Homeland – 4×08 Halfway to a Donut 10


Homeland – 4x08 Halfway to a DonutHomeland prosegue il trend positivo di questa stagione, e con “Halfway to a Donut” ci presenta un episodio carico di tensione, che riesce a fondere organicamente gli elementi che costituiscono l’anima della serie: quello umano-relazionale e quello più propriamente politico-spionistico, entrambi imperniati naturalmente sul personaggio di Carrie.

Homeland – 4x08 Halfway to a DonutIl primo dei numerosi meriti di questo episodio (e più in generale della stagione) consiste nella gestione della malattia di Carrie: se in “Redux” abbiamo potuto apprezzare la decisione degli autori di condividere con lo spettatore lo stato di alterazione della Mathison, in “Halfway to a Donut” è la repentina riacquisizione di lucidità da parte della protagonista a costituire una piacevole sorpresa, in quanto il rischio di calcare nuovamente la mano su questo aspetto era alto. La scoperta dello scambio delle pillole all’inizio dell’episodio è inoltre la molla che fa scattare la “caccia alla spia”, il cui elemento più interessante è certamente costituito dal ruolo giocato in essa dal colonnello Khan. Il suo percorso da figura minacciosa e sospetta (pensiamo al colloquio con Saul di qualche puntata fa) ad alleato di Carrie è stato preparato dagli autori in maniera graduale ma al tempo stesso ambigua e tortuosa. Dopo il finale di “Redux”, in cui l’atteggiamento di Khan lasciava presupporre un suo diretto coinvolgimento nel piano per mettere fuori gioco Carrie, gli autori decidono di smentire nuovamente le attese dello spettatore, mostrandoci come il colonnello sia totalmente estraneo alle macchinazioni messe in atto dalla sua collega (la scena in cui assiste allo scambio di informazioni tra Boyd e l’agente Qureshi lascia pochi dubbi a riguardo). Homeland riesce in questo modo a complicare la rete di intrighi, mescolando ulteriormente le carte in tavola: il confine tra terroristi e agenti segreti, così come quello tra nemici e alleati, è sempre più labile e certamente ci riserverà ancora delle sorprese.

Homeland – 4x08 Halfway to a DonutAltrettanto complesso è il conflitto vissuto da Carrie, con cui culmina il percorso iniziato con “The Drone Queen” e proseguito con “From A to B and Back Again”. Tutti e tre gli episodi presentano infatti delle fondamentali sequenze ambientate nella sala operativa, che vanno a comporre una sorta di trittico in grado di mettere efficacemente in scena la conflittualità e contraddittorietà del personaggio e dell’ambiente che lo circonda. Come e ancora di più che nell’intrigo spionistico, a colpire è proprio il carattere sfumato di questo disegno: le ragioni politiche e quelle personali non vengono infatti banalmente contrapposte, bensì si confondono, impedendo allo spettatore – così come a Carrie – di individuare una “scelta giusta” e quindi di esprimere un giudizio univoco sulle sue azioni.

Homeland – 4x08 Halfway to a DonutSe nella premiere gli autori ci avevano presentato una Mathison totalmente dedita alla sua missione e apparentemente priva di qualsiasi dubbio circa le implicazioni morali del suo operato, l’incontro con Aayan, e soprattutto il rapimento di Saul, hanno permesso un radicale approfondimento della questione, che, come si diceva poco sopra, raggiunge il suo apice in questo episodio. Quello che a prima vista potrebbe sembrare un lineare percorso di riacquisizione dei propri sentimenti e della propria umanità da parte della protagonista, viene in realtà complicato dalle affermazioni di Saul (“Escape or die”), che vanno a confliggere non solo con i sentimenti di Carrie ma anche con il volere di Lockhart (“I will not have my predecessor join Daniel Pearl and Jim Foley with their heads in a basket”). Ecco quindi che la decisione della Mathison di “salvare” Berenson acquista sfumature diverse, implicando al tempo stesso affetto, tradimento e rispetto delle esigenze politiche degli Stati Uniti. Emblematico in questo senso è il dialogo finale che vede protagonisti Carrie e Quinn, in cui le parole della prima (“How can saving someone’s life be the wrong choice?”) sembrano riecheggiare quelle espresse da Brody nello scorso finale di stagione (“In what universe can you redeme one murder by committing another?”). In entrambi i casi, infatti, vediamo i protagonisti esternare il loro disagio di fronte all’impossibilità di applicare i comuni principi della morale all’ambiente distorto in cui si trovano a vivere e operare, lasciando loro a disposizione solo “scelte sbagliate”.

Homeland – 4x08 Halfway to a Donut“Halfway to a Donut” ci propone anche cinquanta minuti dall’alto tasso adrenalinico, che naturalmente raggiunge il suo apice durante la sequenza ambientata a Makeen. Questa giova innanzitutto della plausibilità della dipartita di Saul, resa credibile dalla caratterizzazione del personaggio e potenzialmente in linea con le scelte narrative degli autori. Ad aumentare poi la sensazione costante di tensione e pericolo vi è la scelta, dalla grande forza iconica, di sovrapporre un triangolo rosso a ciascuno degli uomini di Haqqani, materializzando efficacemente il senso prima di minaccia e poi di sopraffazione che colpisce Berenson. Anche in questo caso, come già in passato, la richiesta di sospensione dell’incredulità è abbastanza elevata (basti pensare alla facilità con cui Saul riesce a fuggire), ma la forza drammatica dell’episodio la compensa in maniera più che adeguata.

Homeland si addentra sempre di più nel vivo della narrazione, spazzando via i pur legittimi dubbi relativi alla riuscita di questa quarta stagione e regalandoci un episodio degno di reggere il confronto con i suoi più illustri predecessori.

Voto: 8-

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10 commenti su “Homeland – 4×08 Halfway to a Donut

  • melania

    Egregio Seriangolo, da qualche tempo mi sono rifugiata in questo accogliente sito provenendo da lidi non lontani ma ormai per me inaccessibili perché imperscrutabili. Coltivo però un dubbio: perché serie molto seguite, che altrimenti avrebbero collezionato decine e decine di opinioni o anche semplici suggestioni, qui raccolgono numeri striminziti in fatto di commenti? Sicuramente io che seguo Homeland e poche altre cose e sono persino triste perché per ora è finito Downton Abbey (my guilty pleasure) ho gusti un po’ datati, sfiniti dalla reiterazione dei contenuti. Però anche per altri titoli non mi sembra che ci siano sfracelli.
    Le spiegazioni che mi sono data concernono la grafica un po’ disordinata del sito e soprattutto l’eccessiva sobrietà di alcune delle recensioni proposte – non questa – che raramente si spingono oltre il corretto resoconto e una buona valutazione di massima, senza però aprire squarci interpretativi, rinvii storici e tecnicalità sofisticate. Intendiamoci, l’egregio Seriangolo, merita in ogni caso mille ringraziamenti da parte mia perché io comunque non saprei fare altrettanto.
    E poi, ultimo ma non ultimo, mi è sempre sembrato lunghissimo lo spazio che intercorre fra la possibilità di visione di un episodio – stavo per scrivere la “messa in onda”, ma non è aderente – e la possibilità di leggere la relativa recensione e quindi eventualmente intervenire, quando però noi utenti abbiamo già visto la puntata successiva (se non due). Invece finalmente nel caso di Homeland/ Halfway to a Donut ci viene data la possibilità di stare al passo con i tempi, in tutti i sensi. Stiamo a vedere.
    Che dire? Sarà che la fidelizzazione funziona sempre – è del resto una vecchia regola – ma a me questa quarta serie piace senza remore: ha imbroccato una via narrativa intensa e piena di risorse e, perso il fascino ambiguo e duale della figura di Brody, ha riacciuffato il tema del doppio con la “scissione” e il tormento della figura di Quinn (e, se vogliamo, di Farah) e soprattutto con l’enorme questione politica/etica/umana/personale posta dal rapimento di Saul.
    La fidelizzazione, dicevo: uno vede i difetti ma resta attaccato alla sua comfort zone. In questo caso i macroscopici difetti che chiamiamo sospensione di incredulità sono un’infinità – direi che l’ultima puntata è proprio borderline – e il rischio del patetico e del parossistico è in agguato, ma sono difetti compensati ancora molto bene, secondo me, da un’ottima regia (migliore – direi – finora è stata “Redux”): perciò condivido i voti alti dati fino ad ora. Del resto, se ci pensiamo un attimo, sin dall’inizio, dalle osannate prime due serie, Homeland ha chiesto molto allo spettatore (molto più di Hatufim da cui è tratta, ben più “sporca” e rude) in fatto di sospensione dell’incredulità.
    Per il resto, mi piace molto come è reso l’ambiente dell’ambasciata, gli incontri delle delegazioni sono un buon accorgimento per sviluppare la narrazione; mi piacciono meno le scene dalla stanza dei bottoni, la centrale operativa: molte trovate carine, ma credo davvero poco plausibili, al limite della tollerabilità.
    Infine, Claire Danes, sostenuta da una scrittura degna, si è data una bella regolata ed è tornata a livelli altissimi, è davvero speciale e padrona assoluta della scena, anche perché hanno avuto il buon gusto di non sostituire la figura di Brody, rimpiazzato semmai da varie altre tematiche e situazioni. Trovo tuttavia un po’ stucchevole l’insistenza evidente sul ruolo di Carrie in quanto “femme fatale” e comunque penso che se il bravo (per il momento…) colonnello Khan sarà la sua prossima conquista c’è sperare che possa riportare a casa la pelle almeno lui. E poi, al povero Quinn niente?

     
    • La Redazione

      Ciao Melania, innanzitutto benvenuta e grazie per il tuo commento! Cerchiamo di rispondere ai punti da te sollevati:

      – quantità commenti: posto che non riteniamo sia la quantità, ma la qualità dei commenti ad essere importante, di sicuro il numero di chi lascia un proprio feedback è minore rispetto agli utenti giornalieri che abbiamo – che sono, invece, moltissimi. Questo può avere diverse motivazioni, ma tendenzialmente si può dire che l’aumento in questi casi sia esponenziale: più gente commenta, più si attirano altre persone che, in caso contrario, spesso si sentono a disagio a commentare per primi o, peggio, da soli. Ad ogni modo, in diverse occasioni si sono instaurate belle discussioni sulle puntate e sulle serie in generale, senza litigate o flame inutili. Ecco, se dovessimo scegliere tra “uno sfracello di commenti”, in cui il rischio che la situazione degeneri è altissimo, e “pochi ma buoni” commenti, noi scegliamo sempre la seconda opzione.

      – recensioni: ci dispiace che tu abbia avuto questa percezione, ma se c’è una cosa che noi non facciamo è “il corretto resoconto” fine a se stesso, perché qui non si tratta mai di fare recap (che viene anzi impedito, perché chi viene a leggerci in genere ha appena visto la puntata e non ha alcuna voglia di sentirsela raccontare) ma di analizzare la puntata e offrire di questa il proprio punto di vista. Chiaro che ci siano certe serie che offrono più spunti di altre, sia a livello di approfondimento col reale (ad esempio Gomorra) che di riferimenti sia storici che cinematografici (vd. Boardwalk Empire); senza contare che ciascuno di noi ha una sua formazione personale a cui attinge per procedere nella propria analisi. Quindi può succedere che ci siano approfondimenti maggiori o minori, ma che non ce ne siano non è esattamente quello che si può dire del nostro lavoro 😉

      – tempistiche: ci piacerebbe moltissimo poter vedere la puntata e pubblicare sempre con largo anticipo per permettere una fruizione maggiore della recensione, ma considera due fattori. Innanzitutto scrivere una recensione NON E’ buttare giù senza soluzione di continuità quello che si pensa dell’episodio (o almeno, non è così che noi la intendiamo): è un lavoro che richiedere tempo e metodo, quindi meglio un giorno in più ma un’analisi sensata che non un articolo che esce il giorno dopo infarcito di “mi è piaciuto perché”/”non mi è piaciuto perché”. In seconda istanza, questo è e rimane per ciascuno di noi un hobby, che arriva insieme alla vita personale e al lavoro, quindi spesso capita che prima di arrivare al week-end sia difficile avere il tempo personale di concludere queste riflessioni: in questo modo, ovviamente, le puntate di inizio settimana (che sono la maggior parte) soffrono di più. Siamo comunque consapevoli della questione, e laddove possibile cerchiamo (e continueremo a provarci) di migliorare sotto questo aspetto.

      Per quanto riguarda la grafica, non ci sembra sia così confusionaria da “ostacolare” la presenza dei commenti! Chiaramente poi qui interviene il gusto personale, quindi ci mancherebbe 😉
      Grazie per il tuo contributo, a presto!

       
      • melania

        Grazie! Non pensavo che le mie poche e disorganizzate idee buttate lì in libertà meritassero una risposta, diciamo così, abbastanza ufficiale. Più facile ritenere che qualcun altro avrebbe detto la sua. Spero in ogni caso che le impressioni più episodiche, ma anche le opinioni più sedimentate, che gli utenti decidono di esternare siano comunque ritenute un contributo e un arricchimento anche se non si condividono. Come ho detto, ho molto rispetto e riconoscenza per chi, come fa la Redazione di Seriangolo, si prende un impegno così gravoso, tanto che io fra le cause secondarie (la prima è che non lo saprei fare, anche questo l’ho già detto) per cui non potrei immaginarmi in un ruolo simile accampo una totale mancanza di tempo. Anche adesso sto rispondendo velocemente solo ai convenevoli e senza entrare in altri contenuti durante i minuti preziosi di una pausa pranzo che oggi è diventata quasi l’ora del tè… A presto

         
    • Simona Maniello L'autore dell'articolo

      Ciao Melania, ti rispondo in merito alla puntata. Come accennavo nella recensione riconosco che la richiesta di sospensione d’incredulità posta da Homeland allo spettatore sia abbastanza alta ma, come dici tu, non è una novità di questa stagione e spesso (anche se non sempre) viene ben compensata dagli altri elementi messi in campo dalla serie (regia, recitazione, narrazione). Sulla questione di Khan e Carrie spero che non si scada nel sentimentale. Per quanto la relazione con Aayan non mi abbia infastidito, concordo sul fatto che insistere troppo su questo aspetto sarebbe sbagliato.

       
  • Attilio Palmieri

    Complimenti Simona per la recensione, sei riuscita a sintetizzare alcune delle principali questioni ribadendo quanto Homeland quest’anno sia tutt’altro rispetto alla scorsa stagione.
    Il lavoro fatto sul personaggio di Carrie fino a questo momento è molto interessante e, sebbene a qualcuno possa non piacere la recitazione sopra le righe della Danes, il suo personaggio è da sempre basato sull’eccesso e, specie in questa stagione, il suo arco drammatico sta crescendo molto bene.
    Lo stesso si può dire della serie stessa, da sempre mascherata come un prodotto realistico ma che tra le righe ha sempre mostrato la voglia e l’abitudine a scavalcare la soglia (come sottolinea Melania) in favore di una spettacolarizzazione dell’azione volta a comunicare un preciso messaggio attraverso alcune mirate forzature.
    A questo proposito Homeland in questa puntata ci ricorda nuovamente cosa può farti la guerra e la disumanizzazione a cui ti può portare (e la scelta di una protagonista bipolare è quanto mai efficace); ci racconta della differenza tra la guerra del passato e quella contemporanea, dove quest’ultima procede con un’enorme estraneità rispetto alla brutalità del conflitto e schiacciare un pulsante può significare (e qui ritorna anche l’aspetto gaming) distruggere una comunità (e qui il rimando alla première).
    Se dovesse finire così, si chiuderebbe un’ottima stagione.
    Melania benvenuta! Sono molto d’accordo su quello che dici riguardo alla Danes, specie rispetto alla scelta efficace di non aver sostituito Brody (all’inizio Quinn sembrava prendere quella strada), ma averle dato campo libero e aver scelto di parlare solamente di lei, cosa che però ora non sta asfissiando la narrazione, anzi.

     
    • Simona Maniello L'autore dell'articolo

      Grazie Attilio 🙂
      Gli spunti di riflessione che stanno emergendo da questa stagione, e che vengono condensati in questo episodio, sono veramente tanti e di estrema attualità. Mai mi sarei immaginata una rigenerazione di questo tipo. Sulla Danes invece (che ho sempre apprezzato) devo dire che la sto trovando un tantino più sobria che in passato, e la cosa non mi dispiace affatto.

       
  • Rinaldo

    Sono d’accordo con tutta la recensione, ad eccezione del voto finale: io avrei dato anche un po’ di più di 8-. Ragazzi, questa serie in questa quarta stagione sta facendo maledettamente sul serio, in un modo che mai avrei pensato fosse possibile.

     
  • Dreamer88

    “Anche in questo caso, come già in passato, la richiesta di sospensione dell’incredulità è abbastanza elevata (basti pensare alla facilità con cui Saul riesce a fuggire), ma la forza drammatica dell’episodio la compensa in maniera più che adeguata.”

    E’ più forte di me, non riesco ancora a digerire le forzature che Homeland fa; una serie che, in linea teorica, dovrebbe fare della verosimiglianza delle vicende che tratta il suo punto di forza non dovrebbe in alcun modo incappare in questo tipo di stratagemmi narrativi, privilegiando il puro e semplice spettacolo (ed è per questo che per me The Americans vince 10 a 0 contro Homeland).
    Detto questo, lo so di essere probabilmente l’utente del sito più critico nei confronti di Homeland (commentando alcuni episodi di questa stagione non sono stato molto tenero) ma, da ora in poi, cercherò di essere più morbido nella critica perchè:
    a) certi clichè, certe caratterizzazioni, certe situazioni (e certe forzature) sono più facili da far digerire al pubblico, me ne rendo conto;
    b) è ormai chiaro che “la spettacolarizzazione dell’azione” (come dice Attilio nel suo commento) sia la priorità numero uno degli autori, bisogna riconoscere che sono coerenti in questo;
    c) Homeland è pur sempre un prodotto fatto da americani per un pubblico prevalentemente americano (con un punto di vista quindi ben preciso).
    In merito alla puntata, per me “Halfway to a donut” è, finora, il miglior episodio di Homeland della stagione (e complimenti a Simona per la recensione, ha davvero analizzato bene la puntata).

     
    • Simona Maniello L'autore dell'articolo

      Grazie 🙂
      Capisco che le forzature possano infastidire ma, come dici tu, è una questione di stile narrativo, che può piacere o meno ma che a prescindere da questo sta dimostrando di avere ancora molto da offrire. Anche io credo che questo sia per ora il migliore episodio della stagione, speriamo che non lo resti a lungo!

       
  • Pietro Franchi

    Sto recuperando questi ultimi episodi in grandissimo ritardo, colpevole la mia mancanza di fiducia in Homeland quest’anno… Dopo una terza stagione di cui non c’è bisogno di dire altro, infatti, è stato assurdamente difficile per me riottenere il piacere nella visione della serie, e i primi 5 episodi di quest’annata (per quanto buoni) non sono riusciti a prendermi.
    Che dire, se non che mi sono completamente sbagliato! Ho ripreso la visione dopo i commenti entusiasti alla 4×09 (che devo ancora vedere), ma a partire da “From A to B and Back Again” non ho visto altro che episodi tesissimi, coraggiosi, incredibilmente di livello. La sospensione dell’incredulità è spesso necessaria, è vero, ma questa puntata è riuscita definitivamente a farmi schierare con Homeland, e non era per niente facile! Chapeau 😀