Homeland – 4×05 About a Boy

Homeland - 4x05 About a BoyQuesta quarta stagione rappresenta per molti spettatori e, in misura diversa, anche per la serie stessa, il vero banco di prova circa l’identità di Homeland: cos’è, cosa racconta e cosa vorrebbe arrivare a raccontare la serie di casa Showtime?

Se questo interrogativo appariva fondamentale alla fine della scorsa stagione, questi primi cinque episodi hanno il merito di non essersi in realtà focalizzati sulla “ridefinizione di genere” ma, e in maniera molto più interessante, continuano a costruire una nuova storia che, allo stesso tempo, non dimentica il passato.
E appunto la conciliazione di passato e presente è la prima vera sfida per questo nuovo Homeland, che si trova a dover riconsolidare una narrazione sì diversa, ma che di certo non può cancellare quanto fatto precedentemente. Il primo, logico elemento di rottura e continuità deve ovviamente passare e materializzarsi in Carrie Mathison, non solo in quanto protagonista assoluta della serie, ma soprattutto perché accanto a lei si percepisce ancora il vuoto lasciato da Brody. La carta vincente finora giocata dalla ritrovata organicità scritturale della storia è il non aver puntato su un unico personaggio che sostituisse il rimpianto sergente, ma aver creato un’intera ed ambigua situazione che da un lato fa eco agli inizi della relazione tra Carrie e Brody, dall’altro però si carica di quella storia e la usa come monito, come una sorta di memento.

Homeland - 4x05 About a BoyLo scorso episodio si chiudeva infatti con una scena che era folgorante nel richiamo a Carrie che seduce Brody per tornaconto e per simulazione; ma è in ragione di quel preciso evento, che incoscientemente aveva dato inizio a tutto, che c’è ora una maggiore sensazione di cupezza, di tristezza, ad avvolgere i novelli amanti. L’avventura iniziale con Brody significava per Carrie usarsi totalmente per raggiungere uno scopo: non c’era differenza tra vita privata e lavoro; o perlomeno non c’era fino al momento dell’innamoramento, quando cioè sopraggiunge l’incontrollabilità dei sentimenti, che senza preavviso chiarificano come invece ci sia sempre bisogno di una linea di confine tra un mestiere, un ruolo nella società e una vita privata da salvaguardare. L’inconciliabilità di questi due aspetti ha chiuso sostanzialmente la terza stagione, con la vittoria senza appello dell’esterno, del mondo circostante, sulla storia d’amore. In questo senso appare coerente la scelta di Carrie di allontanarsi a tutti i costi da sua figlia, la paura di essere un pericolo per lei, che invece andrebbe solo protetta ed amata incondizionatamente.

Homeland - 4x05 About a BoyÈ per tutta questa serie di elementi che il rapporto che la donna sta costruendo con Aayan si colora di mille e ambigue sfaccettature: quando deve simulare affetto per poter reclutare una spia, Carrie appare per la maggior parte del tempo a suo agio con le proprie azioni; quando invece rimane, ad esempio, da sola con la piccola Francis è incapace di guardarla per quello che è e deve mettere più distanza possibile tra loro. A rendere il tutto ancora più interessante e stratificato è il riaffiorare del passato, che non emerge questa volta direttamente, cioè tramite una retorica ridondante e che potrebbe apparire finta, ma fa capolino spontaneamente nei frangenti più intimi, privati e quindi più delicati da gestire. Il momento in cui Carrie è a letto con Aayan, quando capisce di averlo ormai conquistato e che il risultato per cui sta lavorando è prossimo al materializzarsi, è l’istante del crollo umano della donna, mentre continua ad impiegare il proprio corpo (e non solo) per raggiungere uno scopo materiale, tangibile. Sarà poi esattamente quel crollo, quella debolezza e quella bugia detta per giustificarsi che le varranno probabilmente la confessione di Aayan su suo zio, Haissam Haqqani.

Homeland - 4x05 About a BoyL’investimento totalizzante – che sconfina ormai con l’abuso – di Carrie su se stessa non rimane circoscritto solo a lei e a chi le è immediatamente accanto, ma ha delle conseguenze su chiunque sia coinvolto nella sua rete d’azione. Il rapporto di Carrie con Quinn si è sviluppato per noi spettatori in un senso, cioè rendendo ormai espliciti i sentimenti di quest’ultimo e quindi le motivazioni che l’hanno spinto a Kabul; tra i due personaggi, invece, viaggia su un binario sostanzialmente parallelo, perché li vediamo scontrarsi mentre Carrie continua a non comprendere la reale posizione di Quinn. È proprio in questa About a Boy che finalmente la questione personale si intreccia con gli eventi: la sequenza che vede protagonisti Fara e Quinn in missione, che termina con un nulla di fatto a causa del telefono spento di Carrie e il successivo dialogo tra i due fuori dalla fortezza costruita dalla donna per Ayan, arriva a certificare e cementificare questa doppia insofferenza reciproca, che ha ovviamente moventi diversi. Inoltre, anche l’avvicinamento di Quinn e Fara potrebbe avere un ottimo sviluppo, soprattutto se dosati nella giusta maniera: da un lato i primi malumori di Fara per i “metodi” del suo capo, dall’altro chi pensava di averli accettati e invece si ritrova ancora a discuterne.

Homeland - 4x05 About a BoyAnche Saul, cioè chi invece ha sempre condiviso con (e prima insegnato a) Carrie i segreti del mestiere, non può che ritrovarsi, esattamente come la sua pupilla, per l’ennesima volta nella posizione di scegliere tra il ritorno da una moglie, la stabilità millantata dopo l’abbandono della CIA, e il rincorrere il nemico, mettendo a repentaglio la propria incolumità. Ovviamente buon sangue non mente e Saul segue il suo istinto, decidendo di pedinare letteralmente Farhad Ghazi in aeroporto e per poi ritrovarsi lui stesso in una trappola. Dove Homeland sembra aver ormai ritrovato un buono stato di salute e quindi la sua dimensione è proprio nella costruzione e nell’intrecciarsi delle varie zone della narrazione in maniera abbastanza naturale, come il momento in cui Fara non riesce a posizionare la spia sull’auto e, passando accanto ad un’altra vettura, un’abile mossa di regia ci rivela che Saul è al suo interno, legato ed imbavagliato. L’unica storia che rimane ad ora al di fuori di questi giochi, che sono per il momento più strettamente connessi tra loro, riguarda l’ambasciatrice e suo marito Dennis, ma il tutto continua a prendere velocemente corpo – soprattutto con l’introduzione decisamente più in prima linea di quest’ultimo e del personaggio di Tasleem Qureshi (Nimrat Kaur).

Rispetto a come la serie aveva chiuso lo scorso anno, Homeland continua a confermare che gli episodi della terza stagione potrebbero tranquillamente essere archiviati come un’infelice parentesi e quindi, in maniera direttamente proporzionale, alimenta sempre di più le speranze per una vera e propria ri-genesi.

Voto: 8

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

1 Risposta

  1. Dreamer88 scrive:

    A parte la storyline Carrie – Aayan (che proprio non riesco a digerire, ma questo è un problema mio) questa quarta stagione non mi sta dispiacendo, si stanno delineando situazioni interessanti (il rapimento di Saul e la relazione Fara – Quinn in primis). Non credo che Homeland tornerà più ai livelli della prima stagione ma sicuramente passi in avanti sono stati fatti rispetto alla terza.

     

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