Gracepoint – Stagione 1 Episodi 4-8

Gracepoint – Stagione 1 Episodi 4-8Quando è apparsa la notizia che la Fox avrebbe realizzato il remake della miniserie britannica Broadchurch, in pochi si sarebbero aspettati di trovarsi di fronte alla semplice copia carbone dell’originale. Eppure, nonostante questo, Gracepoint e Broadchurch raggiungono i limiti del paradosso: i due prodotti non potrebbero essere sostanzialmente e radicalmente più diversi.

Inoltre, il paradosso si accentua ancora di più pensando che la mente creatrice di entrambi è la stessa: la firma infatti appartiene allo stesso Chris Chibnall, che ha saputo realizzare, usando la storia più semplice e longeva del panorama televisivo, un impressionante e commovente spaccato di una piccola parte d’Inghilterra – ma che alla fine potrebbe essere tutto il mondo. Infatti dove Broadchurch si è distinto, e l’ha fatto in maniera impagabile, è esattamente intorno a questo salto dal particolare all’universale in cui, servendosi di un facile e banale movente, ha gettato uno sguardo attento ed intelligente verso l’altro, verso il conosciuto, verso il dato per scontato, per provare che in realtà nulla è davvero conoscibile.

Gracepoint – Stagione 1 Episodi 4-8Quello che ci si aspettava da Gracepoint, date queste premesse, era sicuramente di ritrovare questo tipo di storia trasferita negli Stati Uniti. In realtà quello che vediamo è sì l’impatto di un misterioso omicidio su una minuscola cittadina, ma su una qualsiasi; se in Broadchurch il punto fondamentale era trasformare “unico” in “tutto”, qui l’operazione si può riassumere in “unico” che scivola tristemente verso il “nessuno in particolare”. È come se la sostanza che era alla base della versione britannica si fosse sgonfiata sotto il suo stesso peso, lasciando il semplice scheletro di un plot dato in mano ad un cast diverso. In questo senso, almeno fino al settimo episodio, non ha giocato a favore della versione statunitense neanche l’aver lasciato Tennant come protagonista: pur con il tentativo di differenziare il passato di Hardy da quello del nuovo Emmett Carver, la gestione dello stesso attore, nello stesso ruolo, non ha dato né un senso di continuità né un senso di differenza, ma ha generato solo un lungo e costante déjà vu senza via d’uscita. Ciò che sembra inspiegabile è capire come un bravo attore, chiamato a ricoprire lo stesso e funzionante ruolo, si riveli nel nuovo contesto molto meno efficace, quasi scontato. A mio avviso, due sono le ragioni profonde che erodono alla base Gracepoint e non riguardano il resto del cast: la scrittura è molto meno incisiva e ai nostri occhi tutto risulta ridondante.

Gracepoint – Stagione 1 Episodi 4-8Soprattutto fino al sesto episodio, sembrava non esserci davvero nessun motivo per seguire questa serie perché – e nonostante le promesse di autore e produttori – il filtro Broadchurch non era solo presente, ma assolutamente invadente: è stato impossibile insomma dividere quello che si è già visto da ciò che si sta vedendo. Ed è l’assetto di Gracepoint stesso a non aver posto alcun rimedio ma anzi, a tratti, è sembrato che l’intenzione fosse proprio esplicitamente quella di seguire passo per passo quanto già fatto. Significativo, in questo senso, è il suicidio di Jack Reinhold (il personaggio interpretato da Nick Nolte): la storia, il suo tormento, la sua solitudine e quel disperato gesto finale non hanno avuto lo stesso grande impatto che ricordavamo. Questa seconda morte era stata l’equivalente della rottura del vaso di Pandora, il secondo e sconvolgente atto che ha costretto ciascun abitante della piccola città a guardare di nuovo e con sospetto il proprio vicino e a cercare anche dentro di sé il male che ognuno di noi ignora essere in fondo alla propria anima. Ma qui, complici appunto il “già visto” e una resa meno empatica del tutto, la scena del rinfresco con gli occhi dei due detective, che girano per la stanza guardinghi e ormai spaventati da ciò che potrebbero scoprire, è invece passata come un momento qualsiasi dell’episodio.

Gracepoint – Stagione 1 Episodi 4-8Non a caso, le cose si sono fatte invece più avvincenti quando la storia di Gracepoint ha iniziato a distanziarsi e ad inserire novità rispetto al modello britannico. La scomparsa del piccolo Tom Miller, inedita, inaspettata e coerente con tutto il resto, ha dato infatti una sferzata di novità e passione che mancavano decisamente sin dall’inizio. È ovvio che non sia possibile ribaltare il giudizio sulla serie inserendo elementi interessanti solo negli ultimi tre episodi (cioè i soprannumerari rispetto alla versione british), ma la città che si muove tutta insieme per aiutare Ellie dona anche al resto del cast, Tennant compreso, uno spessore maggiore. Infatti uno dei difetti imputati sin dall’inizio alla serie è il sottotono generale degli attori scelti: Anna Gunn (cui non serve aggiungere altro) è forse stata la delusione maggiore. L’abbiamo conosciuta come un’attrice tesa, nevrotica, capace di interpretare un personaggio davvero difficile ed odioso come Skyler White; finora invece, nei panni di Ellie Miller, non è riuscita a bypassare a questa sua nuova maschera la stessa tensione, le stesse sfaccettature di cui sappiamo essere capace. Forse serviva davvero cambiare rotta, toglierci gli occhiali “Broadchurch” per un po’, per poter finalmente vedere solo Gracepoint.
Un altro punto a favore del dinamismo degli ultimi due episodi viene dall’arrotondamento del passato di Carver con l’arrivo senza preavviso della figlia, che costringe l’integerrimo detective a smussare i suoi angoli; unendo ciò al grande impegno dimostrato per ritrovare il piccolo Tom, riusciamo finalmente ad intravedere anche qualcosa di diverso nel suo personaggio.

Gracepoint – Stagione 1 Episodi 4-8Ultima menzione va assolutamente alla famiglia Solano, cioè a coloro che dovrebbero essere i perni fondamentali della narrazione e da cui, bene o male, tutto dovrebbe passare; invece risultano essere la parte meno convincente in assoluto. La pessima recitazione di Michael Peña, la questione del bambino, i problemi adolescenziali di Chloe e il loro desiderio di ritrovarsi come famiglia vivono ancora degli stessi difetti di quanto detto prima: l’ombra di Broadchurch in questo caso è veramente onnipresente e appare sempre più difficile che qui si riesca a correggere il tiro. Il personaggio di Beth è l’unico che, almeno nell’ottavo episodio e sempre in relazione alla scomparsa di Tom, viene fuori meglio con tutto il suo dolore di madre, grazie al dialogo cercato con un’altra donna che ha vissuto la sua stessa esperienza. Anche qui: nulla di diverso da quanto già visto (c’era anche nella versione inglese) e poca emozione a riguardo; ma almeno la sua focalizzazione potrebbe risultare funzionale per chiudere la stagione.

Insomma, il bilancio di Gracepoint vs. Broadchurch è nettamente vinto dal secondo, proprio perché è impossibile non metterli in contrapposizione. Se la versione americana avesse goduto di maggiore autonomia, questa stessa gara non si sarebbe verificata e ora si potrebbe parlare di Gracepoint indipendentemente dal suo fratello maggiore. Per quanto apprezzabili i tentativi degli ultimi due episodi, manca solo un episodio alla risoluzione: anche cambiando gli addendi (compreso l’assassino), il risultato non cambierà.

Voto episodi: 5,5

 

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

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