanzare di sue situazioni strettamente personali. In questo senso diventa paradigmatico il caso di Tom Branson. Per quanto il “vedovo Grantham” non abbia mai brillato di particolare luce, il suo mai sopito desiderio di lasciare l’Inghilterra assieme alla figlia si illumina di un fievole interesse grazie al grande attaccamento della cognata maggiore – la quale proferisce per lui, rara occasione, parole davvero gentili.

Downton Abbey - 5x07/08 Episode Seven & EightTolto il piccolo spiraglio dato dal rapporto con Mary, Tom rappresenta l’emblema della piattezza insita nell’universo fellowesiano e nel corso di questi otto episodi non ha fatto altro che riconfermarlo. Partito come il vero simbolo e capostipite dell’uomo che non si piega alle convenzioni ma che, per amore, sfida e si adatta anche a quelle, si è ormai arrestato da troppe stagioni in quel determinato e piccolo limbo, lasciando quindi un ricordo molto sbiadito del fiero irlandese che era all’inizio. Costretto tra il desiderio di fuga e la millantata estraneità di casta (anche questa: sempre detta, molto poco agita), i tentativi di farlo emergere con una sua privata storyline non sono mai stati veramente concretizzati.

Downton Abbey - 5x07/08 Episode Seven & EightUna gestione lievemente migliore l’ha invece avuta Edith. Per il suo personaggio vale più o meno quanto detto per Tom: è immobilizzata nella stessa vicenda ormai da tempo ma ha sempre avuto, dalla sua, materia prima di migliore qualità. La questione dell’amore che non può vincere sulle convenzioni sociali senza compromesso sembrava nel suo caso avere una certa e stabile consistenza ed anche una speranza di evoluzione in più. Dove infine ha deluso anche il suo caso è nella velocità della risoluzione: per ben sei episodi c’è stato un climax ascendente delle difficoltà di Edith che rivuole sua figlia a tutti i costi, la successiva scomparsa, i sensi di colpa di Lady Violet e figlia nell’averla sempre coperta, e poi come se nulla fosse viene tutto risolto nel giro di un episodio prendendo un tè con mamma Cora. Questo è un esempio eclatante di come i processi di drammatizzazione pensati da Fellowes siano inizialmente azzeccati e pieni di potenziale; ma poi, una volta estremizzati e portati ad un fantomatico punto di rottura che dovrebbe far cambiare tutto, ecco che vediamo ogni cosa sgonfiarsi sotto il suo stesso peso in un inverso e noioso processo di normalizzazione generalizzata.

Downton Abbey - 5x07/08 Episode Seven & EightL’unica parte che ancora diverte sinceramente e che dà un po’ di pepe alla narrazione è la questione del matrimonio di Atticus e Rose, un po’ perché i due coinvolgono la totalità dei personaggi e si fanno catalizzatori dell’attenzione di tutti, un po’ perché sono riusciti a mettere in ombra un personaggio enorme come Isobel e le sue appena annunciate nozze. Anche per i giovani sposini, e soprattutto nell’ottavo episodio, c’è stato il pericolo che si riproponesse quanto detto per Edith e Tom: l’opposizione del padre di Atticus, il confronto religioso, il mistero del paparazzo ante-tempore, sono tutti elementi che velocizzano l’intreccio e che fanno volare altissime le quotazioni del disastro; stranamente però, dopo l’estremizzazione degli elementi, l’approdo ad una soluzione veloce e banale non disturba affatto poiché è totalmente coerente con il resto. La vera carta vincente in questo caso è il personaggio stesso di Rose: il suo credere ciecamente in Atticus, l’antagonismo con la madre austera, ogni cosa rientra nei tratti somatici di Rose e quindi arriva più come una conferma della sua personalità che come ennesima rottura di uno status quo, che in Downton Abbey è severamente abolito.

Downton Abbey - 5x07/08 Episode Seven & EightDecisamente sotto il potenziale a cui siamo stati abituati, ci sono le vicende che fanno parte del downstair. Tralasciando la ridondanza delle questioni di Mr e Mrs Bates e il non-colpo di scena finale con l’arresto di Anna, dispiace soprattutto veder sprecate le scintille di Daisy, Mr Molesley e Mrs Patmore, che si accingono ancora una volta a parlare di fantomatici cambiamenti, preannunciarli e poi rimandare ancora e ancora e ancora il loro compimento – in questo senso, l’unica nota di vero merito è l’avvicinamento di Miss Baxter a Molesley. Anche per quanto riguarda le piccole parentesi di Deker e Thomas nella grande Londra c’è ben poco da dire, come anche sull’ottenimento del memoriale ai caduti della piccola contea, evento che chiude programmaticamente questa stagione.

Ovviamente non si può chiudere una recensione su Downton Abbey senza citare il vero, unico motivo che ci terrà incollati fino alla fine della serie: Maggie Smith. Coinvolta (ahimè, di nuovo) anche lei nell’aria di famiglia dell’ammorbidimento generale, rimane e rimarrà sempre il personaggio a cui si può perdonare tutto e che sarà onnipresente sinonimo di perle di saggezza. Ad onor del vero, il suo rapporto con Isobel e la paura di perdere la sua “aminemica” non hanno nulla (stranamente) di stucchevole o patetico, ma anzi rientrano anche qui nelle totali corde del suo viso arcigno. In questo senso, non si può che sperare in un implemento della controparte maschile di Lady Violet e quindi in un ruolo più preminente e centrale per il misterioso e suadente Principe Kuragin.

Aspettiamo quindi di sapere della sorte di Anna e di tutti gli altri con lo speciale di Natale, rassegnati, ma per altri versi anche anche rassicurati, dalla statica velocità di Downton Abbey che, nonostante lo scorrere del tempo (sia interno che esterno alla narrazione), rimane – nel bene e nel male, s’intende – sempre uguale a se stessa.

Voto Episode Seven: 7
Voto Episode Eight: 7

Voto Stagione: 6,5

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

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