Sons of Anarchy – 7×11 Suits of Woe

Sons of Anarchy - 7x11 Suits of WoeLa parabola discendente durata sette stagioni ha raggiunto infine il suo obiettivo.
Nella sua tragica rappresentazione della condizione umana, Kurt Sutter arriva lì dove voleva arrivare, a quelle viscere dove il dolore diventa solo un lamento straziante.

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“Non è soltanto il mantello d’inchiostro, buona madre,
né il mio vestir consueto, sempre così solennemente nero,
né il sospirar violento del mio petto, né il copioso fluire dei miei occhi,
né l’aspetto contratto del mio volto, con gli altri segni e mostre del dolore,
ad esprimere il vero di me stesso.
Quel che ho dentro va oltre la mostra,
queste son solo gualdrappe e livree del dolore, e nulla più.”
(Amleto – Atto I, Scena II)

Sons of Anarchy - 7x11 Suits of WoeIl momento tanto atteso è dunque arrivato. Il lungo percorso tracciato da Kurt Sutter con i suoi personaggi, tra potere, bugie, amore e cupidigia, di nuovo finisce per crollare come un macigno sull’anima di Jackson Teller: l’Amleto che doveva estirpare il male e che dal male è stato inghiottito, costretto a portare dentro di sé il peso di un dolore che trascende l’individuale per farsi esistenziale, la rassegnazione e la sofferenza per un’umanità che proprio nel grembo materno, lì nel luogo più primigenio e puro della propria natura, ha scoperto il suo aspetto più agghiacciante. Gli eventi che si sono susseguiti finora sono stati solo livree del dolore (il “suits of woe” shakesperiano che Sutter prende in prestito per il titolo dell’episodio), come a dire nulla se paragonato all’unica cosa che ancora non aveva inferto il suo colpo, una cosa così potente e profonda da essere magica e brutale allo stesso tempo: la Verità.

I need the truth.

Sons of Anarchy - 7x11 Suits of WoeSul finire dell’ormai lontana prima stagione, la famosa homeless woman profetizzava proprio a Gemma: “Abel will help my boys.” E alla fine, proprio come un cerchio che si chiude, è proprio Abel, personaggio che ha ormai assunto il valore simbolico di rivelatore, annunciatore e profeta (vedasi l’inquietante: “Goodbye, Grandma“), ad aprire le porte alla Verità. Abel semina ciò che Jax raccoglie progressivamente nei primi minuti di questo episodio, attraverso tre dialoghi/confessioni che lo avvicinano alla scoperta definitiva: il primo, al risveglio, con Wendy, il personaggio più distaccato dal club; il secondo, con Unser, da sempre ponte tra esterno e interno di SAMCRO; infine l’ultimo, con Juice, membro stesso della “famiglia spirituale” di Jax. All’appello ne manca ovviamente uno, il quarto, quello, ancor più profondo e lancinante, con Gemma, in cui, forse, chissà, si tornerà a parlare anche di John Teller.

Sons of Anarchy - 7x11 Suits of WoeLungi dal voler negare o giustificare i difetti di gestione di questa stagione, i quali sono stati ampiamente e giustamente sviscerati nelle precedenti recensioni, bisogna però anche dire che questo episodio riesce a dare un’omogeneità e una coerenza maggiore alla visione e all’idea che Sutter aveva di quest’ultimo atto, apparso in alcuni suoi sviluppi spesso sfilacciato e poco coeso. Il modo in cui tutto sta confluendo verso un unico obiettivo, nonché la potenza emotiva delle risoluzioni che ne stanno scaturendo, danno un peso e una consistenza maggiore a tutti gli eventi a cui abbiamo assistito finora (l’identità della spia, la storyline di Lin, August Marks, la morte di Bobby, il peso di un numero inestimabile di cadaveri scaturito dalla menzogna di Gemma), i quali assumono le forme di un disegno che finora ci era apparso poco chiaro.

Sons of Anarchy - 7x11 Suits of WoeDa tutto ciò che è accaduto, scaturisce il dialogo monumentale (che verrà ricordato tra le scene più belle dell’intera serie) tra Juice e Jax, il dolore e la sofferenza lacerante che trasuda dai loro volti e scorre dai loro occhi, la presa di coscienza della Fine, la consapevolezza che non c’è più vendetta che possa lenire le ferite, non c’è più sfogo che possa placare la rabbia, non c’è più redenzione che possa curare i propri sbagli. C’è solo vuoto, impotenza, rassegnazione. Sul viso di un Charlie Hunnam e di un Theo Rossi sui quali è difficile spendere una qualunque parola si alterna, da una parte, il dolore di chi non riesce quasi ad ascoltare quella Verità che anni di inganni e bugie hanno sempre schivato, dall’altra, la liberazione di colui che sa che la Verità è quel vero e unico Mayhem che aspettava solo il momento giusto per calare la sua scure: “I have no chance. Neither do you. It’s too late. For all of us.

Don’t say you’re sorry. Don’t say anything.

Sons of Anarchy - 7x11 Suits of WoeEd è magistrale anche il modo in cui Sutter, fatta eccezione per il dialogo tra Jax e Juice, scelga di dare, nei momenti più topici di un episodio “rivelatorio” come questo, enorme spazio al silenzio. Fin dal montaggio iniziale, in cui nell’assenza di musica si susseguono i volti pensierosi dei vari protagonisti (esclusi i monologhi interiori di Gemma e Juice, non a caso i due su cui si aprirà il sipario della rassegnazione), nelle scene chiave è l’assenza di parole a raccontare più di tutto: il volto di Gemma appena Juice le dice che Jax sa, l’espressione di Nero quando appura la verità e poi la sua incapacità di dire qualsiasi cosa, le facce dei membri del club nel momento in cui il Prez dice loro la Verità. Il silenzio si trasforma nell’unica espressione possibile di una Verità solo vestita da parola, ma che dietro nasconde un vuoto inesprimibile, talmente pesante che Sutter ha il buon cuore di spezzarlo con una gradita scena action a ritmo del vorticoso e chiassoso jazz di Jacknife.

Gemma knows every truth behind every lie, inside every secret. She’s the gatekeeper.

Sons of Anarchy - 7x11 Suits of WoeSe Abel è colui che ha spalancato le porte alla Verità, Gemma era colei che ne custodiva le chiavi, la “gatekeeper” che per decenni ha costruito la sua forza sulla propria arte manipolatoria e menzognera, ma che infine è stata costretta alla resa. Proprio come Juice, ciò che contraddistingue Gemma in questo episodio è la rassegnazione, la consapevolezza di essere stata sconfitta. La leonessa depone gli artigli: non dà addosso a Wendy, ma anzi sembra quasi riconoscerne finalmente il ruolo (“It’s the right thing. The right time“); si concede attimi di pura tenerezza con Thomas, in cui forse riassapora la malinconia del suo desiderio di essere madre (“I couldn’t wait to be a mom. And I was a good mother. I did everything I was supposed to do“); non prova neanche a contrastare come al solito la maestra di Abel. Ma, ancora più importante, la sconfitta di Gemma si palesa con Nero, il vicolo cieco da cui non riesce a sfuggire: non appena il suo uomo le chiede insistentemente: “Is it true?“, non ci sono più bugie salvifiche. Katey Sagal dà, con la sua solita maestria, un peso esistenziale enorme ad un semplice “Yes, che certifica la caduta, che certifica la fine, che sembra quasi certificare già la morte del suo personaggio.

You take care of our boys.

Sons of Anarchy - 7x11 Suits of WoeLa progressiva fine della Madre per antonomasia passa per la “promozione” della nuova Madre chiamata a sostituirla. Dopo che Tara aveva deciso di affidarle i bambini e dopo che Jax l’ha riconosciuta ufficialmente, Wendy è pronta a prendere il posto di Gemma in quel ruolo primigenio che Sutter pennella nei delicatissimi frammenti che la vedono a contatto con Abel e Thomas. Colei che Gemma aveva quasi ucciso nel pilot, a rivendicare il suo essere l’unica donna ad avere sacro diritto sulla vita di Jax e dei nipoti, ha ufficialmente avuto il suo riscatto e ha raggiunto la sua serenità. Il suo bisogno d’onestà (“I had to come clean“), che va di pari passo al suo essersi ripulita dalla dipendenza dalla droga, la certificano come prescelta a ruolo salvifico dalla Verità che Abel ha portato nella serie.

If you gave a shit about Tara, maybe you’d spend a little less time being a thug and little more time being a dad.

Sons of Anarchy - 7x11 Suits of WoeMa c’è ancora un dramma da compiersi ed è quello di Jax, l’uomo che con la violenza, la morte, la rabbia, ha sempre fuggito la Verità. Jax è l’uomo che ha sempre cercato di fare la cosa giusta, per sé, per la propria famiglia (il club), per i propri figli, ma si è sempre trovato accecato dal potere, dalla sua rabbia, dal suo bisogno cieco di distruggere qualunque specchio che riflettesse le sue colpe (vedasi Jury in questa stagione). Ma di nuovo, Abel ha portato nella sua vita una Verità che non si può abbattere con un colpo di pistola, che non si può nemmeno vendicare, perché uccidere la propria madre (in quello che è l’atto più orrendo della tragedia intesa in senso shakesperiano) lo farebbe solo sprofondare di più. Alla fine dell’episodio, tutti si salutano, si abbracciano, come a farsi le condoglianze, come fossero già tutti ad un funerale. Esisterà salvezza per Jax? O verrà punito per il suo errore di aver preso la strada sbagliata, di esser diventato come, se non peggio, la sua nemesi Clay Morrow? “That mistake is mine… and mine alone“: in questa confessione, ripercorriamo in un attimo tutti gli eventi, tutte le morti insensate di questa stagione, che acquistano così il connotato di un progressivo sprofondare verso la morte e l’oblio da cui ormai non si può risalire.

Still needs some tweaks, but it’s getting there.

Sons of Anarchy - 7x11 Suits of WoeCome deciderà Sutter di terminare la sua tragedia lo scopriremo solo il 9 dicembre. Sta di fatto che l’amato/odiato showrunner di Sons of Anarchy ci lascia con un episodio di intensità indimenticabile, che ci ricorda ancora di più come, pur con tutti i suoi difetti, poche altre serie sanno colpire allo stomaco (e al cuore) come questa. A due puntate dalla fine, mentre Gemma è in viaggio verso Fortuna (il fato, il destino), nell’officina Teller/Morrow mancano ormai solo un paio di aggiustamenti: la moto di JT è quasi pronta per partire, il Caronte che ha traghettato John Teller verso l’Ade è forse ormai pronto per accogliere un altro passeggero. Certo, rimane da risolvere il problema con Gemma, con Marks, con la spia Barosky (che non si vede, ma è ben presente dietro la macchina da presa come regista dell’episodio) e con tutte le gang, e manca soprattutto ancora l’onorare il sacrificio di Tara (“Maybe it’s time to honor Tara’s wish“); tuttavia, la Verità/Mayhem sembra già aver scelto il mezzo su cui trasportare l’anima ormai morta di Jax.

Il Final Ride è quasi terminato.

Voto: 9,5

 

19 Risposte

  1. SerialFiller scrive:

    Sons of Anarchy ha regalato tante puntate stupende, intense e sorprendenti ma non come questa. Questa puntata è l’Ozymandias di Sutter, laddove tutto vive e muore come un flashback/flashforward lineare di 70 minuti, in cui riprendiamo dai cassetti della nostra memoria seriale i tanti momenti significativi della serie e li collochiamo in un presente dove la Verità sta emergendo ed un futuro dove quella Verità avrà spazzato via tutto, ogni buona intenzione ed ogni speranza. Ogni istante della puntata è stato intensissimo, ogni rivelazione fatta ai personaggi (ma non a noi spettatori che conosciamo la verità da 12 mesi) ha donato l’opportunità di vivere la tragedia con la T maiuscola insieme al povero Jax prima ed al grandissimo Nero poi, per sentirci infine tutti simbolicamente intorno a quella tavola. Questo episodio ha il doppio merito di piazzare una puntata da 10 e lode senza se e senza ma e di regalare almeno un punto in più a tutte le puntate precedenti, criticate a questo punto ingiustamente (anche io stesso le avevo criticate), in quanto qui tutto confluisce superbamente intersecando le storyline viste nelle passate 10 puntate cn una maestria Nolaniana o Gilligiana mi verrebbe da dire.
    Cosa succederà ora?
    Come fu per Breaking Bad con Ozymandias credo varrà anche qui per SOA, l’epilogo conterà soprattutto come gigantesco tributo ai personaggi e per chiudere il cerchio ma oggi con questa puntata si è fatta la storia e si entrati a prescindere da come andrà nell’olimpo seriale.

     
  2. Federica Barbera scrive:

    Una recensione perfetta che dà il giusto valore alla puntata che stavamo aspettando.
    Io sono una di quelli che non ha condiviso l’eccesso di critiche portate avanti fino ad ora, per una serie lunghissima di motivi che in parte avevo già spiegato nella mia recensione, ma che si possono riassumere in breve così: della “famiglia” originaria sono rimasti solo Gemma e Jax e, volendo posticipare la scoperta il più possibile, non si poteva che prendere tempo con l’altra parte del racconto, ovvero sia la questione gang. Che sì, sarà stata difficile da seguire, ma non certo impossibile. Non è una stagione priva di difetti, ma questo episodio mostra più di qualunque altro come tutte le strade fossero destinate a incrociarsi esattamente qui, e il peso di ogni singola morte visto fino a questo momento ricade sulle spalle di Gemma ma anche su quelle di Jax, che risultano così i due personaggi più legati tra loro dall’inizio alla fine della serie. La tragedia shakespeariana giustamente citata nella recensione è richiamata proprio in questo punto: il legame più stretto al mondo, quello tra una madre e un figlio, risulta il più difficile da spezzare (quel “le voglio comunque bene” di jax che è tutto fuorché fuori posto) e al contempo quello più devastante quando si intreccia con il Male.

    Credo fermamente (ma non senza sofferenza) che Jax non uscirà bene da questa storia: l’accenno di Jury al possibile suicidio di JT, la moto ritirata in ballo in questa puntata e la possibile condanna di Indian Hills potrebbero offrire la morte di Jax come unica soluzione, e di conseguenza la morte stessa del club. Del resto, con la fine di Sons of Anarchy non immagino niente di diverso.

     
  3. Namaste scrive:

    Andrei più cauto circa i paragoni con Ozymandias (solo per dirne una, in BB, siamo su ben altro livello di recitazione, al contrario di SoA, dove nessuno dei comprimari o secondari, e di certo non Theo Rossi, mi è mai sembrato un assoluto mostro di bravura), ma rimane sicuramente un “ottimissimo” episodio, in grado di permettere, persino a Charlie Hunnam, di sfoderare una prova attoriale che possa dirsi finalmente convincente. Solo qualche nota parsa tra quelle che non ho notato in recensione:

    – Non è vero che Gemma risponda alla domanda di Nero con un semplice “Yes”. Prima di quello c’è il solito “It’s Complicated”… che è quanto di più fastidioso in un dialogo di telefilm si possa sentire.

    – Sutter non sarà Gilligan, ma è in assoluto il N. 1 (insieme al suo montatore), per quanto riguarda la preparazione e l’esecuzione dei montage musicali. Quello di questa settimana, con la scena dell’inseguimento alla William Friedkin, che segue l’andamento ondulatorio della musica blues in sottofondo, è ancora una volta, fenomenale.

    – I dialoghi di Juice sulle “prese per il culo” in prigione, sono di un’auto-ironia straziante.

    – Ai voia a dire che siccome le ultime due puntate sono state stratosferiche e le prossime probabilmente ancora meglio, allora ci si può tranquillamente dimenticare di quello che c’è stato all’inizio… C’è anche chi, come Jax, non perdona e soprattutto non dimentica…

     
  4. Pietro Franchi scrive:

    Mi sembra ormai inutile commentare una puntata di tale impatto, valore e intensità. Tutto bellissimo, tutto perfetto, tutto analizzato minuziosamente dalla splendida recensione di Diego, i miei complimenti!
    Mi sento solo di dissentire da chi afferma che “tutto quello che è venuto prima può essere perdonato”: va bene che con questa puntata il viaggio che l’ha preceduta acquista maggior senso, ma giustificare il caos e la carenza di qualità (rispetto al solito, è chiaro) che ha caratterizzato gran parte di questa stagione mi sembra eccessivo. L’idea di fondo era condivisibile, certo, e infatti a pensarci il percorso ha anche senso, ma non bisogna dimenticarsi di tutte le scelte grossolane, delle crisi eccessive e ridondanti di Gemma, della gestione poco curata di alcune storyline che avrebbero meritato un trattamento di gran lunga migliore.
    Tutta la guerra tra gang può essere spiegata come la conseguenza di questa enorme follia (quella di Gemma), ma a mio parere non ha avuto l’impatto che avrebbe dovuto avere sulla carta: come ho già spiegato nelle scorse recensioni, mi è sempre sembrato tutto privo di intensità, o perlomeno non al livello delle guerre a cui ci avevano abituati (si pensi, ad esempio, a quella della sesta stagione, a partire dal quarto episodio). La Final Ride che ha portato fino a qui, insomma, ha un senso, ma è stata gestita – a mio parere – in maniera poco soddisfacente, cercando di allungare il brodo per salvare il meglio per gli ultimi episodi.
    Alla fine il meglio è arrivato, e questa meravigliosa puntata lo dimostra in pieno; il problema è che non si può dimenticare quello che c’è stato prima. Detto questo, le aspettative per i prossimi due episodi sono enormemente alte. Finalmente ci siamo!

     
  5. Federica Barbera scrive:

    Posto che i paragoni con Breaking Bad io non li vedo neanche per sbaglio (ma non parlo nemmeno della qualità, parlo proprio del paragone che, insomma, anche basta, no?) non sono però molto d’accordo sul livello recitativo del cast di SoA che certo, non ha avuto sempre alti livelli, ma ha potuto contare su una crescita incredibile di Charlie Hunnam, su livelli eccezionali di Katey Sagal (piaccia o non piaccia la sua maggior presenza in questa stagione, negarne le capacità sarebbe una sciocchezza), di Maggie Siff e di Perlman, e perché no, anche di Theo Rossi. Io non credo che in questa stagione, e in particolare in questa puntata, avesse un ruolo facile da gestire nei panni di Juice, e il modo in cui ha interagito con Hunnam nella scena del loro dialogo è stato secondo me ottimo: ha reso perfettamente lo stato d’animo di una persona che non ha più nulla da perdere, che anche emotivamente sembra non esserci più, ma che al contempo soffre e piange davanti a quello che per lui era un fratello. E’ un lavoro più per sottrazione che per aggiunta, e forse per questo viene a torto sottovalutato.

    E poi insomma, dice ad Unser e a quell’altra deficiente che hanno la testa nel culo e lo dice ESATTAMENTE come l’avrei detto io, quindi vince tutto XD

    Battute a parte, a mio avviso l’interpretazione di quasi tutti i personaggi ha reso questa puntata, benché attesa, un’autentica sorpresa. Dico “quasi” perché il momento in cui Jax rivela tutto al club non ha avuto un contraltare altrettanto buono; la reazione non è stata a mio avviso sufficiente e ha un po’ sgonfiato il momento. Tolto questo, chiaro che una puntata del genere non elimini gli errori commessi, ma di sicuro non lascia questioni sospese in giro, come molti andavano blaterando per internet nelle ultime settimane; quindi è giusto non dimenticare i precedenti errori, ma forse sarebbe corretto ridimensionare le enormi critiche che ci sono state nei confronti di Sutter, come se non avesse avuto la benché minima idea di dove andare a parare. Poi chiaro che sono gusti, io ad esempio non ho mai trovato fuori luogo o poco intense le parti dedicate alle lotte tra gang, perché mi è sempre parso evidente il tentativo di portare agli estremi le conseguenze della bugia di Gemma e della brutalità di Jax. Ma, ripeto, qui molto fa il gusto personale.

     
  6. Diego Scerrati scrive:

    Namaste, in realtà io l'”it’s complicated…” di Gemma non l’ho trovato assolutamente fastidioso, ma trovo che sia premessa fondamentale del suo “yes” successivo. L'”It’s complicated…” è l’ultimo disperativo tentativo di Gemma di aggirare ancora una volta la verità (non sapendo, però, questa volta, nemmeno lei cosa dire), cosa che però non le riesce visto l’ovvia insistenza di Nero. E’ a quel punto che la donna capisce di essere ormai stata messa all’angolo e che è finito il tempo degli “it’s complicated…” degli “sweetheart” e dei “baby”, ed è anche in virtù di quell’ “it’s complicated…” iniziale che poi il successivo “Yes” acquista ancora maggior valore.

    Per quanto riguarda gli episodi precedenti, avevo appunto già premesso nella recensione che non era mia intenzione dire “ah, allora era tutto bello”, anche perché sono il primo a dire che la stagione non è stata gestita benissimo (pur trovando anche io alcune critiche un po’ troppo eccessive e ingenerose), ma sicuro questo episodio ha il merito di dare comunque un maggior senso e coesione a quello che abbiamo visto. Ho letto pareri secondo cui tutto quello che abbiamo visto in questa stagione è stato “inutile”, il che è diverso dal dire “non è stato gestito bene”. Questo è l’episodio che più di tutti dimostra che quello che abbiamo visto è stato tutto fuorché inutile, perché un’intensità simile non sarebbe stata possibile se non ci fossero state mostrate, come sottolinea Federica, le esteme conseguenze della bugia di Gemma e la brutalità e la deriva totale di Jax. Che poi avrebbero potuto/dovuto essere gestite meglio, è un altro conto e su questo concordo anche io (soprattutto fino a Greensleeves, visto che invece già l’ottavo e nono episodio mi avevano già lasciato una buona impressione).

     
  7. Namaste scrive:

    @Diego: qui entrano in gioco anche i diversi punti di vista. Io posso solo parlare per me e, ripeto, quando il personaggio di un telefilm se ne esce con “It’s complicated”… per rispondere ad una domanda semplice che richiederebbe una risposta altrettanto semplice, a me spettatore, proprio perché l’ho già visto in altri 1000 telefilm, iniziano a girare le orbite…

    Poi, se vogliamo dire che quel semplice “Yes” è la risposta più bella e chiarificatrice che in un dialogo di quel tipo potesse esserci, perché ne certifica la caduta e tutto il resto… va bene, ma ricordiamoci che prima di quello c’è anche stato il solito tentativo di Gemma di giustificare l’ingiustificabile ed insomma, mi sembrava anche giusto e doveroso registrarlo. Non è complicato da spiegare manco per niente, Grandmother. L’incidente, il terribile e sciagurato misunderstanting venutosi a creare quando Gemma credeva che Tara stesse tradendo il club e portandosi via i figli, forse quello sarebbe stato effettivamente too much complicated to explain, ma quello che è successo dopo, con la morte di Bobby, con la banda di Han e di Marcus che ora chiederanno la testa dei figli di Jax, quello non è affatto complicato o solo uno spiacevole malinteso venutosi a creare, ma solo il risultato delle ipocrite bugie che continua a raccontarsi chi si crede più furba di tutti o, ancora, chi si crogiola ingenuamente nell’idea che anche se si sono fatti, in vita propria, molti errori, si sia almeno stati una buona madre ed una buona nonna, tranne forse quella volta in cui si organizzò l’omicidio del proprio marito e padre del proprio figlio allora adolescente o quell’altra in cui, si mise, ancora una volta, a repentaglio la vita dei propri nipoti. Non è complicato manco per niente, Gemma. Sei solo una merda di cristiana. Ed è questa l’unica verità che vale ancora la pena di sentire. “Yes” o “It’s complicated”, per quanto mi riguarda, non significano ancora niente.

    @Federica ed i paragoni anche basta… A meno che per paragonare SoA ad un’altra serie, non si debba per forza confrontarla con un’altra serie su una banda di biker criminali, ed anche allora si dirà “con SoA non c’entra niente”, io credo invece che i paragoni/le similitudini/le analogie/le differenze tra questa ed altre serie, anche quando si trattasse di paragonare Mad Men a Topo Gigio, si possano sempre fare e che, in genere, sia proprio chi teme che da un paragone troppo difficile si possa uscirne in qualche modo “sconfitti” o deficitari, che simili confronti non ama troppo farli.

    Se poi mi dici che parlare di BB nei commenti di una puntata di SoA non va bene, perché c’è gente che l’altro telefilm magari non l’ha visto e che qui non vuole sentirne parlare, naturalmente non vado oltre, ma… un paragone tra due diversi racconti, anche se in apparenza lontani, che trattano diversi temi e con diverso stile, per quanto mi riguarda, finché si vuole, ed è forse questo il punto, potrà sempre essere fatto.

    Nel caso specifico, ho solo parlato della recitazione e non di altro, perché mi è sembrato soprattutto questo, ancora più della sceneggiatura, l’aspetto che, in questa stagione, non ha permesso a SoA di svettare, anche a livello di valutazioni ricevute della critica, al pari di altre mammasantissima della TV. Se poi mi citi gli ex Maggie Siff o Ron Perlman, non posso che darti ragione, visto che a quei due ho anche sempre voluto un gran bene, ma quando parlavo di “assoluti mostri di bravura”, mi riferivo naturalmente solo a quegli attori o a quelle attrici che sono fin qui rimasti e che quando li vedi recitare una scena particolarmente forte “Oh-mio-Dio-Oh-mio-Dio”. Hunnam, in questo episodio, come ho già detto, è stato convincentissimo, restituendomi quella sensazione, come non mi capitava da anni. Un’interpretazione, la sua in prigione, che mette davvero i brividi, a dimostrazione che, solo ora che si prepara a lasciarlo, inizia a sentire davvero suo il personaggio. Su Theo Rossi che non è Aaron Paul e su Katey Segal che non è Anna Gunn, e sugli altri kattivi che non sono Giancarlo Esposito o sugli altri gregari che non sono Jonathan Banks, immagino che, pur considerando tutte le analogie/differenze del caso sui loro personaggi, ci si possa invece e si sarebbe potuto ancora un po’ lavorare. :-)

     
    • Federica Barbera scrive:

      Il mio “anche basta” non è dovuto certo al fatto che non si possano fare paragoni con qualunque serie, ma che spesso, ormai, paragonare qualunque (qualunque) cosa a Breaking Bad, qualunque autore a Gilligan, qualunque attore a Cranston sembra imprescindibile, e non credo che sia producente continuare a farlo se questo diventa obbligatorio per qualunque drama. Insomma, io ho amato breaking bad, ma dopo un po’ , per me almeno, arriva il legittimo “e basta, esiste altro là fuori!”

      Per dire, il fatto che questa puntata arrivi a due episodi dalla fine e che sia potentissima non può essere motivazione sufficiente per paragonarla a Ozymandias. Non c’entrano assolutamente nulla, e non lo dico perché temo chissà quale paragone tra le due puntate, né temo di uscirne sconfitta. Ho bene in mente cosa è stato Ozymandias, il 10 che ha preso l’ha preso da me, se si va a controllare la recensione. Dico solo che continuare a paragonare qualunque cosa a Breaking Bad, solo a Breaking Bad, nient’altro che a Breaking Bad, indipendentemente dal fatto che c’entri o meno, sta diventando una cosa abbastanza assurda, sembra che senza Breaking Bad non ci siano altri termini di paragone. E su, dai.

      Comunque. Se vogliamo rinanerci, e per rispondere a te, ovviamente de gustibus, per quanto riguarda la recitazione. Per quello che mi riguarda, theo rossi non sarà aaron paul, ma già sul confronto sagal/gunn sarei meno certa del risultato.

       
  8. Charlotte scrive:

    Complimenti per la recensione! E Sutter, FINALMENTE ci siamo!
    Il dialogo tra Humman e Rossi è stato qualcosa di veramente forte; Mi è piaciuto molto anche quello con Nero, una “sorta” di dialogo padre/figlio, con Jax che finalmente può appoggiarsi a una figura genitoriale, per sfogarsi.

    Entro a gamba tesa, senza chiedere permesso, nel discorso gemma-puntate precedenti, in quanto nei miei commenti sulle precedenti recensioni credo di esser stata una delle meno indulgenti nei confronti di Sutter a riguardo.
    Le puntate precedenti sono state oggettivamente gestite male. Come già scrissi, quattro puntate bellissime non potranno andare a sanare le prime 9 di questa stagione. Per quanto i massacri, la morte di Bobby, le alleanze e i tradimenti siano stati tutti una conseguenza della grandissima bugia di Gemma e Juice c’erano altri modi per far arrivare la rivelazione alla fine della decima puntata;
    Io non sarei stata in grado di farlo, Sutter sì. Questa è la cosa più deludente a mio parere. Sarebbe dovuto essere tutto gestito meglio, e non mi sentirei proprio di dire che quelle nove puntate son servite per preparare il campo di queste ultime due/quattro.

    Questione Gemma: beh, qui mi trovo d’accordo più o meno con Namaste. Anche a me quel It’s complicated ha fatto storcere un po’ la bocca. Di complited c’è veramente poco in realtà, però non vorrei farne una questione di stato.
    Quello che davvero mi lascia perplessa è il “And I was a good mother. I did everything I was supposed to do”.
    Hai deciso di uccidere il padre di tuo figlio, la moglie di tuo figlio, hai quasi-ammazzato la madre di tuo nipote (non diamole tutti i torti qui però); hai fatto una serie interminabile di sbagli, nell’erronea convinzione che fossero per il bene del club e della tua famiglia che han portato tuo figlio a toccare il fondo più scuro, e ti ritieni ancora una brava madre?
    Il dare quell’anello ad Abel indica, a mio parere, che tanto convinta di aver fatto la cosa sbagliata uccidendo la nuora non è. Cioè, dispiaciuta, sensi di colpa a go-go.
    Ma non ha sicuramente “onorato il desiderio di Tara”, che voleva i suoi ragazzi il più lontano possibile da quel mondo. Quindi, sempre secondo me,davvero pentita non è. Ed è qui, per me, che perde di significato quel YES, senza togliere ovviamente nulla al momento, che è stato veramente toccante ed intenso.

     
  9. Dreamer88 scrive:

    In merito alla puntata (ma questo è banale ribadirlo), questo episodio è stato il migliore di questa stagione di SOA, davvero meraviglioso (è stato spiegato tutto nella recensione e nei commenti, superfluo aggiungere altro).
    Sul discorso invece riguardante il giudizio su questa stagione finale leggo qui opinioni diverse, ossia chi è disposto a perdonare Sutter dopo questa puntata e chi invece ancora “non dimentica”; io, pur amando Sons of Anarchy, faccio decisamente parte della seconda categoria, per ora questa stagione non è ancora all’altezza delle mie aspettative (senza scomodare Breaking Bad, potrei citare almeno una decina di serie che in questo 2014 sono state qualitativamente superiori a SOA).

     
  10. Rinaldo scrive:

    A me il dialogo tra Jax e Nero ha ricordato molto quello tra Clint Eastwood e il prete in “Million Dollar Baby”. Sono l’unico che ha fatto questa associazione?

     
  11. SerialFiller scrive:

    Mi soffermo un attimo sulla questione paragoni. Sono stato io a buttare nella mischia Breaking Bad ed Ozymandias ma il lettore piu attento credo avrà capito che non era un paragone qualitativo (Breaking Bad non ha rivali e forse mai ne avrà per quanto mi riguarda) ma su modi, tempi e su quanto questa puntata significasse nell’universo SOA. Quando dico che “questa puntata è l’Ozymandias di SOA” non voglio paragonare l’episodio al capolavoro di Gilligan ma voglio sottolineare come questa puntata rappresenti la puntata più importante di SOA, quella in cui crollano parallelamente le bugie di Gemma e le certezze d Jax, quella in cui tutte le scelte fatte in passato convergono in pochi attimi di dolore puro per lo spettatore ed i personaggi. Cranston, Paul, Gunn, Esposito sono dei colossi di bravura rispetto agli attori pur bravissimi di SOA, l’ultima stagione di BB è da manuale, 16 puntate una più perfetta dell’altra, la creature di Gilligan nasce e muore con coerenza ed intensità senza eguali in tv e non solo, quindi lungi da me voler fare un paragone di quel genere. Ho solo paragonato la significatività della puntata e dei momenti di questa puntata con quella che reputo il termine di paragone massimo per un prodotto seriale. E’ come quando si dice cassano è il maradona del parma, ovvio che non si sta paragonando cassano a maradona ma si sta semplicemente dicendo che nel contesto parma il migliore è cassano.
    Sul fronte Gemma, io la odio visceralmente e odio l’averle dato tanto spazio ma è fuor di dubbio che ogni secondo di Gemma in questa stagione è stato motivatissimo e gestito benissimo. Poi sull’Its complicated sono daccordissimo con Namaste.
    Sulle 9 puntate precedenti secondo me si sta facendo un po troppa critica distruttiva. Quelle puntate non sono state il massimo ma restavano puntate mediamente da 7-7,5 in pagella non da 4…ed al netto di come siano state funzionali a questi 2 ultimi episodi io non posso non rivalutarle e riconsiderarle ottime puntate a questo punto. Saper costruire è forse ancora più importante che saper confezionare un grande episodio e Sutter ci ha dimostrato che ogni tassello è stato costruito per arrivare a queste puntate finali con una coerenza e precisione sbalorditive.

     
  12. Attilio Palmieri scrive:

    In generale non fa male fare paragoni, se questo può aiutare all’interpretazione della serie in questione. Così come non fa male farlo per divertimento. Sotto quest’ultima prospettiva però si tratta di un discorso totalmente arbitrario e suscettibile di cambiamento ogni giorno. Ad esempio, se mi si chiede quale sia la serie migliore di sempre (o la più importante), a differenza del buon Serialfiller, non sono così certo, per cui potrei rispondere cose tipo The Wire, The Sopranos, Mad Men, The Shields, The West Wing, OZ, True Detective, The Knick, Buffy, Lost, Sons of Anarchy, Treme, Boardwalk Empire (e chissà quante altre) in maniera alternativa, ciascuna per ragioni diverse. Farlo è molto divertente, ma altrettanto inutile. Il mio parere sulla Sagal è che ha dato al personaggio di Gemma molto di più e molto meglio rispetto a quanto abbia fatto la Gunn. Ma accetto tranquillamente un’opinione contraria. Non esiste oggettività a riguardo, per fortuna.
    Tornando ai paragoni che servono invece, mi piacerebbe ascoltare dei confronti tra Sons of Anarchy e The Shield, serie in cui Sutter figurava tra gli autori e che per tanti motivi è legata a Sons. Lì sì che fare un’analisi degli archi narrativi, degli scioglimenti finali (che hanno molto in comune), dei personaggi principali e dei temi trattati (anche per immaginare il finale di Sons) potrebbe essere qualcosa di davvero interessante.

     
  13. annamaria scrive:

    Ho vissuto l’ultima stagione di The Shield con enorme angoscia, è finita come giustamente doveva finire ma mi ha fatto soffrire.
    Comunque una stagione finale perfetta.
    Anche Vic e Shane, come Jax e soci, sono personaggi decisamente negativi (perchè Toni Soprano non lo è? Sì che lo è. E Nucky Thompson non lo è? Sì, che lo è, però…) ma cosa vuoi farci ti ci affezioni e vorresti che in qualche modo si salvassero, magari diventando “buoni” (!!!), anche se sai che non sarà possibile e che non sarebbe nemmeno giusto.
    Ho adorato questa puntata e l’ho vista e rivista.
    E’ vero, le lungaggini e i WTF delle puntate iniziali restano, potevano essere gestite meglio, ma non si può negare che in questo episodio tutto acquisti un senso e in certo qual modo risulti necessario.
    Penso a come tutti abbiamo reagito (be’, magari tutti no, ma molti sì) quando Abel origlia la confessione di Gemma.
    “Ma che mezzuccio! Ma che roba vista e stravista!” ecc. ecc.
    E invece aveva un senso, eccome, e una sua necessità.
    Nel dialogo Juice-Jax è questo il grimandello che sfonda le resistenze di Juice.
    “Mio figlio sta impazzendo? Dimmelo, Juice, ho bisogno della verità”.
    Un momento splendido e commovente che conserverò per sempre nella mia memoria telefilmica assieme all’ultimo scambio fra Walter e Skyler.
    “Non l’ho fatto per la famiglia, l’ho fatto per me”.
    Da seguire col cuore.

     
  14. from0tohero scrive:

    Una delle migliori puntate della Serie, sicuramente la migliore della Stagione.
    Il dialogo finale con Nero raggiunge vette di lirismo notevoli. Quel “…le voglio bene comunque” di Jax nei confronti di Gemma è agghiacciante nel suo essere vero. L’espressione massima di ciò che è irrazionale e incomprensibile nell’amore.

    Paragoni
    L’accostamento con Ozymandias è condivisibile. In effetti questa 7×11 segna il punto di non ritorno per la narrazione, la scoperta di quella verità che travolge i protagonisti del racconto e cambia definitivamente le carte in tavola. Il peso all’interno della narrazione è il medesimo. Lascerei da parte il discorso qualitativo Condivido quanto afferma Federica quando denota un certo “fastidio” nel continuo paragone fra BB e altre serie.

    Recitazione
    Hunnam straordinario in questo episodio. Nel dialogo con Nero (favoloso Jimmy Smits anche nel dialogo con Gemma) il suo crollo è di una purezza e intensità travolgente. Riesce a trasmettere allo spettatore un dolore straziante. Devastante quando con un filo di voce, in lacrime afferma “… come ha potuto farle quello”. Un animo lacerato definitivamente caratterizzato e interpretato alla perfezione. Molto meno pathos nella rivelazione al tavolo, ma forse è solo un riflesso sbiadito rispetto alla qualità delle altre scene.

    Puntate Precedenti
    La profondità emotiva di questa puntata non giustifica la scarsa qualità delle precedenti. Personalmente gli episodi fino al 7×09 non mi hanno lasciato niente. Necessario portare a termine tutti i filoni narrativi (compreso quello della rivalità fra Gang) ma il tutto è stato realizzato con scarsa intensità e gli avvenimenti hanno suscitato in me scarso interesse. E comunque il “Cliffhanger fuffa” Juice – Gemma della 7×05 non ha portato a niente di rilevante (ha solo aumentato i sospetti di alcuni personaggi, poi vai a lamentarti di Juice quando dice che Unser ha la testa nel culo

     
  15. Namaste scrive:

    Considero quello di “The Shield” il miglior finale di una serie drama di sempre (sì, anche meglio di SFU). Mi basterebbe, per esempio, che Sutter ci regalasse un finale che fosse bello anche solo la metà di “Family Meeting” e, personalmente, potrei ritenermi più che soddisfatto. Anche se sono perfettamente consapevole che quello scelto da Sutter sarà probabilmente un finale assai meno conciliante e parecchio più disperato. Per me Sutter, alla fine, li ammazza tutti, nella migliore tradizione scespiriana. Forse risparmia solo i due figli più piccoli, lasciandoli con quella gran vacca della nonna, che a quel punto si porterebbe un bel po’ di sensi di colpa fino alla tomba, ma anche lì non ne sarei così sicuro. Mi aspetto insomma una carneficina alla Jon Woo, ma sono anche uno di quelli che non ha mai azzeccato un finale, quindi staremo a vedere.

    Sulle principali differenze con la serie di Shawn Ryan, le più marcate che mi vengono in mente, sono forse quelle riguardanti i personaggi secondari, i cosiddetti gregari. Segue

    SPOILER

    su

    T
    H
    E

    S
    H
    I
    E
    L
    D

    Mi sembra che lì ci fosse insomma un maggiore approfondimento dei caratteri, prendi Shane, che come per “Justified”, era ormai diventato anche lì una sorta di co-protagonista; prendi Gardocki, che non parlava quasi mai, ma sapevamo comunque sempre cosa avrebbe voluto dire; prendi buonanima Lem che, al pari, del povero Opie, rimaneva un “puro” a cui non si poteva non voler bene; e prendi lo stesso Aceveda o Wagenback che, pur essendo dall’altra parte della barricata, rimanevano comunque dei poliziotti sui generis assai più interessanti di “Highlander” Unser o dell’ultima capitana chiamata solo per farsi Chibs.

    In SoA, mi sembra invece che, i secondari (beh…, quei pochi ormai rimasti) siano spesso lì solo per “fare numero”. Vedi quei due scimmioni di cui nessuno ricorda il nome che ogni tanto servono ad aprire la porta, vedi lo stesso Chibs che ogni tanto filtra le telefonate di Jax, e vedi Tig che, solo alla fine, si sono ricordati di assegnargli una story-line degna di questo nome, e che se somministrata in più dosi, poteva dare invece le sue buone soddisfazioni. Come ha già spiegato Federica nella scena dell’episodio in cui questi si limitano ad abbassare la testa, troppe volte, ho avuto appunto quella spiacevole sensazione che la crew di Jax, fosse messa lì solo a fare da contorno, solo bravi cagnolini sempre pronti a dire di sì, quando in verità a tirare le fila del club e a decidere erano sempre altri…

    Alla fine, come ho già detto, se escludiamo il protagonista, il cui destino mi sembra però ormai segnato, di tutti “gli altri” mi dispiacerà solo separarmi da Nero, ormai unica vera bussola morale di questa serie, che eppure, nonostante i suoi difetti, mi ostino ad amare.

     
  16. Attilio Palmieri scrive:

    Questo è il tipo di confronto che trovo calzante nonostante il discorso di Serialfiller non sia sbagliato (il ruolo della puntata nell’economia della serie). Ora, Namaste, che Sons of Anarchy non sarà mai The Shield è chiarissimo (per certi versi nulla sarà mai The Shield a livello di tragedia umana e di dolenza), però il confronto tra i personaggi secondari delle due serie che fai non mi sembra troppo in asse, nel senso che secondo me non sono quelli giusti. Shane in The Shield è un co-protagonista ed equivale esattamente a Gemma. Altri personaggi secondari di Sons sono Clay (forse il mio preferito in assoluto), Tara e Opie, non certo meno stratificati e potenti di quelli di The Shield.
    Secondo me la differenza tra le due serie non sta tanto nei personaggio che in entrambi i casi sono eccezionali, quanto nell’architettura narrativa che, sebbene sia molto simile, in The Shield ha un’ultima parte che io giudico perfetta, a differenza di quella di Sons. In ultimo poi The Shield è una serie completamente piantata nella realtà, cosa che rende i conflitti esposti ancora più efficaci.

     
    • Namaste scrive:

      Non ultimo, c’è anche da considerare che “The Shield” si faceva anche apprezzare per il suo lato procedurale degli interessanti casi polizieschi di puntata o di più puntate, riuscendo sempre a far coincidere ottimamente sviluppo orizzontale e sviluppo verticale. In SoA c’è solo una struttura orizzontale e proprio per questo, muovere le fila di stagione verso un obiettivo in modo più coeso, avrebbe dovuto essere per Sutter un po’ più facile. Su Shane “serpe in seno” assimilabile più a Gemma che non ad altri membri della gang di Jax, hai sicuramente ragione, ma ancora una volta, il mio discorso sui personaggi “secondari” si riferiva solo a quelli rimasti, che non a quelli delle stagioni passate. Capisco che il sacrificio di Clay (che sarebbe potuto avvenire anche prima della sesta stagione…) o di Tara fossero assolutamente necessari, ma se adesso, ad essere rimasti, sono solo i gregari più “deboli”, nessuno dei quali mai veramente disposto a mettere in discussione l’operato di Jax, negli ultimi tempi non sempre lucido, bisogna secondo me considerare che anche quello può aver contribuito, in quest’ultima stagione, a rendere il racconto un po’ meno potente di quanto fossimo in precedenza abituati.

       
  17. domenicomastrillo scrive:

    Seguo la serie e le recensioni passo passo in differita. Onoro sempre Seriangolo… Finalmente qualcuno che dice basta al paragone BB… Ogni serie che vedo e che è stata recensita dal sito viene paragonata a BB… Io sono un fan poco obiettivo riguardo Lost. Come voi lo siete su BB… Questo perché ognuno ha i suoi gusti. E capisco quanto amate BB da pensarla sempre. Ma voi…. Si…. Voi…. Voi assurdi fan di BB sareste capaci di dire “Non è come BB” anche dopo aver visto un film di Troisi… A me nn ha fatto impazzire la serie (BB), ma l’ho apprezzata. Però per via di voi…. Si voi…. Io la sto odiando:-D (sono ironico non mi uccidete, perché da voi. .. Si voi…. Me lo aspetterei:-D )…
    Ho notato una cosa poi… Confrontate ogni serie del sito con BB, ok. Ma NON con tutto BB, bensì solo con la sua stagione finale. I paragoni emergono per ogni serie che si avvia a concludersi. Perché non provate a paragonare la prima stagione di Sons con la prima di BB? La seconda con la seconda? La due terze stagioni? (Morte Sthal o morte chimico faccia da fesso?)… Dimenticate poi che Sons è riuscita a catturare l’attenzione per più anni e con una storia molto più complessa… E dai oh… “Basta” proprio si deve dire… BB ha portato un nuovo stile, ma io ad esempio lo trovo LENTO TROPPO… 5min di puntata per parcheggiare un auto, anche mia nonna impiega meno tempo.

    Breaking fan, lasciatemi stare Sons…

     

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