How to Get Away with Murder – 1×05/06

How to Get Away with Murder – 1x05/06 Il nuovo show del giovedì “Shondaland” della ABC prosegue il proprio cammino per raggiungere la solidità di pubblico e trama delle due serie dello stesso gruppo creativo. Questi due nuovi appuntamenti sono perfetti per indicare il precario equilibrio su cui si sta ancora muovendo questa serie, tra momenti poco convincenti – e persino noiosi – ed altri ben più azzeccati.

La difficoltà, quando ci si butta in un campo in cui non si ha propriamente familiarità, è quella di non riuscire ad essere originali, incapaci di stendere delle storie avvincenti e convincenti insieme. Quando poi si viene messi a paragone con pilastri del genere d’appartenenza (in questo caso con il più che riuscito The Good Wife), spesso si finisce inevitabilmente per perdere il confronto. How to get away with murder sta ancora faticando a trovare una propria strada e questi due episodi ne sono l’esempio lampante: l’uno noioso, poco riuscito e freddo, l’altro ben più interessante, caldo e convincente.

1×05 We’re not friends

How to Get Away with Murder – 1x05/06 Il quinto episodio non raggiunge l’obiettivo, mostrandosi forse come quello più debole di questa prima parte di stagione: non solo il caso procedurale della settimana lascia il tempo che trova, ma anche la trama principale fa dei passi avanti troppo lenti e poco coinvolgenti che lasciano in definitiva una sensazione di noia, che questa serie proprio non può permettersi.

Le vicende dell’accusato avrebbero potuto dire molto più di quanto riescono effettivamente a mettere in scena: le vicende di abusi, di sofferenze all’interno delle famiglie e la violenza sulle donne potevano essere trattate con maggiore attenzione e partecipazione a partire dalla stessa Annalise (che in qualità di donna forte avrebbe avuto terreno fertile per occuparsene), ma la sensazione che se ne ottiene alla fine è che spesso questi casi giudiziari siano solo un intermezzo tra l’interazione dei personaggi (per lo più il covo di vipere degli Annalise Five) e la trama principale e che, quindi, non siano approfonditi né abbiano una forza realmente rilevante.

Questa volta al centro dell’attenzione viene posta Laurel, che sembra essere la studentessa moralmente più onesta, l’unica a volersi sincerare della verità, facendosi in quattro per assicurarsi che il proprio cliente non venga ingiustamente condannato. Eppure su di lei viene detto ben poco – se non una prevedibilissima liaison con Frank – e l’unico inserto interessante, ossia l’intervento per influenzare la giuria, lascia il tempo che trova. Sulla trama principale i passi avanti sono pochi e deboli: la storia della fotografia e della carta da parati non ci allontana troppo dalla volontà degli autori di mostrarci come Sam possa essere l’assassino di Lyla; la soluzione semplice potrebbe vedere i quattro ragazzi colpevoli di omicidio del marito della Keating per aver scoperto la verità sull’uomo, ma dubito fortemente che gli autori ci fornirebbero una soluzione così semplice sin dall’inizio della stagione. Qualcosa non ha funzionato in questo episodio che non riesce a rendere davvero interessante nessuna sua sezione narrativa.

Voto: 5 

1×06 Freakin’ Whack-a-Mole

How to Get Away with Murder – 1x05/06 Totalmente opposta l’opinione su questa sesta puntata che rappresenta, di contro, il miglior episodio finora di How to get away with murder, quello che finalmente rimette tutto sul tavolo da gioco. C’è un solo elemento che cambia rispetto agli episodi precedenti, ma che è in grado di rivoluzionare la partita: siamo finalmente alle prese con un episodio in cui si sente un coinvolgimento emotivo da parte di Annalise Keating. La storia di David Allen, la sua permanenza in prigione e l’accusa di razzismo toccano la Keating ad un livello umano che era mancato negli scorsi appuntamenti: esce fuori la vera anima della donna, la sua grinta combattiva, che raggiunge il suo momento più convincente nelle feroci accuse in tribunale contro il senatore. Viola Davis dà in questo caso una prova recitativa convincente, sottolineando – come se ve ne fosse ancora bisogno – quanto sia fondamentale la sua presenza nella narrazione della serie.

Annalise Keating è il personaggio più approfondito di How to get away with murder e quello che fino a questo momento ci è sembrato qualcosa in più di un mero abbozzo. Pensando alla questione familiare e alle gravi difficoltà con il marito, Annalise mostra una caratterizzazione tipica della narrazione di Shonda Rhimes: è una donna esternamente molto forte, ma incredibilmente debole nella propria intimità. Il suo attaccamento al marito – a volte un pizzico eccessivo, ma forse capiremo meglio nei prossimi episodi cosa li lega davvero – è la ragione per cui ha sempre meno presa sul mondo intorno ed è solo indossando gli abiti (e la parrucca) da lavoro che riesce a riprendere il controllo di quello che sta accadendo: rimette al proprio posto Wes, riporta Rebecca a casa e fa capire a Sam come si muoveranno da ora in avanti. Certo, le cose sono ben lontane dall’essere finite qui: adesso Nate sa della partecipazione di Annalise nella questione “cellulare”, per cui c’è campo a sufficienza per ritenere che l’uomo metterà non pochi bastoni tra le ruote alla Keating, ma siamo di fronte ad un bel cambio di rotta che senza dubbio era ciò di cui si sentiva la mancanza.

How to Get Away with Murder – 1x05/06 A beneficiare di un episodio più convinto è soprattutto l’odiosissimo personaggio di Asher che per la prima volta si dimostra non solo un noioso e fastidioso figlio di papà, ma un elemento con un maggiore spessore personale: ci si domandava come mai fosse l’unico esterno all’omicidio di Sam e quale ruolo dovesse giocare in futuro. Non ci sono ancora molte risposte, ma la sua relazione con Bonnie (sì, questo studio legale è più un centro di smistamento per single) è un interessante colpo di scena che cambia un po’ il terreno di gioco. Ciò che però colpisce è il confronto padre-figlio e come Asher si assicuri che la carriera del padre non ne venga intaccata: questi due momenti lo rendono qualcosa di più di un ragazzino idiota ed irritante, anche se lunga è la strada per riabilitarlo.

Voto: 7 ½

Due episodi tra loro molto diversi, ma perfetti per capire i punti di forza ed i momenti di debolezza di questa serie che è ancora alle prese con la ricerca di un proprio equilibrio e di una propria strada. Ci sono da affinare alcuni elementi, evitare l’effetto noia – che in una serie che fa dei colpi di scena il punto focale dell’attenzione del pubblico non è proprio il massimo – e dare una maggiore rotondità a dei personaggi che ad oggi sembrano ancora troppo stilizzati.

 

Mario Sassi

Napoletano trapiantato da anni a Roma, non nasconde la sua anima nerd e la sua passione per serie TV e cinema.

1 Risposta

  1. Federica Barbera scrive:

    Sono un po’ meno critica nei confronti del primo episodio, ma il concetto di base – potevano fare molto di più con quel materiale! – lo condivido in toto.
    Ottimo il secondo, in cui è vero, il coinvolgimento autentico di Annalise la fa da padrone. Che dire, la tua analisi della Keating è giustissima: tanto forte in tribunale e con i suoi sottoposti, quanto donna in crisi e debolissima nel privato, e la storia della parrucca è una vera genialata da parte di Shondona nostra – sempre sia lodata per il suo trash. Sarà forse un po’ cliché questo duplice aspetto, ma io trovo che la Keating (così, mi lancio dopo solo 6 episodi) sia uno dei personaggi migliori usciti dalla penna di quell’adorabile matta!

     

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